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Data Driven Marketing: cos’è, approccio e vantaggi per le aziende

Data Driven Marketing: cos’è, approccio e vantaggi per le aziende

Il Data Driven Marketing è una modalità di lavoro che utilizza i dati raccolti grazie alle tecnologie di elaborazione delle informazioni col fine di comprendere i bisogni dei customer, analizzare le loro esigenze ed offrire esperienze personalizzate.

Permette alle aziende di migliorare la comunicazione del loro marchio attraverso dati/informazioni ottenuti dai clienti.

In particolare, queste informazioni non solo permettono all’azienda di scoprire possibilità per guadagnare clienti più velocemente e creare esperienze personalizzate per loro, ma anche d’incrementare il ROI (ovvero il tuo Ritorno sull’Investimento).

data driven marketing come farloConsiderando, quindi, il legame dei principi di marketing tradizionali con le risorse del digital marketing messe a disposizione al giorno d’oggi, il Data Driven Marketing è una strategia da utilizzare per sviluppare un piano d’azione ad hoc per intercettare il proprio target e convertirlo in nuovi clienti.

Tramite i “data” è possibile ottenere diversi vantaggi. Ad esempio, può utilizzare il metodo del CRM (ovvero Customer Relationship Management, o la gestione dei rapporti con i clienti) per far sì che il marketer possa prevedere ancor di più il comportamento dei futuri clienti.

Quindi, i “data” o informazioni nel marketing digitale in un’azienda o qualsiasi attività, danno la possibilità di realizzare e mantenere un rapporto con i futuri potenziali clienti e target.

Se sei interessato ad approfondire le tue capacità come marketer per creare strategie digitali efficaci, ti consiglio il Corso Web Marketing Specialist, un percorso completo per formarti sia sulle tecniche che sull’approccio strategico da usare online.

Come trarre vantaggio dal Data Driven Marketing

Oggi tutte le attività commerciali possono fare Data Driven Marketing. Grazie a software sempre più semplici da utilizzare ed economici, è possibile ottenere molte informazioni utili. Ad esempio, si può controllare chi sta visitando il tuo sito web, individuare da dove proviene e creare nuove opportunità per convertire i dati in concreti risultati. 

I principali vantaggi del Marketing guidato dai dati sono:

  1. se si utilizzano le varie categorie di dati relativi ai clienti effettuate dai diversi tool di analisi digitali, si possono creare messaggi mirati e pianificare strategie di marketing efficaci, indirizzate a buyers già interessati ad uno specifico servizio o prodotto. Il Data Driven Marketing punta specificamente ai buyers “attivi”, cioè con un’elevata efficienza di conversion rate;
  2. potrai scoprire i migliori canali digitali: con le informazioni non solo saprai di più sulle preferenze del tuo target ma sarai anche capace di cercare i miglior canali per comunicare con loro. Ad esempio, finora per promuovere i messaggi pubblicitari veniva utilizzato il social Facebook invece al giorno d’oggi è preferito Instagram e in un futuro forse qualche altro social;
  3. attraverso l’analisi delle informazioni potrai essere in linea con le preferenze dei customer e così posizionare i tuoi messaggi nei migliori canali di promozione;
  4. ogni utente vuole vivere un’esperienza personalizzata per le sue esigenze, quindi i marketer per coinvolgere i clienti devono cambiare la loro strategia verso un marketing personalizzato; questo è possibile solamente tramite lo studio dei dati. Inizialmente i dati ti mostreranno un target di riferimento, in un secondo momento i “soft data” ti consentiranno di arricchire la comunicazione tra il brand e il cliente.

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Cosa significa approccio Data Driven Marketing

Avere un approccio Data Driven Marketing significa mettere in atto strategie supportate dalla cultura dei dati. Recuperare, analizzare e comprendere le informazioni è vantaggioso in più ambiti aziendali, dai processi produttivi alle capacità, il marketing è il primo punto da cui partire. Il marketing ha sempre avuto due obiettivi principali:

  • individuare le esigenze e necessità dell’utente;
  • procurare al cliente ciò che desidera acquistare.

Sia il marketing tradizionale che quello digitale permettono di acquisire una comprensione del target di riferimento, individuare e provvedere alle esigenze dei clienti, programmare strategie che potevano permettere di risolvere tali esigenze e studiare il mercato, facendo delle ipotesi sul target di riferimento. Tuttavia, prima del progresso avuto in campo digitale, le aziende sprecavano tempo e risorse per creare e mettere in atto strategie, fino a che non veniva trovata quella adatta a realizzare i loro obiettivi di business.

Soluzioni per realizzare una strategia Data Driven Marketing

Una volta capito a cosa serve il Data Driven Marketing, potrebbe sorgere una domanda: per creare una strategia valida quali dati servono?

Come prima cosa bisogna guardare e comprendere processi e comportamenti e trovare la modalità migliore per misurarli e quantificarli, trovando ciò che è importante per l’azienda. Ad esempio: quanti utenti, l’acquisto medio, quante operazioni effettuate dagli utenti sul sito.

Quando avrai trovato i dati utili, devi raccoglierli, analizzarli e proteggerli servendoti di una Data Strategy. Quindi, per realizzare una strategia di Data Driven Marketing, bisogna considerare alcuni elementi e passaggi che possono essere d’aiuto prima di iniziare il percorso. Te li descrivo qui di seguito.

1) Fissa solidi obiettivi

Nel marketing digitale, prima di iniziare il tuo percorso per creare una strategia vincente, fissa dei precisi obiettivi così da realizzare un piano su misura su come raggiungerli con buoni risultati finali.

2) Raccogli e analizza i dati

Dopo aver fissato gli obiettivi da raggiungere per la tua azienda, devi identificare quali informazioni devi raccogliere sui tuoi clienti. Come farlo? Come primo passo devi analizzare gli obiettivi, in seguito prendi in considerazione quali informazioni potranno essere utili per la tua marketing strategy.

Successivamente, comprendi quali tool siano migliori per raccogliere i dati necessari per la tua attività. Qui posso elencartene qualcuno:

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3) Ordina i dati

Arrivati a questo punto, devi compiere due passaggi:

  1. decidere su che software di dati elaborare le informazioni raccolte da diversi canali web, come il sito;
  2. organizzare i dati.

4) Crea un team

Un obiettivo aziendale può essere: creare un team che ti possa aiutare a raccogliere, analizzare e agire sui dati. Nel momento in cui si utilizzano i dati, bisogna avere una squadra con determinate competenze tecniche. Quindi, crea un team esperto che controllerà il processo di analisi delle informazioni raccolte.

5) Valuta e traccia l’avanzamento

Attraverso il Data Driven Marketing è possibile valutare in maniera costante i risultati delle campagne di marketing. In questo modo i marketer possono imparare ciò che più o meno è utile, al fine di ottimizzarlo e testarlo di nuovo. In tal modo il team marketing saprà di rivolgersi al giusto target e fornire esperienze personalizzate per le sue esigenze.

Conclusione e consulenza gratuita

Per concludere, tramite il Data Driven Marketing è possibile migliorare l’esperienza utente, così da creare una strategia avvincente per qualsiasi tipo di organizzazione. Attraverso la raccolta delle varie informazioni è possibile ricavare anche diversi benefici, come:

  • conoscere il proprio target di riferimento e quindi rivolgersi ai giusti utenti;
  • migliorare i messaggi di content marketing e gli annunci pubblicitari. In particolare, i messaggi pubblicitari potranno;
  • mostrati a quegli utenti per i quali la tua offerta potrebbe essere rilevante, adottando un piano d’azione personalizzato.

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Prima stesura a cura di G. Pisanu

Data Engineer: La Professione del Futuro, Competenze e Guadagni

Data Engineer: La Professione del Futuro, Competenze e Guadagni

Nel contesto attuale, caratterizzato da una crescente digitalizzazione e dalla necessità di gestire enormi quantità di dati, la figura del Data Engineer emerge come una delle professioni più richieste e strategiche del futuro.

Gli ingegneri sono responsabili della progettazione, costruzione e manutenzione delle infrastrutture dati.

Con l’aumento vertiginoso della produzione di dati, le aziende si trovano a dover gestire informazioni provenienti da diverse infrastrutture: dai social media alle transazioni online, dalle app mobili ai dispositivi IoT. In questo scenario, l’ingegnere dei dati svolge un ruolo cruciale, creando pipeline di dati efficienti e ottimizzando i processi di estrazione, trasformazione e caricamento dati.

In questo articolo esploreremo nel dettaglio le competenze necessarie, le prospettive di carriera e i potenziali guadagni di questa professione che si sta consolidando come fondamentale nel panorama lavorativo del futuro. Se sei interessato alla carriera del futuro nell’analisi dei dati visita la pagina del nostro corso Web Analytics Specialist per approfondire.

Attività principali di un Data Engineer

Cosa fa un Data Engineer? Questa figura professionale si occupa principalmente dei flussi di lavoro dei dati all’interno di un’azienda, lavorando per garantire che i dati siano utilizzabili per i data analyst e per le attività di business intelligence. Un esperto dei dati crea e gestisce flussi per l’integrazione dei dati provenienti da origine dati differenti.

Il lavoro di un Data Engineer consiste anche nell’acquisizione e la conversione dei dati, collezionando i dati per l’esperto dei dati.

Mentre gli analisti di dati si concentra sull’esaminare i dati per scovare informazioni rilevanti per prendere decisioni aziendali; i data engineer si assicura che i dati efficienti e scalabili siano in un formato facilmente fruibile.

I Data Engineer deve quindi spesso lavorare come parte di team data scientist e analyst e contribuiscono a rendere le infrastrutture di dati efficienti.

Inoltre, un Data Engineer senior ha un ruolo ancora più strategico, poiché può influenzare le decisioni delle organizzazioni grazie alla sua esperienza. 

Responsabilità quotidiane di un Data Engineer

Quali sono le responsabilità di un Data Engineer? Questo professionista si occupa di una serie di responsabilità quotidiane fondamentali nel campo dell’ingegneria dei dati analitici.

Questo professionista, che spesso ha una laurea in ingegneria informatica, deve convertire dati grezzi in informazioni. In particolare, il data engineer lavora all’integrazione dei Big Data provenienti da dati da diverse piattaforme tecnologiche, per garantire che le informazioni siano pronte per gli analisti.

Un ingegnere dei dati deve anche comprendere come raccogliere e catalogare i dati e gestire software di data analysis. Mentre l’analista si concentra sull’interpretazione dei dati, l’ingegnere dei dati deve si dedica all’acquisizione e alla conversione dei dati, per rendere le informazioni accessibili e pronte per l’utilizzo.

Grazie agli anni di esperienza ed all’acquisizione delle competenze giuste, è possibile diventare uno specialista nel campo dell’ingegneria dei dati, con stipendi competitivi nel settore.

linguaggio di programmazione python per le attività quotidiane di un data engineer

Data Engineer vs Data Scientist

Quali sono le differenza tra Data Engineer e Data Scientist? Per prima cosa è fondamentale per comprendere il mondo dei dati.

Mentre il data engineer si occupa principalmente di gestire adeguatamente questi dati, il data scientist si concentra sull’analisi dei dati per avere insight significativi per un piano di sviluppo aziendale. Questo lavoro richiede competenze in linguaggi di programmazione come SQL e Python, nonché l’abilità di integrazione dei dati da differenti input. 

In un contesto aziendale, il data engineer è quindi cruciale per le Imprese. Il Data Engineer deve essere responsabile nel correlare i dati e la loro semplificazione per portare insight, ma anche dell’integrazione dei dati.

Nel contesto attuale, è sempre più importante creare un ambiente di scelte guidate dai dati, in cui le aziende possono guadagnare competitivi insights.

Ruolo di un Data Scientist

Il ruolo di un Data Scientist e quello di un esperto dei dati sono entrambi fondamentali nel campo dell’intelligenza dei dati ma le loro responsabilità differiscono notevolmente.

  • I Data Engineer devono essere esperti principalmente dell’ingegneria dei dati e della collezione dei dati all’interno dei software delle informazioni. La sua missione è scoprire dati e creare flussi di dati efficienti per garantire che i dati siano sufficienti per i successivi data analyst.
  • Il Sata Scientist si concentra sull’analisi dei dati per informazioni utili e raggiungere risultati in linea con le esigenze imprenditoriali.

I data engineer richiede tipicamente uno studio specialistico in ingegneria e amministrazione dei dati. Per raccogliere e preparare i dati, è fondamentale conoscere le competenze necessarie per acquisire e convertire i dati provenienti da diversi sistemi.

In sintesi, mentre un ingegnere dei dati è responsabile della creazione e dell’ottimizzazione delle infrastrutture dati, il data scientist si dedica ai sistemi di gestione dei dati.

