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BEST PRACTICES AZIENDALI

Come utilizzarle nel tuo business

Ogni business che si rispetti segue alcune best practices aziendali che permettono di prosperare e generare fatturato. Sai quali sono e come possono esserti utili? In questo articolo scoprirai:

  • Cosa sono le best practices;
  • Le buone pratiche del marketing online per sviluppare la propria presenza digitale, farsi conoscere da un pubblico più ampio e aumentare la propria base clienti;
  • Esempi di best practices aziendali legate all’organizzazione, la gestione delle risorse umane e la sostenibilità.

Tra le più importanti, spostarsi nel mercato dell’online è una pratica che stanno affrontando tante aziende e professionisti come te, che vogliono crescere e adattarsi all’innovazione tecnologica.

Se anche tu vuoi arrivare a questi risultati devi acquisire delle best practices aziendali efficaci, che sappiano indirizzare al meglio il tuo business online. A tal proposito, scopri la nostra gamma di corsi di innovazione e digitalizzazione aziendale, acquisirai diverse competenze (pratiche e teoriche) che ti permetteranno di portare la tua azienda online.

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Cosa sono le best practices aziendali: definizione e sinonimi

Le best practices aziendali, o nella loro accezione più generica, best practice o buone pratiche sono l’insieme delle attività, esperienze o azioni prese come riferimento o utilizzate per ottenere le migliori performance aziendali. L’espressione “best practice” ha origine nei primi anni del 900, inizialmente la definizione è stata elaborata in ambito manageriale, in riferimento all’osservazione delle tecniche che sono in grado di generare i migliori risultati, e che potevano costituire un sistema di regole da rispettare per rendere più efficiente la produttività.

Nella produzione aziendale (prima con la certificazione ISO 9001) le best practice rappresentavano la tecnica di riferimento per ottimizzare i risultati, utilizzo minimo di risorse e massimo risultato, superando passaggi superflui che non portavano nessun risultato efficace.

Il significato di best practices si estende alla definizione di “promising-practice” (pratiche promettenti) e di “evidence-based-practice” (pratiche su prove d’efficacia). La best practice aziendale è considerata come la miglior procedura con le migliori caratteristiche e i migliori indicatori di qualità.

Best practices e bad practices aziendali online

Con il termine best practices aziendali online si intendono i buoni comportamenti, con quello di bad practices i cattivi comportamenti che le aziende adottano nell’online. Questo per spiegare come molte aziende oggi continuano ad ignorare il mondo di internet e la sua importanza, e come questo atteggiamento possa essere dannoso sia a livello di guadagni che di immagine. Nei prossimi paragrafi vedremo 3 esempi di best practices aziendali online e 3 esempi di bad bractices.

Esempi di best practices aziendali online

Ecco 3 esempi di comportamenti aziendali corretti (best practices):

Esempi di best practices aziendaliIl primo esempio riguarda una grossa azienda di TV. Succede che un blog tecnologico molto seguito sui social, riceve una fake email su tale azienda, riguardo il ritardo di alcuni suoi prodotti sul mercato. Questa notizia diventa subito virale e nel giro di pochi minuti le azioni dell’azienda cominciano a crollare. Dopo soli 15 minuti l’azienda smentisce la notizia e dice che si tratta di una fake news. La tempestiva smentita è dovuta al monitoraggio che l’azienda fa costantemente online, così nel corso della giornata le azioni dell’azienda hanno ripreso a salire. La best practice aziendale utilizzata, in questo caso, è quella di aver monitorato la propria reputazione online (brand reputation).

Il secondo esempio riguarda una grossa azienda di trasporto pubblico. Questa azienda è presente su Twitter e informa gli utenti in maniera istantanea sui lavori in corso, sulla viabilità del traffico e su eventuali disagi e problematiche della rete urbana. Ottimo servizio anche in questo caso, ma credo si possa fare di più. L’azienda potrebbe ad esempio lanciare dei sondaggi sulla qualità del servizio fornito, oppure potrebbe richiedere suggerimenti agli utenti per migliorarne la qualità.