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Le Tecnologie più Utilizzate dai Data Engineer

I Data Engineer svolgono principalmente attività di gestione e dell’ingegneria dei dati. Ma quali sono le tecnologie più utilizzate?

I data engineer si affidano a una vasta gamma di tecnologie avanzate per gestire e ottimizzare il flusso dei dati. Tra le più utilizzate figurano:

  • Strumenti di data management come Hadoop, ideali per l’elaborazione di grandi volumi di dati.
  • Apache Kafka è invece ampiamente adottate per il trasferimento in tempo reale, garantendo la comunicazione tra sistemi diversi.
  • Per la gestione della base di dati, si utilizzano sia soluzioni SQL e MySQL, a seconda delle necessità.
  • Altri strumenti includono sistemi di integrazione e piattaforme cloud come AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.

Queste tecnologie permettono di costruire una base dati efficienti e scalabili per soddisfare le esigenze imprenditoriali.

Linguaggi di Programmazione più Utilizzati

Nel mondo della data engineering, i linguaggi di programmazione sono fondamentali per svolgere un lavoro di dati efficace, non solo, anche per progettare data pipeline, gestire database e automatizzare processi.

  • Python è uno dei linguaggi più popolari grazie alla sua versatilità e alle librerie specifiche per analizzare i dati.
  • SQL è indispensabile per gestire e interrogare base dei dati relazionali.
  • Java e Scala sono spesso usati per lavorare con framework di big data come Hadoop.
  • Bash scripting è utilizzato per l’automazione dei task quotidiani, soprattutto in ambienti Unix/Linux.
  • Altri linguaggi come R, per analisi statistiche, e Go, per applicazioni scalabili, stanno guadagnando popolarità.

La scelta del linguaggio dipende dalle esigenze del progetto e dagli strumenti utilizzati nel workflow management.

i più richiesti linguaggi di programmazione per i data engineer

Requisiti per diventare Data Engineer

I Data Engineer richiede una combinazione di solide competenze tecniche, esperienze pratiche e una formazione accademica mirata.

Una laurea in Ingegneria tecnologica, Matematica, laurea in Informatica o in un campo correlato è spesso considerata un punto di partenza essenziale per comprendere algoritmi, strutture dati e programmazione. Tuttavia, percorsi alternativi specializzati o corsi di formazione online possono fornire le competenze richieste per chi desidera intraprendere questa carriera.

Le competenze tecniche per diventare Data Engineer sono fondamentali. Tra i linguaggi di programmazione, Python è essenziale per la sua versatilità e le numerose librerie dedicate all’elaborazione dei dati.

Anche SQL è imprescindibile per la gestione e la manipolazione dei dati nei database relazionali, mentre Java e Scala sono utili per lavorare con framework per alte quantità di dati.

Gli ingegneri lavorano per progettare e mantenere pipeline di dati efficienti. Questo richiede familiarità con tecnologie di big data e sistemi di cloud computing per gestire infrastrutture scalabili.

Oltre alle competenze tecniche, per diventare un esperto nella gestione dei dati, soft skills come problem solving, comunicazione e collaborazione con Data Scientists e sviluppatori, nonché la conoscenza di software di Data Analytics sono indispensabili.

Infine, la curiosità e la capacità di aggiornarsi costantemente completano il profilo un ingegnere di successo in un settore in rapida evoluzione.

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La Carriera del Data Engineer in Italia

La figura professionale del data engineer sta guadagnando sempre più importanza in Italia, soprattutto con l’aumento della data science e della gestione dei dati.

Questa professione si occupa di progettare e costruire dati per l’acquisizione e la conversione di dati da diverse fonti. In questo lavoro, i data engineer spesso lavorano come parte integrante nel flusso di dati fondamentale per le scelte strategiche imprenditoriali.

Il data engineer è quindi una figura cruciale per le aziende data driven, poiché permette di capire cosa viene comunicato con la base dati.

Spesso, gli ingegneri lavorano come parte di un team, collaborando con data analyst e senior engineer per ottimizzare i processi di gestione dei dati, L’analisi dei dati richiede un’esperienza lavorativa significativa.

Stipendio Medio di un Data Engineer in Italia

Quanto guadagna un Data Engineer? Lo stipendio medio per un esperto dei dati nel nostro paese varia a seconda dell’esperienza e delle competenze, non solo varia anche in base a fattori come esperienza, localizzazione e settore di impiego.

In Italia, un ingegnere entry-level può guadagnare tra 30.000 e 40.000 euro lordi annui, mentre un senior con esperienza può raggiungere i 60.000 euro o più. 

Le opportunità di lavoro per i Data Engineer è in continua espansione, grazie all’importanza crescente dei dati nelle aziende e all’approccio Data-Driven che permette alle aziende di fare scelte strategiche importanti per la propria digital strategist.

Le competenze tecniche richieste dai data engineer, come la conoscenza di big data, cloud computing e programmazione, influenzano positivamente il potenziale retributivo.

Inoltre, lavorare in settori innovativi come la tecnologia, la finanza o l’intelligenza artificiale può aumentare ulteriormente la retribuzione di questa figura professionale.

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Perché Diventare Data Engineer

Diventare Data Engineer rappresenta una scelta strategica, considerando la crescente domanda di questa figura nel mercato del lavoro.

Nell’era digitale, l’ingegneria dei dati è una risorsa fondamentale per le aziende per raggiungere una posizione strategica sule mercato, e i data engineer svolgono un ruolo cruciale nella loro gestione ed elaborazione.

La loro capacità di costruire infrastrutture efficienti per l’analisi dei dati li rende indispensabili in settori come tecnologia, finanza, sanità e commercio elettronico.

Secondo recenti ricerche, il Data Engineer è tra le professioni più richieste e meglio remunerate, con opportunità di crescita significative.

Inoltre, l’evoluzione di tecnologie come big data, intelligenza artificiale rafforza ulteriormente la necessità di esperti in grado di gestire e ottimizzare i flussi di dati. Intraprendere questa carriera offre stabilità e grandi prospettive future.

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Data Management: cos’è, come funziona e 4 piattaforme utili

Data Management: cos’è, come funziona e 4 piattaforme utili

Conosci il significato di Data Management? Si tratta di servizi di gestione dei dati con i quali le aziende, attraverso una propria strategia, riescono a semplificare il lavoro.

Negli ultimi anni si stanno sviluppando sempre più processi e servizi “data driven” per le aziende. Oggi il dato è la chiave e il patrimonio di diverse organizzazioni. Risulta quindi chiaro come sia diventato strategico, se non fondamentale, progettare lo sviluppo di programmi e procedure per il controllo, la protezione e la valorizzazione delle informazioni.

Abbiamo a disposizione un mare magnum di informazioni che, se non sono selezionate accuratamente e interpretate correttamente, possono risultare inutili. In questo articolo ti spiegherò, quindi:

  • cosa si intende per gestione di dati
  • quali benefici garantisce
  • chi utilizza il Data Management e perché
  • come realizzare un efficace processo di gestione delle informazioni.

Se sei interessato all’universo del dato, il Corso Web Analytics Specialist ti fornirà le competenze per diventare un professionista nell’analisi dei dati web per dare alle imprese informazioni utili a implementare strategie di marketing efficaci.

Cos’è il Data Management

La definizione di Data Management è letteralmente, traducendo dall’inglese, gestione di dati. È la pratica di raggruppare, preservare e impiegare le informazioni in modo sicuro, efficiente ed economico.

data management analisi datiIl dato è un bene immateriale da cui le organizzazioni possono trarre vantaggio e valore. In un mondo popolato di dati, è di fondamentale importanza che tutti coloro che maneggiano queste informazioni possano utilizzarle in modo corretto, in linea con policy e regolamenti. I sistemi di Data Management sono creati per questi scopi; consentono non solo la protezione del dato, il vero capitale aziendale, ma anche la sua gestione, fondamentale per trarne benefici.

Obiettivo del Data Management è quindi ottimizzare l’uso dei dati personali e aziendali entro i limiti della politica e della regolamentazione, in modo che si possano prendere decisioni e intraprendere azioni efficaci per l’organizzazione.

Generalizzando, si può parlare di una vera e propria Data Strategy ovvero l’insieme di procedure, processi e policies utili per gestire utenti, amministratori, sistemi operativi, piattaforme e software, ovvero i “nodi” della rete attraverso cui viaggiano le informazioni.

Per chi è utile gestire i dati

Il Data Management oggi è alla base dei processi di quasi tutte le aziende e organizzazioni, specialmente quelle più strutturate.

Raccolta, collocazione e analisi dei dati sono imprescindibili per il successo e la crescita aziendali. I settori per i quali la gestione delle informazioni è molto importante sono:

  • il settore sanitario, per il quale sono fondamentali il rispetto delle normative in materia di privacy e la possibilità di condividere informazioni sensibili provenienti da più fonti e piattaforme;
  • il settore bancario, per il quale la protezione dei dati e l’affidabilità sono requisiti imprescindibili;
  • la Pubblica Amministrazione per la quale è vitale proteggere dalle frodi i dati di cittadini e contribuenti;
  • retail, PMI (Piccole e Medie Imprese) e manifatturiero che fondano le loro attività sull’analisi dei risultati di business.

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Vantaggi del Data Management system

Grazie ai sistemi di gestione dei dati è possibile valorizzare questo asset come elemento determinante per il raggiungimento degli obbiettivi aziendali. Una data governance strutturata porta a molteplici vantaggi quali:

  • identificazione, monitoraggio e previsione di rischi per la sicurezza (privacy, perdita e furto di informazioni, compliance normativa)
  • riduzione di costi grazie alla gestione dei dati in scala
  • riduzione di errori grazie all’affidabilità dei dati
  • migliore produttività grazie all’accesso rapido alle informazioni 
  • risparmio di risorse grazie all’automazione
  • supporto alle decisioni di business grazie alle analisi predittive e accurate.

Quindi, il Data Management è molto importante e può davvero permettere un vantaggio competitivo. Ad esempio, un efficiente ed aggiornato CRM (Customer Relation Management), ovvero un sistema di organizzazione e gestione dei contatti, consente di identificare i bisogni dei clienti e di adattare e personalizzare la comunicazione migliorando l’engagement e creando fidelizzazione.

Come funziona il Data Management

Oggi non si parla più di semplice gestione dei dati ma di Big Data Management, ovvero dell’amministrazione di grandi masse di dati informatici raccolti velocemente e provenienti da fonti diverse (canali social, siti web, registrazioni audio, videocamere…). Si tratta di fonti preziose di informazioni che le aziende faticano, però, a ordinare e gestire. Proprio per questo sono state create delle piattaforme di Data Management specializzate in:

  • integrazione: recuperano diversi tipi di dati e li trasformano per poterli usare
  • gestione: archiviano ed elaborano i dati in uno spazio di archiviazione
  • analisi: fatte con l’uso di analytics e utilizzando Machine Learning e Intelligenza Artificiale.

Per le organizzazioni è molto importante dotarsi di procedure e piattaforme per l’integrazione continua di dati e informazioni, la loro analisi e l’accesso, monitoraggio e utilizzo. È arrivato quindi il momento di spiegarti in cosa consiste un processo di Data Management.

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Data preparation

La preparazione dei dati è una delle fasi più delicate del processo e consiste nella pulizia, selezione e trasformazione dei dati acquisiti da fonti eterogenee. Cruciale è l’eliminazione di quelli incompleti o non utili all’analisi e la loro trasformazione nel formato idoneo mediante operazioni di riordino, aggregazione ed eliminazione delle caratteristiche indesiderate.

Si tratta della fase più lunga dell’intero processo, fondamentale per trasformare i dati in output pronti per esser analizzati.

Data access

Il cuore del processo di Data Management è l’accesso ai dati, cioè tutte quelle azioni per il recupero delle informazioni da diverse fonti e differenti formati. La logica di accesso alle informazioni deve essere semplice e allo stesso tempo strutturata in modo che si possano ottenere solo le informazioni richieste attraverso specifiche query.

Data quality

data management fasi processoDato che le informazioni pervengono da molteplici fonti, è cruciale che la qualità delle stesse sia certificata. Questo step garantisce che il dato sia accurato e utilizzabile per gli obbiettivi previsti al momento dell’analisi. Con questo passaggio si monitora il dato durante il suo ciclo vitale nel sistema aziendale, dall’accesso al database alla sua integrazione con i dati esistenti fino al suo utilizzo.

Data federation

Quando si parla di federazione di dati, si intende l’integrazione virtuale degli stessi, senza utilizzare spazio fisico: in pratica il database virtuale recupera i dati da più fonti e le converte in un modello comune. Si tratta un’alternativa all’archiviazione fisica dei dati che consente di accorciare i tempi di recupero degli stessi quando da un front-end viene inserita una query di ricerca, come se si cercasse in un’unica fonte.

Data governance

S’intende l’insieme di policy e standard che garantiscono che l’uso dei dati sia efficace e consenta all’organizzazione di raggiungere i suoi obbiettivi, in linea con le strategie e la compliance normativa aziendali. 

La data governance stabilisce chiaramente ruoli e responsabilità, chi può e deve fare cosa, come e in quali situazioni. Pensa alle implicazioni dell’introduzione del GDPR (General Data Protection Regulation), ad esempio, nella gestione dei dati sanitari.

4 Piattaforme di Data Management

Esistono diverse Data Management Platform (DMP), usate per gestire informazioni principalmente a fini di marketing digitale. Queste si possono raggruppare in due macro-gruppi:

  • quelle finalizzate all’ottimizzazione degli acquisti di spazi pubblicitari online (Real Time Bidding)
  • quelle usate anche per altre attività di marketing e per una gestione del database clienti più “business” oriented.

Tra le principali, ti evidenzio:

Lotame: leader nella gestione dei dati digitali, fornisce informazioni da fonti quali e-mail, siti web, social media, applicazioni mobile, CRM, blog e altro ancora. Destinata a marketer, editori e agenzie digitali, Lotame è ideale per aumentare il coinvolgimento e unificare i tuoi dati. Questo strumento manca di reportistica dal vivo (del pubblico) e a volte si carica lentamente.

Oracle: puoi creare profili ricchi di dati e combinare fonti di informazioni di prima e terze parti, come social, annunci, media e mobile. Ottimo per analizzare i dati dei clienti basati su cookie. L’unico inconveniente di questo strumento è che l’interfaccia non è sempre facile da navigare.

Mapp: ottimo per monitorare le performance delle campagne in tempo reale, ottimizzando la distribuzione dei dati alle piattaforme di marketing e, naturalmente, il collegamento con i clienti. Questo strumento non offre funzionalità multi-utente.

Data Management Zucchetti Group: leader di mercato nelle soluzioni e nei servizi per l’amministrazione e la gestione delle Risorse Umane, in particolare nei settori dell’Industria, Finance, Grande distribuzione e Servizi. È in grado di gestire i processi amministrativi per più di 800 mila dipendenti con sistemi informativi integrati per un’amministrazione del personale efficiente e moderna, a supporto delle decisioni della direzione HR.

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Chi si occupa di Online Data Management

Il complesso sistema di Data Management è implementato e manutenuto da diverse figure professionali, tra cui il Data Manager.

Cosa fa il professionista di Data Management? All’interno di un’organizzazione si occupa di sviluppare e gestire sistemi di dati garantendo l’accesso, l’analisi e l’archiviazione. Sue responsabilità possono essere la gestione delle informazioni in entrata, la manutenzione dei database, la gestione degli utenti, la creazione di procedure ma soprattutto l’analisi dei dati, sulla base della quale saranno prese poi delle decisioni aziendali.

Nei contesti più strutturati esiste la funzione di Business Intelligence che effettua analisi strategiche sui Big Data per orientare decisioni commerciali.

Conclusioni e consulenza gratuita

I dati sono un patrimonio per le aziende e costituiscono un valore ma solo se vengono gestiti. Oggi le organizzazioni ricevono enormi flussi di dati. I processi e le piattaforme di Data Management sono indispensabili per poter pulire, conservare, proteggere e richiamare le informazioni e utilizzarle per massimizzare il vantaggio competitivo che da queste ne consegue.

La gestione di dati consente alle aziende moltissimi vantaggi tra i quali maggior sicurezza, efficienza e accuratezza per prendere decisioni più certe. L’utilizzo d software come i CRM consentono di archiviare i dati e di profilare i clienti. 

Per cogliere a pieno le potenzialità del data management è però necessario che l’azienda definisca delle procedure e dei ruoli con cui ottimizzare l’uso di software come i CRM per l’automazione di processi di marketing.

I dati devono essere certificati e affidabili, i database vanno alimentati e aggiornati costantemente con l’obbiettivo di semplificare e supportare la crescita del business. Il Data Management può essere strategico per tutte le imprese, dalle più piccole alle grandi multinazionali che ne possono ottenere grandi vantaggi. Vuoi sapere come applicarlo alla tua società?

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Event Planner nel settore Helthcare, mi occupo della formazione di personale sanitario. Laureata in Lettere, amo la lettura, il cibo e stare all’aria aperta. La mia ricetta della felicità: amici e famiglia intorno a un tavolo, una passeggiata con mio marito e il mio bassotto. La vita è un viaggio che spesso riserva soprese: non è mai troppo tardi per cambiare il corso della storia.

Mattia Mazzetti WEX SEOPRIMA OTTIMIZZAZIONE A CURA DI  MATTIA MAZZETTI

Ciao, mi chiamo Mattia sono di Bologna e sono un classe ’91. Amo viaggiare e sono un appassionato di calcio. Sto studiando digital marketing e il mio sogno è diventare un freelancer che possa aiutare le aziende a migliorare i propri contenuti online e poter fare il mio lavoro da qualsiasi posto io desideri.

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In questi ultimi anni molte organizzazioni e imprese hanno cambiato il loro approccio e, grazie alla Business Intelligence e decisioni data-driven, la percentuale di investimenti con ritorno ha subito un importante incremento.

Il compito svolto dagli analisti ha permesso di aiutare i manager nella risoluzione dei problemi, avere un occhio sempre aperto sugli interessi dell’utente ed analizzare vantaggi e insidie nascoste.

In questa guida scoprirai definizione e caratteristiche principali, vedrai la differenza tra raw data e data set e comprenderai il complesso funzionamento di gestione e data analysis attraverso le principali tecniche di data management.

Ti darò le informazioni per comprendere in modo semplice un tema assai complesso e, seguendo piccole best practice, potrai capire come pianificare una strategia di analytics aziendale di successo per il tuo business.

Ma vediamo subito quali sono i vantaggi di una data analytics strategy?

  • amministra e ottimizza la gestione dei dati;
  • migliora la business intelligence grazie ai dati storici;
  • fornisce informazioni sui cookie di profilazione;
  • aiuta a prendere le decisioni migliori;
  • può individuare nuove opportunità grazie all’analisi prescrittiva;
  • fornisce rapporti chiari e ottimizza i costi di marketing;
  • migliora le tue competenze digitali nel web analytics.

Se vuoi scoprire di più sulla data analytics e il processo di acquisizione e gestione dei dati digitali continua la lettura. Se invece sei alla ricerca di un corso data analyst allora puoi dare un’occhiata al nostro Corso Web Analytics Specialist con Certificazione.

Cos’è la Data Analytics?

La Data Analytics è una disciplina che si occupa di estrarre, gestire e analizzare le informazioni contenute nei dati utilizzando processi di acquisizione predeterminati e funzionali.

Noioso? Non per coloro che ne hanno compreso la funzionalità e la utilizzano nella propria organizzazione.

Da decenni la data science traina l’evoluzione della big data analytics ottenendo risultati stupefacenti nella gestione dei dati. In gran parte, questo è stato possibile grazie al supporto tecnologico e alle enormi potenze di calcolo dei supercomputer nella ricerca e studio dei grandi volumi di dati.

Si sente parlare spesso dei Big Data in relazione a colossi come Google o Facebook ma queste risorse non sono solo un privilegio per pochi.

Data science e data analysis hanno aiutato imprese e aziende a ottenere risultati sorprendenti dalla propria business strategy. Questo grazie a nuove politiche di analytics aziendale, evoluzioni data-driven nei processi decisionali e metodi avanzati di business intelligence.

La Data Analytics aziendale diventa giorno dopo giorno una risorsa sempre più necessaria per riuscire a controllare e incrementare il proprio business.

Data Analytics: cosa fa?

Per capire la Data Analytics cosa fa è sufficiente soffermarsi sui risultati di ricerca, osservare le ricerche correlate consigliate da Google o sugli Insight di Facebook. Basta e avanza per comprenderne la funzionalità e iniziare poi ad immaginare l’enorme potenziale della big data analytics.

È grazie a questi complessi algoritmi che scandagliano continuamente big data e data trend se i risultati nei motori di ricerca risultano coerenti ed esaustivi. È sempre merito loro se oggi si è in grado di capire con esattezza quali utenti attiriamo nel nostro sito web o nei social.

Da dove nascono i grandi volumi di dati?

Ogni azione compiuta all’interno di un sistema tracciato viene registrata e scritta, in forma anonima, sotto forma di raw data dentro strutture in Cloud o Data Center. Il tutto previo consenso dell’utente, s’intende.

Prova ad immaginare la quantità impressionante dei soli cookie di profilazione raccolti durante la navigazione giornaliera di miliardi di utenti. Per analizzare questi grandi volumi di informazioni, i data scientist hanno sviluppato forme avanzate di machine learning in grado di compiere operazioni di big data analytics in autonomia e generare rapporti in tempi brevi.

maggiori informazioni su cosa fa big data analyticsSe credi che tutto questo possa avvenire solo nel mondo online eccoti subito una domanda: passi mai le tue carte fedeltà quando fai spesa? Ecco come le preziose informazioni su acquisti fisici possono essere immagazzinate e riutilizzate in un processo di analytics aziendale e business intelligence.

Se hai un sito web, un blog o un e-commerce ti interesserà sapere che, con ogni probabilità, qualche dato lo stai raccogliendo anche tu. È infatti impensabile far crescere qualsiasi tipo di business online senza tracciare il comportamento di acquisto dei clienti.

L’utilizzo dei cookie e dei sistemi di tracciamento infatti serve proprio a questo. Se si decodificano le informazioni raccolte con dei software di gestione dei dati, come Google Analytics ad esempio, ecco che si riesce a capire tramite modelli e rapporti la natura del nostro traffico online.

In breve tempo è possibile iniziare a costruire un piano di business intelligence, reperire maggiori informazioni sulle visite, sapere quali sono le pagine più lette, i prodotti più ricercati e quanti utenti navigano o meno tra le pagina web.

In sintesi, acquisire una visione oggettiva della realtà con la Data Analytics aiuta a individuare nuove opportunità, cogliere nuovi data trend e prendere le decisioni in modo consapevole.

Quali sono i 4 tipi di Data Analytics?

Quello della Data Analytics è un mondo davvero ampio, tanto che i suoi processi vengono utilizzati in maniera diversa a seconda dello scopo. Esistono diverse tipologie di Data Analysis che un Data Analyst utilizza per trovare informazioni e rispondere a specifici obiettivi di business. Eccone 4 che approfondirò nei successivi paragrafi:

  • Analisi descrittiva;
  • Analisi predittiva;
  • Analisi prescrittiva;
  • Machine learning.

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Perché sviluppare un processo di Data Analytics

La raccolta dati nella Data Analytics, l’analisi e la gestione dei dati costituiscono attività fondamentali per imprese, aziende e professionisti perché permettono di snellire e semplificare processi determinanti per la crescita del business.

Non è un caso se molte organizzazioni puntano ad aumentare la business intelligence con il saggio utilizzo dei big data e del machine learning per ottenere maggiori informazioni strategiche e potenziare la forza di marketing rispetto alla concorrenza.

Analizzando dati e informazioni si può capire come intervenire nella strategia di comunicazione per renderla più efficace, modificare la User Experience per agevolare la navigazione dell’utente, intercettare preferenze e bisogni dei consumatori.

La data analytics può fornire indicazioni in tempo reale sullo stato di salute del business, permette di ottimizzare i budget e aumentare in modo sistemico gli investimenti con ritorno.

 

Data Analytics: funzionamento e raccolta informazioni

Vediamo subito come funziona la Data Analytics e come si raccolgono le informazioni per iniziare a creare una strategia di business intelligence. In base alle necessità è possibile avvalersi di diverse tecniche di data analysis, dalle più semplici alle più complesse.

Il punto principale su cui lavorare è la progettazione della strategia che sarà il riferimento per lo sviluppo della governance dei dati. Per prima cosa dunque è necessario stabilire gli obiettivi di business e identificare i dati da monitorare.

Nel secondo step occorre stabilire quali metriche e KPI dobbiamo analizzare per determinare l’andamento delle nostre azioni e i risultati che intendiamo raggiungere. Questi saranno gli indicatori principali del data management.

Ora che abbiamo stabilito le linee guida della Data Strategy bisogna pensare a come recuperare i dati e dove archiviarli. Salvo casi eccezionali ci si può affidare a sistemi cloud che registrano i dati grezzi in storage Data Lake e successivamente li definiscono in Data Sets. Grazie ai sistemi cloud i raw data possono essere facilmente accessibili e immediatamente utilizzabili, pronti per essere analizzati.