Il terzo esempio di best practice aziendale riguarda un’azienda di elettrodomestici. In questo case history l’azienda ha creato un aggregatore con l’obiettivo di restare in contatto con i propri clienti. Il suo aggregatore riunisce notizie e informazioni presenti nei vari network come Facebook, YouTube ecc… L’azienda è presente anche su Twitter, ma credo si possa fare di più. Ad esempio parlando di Twitter, perché limitarsi ad utilizzarlo in modo unidirezionale, fornendo informazioni e notizie su eventi e nuovi prodotti? Mentre lo si potrebbe utilizzare per interagire con i clienti, fornendo assistenza e rispondendo alle loro domande.

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Esempi di bad practices aziendali online

Ecco 3 esempi di comportamenti aziendali errati (bad practices):

esempi di bad practices aziendaliIl primo esempio di bad practice riguarda un’azienda di antifurto per automobili. L’azienda qualche anno fa ha presentato un nuovo prodotto, precisamente un antifurto. Succede che su un forum inizia a circolare una voce, che quel tipo di antifurto può essere forzato semplicemente con una penna. Non solo, successivamente qualcuno pubblica un video tutorial su youtube su come scardinare l’antifurto con estrema facilità.

La prima cosa che l’azienda fa è quella di sostituire tutti gli antifurti in circolazione, ma commette un errore. L’errore è quello di sottovalutare l’importanza del passa parola online.

Dopo molto tempo, comunicarono all’azienda che per rispondere alle domande di clienti, fornitori, ecc sulla rete impiegarono circa 2/3 settimane lavorando 18/20 ore al giorno. Troppo tempo, bisogna essere tempestivi nelle risposte, altrimenti il passa parola negativo (passato un tot. di tempo, minuti o forse ore) sarà irreversibile.

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Il secondo esempio che non rientra certamente fra le best practices aziendali riguarda un’azienda di arredamento. Un po’ di tempo fa un blogger si lamentava nel suo blog di alcuni disservizi da parte dell’azienda. L’azienda come risposta fa un commento e comunica una querela per diffamazione con aggiunta di richiesta di risarcimento danni del valore di 400.000 euro. La notizia fa in breve tempo il giro di tutti i blog con la conseguente reazione immediata: una lettera firmata da tutti i blogger dove si promette di dare visibilità nell’eventualità che la scelta della denuncia non prosegua. A questo punto l’azienda decide di non proseguire con la denuncia, ma il danno è ormai fatto. Per costruire una solida reputazione occorre molto tempo, per distruggerla davvero poco.

Il terzo esempio di bad practice riguarda un famoso centro commerciale. L’azienda un po’ di tempo fa ha organizzato un evento dove hanno partecipato molti bambini, tra cui un bambino autistico. Durante l’evento venivano scattate delle foto e il bambino in questione eseguiva con più difficoltà e lentezza le direttive del fotografo, il quale piuttosto innervosito lo ha umiliato e deriso. La madre del bambino gestisce un blog e ha pensato di raccontare l’accaduto, che in breve tempo si è diffuso in tutto il web ricevendo moltissime manifestazioni di solidarietà. La notizia fa così scalpore che arriva perfino a parlarne un tg locale e uno nazionale. La risposta dell’azienda arriva, ma come al solito troppo tardi. Il danno è stato fatto e non è più possibile ripararlo.

Abbiamo visto con che velocità le notizie si diffondono sul web, e proprio per questo è importante curare la propria web reputation. Come fare? Esistono diversi strumenti gratuiti sul web che puoi utilizzare, ma ci sono anche dei professionisti specializzati come il Web Reputation Manager e i professionisti delle Digital PR.