Esistono numerosi strumenti per eseguire il processo di analisi, in generale si adottano dei data analytics tools che elaborano i dati e li presentano sotto forma di grafici. I software di data visualization sono spesso la scelta migliore e pratica in quanto offrono all’utente un modo agevole di esplorare i dati, creare viste e modelli in data virtualization e customizzare le analisi secondo le esigenze senza rischiare di intaccare i dati master originali.

L’insieme di tutto questo apparato strategico e tattico per la gestione dei dati prende il nome di governance dei dati e, come avrai capito, è una prerogativa essenziale soprattutto quando parliamo di big data analytics.

Categorie di dati

Big data o meno, nella Data Analytics i dati non sono tutti uguali e presentano composizioni e caratteristiche differenti in base alla struttura della categoria di appartenenza. Esistono tre tipologie di dati e possiamo classificarli in:

  • dati strutturati;
  • dati non strutturati;
  • dati semi-strutturati.

Con dati strutturati si parla per lo più di dati storici e costituiscono la categoria più nota e utilizzata anche da chi si affaccia per le prime volte nel mondo della data science. Si tratta di dati organizzati in database relazionali che, attraverso software o tools di analytics aziendale, sono in grado di mostrare con una struttura grafica semplice e intuitiva (data visualization) la situazione attuale e passata dei modelli osservati.

Per dati non strutturati si intendono principalmente i dati grezzi (raw data). Sono informazioni che non dispongono di un modello di dati predefinito e quindi non permettono un accesso diretto. La struttura non ancora processata appare sotto forma di testo e può contenere anche numeri, date e fatti.

I dati semi-strutturati invece, come suggerisce il nome, non sono costituiti in database relazionali ma possiedono comunque una struttura e alcune proprietà organizzative che ne semplificano l’analisi.

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Tipi di Data Analysis

Analisi Descrittiva

L’analisi descrittiva (o descriptive analytics) è la forma più semplice e diffusa di Business Intelligence che attraverso le KPI (key performance indicator) consente di analizzare e comparare dati storici e attuali per comprendere meglio ciò che accade lungo il percorso.

Se si avesse la necessità di capire quanto un sito web o un e-commerce stia crescendo in termini di interesse e traffico in relazione ad un’azione di marketing, questa sarebbe sicuramente il tipo di analisi che in modo facile e rapido potrebbe darti le risposte che cerchi.

Analisi Predittiva

Come suggerisce il nome, l’analisi predittiva, o predictive analytics, torna utile per prevedere i mutamenti futuri sulla base dei dati attuali. Grazie alle alte velocità di elaborazione e algoritmi complessi si possono elaborare modelli, anticipare l’insorgere di problematiche, prepararsi per tempo alle evoluzioni nei sistemi di acquisto e ai cambi di trend.

Pensa, ad esempio, di voler lanciare un prodotto nel mercato, in questo caso ti serviranno delle data analysis specifiche per individuare nuove opportunità, soddisfare le aspettative dei clienti e capire se l’idea può funzionare o meno. Determinando con anticipo vantaggi e insidie è possibile ottimizzare la strategia e prendere le decisioni più efficaci per uscire sul mercato.

Analisi Prescrittiva

La prescriptive analytics o analisi prescrittiva serve a formulare una vera e propria prescrizione e si basa sulla capacità tecnica di formulare le giuste domande e proporre le scelte migliori.

Ecco spiegato in modo semplice come funziona l’analisi prescrittiva. L’AI entra in gioco e grazie all’Intelligenza Artificiale il processo di data analysis diventa elaborato e complesso quel tanto che basta da riuscire a interpretare le informazioni raccolte e formulare delle soluzioni per ottimizzare una situazione, determinare la migliore azione da intraprendere e perfezionare il processo decisionale.

L’esempio pratico lo si trova nei suggerimenti di ottimizzazione proposti dai tools come Google Analytics, Search Console o anche nelle campagne di sponsorizzazione di Google ADS e Facebook. Attraverso l’analisi prescrittiva i sistemi riescono a fornire le indicazioni necessarie al miglioramento delle performance e l’ottimizzazione del budget.

Machine Learning

Il Machine Learning è nato con lo scopo di facilitare e assistere l’intervento umano e ha la capacità di automatizzare il fattore decisionale attraverso un principio di apprendimento e valutazione basata sui dati. L’apprendimento automatico utilizza complessi algoritmi per gestire ed elaborare una mole enorme di dati, costruire modelli, determinare risposte e prendere delle decisioni con una richiesta di intervento umano prossima allo zero.

La sua applicazione più lampante potrebbe riguardare l’auto a guida autonoma. Ma senza dover andare troppo in là, questa tecnologia viene già ampiamente utilizzata nella vita di tutti i giorni.

Piattaforme come Amazon, Netflix, o Spotify, utilizzano la tecnologia Machine Learning per offrire un’esperienza utente sempre più focalizzata sugli interessi e i gusti personali, così come Meta la utilizza per capire quali contenuti fanno al caso nostro e proporli all’interno della feed di Facebook o Instagram.

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Data Analytics Tools e Software

Nel panorama dei Data Analytics tools la scelta è ampia e variegata. Se sei qui probabilmente sarai interessato anche a scoprire quali sono i tools più importanti e diffusi nel web, utili in qualsiasi strategia di Digital Marketing.

Hai letto le best practice per creare una business intelligence strategy, adesso eccoti l’elenco dei 7 software più utilizzati nel settore della Web Analytics:

  • Google Analytics;
  • Hotjar;
  • Hubspot;
  • Adobe Analytics;
  • Google Trends;
  • SEMRush;
  • Facebook Insights.

Google Analytics

Nell’ambito del web Google Analytics è sicuramente il più conosciuto, gratuito di base, offre tutte le funzionalità per osservare con esattezza il traffico di un sito web o un’app. Permette di gestire dati storici strutturati, organizzare metriche e dimensioni, impostare obiettivi, conoscere le preferenze degli utenti, monitorare le conversioni e molto altro.

Hotjar

Attraverso il tracciamento del mouse, Hotjar può dirci molto sulla User Experience del nostro sito web. È un tool che osserva il comportamento degli utenti e, oltre a fornirci delle vere e proprie registrazioni video, elabora i dati raccolti sotto forma di mappe colore rivelando i punti di maggiore e minore interesse.

Hubspot

Padre dell’automation marketing, Hubspot è un potente tool CRM di analisi in grado di misurare le prestazioni delle campagne di marketing e tracciare il ciclo di vita del cliente. È il software d’eccellenza per il lead nurturing ed è anche piuttosto oneroso ma sul web si possono trovare molte alternative valide più economiche.

Adobe Analytics

Nell’elenco dei tools professionali non può mancare Adobe Analytics. Si basa su sistema cloud e costituisce una soluzione adatta per integrare ogni canale di marketing attivo in un unico sistema di analisi a 360°.

Adobe Analytics ha ottenuto il miglior punteggio per l’attribuzione multicanale, è ottimo per centralizzare diverse fonti di dati e si concentra sull’apprendimento automatico e sugli algoritmi predittivi per approfondimenti avanzati. Tuttavia, oltre a qualche indiscrezione tecnica, il costo è molto elevato.

Google Trends

Google Trends, strumento perfetto per chiunque sia interessato ai data trend e voglia scoprire in tempo reale quali sono gli argomenti più seguiti e ricercati nel web. Facile e intuitivo, costituisce una risorsa gratuita e immediata per capire la popolarità di una keyword o di un argomento e scoprire i principali interessi degli utenti.

SEMRush

Molti lo conoscono per le sue doti eccezionali in ambito SEO e SEM. SEMRush è un tool molto utile per la ricerca delle keyword ma tra le sue funzionalità non troviamo solo strumenti per le analisi Search Engine Optimization; questo tool si spinge ben oltre consentendo di visualizzare metriche importanti sulla tua presenza online, eseguire analisi di mercato, guardare lo stato dei competitor e scoprire le loro maggiori fonti di traffico.

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Facebook Insights

Chiunque abbia un profilo business o creator avrà sicuramente avuto a che fare con Facebook Insights. Tool proprietario di casa Meta, detiene tutte le informazioni sull’andamento della nostra attività social.

Dimensioni e metriche sono molto facili da esplorare, può fornire informazioni inestimabili per conoscere meglio il pubblico, capire come aumentare il coinvolgimento degli utenti, e testando differenti tipologie di contenuti determinare cosa funziona e cosa no.

Analisi dei dati: vantaggi per le aziende

Come abbiamo già detto, implementare una strategia di Data Analytics aziendale è funzionale al successo di qualsiasi tipo di business. Raccogliere dati inerenti al prodotto o servizio offerto è utile per esaminare la realtà in maniera oggettiva e svincolata da ogni convinzione puramente personale.

corso data analyticsAcquisire questa consapevolezza ci mette nelle condizioni di poter esaminare le informazioni, vedere un problema per tempo e ragionare sulle possibili soluzioni, effettuare test mirati e prendere decisioni basate su risultati concreti e tangibili.

Sono sempre di più le aziende che guardano con interesse ai processi data-driven o business intelligence per ottenere un notevole vantaggio competitivo e aumentare le performance del proprio business.

Un’opportunità non indifferente per chi vorrebbe mettersi in gioco e assicurarsi un posto tra le professioni digitali più richieste dal mercato del lavoro.

Conclusioni e nuove opportunità professionali

L’avanzamento tecnologico dei sistemi di Data Analytics raggiunge ogni giorno livelli sempre più all’avanguardia ma se ti stai chiedendo se attualmente l’automation può sostituire completamente un Data Analyst o un Data Scientist la risposta è no.

Un Web Analyst può godere ancora di quella componente che, per quanto lo sviluppo digitale abbia raggiunto uno stadio avanzato, ogni algoritmo di Artificial Intelligence può solo sognare di raggiungere: l’intuizione e la creatività.

Non sappiamo se e quando questa tecnologia sarà capace di camminare con le proprie gambe, quello che sappiamo è che sempre più aziende stanno pian piano scoprendo le potenzialità e le nuove opportunità della Data Analytics.

Diventare un esperto nel settore della Data Science e Analytics, significa munirsi di un passepartout per il mondo del lavoro e portare a risultati di crescita personale totalmente inaspettati.

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Il Data Analyst è una figura professionale fondamentale per il digital marketing e molto ricercata dalle aziende al giorno d’oggi.

Chiunque disponga di uno strumento tecnologico che abbia accesso ad una connessione Internet, si trova a navigare in rete. La popolazione mondiale è sempre online: quotidianamente milioni di utenti accedono al web e trascorrono il loro tempo ad interagire sui Social, sfogliare e leggere post su Facebook, Instagram o Whatsapp, o ad acquistare beni e servizi.

Ogni giorno vengono generati una quantità di dati enorme che diventano una miniera d’oro per le aziende, le quali offrono sul mercato i loro prodotti. Questi Big Data richiedono tecniche di analisi specifiche e tecnologie adatte al fine di ottenere le informazioni che realmente servono al business di un’azienda.

Per fare questo servono delle figure che siano capaci di comprenderne la complessità avvalendosi di strumenti di ricerca specifici e mirati.

Qui entra in gioco la figura del Data Analyst, letteralmente Analista dei Dati, una professione molto in voga, in quanto i dati sul mercato costituisco per le aziende il nuovo “oro nero”. Egli è come il radar o il GPS per un transatlantico. Certo, qualche temerario naviga ancora a vista, ma nel mondo del business navigare a vista è spesso sinonimo di fallimento.

A tal proposito, dai un’occhiata al corso di Web Analytics Specialist con Certificazione e rimani sempre aggiornato sull’evoluzione del settore riguardante il mondo dell’analisi dati, essenziale per ogni business che si rispetti.

Che cosa fa un Data Analyst?

Precisamente il Data Analyst si occupa di analizzare e interpretare i dati a sua disposizione con lo scopo di carpirne informazioni utili al business di un’attività, anticipando i trend futuri. Un’analisi dei dati ottimale mostrerà un quadro chiaro di dove sei, dove sei stato e dove dovresti andare.

data analyst professionista analisi datiSi tratta di una delle professioni digitali più gettonate e il suo lavoro è indispensabile per sviluppare teorie che possano portare benefici tangibili e, nel complesso, permettere al management di prendere decisioni data-driven, ovvero di scegliere soluzioni fondate su argomenti oggettivi e non su sensazioni personali. 

Attraverso la raccolta di queste informazioni, le aziende possono avere una conoscenza più approfondita del loro settore, del loro pubblico e della loro attività nel complesso.

I principali compiti del Data Analyst sono:

  • comprendere la tipologia di ricerca da svolgere;
  • analizzare i dati in base alle diverse fonti da cui provengono;
  • selezionare quelli utili;
  • organizzare i dati e creare dei topic cluster;
  • verificare la qualità dei dati, individuare gli errori nella raccolta e se ci sono dei duplicati (pulizia dei dati);
  • interpretare i dati per individuare trend e modelli attraverso modelli statistici;
  • creare e aggiornare la reportistica;
  • comunicare e presentare i risultati dell’analisi ai responsabili aziendali e ai dirigenti tramite l’utilizzo di report, tabelle e grafici.

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Competenze e Soft Skills del Data Analyst

Il Data Analyst si preoccupa di comprendere e stilare degli insight, delle intuizioni, dai dati. Lavora a stretto contatto con i manager dei reparti aziendali, con i Project Manager e i Data Scientist cercando di risolvere i problemi che rallentano il business aziendale apportando soluzioni attraverso l’analisi delle informazioni.

I dati da elaborare provengono da varie fonti e hanno una forma differente, infatti possono essere valori alfanumerici, foto, video, documenti che devono essere organizzati in modo tale da poterne permettere il confrontQuali strumenti usa il Data Analysto e l’analisi.

Per questo motivo i principali requisiti di un Data Analyst, utili a riempire il suo bagaglio professionale, sono:

  • preparazione in ambito statistico e matematico;
  • conoscenza dei linguaggi di programmazione (SQL, Phython, SAS, R, VBA);
  • padronanza dei fogli di lavoro Excel;
  • conoscenza dei DBMS (Database Management System);
  • dimestichezza con i tool di Data Visualization (Power BI, Tableau, IBM);
  • abilità nell’utilizzo di strumenti di Business Intelligence;
  • conoscenza dei principali software web analytics.

Invece, le soft skills maggiormente richieste ad un professionista di questo settore sono:

  • pensiero analitico;
  • capacità di comunicazione scritta e verbale;
  • attitudine a lavorare in team;
  • capacità di lavorare sotto pressione;
  • propensione al problem solving.

Dove lavora e quanto viene pagato un Data Analyst?

È legittimo domandarsi dove lavorano i Data Analyst, in quale luogo e contesto si compie la loro magia con i dati. Si tratta di una figura professionale fortemente richiesta dalle aziende e che si presta a diverse opportunità di impiego anche in ambiti diversi tra loro. I settori più ricercati sono: informatica, telefonia, e-commerce, banche e assicurazioni, media e comunicazione, sanitari e turistici, retail e GDO, trasporti e logistica e pubblica amministrazione.

quanto guadagna il data analystInoltre troviamo società di consulenza specializzate in Business Intelligence che forniscono opportunità di lavoro stimolanti per l’analista dei dati. Il suo lavoro, dunque, si può svolgere in sede o anche da remoto grazie al continuo sviluppo dello smartworking.

Lo stipendio di un Data Analyst cambia in base all’esperienza accumulata, all’area geografica dove lavora e al piano di studi che ha frequentato nel corso della sua formazione.

Lo stipendio medio nazionale per la professione di analista dei dati è di 34.600€ lordi all’anno. La retribuzione per questa figura può andare da uno stipendio minimo di 14.000€ all’anno ad un massimo di 65.000€ all’anno, sicuramente è tra i lavori più pagati in Italia nel campo del digitale.

Un Data Analyst Junior con esperienza lavorativa inferiore ai 3 anni percepirà una retribuzione media complessiva di circa 23.000€ lordi all’anno. Una figura Senior con 10-20 anni di esperienza andrà a guadagnare in media 48.000€, mentre un’analista dati a fine carriera con oltre 20 anni di esperienza può arrivare ad uno stipendio medio complessivo di 51.300€.

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Consigli per diventare un Analista dei Dati

Lavorare come Data Analyst è certamente la scelta professionale più indicata per chi ha una propensione al ragionamento analitico e logico. Bisogna essere curiosi e creativi, rispondere alle domande e avere la capacità di risolvere i problemi e le sfide aziendali. Il suo lato “investigativo” lo spinge a interrogarsi sulle possibili relazioni che si vengono a creare tra i dati per ricavarne informazioni utili per il business aziendale.

Ma quindi cosa bisogna studiare per diventare Data Analyst? La formazione è al primo posto e la risposta a questa domanda è piuttosto ampia: in questo momento, infatti, non c’è un metodo standard per diventare un analista dei dati, bensì diverse strade che possono essere intraprese per arrivare all’obiettivo.

Per acquisire un bagaglio importante nel campo dell’analisi dati, ad esempio, è possibile intraprendere un percorso di laurea triennale o magistrale in materie scientifiche come Statistica, Informatica, Matematica, Ingegneria Informatica, Data Science, ma anche una laurea in Economia, Finanza o Business Administration.

Ma non solo. Difatti, poiché il settore dell’analisi dei dati è molto vasto, è possibile diventare Data Analyst senza laurea specifica, semplicemente iscrivendosi a master o corsi di formazione professionali online con certificazione per acquisire le competenze necessarie a fare carriera in quell’ambito.

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Intervista ad un Data Analyst

Andrea Bonomi, professionista della comunicazione, ha il piacere di presentare e intervistare il dottor Martino Crippa, Statistico e Data Analyst, che in questo momento lavora presso MailUp.

Andrea Bonomi

Chi è il Data Analyst?

Martino CrippaIl Data Analyst è una figura professionale che va sempre a supporto di una squadra. Il Data Analyst non esiste senza un’azienda o un progetto a cui essere d’aiuto o di supporto.

È un professionista curioso a cui piace capire, piace ricevere delle domande a cui piace provare a rispondere con i dati.

Andrea Bonomi

Quali vantaggi porta in azienda il Data Analyst?

Martino CrippaIn un’azienda che si presume sia data driven, come dicono in inglese, che si muova quindi attraverso processi mossi dal dato, il Data Analyst o il Data Scientist, sfrutta le informazioni che a volte sono più o meno comprensibili o più o meno utilizzabili, per rispondere a delle domande, per aiutare nei processi, per dare strumenti utili a prendere decisioni, per capire se le azioni intraprese dall’azienda, o da un’unità di business hanno un ritorno e funzionano rispetto ad altre.

Andrea Bonomi

I tool digital che utilizza nel suo lavoro?

Martino Crippa

Il mercato offre tantissimi strumenti. Quelli che uso quotidianamente sono strumenti per l’analisi del dato che si interfacciano con diversi database aziendali. Il caso dell’azienda per cui lavoro, MailUp, sono tanti e alcuni vanno a utilizzare grandi volumi di dati. Principalmente sono dei linguaggi di programmazione per andare a pescare il dato e poi aggregarlo. Per mia esperienza, ho utilizzato un software che viene da una casa americana che si chiama SAS, Software Analysis System, SQL e poi R programming, un linguaggio di programmazione open source per l’analisi del dato statistico e poi diversi software di reportistica.

È chiaro che durante la giornata c’è poi anche l’excel, che in qualche modo, come tavolozza, si può affiancare. Direi che questi sono gli strumenti essenziali, poi a seconda di chi vende un database piuttosto che un altro può variare qualcosa.

Python è un altro strumento che si sta introducendo tanto nel campo e prima o poi spero di utilizzarlo. So che ci sono poi tanti strumenti per l’analisi del dato nel campo digitale, da Google Analytics a Facebook Analytics, eccetera. Nel caso del lavoro che ho svolto, sia come ex Consulente Data Analyst, sia per quello che faccio adesso, preferiamo scaricare il dato e portarlo nei sistemi aziendali per poter incrociare più informazioni.

Andrea Bonomi

Come diventare Data Analyst? 

Martino CrippaPer diventare Data Analyst, a livello formativo, educativo e universitario, ci sono molti percorsi. Io personalmente ho una laurea in Statistica. So che adesso stanno nascendo tante facoltà e corsi online che offrono percorsi misti di Data Science, che incrociano più discipline, una parte informatica, una parte statistica, una parte matematica.

Diciamo che la strada è lunga, questo sicuramente. Come diceva un mio ex datore di lavoro fare l’analista dati non è un cammino, ma è come una rampicata in montagna. Nel senso che spesso ti ritrovi con davanti panorami incredibili; il prezzo da pagare è avere a che fare con molti saliscendi e a volte le salite sono tante e scoscese. Non per scoraggiare nessuno, ma c’è un lavoro di ricerca, di comprensione e arrivare a un risultato è spesso molto arduo.

Molti ragazzi usciti dall’università credono che una volta entrati nel mercato del lavoro, possano subito iniziare a costruire modelli matematici.
Bisogna essere svegli, usare strumenti potenti. Il grosso del lavoro è andare dentro ogni dato. Ribadisco, quello del Data Analyst è un lavoro interessante, a volte arido, ma sicuramente impegnativo.

Qual è la più grande soddisfazione che può avere Data Analyst?

Quando vedi che il servizio che hai creato dà un’utilità. Spesso ti richiedono informazioni con tempistiche molto ristrette, informazioni complesse, piuttosto che informazioni basilari. Si prova, si sbaglia, si cerca di fornirle. Qualche volta ci vuole un po’ più tempo, altre volte meno. Sapere o vedere che alcune ipotesi che hai fatto, sono poi supportate dai dati e vedere dall’altra parte che l’attività che hai fatto è utile e ha portato valore, questo è soddisfacente.

Parlando del mio quotidiano, adesso sto collaborando con il settore commerciale e ho scoperto che in tanti stanno usando un report che avevo fatto io. Due persone mi hanno ringraziato dicendomi che nell’attività questo mio lavoro di reportistica li ha aiutati molto. 

Andrea Bonomi

Con quali figure professionali del digitale il Data Analyst interagisce?

Martino CrippaNella mia esperienza personale, ma guardando anche a quella dei miei colleghi, ho visto che i Data Analyst si interfacciano spesso con i SEO oppure con le figure che creano contenuti. MailUp, per esempio, crea e offre report inerenti l’utilizzo dell’e-mail marketing in Italia, questo perché può contare su una grande base dati e molti clienti che possono rappresentare l’utilizzo del digitale in Italia.

Oppure ho visto alcuni miei colleghi interfacciarsi con il team di prodotto per l’evoluzione dello stesso, altrimenti con la business unit di UI e UX designer per l’utilizzo e l’evoluzione della piattaforma, per vedere cosa può essere migliorato, quali nuove funzionalità possono essere inserite, per arrivare alla divisione marketing così da essergli di supporto nel momento in cui sviluppa campagne. Con il marketing gli obiettivi possono essere la misura del ROI, la generazione dei target, la comparazione delle “performance” delle diverse campagne.

L’azienda ha sempre necessità di tracciare le informazioni e il Data Analyst ha anche il compito di verificarne la correttezza. Si tratta di un’ulteriore sfaccettatura del lavoro che diventa interessante perché permette di capire i processi aziendali. In conclusione, attraverso il numero, il Data Analyst cerca di trarre informazioni qualitative. Per questa ragione deve conoscere sia i processi, sia le necessità qualitative aziendali, altrimenti diviene a lui impossibile estrarre, trattare e misurare fenomeni tramite i dati. Solo conoscendo il processo di acquisto e il fenomeno registrato, prende significato lo studio dei dati. Questa è una parte importante e anche tra le più difficili del lavoro.

Il tuo alter-ego ideale quale sarebbe?

Un alter-ego con cui avere una collaborazione stretta, un vero e proprio partner per capire da lui in modo chiaro quale dato sta cercando, di quale informazione sente davvero il bisogno, quale domanda gli preme. Ritorniamo a quello che dicevo all’inizio, il Data Analyst è al servizio di altre divisioni aziendali, non è una figura che può esistere da sola. Ha sempre bisogno di una domanda a cui rispondere che lo porti a scoprire dei possibili nuovi insight. Quindi una persona competente, curiosa e che abbia delle domande a cui dare una risposta.

Andrea Bonomi

È un lavoro che si può fare anche come libero professionista?

Martino CrippaMi vien da dire sì, è possibile. Sicuramente bisogna avere un dialogo con l’imprenditore o comunque con le altre figure lato cliente perché, come già ripetuto, senza un bisogno è una professione che non esiste. Se si riesce ad avere questo dialogo, a capire queste necessità e ad avere un network di clienti allora sì, sicuramente è possibile.

Se si riesce a instaurare questo dialogo allora è possibile riuscire ad avere una certa clientela, anche se in Italia il mondo delle piccole e medie imprese è sia tutto da scoprire. Guardando al mio passato lavorativo, può succedere che in fondo con i dati disponibili spesso si riesce “solo” a dimostrare ciò che le persone, gli imprenditori sanno già: gli stai fornendo il razionale numerico che prima non avevano. Da quel numerico è poi possibile, dati permettendo, intraprendere un percorso conoscitivo più approfondito, così da affrontare dei problemi. 