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6 best practices aziendali per acquisire contatti qualificati e clienti

Se stai cercando delle best practices aziendali per generare più domanda e trovare nuovi contatti, allora sei nel posto giusto. Domani chiunque potrebbe rimanere senza neppure un cliente all’orizzonte, ma tu no. Segui le 6 best practices più importanti che ho selezionato e scopri cosa puoi fare subito!

Digitalizza la tua azienda

Digitalizzare la tua azienda significa renderla performante, competitiva e duratura, infatti garantirai al tuo business di essere aggiornato e al passo con i tempi, offrendo così le migliori performances per i tuoi clienti. La digitalizzazione delle imprese è un fenomeno socio-economico, una vera e propria rivoluzione, in cui attraverso l’introduzione di mezzi tecnologici aumentano le performances dell’azienda, rendendola competitiva rispetto al mercato e ai propri competitors. Ecco perché devi considerarla come una fra le più importanti best practices aziendali.

Spesso si pensa che per digitalizzare la propria impresa basti copiare documenti cartacei in file Word ed Excel, ma il processo è decisamente più complesso. Bisogna entrare e adottare il giusto mindset, entrando nell’ottica che la digitalizzazione rappresenta il futuro di qualsiasi azienda. Purtroppo non tutte le aziende comprendono la necessità e il beneficio nel digitalizzare il proprio business, destinando in questo modo la propria azienda alla crisi e nel peggiore dei casi al fallimento. Il Digital Marketing è l’asso nella manica per digitalizzare la propria azienda, integrando una strategia multicanale, blog, social, email-marketing e adv, aumentando la brand awareness dell’azienda.

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Sviluppa la tua presenza online

Per sviluppare la propria presenza digitale online è necessario muoversi per obiettivi e rispettare le varie fasi del processo. Generalmente si procede identificando l’obiettivo finale e tracciando un percorso con step operativi intermedi. Ogni passaggio è definito fase, e le fasi principali sono essenzialmente 3.

Prima fase: realizzazione del sito web

Il primo passo è la creazione di un sito web in cui farsi conoscere (o rifarlo se è vecchio e arretrato), raccontare la mission aziendale e identificare i punti forti dell’azienda: Perché scegliere la tua azienda? Perché sei meglio dei tuoi competitor? Avere un sito ben strutturato e performante è una delle best practices aziendali da mettere subito in pratica. All’interno del sito vanno aggiunte poi informazioni utili che legano la presenza digitale al luogo fisico e informano l’utente (futuro cliente) della presenza di una vetrina virtuale in cui visionare i prodotti e servizi offerti. Per creare un sito web vetrina ci sono diversi modi. Uno dei più diffusi è utilizzare dei CMS come WordPress, che non richiede particolari competenze di programmazione (puoi trovare una guida di wordpress qui se vuoi approfondire).

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Seconda fase: coinvolgere gli utenti

Un altro fattore molto importante è riuscire a coinvolgere gli utenti. Ad esempio quando si apre un nuovo locale si ha la tendenza ad organizzare una sorta di inaugurazione per far conoscere la nuova attività, in cui invitare i propri conoscenti che, a loro volta informeranno i propri amici mettendo in atto il così detto passaparola. Per il mondo online funziona più o meno nello stesso modo: uno studio del prodotto permette di creare una strategia mirata al proprio cliente tipo con l’individuazione del target e la profilazione e personalizzazione del servizio destinato agli utenti.

Terza fase: vendita online o presentazione prodotti e servizi

Ora che le fondamenta sono state create serve promuovere i propri servizi o prodotti. Per certe aziende la presenza di un E-commerce (sia per le aziende B2C che per le aziende B2B) potrebbe essere una buona soluzione ma, laddove il tipo di attività non lo conceda, si possono presentare case history o progetti terminati (con il nulla osta del proprietario) così da dimostrare all’utente che l’azienda opera sul territorio e rappresenta esattamente ciò che sta cercando. Un altro metodo che si affianca e si lega saldamente alla vendita online è la presenza e la strategia di marketing sui social media. Questa fase dev’essere a sua volta suddivisa in altre sottocategorie poiché prima di presentarsi sui social network si deve definire bene il target di riferimento, così da poter utilizzare il social più adatto.