Quindi la tua professione è adatta solo ad aziende che iniziano ad avere una certa dimensione?

Questa è una bella sfida. Ti direi no. Non deve essere per forza una corporate; quello determina la mole di dati, la tecnologia che si può utilizzare, i costi. Anzi, il desiderio che ho da sempre – e che non so se riuscirà a vedere uno sbocco – è quello di riuscire ad essere al servizio delle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto imprenditoriale italiano.

Come Data Analyst mi affascina, la possibilità che anche un piccolo imprenditore possa giovarsi dell’analisi dei dati per la sua attività. So di piccoli imprenditori che hanno alcuni analisti nel loro team e magari non investono in marketing. In questo caso essi sono a supporto del controllo di gestione piuttosto che al settore delle vendite, mantenendo però il marketing più sguarnito. Penso che a chiunque sia utile avere una figura che in qualche modo – tenendo conto anche del percorso verso un mondo digitalizzato – gli “macini” i numeri per capire dove sta andando e dove potrà andare.

Una figura in out-sourcing potrebbe fare la differenza per la PMI?

Sì, poi non so in quali tipologie di business potrebbero rientrare. Per intenderci, qualche esperimento l’ho fatto, per amici o parenti. Mio zio vende vestiti e all’epoca mio padre gli costruì un database con le anagrafiche clienti e i dati di vendita. È una dimensione molto più piccola, però potrebbe rientrare nelle attività che svolgo attualmente. Un piccolo strumento che però ha dato un apporto all’attività di mio zio, piccolo imprenditore, con un piccolo negozio di vestiti.

Andrea Bonomi

Quanto guadagna mediamente un Data Analyst?

Martino Crippa

Ho verificato i valori degli stipendi italiani e guardando il mio stipendio e quello dei miei amici a parità di laurea, direi che siamo sopra alla media. La differenza può essere fatta, come accennavo all’inizio, dall’unione della professione del Data Analyst con quella del Scientist.

In questo caso l’Analista dei dati tendenzialmente va a supporto del business, descrivendo gli eventi, senza entrare nel campo dello studio del probabile e del possibile. Anche solo guardando le richieste di lavoro su LinkedIn le offerte di lavoro per Data Analyst e Data Scientist hanno una certa differenza di RAL, di paga, non banale.

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Conclusioni e Consulenza di Carriera

A questo punto dovrebbe essere chiara l’importanza della figura del Data Analyst per le aziende, in particolare per risolvere i problemi e offrire soluzioni e opportunità vantaggiose. Attraverso un’adeguata formazione chiunque abbia la giusta passione e intraprendenza può diventare un’analista dei dati e lanciarsi in questo settore.

E puoi farlo anche tu semplicemente richiedendo un Coaching di Carriera Gratuito con un esperto di digital marketing che ti guiderà verso il percorso più adatto alle tue esigenze.

Diventare un esperto nel campo dell’analisi dati ti permetterà di sfruttare a pieno tutte le informazioni che sono a tua disposizione dove, attraverso la raccolta e lo studio dei dati, potrai sviluppare strategie che ti permetteranno di prendere decisioni per realizzare modelli di business ambiziosi e rivoluzionari per la crescita aziendale.

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Andrea Bonomi WEXINTERVISTA A CURA DI ANDREA BONOMI

Laureato in Sociologia, appassionato di linguistica, si occupa di comunicazione, relazioni pubbliche, strategia, content e profilazione delle buyer persona.

Growth Marketing: cos’è e come funziona in 4 step

Growth Marketing: cos’è e come funziona in 4 step

Il termine growth marketing oggi è uno di quelli molto chiacchierati nelle aziende. In generale se ne parla nel mondo del digital marketing quando si vuole aumentare la brand awareness o mettere in atto strategie specifiche per trasformare prospect in clienti fidelizzati.

Questo termine, quindi, da una parte scavalca ma dall’altra mette d’accordo tutte le persone che operano nel marketing online e le spinge in un’unica direzione, quella della crescita e del successo. Sapevi che il growth marketing è sinonimo di growth hacking?

Considera, infatti, che nella sua accezione originaria, il termine hacker ha un significato positivo, vale a dire il fare qualcosa fuori dell’ordinario utilizzando la creatività. Quindi nel marketing è diventato sinonimo di metodo non convenzionale per la crescita aziendale.

A livello collettivo globale, però, il vocabolo viene spesso associato all’attacco pirata a un sistema. Per cui nel tempo dall’utilizzo di hacking si è passati al termine marketing.

Continuando con la lettura, avrai modo di approfondire al meglio l’argomento. In particolare troverai una spiegazione dettagliata su:

  • cos’è il growth marketing e come funziona
  • la differenza tra growth hacking e marketing tradizionale
  • come diventare un esperto di growth marketing.

Per ottenere una costante crescita aziendale è necessario avere competenze imprenditoriali a 360 gradi. Per questo ti consiglio il Digital Scale Up con il quale apprendere come coordinare al meglio tutte le attività di digital marketing per raggiungere gli obiettivi e scalare il tuo business.

Cos’è il growth marketing

Una definizione di growth marketing è quella del suo ideatore Sean Ellis. Il marketer americano, infatti, lo ha definito una rapida sperimentazione in tutto il customer journey per accelerare la crescita di clienti e di fatturato. 

In particolare, Ellis concentra la sua attenzione sull’ insieme strutturato di passaggi che permette di individuare un’opportunità e di trasformarla in successo tramite sperimentazioni rapide e continue.

Questo iter è costituito da 4 elementi.

  1. come funziona il growth marketingApproccio data driven: lettura, interpretazione e valutazione dei dati al fine di prendere decisioni.
  2. Sperimentazione: attraverso test adattare la propria strategia in base ai risultati ottenuti. 
  3.  Approccio ciclico continuo: il metodo del growth hacking si ripete in loop in quanto cambiano di volta in volta i dati raccolti, le idee, i test e i risultati finali. 
  4. Processo utente-centrico: alla base della raccolta dati e dell’ideazione delle sperimentazioni del processo del growth marketing deve sempre esserci il dialogo con l’utente. È lui che permette di indirizzare al meglio sia lo sviluppo del prodotto che la strategia di marketing. 

In definitiva, attraverso una continua analisi dei dati, è possibile la produzione di idee creative e collaborative finalizzate alla risoluzione di problemi. Inoltre, la sperimentazione deve avvenire lungo l’intero customer journey per garantire una crescita aziendale costante.

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Growth marketing vs marketing tradizionale

Il processo del growth marketing mette in costante comunicazione tre aree fondamentali che tradizionalmente vivono in maniera autonoma all’interno di un’azienda: marketing, prodotto e data analysis.

Il filo che li unisce è la sperimentazione tramite la quale si concretizzano le idee ipotizzate in fase creativa. È proprio in questo momento che emergono le differenze tra il marketing tradizionale e il growth hacking. 

Il primo si occupa principalmente di prodotto o lavora in maniera settoriale su obiettivi parziali come, ad esempio, acquisire lead, aumentare visibilità e creare engagement. Sostanzialmente prima analizza il mercato e poi lancia il prodotto.

Il growth marketing, invece, coinvolge l’intero sistema di acquisto e di fidelizzazione del cliente. Quindi studia il mercato, sviluppa il prodotto, lo testa e fa continui aggiustamenti strategici.

In definitiva, tutto quello che viene fatto in ambito di growth hacking riguarda microazioni continue di adattamento della strategia e viene realizzato utilizzando budget ridotti. Ciò non accade invece nel marketing tradizionale che lavora con grossi budget e con azioni che vengono programmate a lungo termine.

Un’altra importante differenza tra le due tipologie di marketing riguarda il funnel di vendita. Il marketing tradizionale tende a concentrarsi nella parte alta del funnel detta TOFU. Il growth marketing, invece, adotta una metodologia full-funnel che lavora su tutte le metriche dell’imbuto.

Quindi è possibile riassumere le differenze tra growth hacking e marketing tradizionale in 5 punti:

  1. processo di sperimentazione continua;
  2. focus sulla crescita;
  3. investimenti misurabili, ripetibili e scalabili;
  4. scelta di KPI essenziali e precisi;
  5. lavoro sull’intero funnel.

Come funziona il growth marketing 

Alla base del growth marketing c’è un approccio scientifico e sperimentale attraverso cui vengono realizzati tanti piccoli esperimenti economici per capire cosa funziona e cosa no. Il tutto senza mai perdere di vista il prospect e il suo processo di acquisizione.

Secondo Dave McClure, autore dell’acronimo AARRR a definire il funnel di vendita del growth hacking, per avere successo in termini di crescita è necessario concentrarsi proprio sulle 5 metriche.

  1. Acquisition: è il momento in cui si spinge sul diffondere il nome di brand creando awareness.
  2. Activation: è la fase di trasformazione dei nuovi utenti in attivi attraverso la raccolta dei dati personali tramite iscrizioni a newsletter o altro.
  3. Retention: è il momento in cui si tengono attivi i nuovi utenti o i clienti con contatti continui attraverso una strategia di email marketing.
  4. Revenue: è la fase della vendita vera propria in cui il potenziale cliente lo diventa a tutti gli effetti.
  5. Referral: una volta diventato attivo, il cliente va fidelizzato con iniziative a lui rivolte che però coinvolgono anche altri utenti (es invita un amico, codici promo, passaparola).

Come hai potuto leggere, attraverso questa metodologia si hanno risposte, si descrivono e si misurano con precisi KPI i momenti del passaggio di un utente qualunque a prospect, da cliente attivo a fidelizzato e fan del brand.

Affinché avvenga l’acquisizione finale del cliente, la strategia del growth marketing basata sulla sperimentazione si svolge in quattro passaggi.

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1. Analisi 

È la fase di raccolta delle informazioni e dei dati che servono per avere una immagine completa della situazione. Questi si costituiscono come elementi quantitativi o qualitativi attraverso cui individuare un possibile problema e trarre spunto per un’idea finalizzata al suo superamento.

In questo momento, utile è avere un approccio data driven. Saper raccogliere i dati, leggerli e interpretarli riuscendo a utilizzarli per prendere delle decisioni nuove, può garantire il successo per una growth marketing strategy. Nella fase di raccolta dei dati non vanno mai dimenticati il dialogo con il cliente e l’analisi dei competitor.

2. Ipotesi o Ideazione 

È la fase in cui sulla base dei dati raccolti si fanno delle ipotesi, si lanciano delle idee. Si tratta di un lavoro che non viene mai fatto da un’unica persona ma è il risultato di un lavoro di braistorming di un team che coinvolge oltre al growth hacker anche altre figure come il product manager, il responsabile marketing e il software engeneer.

3. Definizione delle priorità

La prioritizzazione è la fase in cui una volta varate le varie ipotesi, si decide quale potrebbe essere la più indicata da sperimentare e, quindi, quella a cui dare la priorità. La decisione viene presa in base o a una vera e propria attività di brainstorming oppure attraverso un processo standardizzato.

4. Sperimentazione

È la fase fondamentale che permette di non sprecare tempo e denaro. Facendo continui test su obiettivi misurabili e piccoli si evita di pianificare e costruire grandi progetti che magari una volta messi sul mercato danno feedback negativi.

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Come diventare growth marketer 

Se ti stai chiedendo cosa fa il growth marketer è evidente che il suo compito sia quello di gestire tutto il processo di analisi-ideazione-prioritizzazione e sperimentazione. Ma non farti ingannare. Il suo è sempre un lavoro da fare in team.

Per fare questo certamente deve possedere tra le competenze trasversali la multidisciplinarità. Ma fondamentali sono anche caratteristiche come:

  • il growht marketer chi èla leadership
  • la curiosità
  • l’ossessione per la crescita
  • la passione per il prodotto.

Quello del growth marketer è un ruolo trasversale. Non esistendo un vero e proprio corso di formazione, tra le sue hard skills non possono mancare:

  • una conoscenza approfondita del digital marketing
  • una base di data analytics
  • fondamenti di product management
  • attitudini SEO e di content marketing.

Inoltre, una formazione continua non farà altro che ampliare tutto il background di chi si approccia a diventare un growth marketing specialist.

In conclusione il growth hacker o growth marketer è una figura interna aziendale o un freelance che:

  • ha una profilo di competenze a “T”;
  • ha un mindset data driven;
  • ha un approccio problem solving creativo;
  • motiva e coinvolge un team alla continua crescita;
  • definisce categoricamente i KPI da seguire;
  • controlla il processo analisi-ipotesi-prioritizzazione-test e lo rende un loop continuo.

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Conclusioni

È evidente che in Italia, il growth marketing è ancora qualcosa solo per pochi o che vive mascherato dietro ad altre forme di marketing.

Ma proprio per la sua natura che guarda alla crescita in maniera scientifica, non potrà essere ignorato a lungo. Infatti ha tutte le carte in regola per diventare indispensabile per le aziende in qualsiasi momento della loro vita.

Spesso si tende ad associare il growth marketing alle startup. Ma si può utilizzare questa metodologia di marketing anche per le aziende già con uno storico.

Infatti se si pensa al growth marketing come un mindset che fa del fallimento un elemento chiave per la crescita, è evidente che anche queste imprese diventano terreno fertile per costruire un nuovo successo, con un continuo lavoro di sperimentazione e di tentativi che possono rivelarsi chiavi di crescita o opportunità per un cambiamento.

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Enel Green Power: strategie online applicate alle rinnovabili

Enel Green Power: strategie online applicate alle rinnovabili

Enel Green Power è la società del gruppo Enel che gestisce e sviluppa le attività di produzione di energia da fonti rinnovabili. Rappresenta uno dei principali player nel campo dell’energia green a livello mondiale. È attualmente presente in 26 Paesi e in tutti i continenti.

Innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie, sono parte integrante della identità aziendale, la cui attività è focalizzata sullo sviluppo costante di soluzioni innovative. Sin dalla fondazione, la società opera con grande focus sulla digitalizzazione, accrescendo al suo interno digital expertise, fondamentali per i progetti di trasformazione digitale che la caratterizzano.

La digital transformation di Enel Green Power, riguarda non solo i processi di produzione ma anche la comunicazione on line e il rapporto con il cliente, prestando attenzione alle sue esigenze – espresse e non – per garantire sempre un servizio impeccabile. L’innovazione digitale risulta un elemento imprescindibile per affermare i propri valori e raggiungere gli obiettivi più importanti.

Questo approccio nasce dalla consapevolezza, da parte dell’azienda, che la competitività delle imprese energy è strettamente connessa alla capacità di rispondere alle nuove necessità del mercato, offrendo servizi adeguati e rispondenti alle richieste del cliente. Ciò comporta anche la capacità di sviluppare nuove tecnologie e soluzioni in un mondo che è sempre più digital.

Ho approfondito l’argomento con Valentina Ravenni, Digital Transformation Manager di Enel Green Power.

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Come è nata Enel Green Power? 

valentina ravenni enel green powerEnel Green Power fa parte del Gruppo Enel dal 2008 ed è tra i principali operatori a livello globale nel settore di gestione e di sviluppo di energia da fonti rinnovabili, con una presenza capillare in tutti i continenti con più di 1200 asset operativi. In linea con la missione del Gruppo, Enel Green Power opera nel cuore della transizione energetica, occupandosi dello sviluppo delle energie rinnovabili.

Il nostro viaggio nella digitalizzazione comincia già da molto lontano. Nel 2001, infatti, diventiamo la prima utility ad implementare i contatori intelligenti Smart Meter, installando linee nelle case di tutti i clienti italiani. Nel 2015, il Gruppo lancia un programma ampio e impattante per perseguire questa trasformazione digitale, con al centro tutti gli asset, i clienti, le persone.

Oggi non solo i nostri parchi eolici e fotovoltaici, ma anche le nostre vecchie centrali idroelettriche sono gestite, almeno in parte, in modo automatizzato. Grazie alla sensoristica è possibile raccogliere in tempo reale i segnali provenienti da una turbina, da una diga o da una conduttura e inviarli a una sala di controllo centralizzata. Qui l’uso di software innovativi permette di osservare un dato anomalo e, quindi, di individuare i potenziali rischi. Si può così intervenire in anticipo, prima che si verifichi un danno: è quella che viene chiamata manutenzione predittiva, grazie alla quale le riparazioni possono essere eseguite senza fretta e nei momenti in cui interferiscono meno con l’attività produttiva. L’individuazione real-time di inefficienze consente un miglioramento delle performance e dell’efficienza degli impianti.

La digitalizzazione viene considerata proprio come quel fattore abilitante delle piattaforme IT, del cloud, della cyber security, sposando quelli che sono i nostri approcci agile e data driven per rendere più efficiente la nostra strategia. Siamo poi arrivati nel 2019, dove abbiamo completato tutto il processo che ha reso Enel e Enel Green Power prima grande utility 100% cloud, ottenendo così dei significativi impatti in termini di performance, scalabilità, automazione, efficienza ed accessibilità.

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Digital Transformation Manager di un’azienda energetica: cosa comporta?

valentina ravenni enel green powerLa domanda è molto interessante e anche molto importante. Infatti, il settore dell’energia è in profonda trasformazione da anni e le fonti rinnovabili sono ormai diffuse su larga scala. Per Enel Green Power e per le aziende del settore in generale, nell’attuale contesto geo-polito piuttosto difficile, si pone elevata l’attenzione all’efficienza energetica.

La competitività delle imprese dell’energia sta diventando sempre più legata alla capacità di offrire servizi che rispondono alle nuove esigenze del mercato. Questo comporta la necessità di sviluppare nuove tecnologie, soluzioni e modelli di business, adatti ad un contesto sempre più digitale e interconnesso.

Ed è qui, appunto, che il ruolo del Digital Transformation Manager risulta fondamentale per il rinnovamento di quel vantaggio competitivo per le imprese Energy, che oggi più che mai puntano soprattutto a lavorare in ottica di sostenibilità. 

La transizione ecologica e quella digitale sono infatti due trasformazioni globali, profonde e irreversibili e sono diventate due obiettivi cardini della ripresa post Coronavirus, nonché una fonte di crescita e competitività economica che si traducono nel rendere le industrie e le imprese più innovative e sostenibili, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie. Anche se apparentemente concetti molto distanti tra loro, in realtà si tratta di due facce della stessa medaglia: non si può avere sostenibilità senza le tecnologie digitali. In questa ottica, la figura del Digital Transformation Manager deve essere inquadrata con profondo ripensamento delle sue competenze professionali e capacità individuali che hanno tradizionalmente caratterizzato le imprese del settore.  E in questo quadro, le competenze digitali, sia hard che soft, rappresentano un elemento chiave per abilitare e supportare questa gestione del cambiamento.

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Come il digitale supporta Enel Green Power nella gestione dei clienti?

valentina ravenni enel green powerLa sfida della trasformazione digitale per i servizi al cliente, richiede, per Enel Green Power, un approccio innovativo e, allo stesso tempo, rapido e flessibile, con delle competenze specifiche di processo e una comunicazione impeccabile.

Ad oggi i nostri stakeholder si aspettano un supporto veloce, preciso e a costo zero. Quindi offrire una customer experience eccellente significa per noi prevedere una precisa personalizzazione dello scambio delle informazioni, a garanzia delle esperienze di valore connesse tra i diversi canali. È quindi necessario, da parte di un’azienda come la nostra, garantire sempre dei canali attivi per far sì che i clienti possano trovare le risposte che cercano in qualsiasi momento.

È altrettanto importante poter offrire un’esperienza personalizzata e conversazionale, quindi immediata e semplice. È inoltre fondamentale riuscire a fornire un servizio omni-canale: dal tradizionale telefono, alle email, ai social media, alle live chat. E, infine, anche un’assistenza predittiva, per risolvere quei problemi che prima si verificavano in real time e che invece oggi, con gli strumenti a disposizione, possiamo prevedere, per dare risposte anticipate al cliente, anticipando le sue richieste.

Per far questo, è necessario che anche i nostri operatori interni abbiano una visione a 360 gradi di quelle che sono le aspettative del cliente. Che siano completamente integrati con i sistemi che mettiamo a disposizione della nostra clientela, al fine di automatizzare il più possibile le operazioni, soprattutto quelle che risultano essere più frequenti e più ripetitive.

Per noi oggi digital transformation nell’approccio con il cliente vuol dire riuscire ad avere una visione a 360 gradi di quelle che sono le sue aspettative e a fornire una soluzione idonea e tempestiva.

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Quali strumenti e canali online utilizzate?

valentina ravenni enel green powerI canali che utilizza Enel Green Power, attraverso un supporto costante e continuativo verso gli stakeholder, sono sia offline che online, dalla classica radio al sito web, ai diversi canali sui social media, alla intranet. Abbiamo anche un profilo su Spotify per raggiungere il pubblico più giovane.

Il nostro intento è focalizzarsi sull’utilizzo di questi canali, attraverso modalità che risultino sempre più fresche, aperte e dinamiche. In definitiva, molto più digitali. Strumenti tutti Mobile First, per approfondire i temi più strategici per il business, ma anche di rilevanza socio culturale, con particolare attenzione a quelle che sono le tematiche della sostenibilità e dell’innovazione.

Tutto questo caratterizza l’impegno quotidiano della collega Francesca Leanza e dell’intero team di Comunicazione, secondo una logica di collaborazione e interazione con le altre funzioni aziendali, con l’intento comune di creare valore per il cliente e per la società.

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Cos’è il Learning Hub e qual è il suo scopo?

valentina ravenni enel green powerIl Learning Hub di Enel Green Power è la sezione sul nostro sito web rivolta a tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza sulle energie rinnovabili. L’area in cui ciascun interessato al settore delle rinnovabili, dallo studente, al ricercatore all’appassionato, può rispondere a determinate domande, ad esempio: quali sono le tipologie di energie rinnovabili? Che cos’è la transizione energetica? Perché è così importante parlare di sviluppo sostenibile?

Il Learning Hub è quindi il posto giusto per soddisfare ogni curiosità sul tema dell’energia e della sostenibilità. Una sezione scritta in maniera molto semplice e intuibile così da essere accessibile a 360° a qualsiasi utente, per potergli offrire, nel corso del suo viaggio digitale, un’esperienza informativa unica nel suo genere.

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Progetti futuri di Enel Green Power in ambito digitale?

valentina ravenni enel green powerI progetti futuri di Enel Green Power in ambito digitale, coinvolgono tutto quello che è il mondo della trasformazione digitale, che ad oggi sta cambiando tutti i processi ma anche i canali di comunicazione. I progetti futuri dovranno essere guidati dal generare consapevolezza nei clienti, dal guidare le conversazioni, dal creare una customer experience il più possibile semplice.

Infatti, le aziende possono affrontare gli aspetti più delicati dei clienti e aiutarli a migliorare le loro vite attraverso la pubblicazione di contenuti digitali informativi. Quindi per noi essere online è fondamentale per connetterci con i clienti attuali e futuri, con i nostri lavoratori dipendenti e con tutti gli altri stakeholder della comunità. Per questo motivo, ci concentreremo sui canali on line come web chat, mobile, blog, social media, ma anche e soprattutto piattaforme di dati che generano preziose informazioni sul comportamento di un cliente o di una sua prospettiva e richiesta.

Inoltre, ci focalizzeremo anche su quelli che sono gli eventi ibridi, come i seminari che vengono oggi sperimentati dal vivo e distribuiti online in tempo reale, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo negli ultimi anni. Questi eventi ibridi potrebbero dimostrarsi delle alternative veramente sicure ed efficienti.

In definitiva, quello che preme a Enel Green Power è, sicuramente, la possibilità di disegnare una strada percorribile e, al tempo stesso, avere la giusta flessibilità con gli strumenti di comunicazione più idonei all’evoluzione del contesto economico e sociale. Questa è il nostro Digital Journey.

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Conclusioni

La trasformazione digitale per un colosso nel settore dell’energia, come Enel Green Power, proiettato verso l’innovazione e la sostenibilità, si concretizza in una duplice dimensione. Sul piano dei processi produttivi, fondamentale per una azienda energetica all’avanguardia, e su quello della comunicazione con il cliente attraverso l’utilizzo di canali digitali.

L’obiettivo è rimanere sempre “connessi” con le esigenze del cliente per soddisfarle in tempo reale, grazie una strategia di comunicazione multicanale che possa garantire sempre un servizio personalizzato e un’esperienza di valore. Tutto questo è reso possibile da un processo costante di crescita e sviluppo delle competenze digitali, ormai indispensabili in qualsiasi processo di innovazione.

Lo sviluppo delle digital skills è il presupposto fondamentale per qualsiasi azienda che punti all’innovazione. 

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Business intelligence: cos’è, come si fa e strumenti da utilizzare

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La business intelligence (BI) è la disciplina che si occupa di raccogliere informazioni utili a guidare le decisioni di business. Inoltre, questa espressione racchiude in sé:

  • da un lato, un insieme di tecnologie e operazioni per la raccolta, integrazione e analisi di dati (e big data);
  • dall’altro, tutto ciò che riguarda la presentazione delle informazioni ricavate dal procedimento.

Il suo scopo è quello di indirizzare il percorso di decision making per ottimizzare i processi aziendali. Come avrai già intuito, sono molteplici le attività di intelligence da svolgere, al fine di migliorare le performance di un’impresa:

  • raccolta, analisi e gestione di dati;
  • utilizzo di software per gli interventi di BI;
  • creazione di output con le informazioni strategiche ottenute nel processo.

Il risultato di queste operazioni è davvero prezioso per la strategia di un’impresa, perché guida i professionisti nel prendere le decisioni migliori per le imprese. In questo modo le scelte strategiche saranno data driven, ovvero “guidate dai numeri”.

Se stai cercando una soluzione per migliorare il tuo business, potresti frequentare il Digital Innovation Program, il master con cui potrai sviluppare le competenze necessarie per innovare le attività di marketing nella tua impresa!

A cosa serve la Business Intelligence?

La business intelligence ha una funzione chiave nella gestione delle decisioni aziendali, perché, grazie al suo utilizzo strategico, si riduce al minimo l’influenza delle sensazioni e delle impressioni personali degli individui designati ad operare scelte per un’azienda.

Le applicazioni, o software di business intelligence, aiutano le compagnie a riunire dati provenienti da sorgenti diverse in una vista unica, il che è un fattore indispensabile per ottenere un’analisi completa e ordinata e per la produzione di reportistica.

Tra queste fonti di dati, dobbiamo considerare ad esempio:

  • i sistemi di CRM (customer relationship management);
  • tool di marketing analytics;
  • dashboard sulle performance delle vendite;
  • supply chain information systems (strumenti che tengono sotto controllo tutti i flussi in entrata e in uscita di una società);
  • dati e metadati provenienti dagli applicativi di customer care;
  • data wharehouse, veri e propri magazzini, in cui, con fini analitici, sono aggregati dati strutturati provenienti sia da fonti interne (andamento dell’impresa) ed esterne (es. competitor) al sistema informativo aziendale. A differenza dei database, che si possono definire spazi di collezionamento, in questo “deposito” le informazioni sono trasformate, anche con strumenti di data mining, per essere rese leggibili dagli analisti.

Grazie alla BI, i data e big data confluiscono in un solo luogo, dove è possibile analizzarli, avere dashboard unificate e fare real time reporting, per rispondere ad ogni quesito sull’azienda.

Come funziona la Business Intelligence

Per capire come funziona la business intelligence e come si è evoluta nell’era del digital, conviene fare subito un esempio pratico. Prendiamo la grande distribuzione alimentare. Il management che dirige questo genere di società ha un bisogno costante di informazioni riguardanti:

  • il rendimento dei prodotti e servizi,
  • il comportamento dei competitors,
  • le preferenze dei propri clienti (ricorrenti e occasionali).

business manager decision makingNella BI tradizionale, quando c’era la necessità di capire come il livello di pricing incideva sulle vendite, i supermercati inviavano un addetto nel punto vendita dei competitor a rilevare manualmente i prezzi.

Le compagnie di distribuzione alimentare hanno, inoltre, l’esigenza di sapere l’andamento degli acquisti giorno per giorno, per fasce orarie, periodi, durante le promozioni e così via. Tali informazioni si ricavavano dal conteggio degli incassi, oppure, per scoprire come le persone si muovono all’interno del negozio e quali sono i loro comportamenti in uno store, si ricorreva alla visione dei filmati registrati dalle videocamere. Questi sono alcuni solo esempi di come si è sempre fatta la business intelligence in un contesto tradizionale.

È facile comprendere che tale processo di acquisizione delle informazioni e di dati è sempre stato sostenibile solo per i grandi player, perché richiede tanto tempo, persone e risorse. Invece, oggi, grazie al digitale e ai nuovi strumenti di business intelligence, anche un piccolo store online ha la possibilità di raccogliere questa mole di informazioni, in modo rapido e ad un costo pressoché nullo. Potremmo dire che il digital ha reso democratico l’accesso alle informazioni utili per le decisioni di business, perché le ha fatte diventare più semplici, economiche, immediate. Si tratta di un enorme patrimonio, una grande opportunità per tutte le micro, piccole e medie imprese del mercato italiano.

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Applicazioni di Business Intelligence

Quali sono i tipi di business intelligence?

Oggigiorno, le applicazioni della BI sono innumerevoli e possono indirizzare i percorsi di decision making in diversi aspetti delle strategie aziendali. Vediamone alcuni, con i relativi esempi, legati alle operazioni più comuni di digital marketing.

Analisi del sito web

Qualunque azienda abbia un piccolo sito ha la possibilità di installare a costo zero un tool di data analysis come Google Analytics. Attraverso tale strumento, un imprenditore, o la persona deputata alla gestione del sito internet, può ricavare informazioni molto utili sui visitatori, ad esempio: business intelligence data analysis

  • quando effettuano una visita, in che giorni, orari, in che stagioni;
  • le pagine che preferiscono, quelle che hanno tempi di permanenza media più lunga, quali comportano un maggiore tasso di rimbalzo (bounce);
  • cosa cercano di più, che prodotti/servizi preferiscono;
  • le aree geografiche da cui provengono;
  • quali sono i contenuti che ingaggiano di più l’utenza.

Tutti questi dati potranno guidare chi gestisce la presenza online dell’attività ad ottimizzare il sito, a far trovare i contenuti utili ai potenziali customer, guidandoli nel loro percorso, fino all’acquisto. Ciò si traduce in maggiori revenue per l’azienda, tassi di retention più alta, fatturati maggiori.

Campagne di advertising

Ti faccio subito un altro esempio: anche un piccolo imprenditore che fa una campagna di qualche decina di euro su Facebook o su YouTube, o su qualche altro media online, ha la possibilità di vedere gli insight, ovvero i risultati con decine e decine di metriche. Tramite queste dashboard, egli può comprendere come migliorare le sue inserzioni e il ritorno sull’investimento, andando a scoprire:

  • quale segmento di target risponde meglio agli annunci (dati demografici, come età e sesso);
  • se le campagne funzionano meglio in alcune città piuttosto che in altre (geolocalizzazione);
  • quali sono gli interessi del pubblico, i comportamenti, gli ambiti di studio, o i settori professionali, e così via.

Qui, i criteri di targettizzazione sono innumerevoli e i risultati restituiti dalle piattaforme su cui si fa advertising aiutano a canalizzare gli investimenti sulle fasce di mercato con i rendimenti migliori, riducendo al minimo gli sprechi del budget.

Prodotti E-commerce

Per le imprese che hanno un piccolo shop online, un e-commerce, i rapporti sulle vendite agevolano anche le decisioni da prendere sul prodotto. Grazie alla visualizzazione dei dati, gli imprenditori possono capire:

  • quali sono le merci che attirano di più il pubblico;
  • gli articoli che vendono di più;
  • i prodotti che funzionano meglio in promozione e quelli che funzionano peggio;
  • i canali di traffico che portano più utenti sullo store;
  • le fonti che generano più vendite, ingaggiano e convertono gli utenti in customer attivi.

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A/B Test

Nel mondo dell’online poi esiste la cosiddetta disciplina A/B Test. In cosa consiste? Semplicemente, nel mettere online due (o più) versioni di una stessa campagna a confronto. Di solito, ad ogni inserzione corrisponde una pagina di atterraggio, e quando si genera traffico, metà viene indirizzato su una versione A e metà sulla B.

business intelligenceLe due pagine hanno messaggi di marketing differenti, magari promozioni differenti e, così, si può scoprire:

  • quale delle due promozioni il maggiore interesse da parte del pubblico di riferimento;
  • analizzare il traffico inviato sulle pagine;
  • le conversioni realizzate in termini di persone che compilano un form, o effettuano un acquisto
  • si potrebbero anche fare interviste, sondaggi online con un incentivo per la compilazione, al fine di generare lead.

I modi e gli strumenti che abbiamo nel mondo dell’online per fare business intelligence, acquisire, studiare e utilizzare dati in maniera intelligente sono tantissimi. Ma soprattutto questi sono a disposizione di tutti, sia delle grandi aziende, che dei piccoli e medi imprenditori che vogliono migliorare la propria attività.

Cosa fa un business intelligence manager

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, la business intelligence non è un’azione unica, ma si compone di diverse operazioni che si riassumono in raccolta dati, integrazione e analisi e output.

Tutte queste manovre sono svolte da specialisti in analisi e big data, figure professionali sempre più ricercate dal mercato del lavoro.

Raccolta dei dati

Questa è la prima fase delle attività di BI, in cui si collezionano informazioni provenienti da tutte le fonti a disposizione di un’impresa:

  • vendite,
  • operation,
  • tempi di messa a terra di un progetto,
  • database, o banche dati, per i big data demografici, sociografici e psicografici dei clienti e potenziali customers,
  • small data, come i risultati di sondaggi, questionari, recensioni, ecc…

Integrazione e scrematura

Si tratta dello step in cui si aggrega quanto raccolto dalle varie sorgenti, per cui si avranno ad esempio numeri, immagini, video, testi, il cui risultato deve portare a una lettura omorganica. Quindi ogni elemento preso in considerazione deve avere un valore che lo metta in relazione gli altri, in modo tale che tutti i fattori si possano leggere insieme.

Poi, avviene una scrematura, per cui si seleziona ciò che è significativo per l’indagine in corso, mentre si scarta quello che non lo è. Inoltre, i rapporti sono puliti dalle incongruenze e i dati sono validati. A questo punto, ciò che è stato vagliato passa all’interno di un software di analisi, il cosiddetto data wharehouse, il “magazzino” di cui abbiamo parlato prima.

Analisi e reporting

Una volta selezionato il materiale informativo, arriva il momento in cui i dati si traducono in risposte alle domande sull’azienda e in indicazioni per migliorare il suo business. Ciò avviene grazie a diversi processi di analisi dati che si effettuano con appositi strumenti di data management. Inoltre, in base alle esigenze specifiche, si può scegliere tra diversi tipi di analisi, che permettono di descrivere la situazione attuale del business, o predire possibili scenari futuri. Tutto ciò potrà guidare gli essere umani a prendere le decisioni migliori, mettendo da parte sensazioni soggettive legate all’esperienza e affidandosi ai consigli dei numeri.

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Quali sono gli strumenti di Business Intelligence

Tra i tool di business intelligence rientrano tutti le tecnologie e gli applicativi software programmati per svolgere le operazioni di raccolta, integrazione, analisi e output.

business intelligence outputTra questi, ce ne sono alcuni a pagamento, altri open source, progetti aperti a cui contribuiscono developer da tutto il mondo e che possono essere personalizzati secondo le necessità intrinseche di un’azienda. Vediamone alcuni:

  • fogli di calcolo Excel,
  • dashboard, ad esempio come quelle delle piattaforme utilizzate per fare advertising online,
  • data mining, in cui rientrano tutte le tecniche per estrarre informazioni utili a partire da grandi quantità di dati.

Tra i tool open source, citiamo: BIRT (Business Intelligence and Reporting Tools), SpagoBI, JasperReports.

Forse ti starai chiedendo “quale strumento di business intelligence è il migliore?” Non c’è un software che è meglio di altri a priori, tutto dipende dalle caratteristiche del business in esame, dal budget aziendale per acquistare strumenti, o dalle risorse interne che si hanno a disposizione nel caso si scelga un applicativo open source.

Importanza della BI per le aziende

Perché è necessaria la business intelligence per un’azienda?

business intelligence tool e softwareDi sicuro, tutti gli output che derivano dai processi di BI rappresentano una ricchezza per il management di un’impresa. Infatti, gli addetti ai lavori hanno la possibilità di individuare criticità e opportunità di una società, supportati da dati validati.

Le loro scelte strategiche per migliorare le performance dell’attività sono orientate da numeri concreti, non da impressioni personali. Inoltre, grazie a tale sostegno, decisioni efficaci possono essere prese in modo più veloce, grazie anche ai rapporti aggiornati in real-time.

Fare business intelligence, a vari livelli, è alla portata di tutti, attraverso il digitale che ha costi molto più contenuti rispetto alle metodologie tradizionali.

Riassumendo, tra i maggiori benefici che le aziende traggono dalle operazioni di BI ci sono:

  • identificazione di opportunità future per migliorare i fatturati;
  • individuazione di criticità, come rallentamenti nei processi aziendali;
  • analisi della customer experience e raccolta dati sui clienti;
  • monitoraggio delle performance;
  • ottimizzazione del budget;
  • controllo dei competitor e dei trend di mercato;
  • integrazione di informazioni raccolte da fonti diverse, per mantenere una visione a 360°.

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Laureata in Lettere e orientata ai numeri, ho seguito il percorso Digital Certification Program ed ora lavoro come Digital marketing specialist e Content strategist. La mia aspirazione è continuare a formarmi per diventare una professionista del digital marketing che aiuta aziende e liberi professionisti nella crescita del loro business.