Content Marketing: blog post e premium content

Avrai già sentito parlare della fondamentale importanza del Content Marketing. Quali sono però le best practices aziendali in tal senso? Quali sono i contenuti su cui un’azienda dovrebbe concentrarsi? Uno degli strumenti più efficaci per portare traffico di valore al proprio sito è senz’altro avviare un blog aziendale che richiede costanza e cura nella pubblicazione degli articoli. Nello scrivere e pubblicare i blog post tieni sempre in mente quali sono gli interessi e le esigenze del tuo pubblico di riferimento; affronta gli argomenti con originalità, offrendo il tuo punto di vista in modo da spiccare e risultare unico rispetto ai tuoi concorrenti.

Un’altra buona pratica è quella di collegare gli articoli del blog a contenuti che vengono considerati nel linguaggio tecnico dei lead magnet: si tratta di contenuti lunghi e approfonditi, che l’utente può scaricare dal sito e che vengono erogati sotto la forma di ebook, whitepaper, ecc. Questi contenuti di alto valore sono spesso considerati freemium: l’utente non deve fornire un corrispettivo in denaro per ottenerli, ma gli è richiesta la compilazione di un form in cui generalmente lascia  il suo indirizzo mail. Questa pratica ti consentirà di acquisire contatti qualificati, ovvero realmente interessati ad approfondire la tua offerta.

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Studia il tuo target di riferimento

Chi è il tuo potenziale cliente?

Questa è una delle prime domande da porsi quando si inizia un business, perché il target dei clienti di riferimento è ciò che permette alla tua idea di vivere ed evolversi. Iniziamo a dare una definizione di target come: il gruppo dei consumatori a cui si rivolge un’azienda. Infatti, non è pensabile che un’azienda prenda come riferimento tutti. Bisogna scegliere, tracciare un limite e mettere dentro le persone che sono maggiormente disposte ad acquistare un prodotto o servizio. In poche parole la best practice aziendale da attuare in questo caso è la segmentazione del mercato. In seguito bisogna studiare il segmento selezionato e il posizionamento del prodotto.

Ecco alcune domande da porti in questa fase di studio del target:

  • Quali sono le caratteristiche sociali del mio target? (Sesso, età, cultura, ceto sociale, reddito, zona di residenza ecc).
  • Quali sono le sue abitudini di acquisto? (A quali canali si rivolge, con che frequenza, quanto spende, tipologia di prodotti comprati ecc).
  • Quali sono i bisogni? (quali sono i vantaggi ricercati nel prodotto, problemi da risolvere e altre esigenze).

Intercetta il tuo pubblico nei touchpoint

Cosa sono i touchpoint?

Scopri i principali touchpointsProva a pensare a tutte le esperienze, online e offline, in cui i nuovi clienti vengono a contatto con la tua azienda. Dall’atmosfera del tuo negozio fisico alla landing page del tuo sito, si tratta di esperienze che fanno entrare le persone nel vivo della storia, innescando interazioni e connessioni che influenzano profondamente il modo in cui la tua azienda, il tuo brand, i tuoi prodotti e servizi vengono percepiti. Ciascuna interazione è un touchpoint. Ogni punto di contatto è una possibilità d’oro per acquisire potenziali clienti: per sfruttarle al meglio, è bene sviluppare competenze da stratega professionista!

Vediamo brevemente quali sono i principali touchpoint:

  • Vetrine, shop, pubblicità TV, riviste, eventi
  • Sito web, email, Ads, SMS, pagine social
  • Recensioni, opinioni, forum, blog

Il buon marketing parte sempre dalla strategia. Ti piacerebbe imparare a formulare una digital strategy? Scopri il nostro master!

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Offri dei contenuti gratuiti

Perché dovresti offrire dei contenuti gratis? Per una tecnica antica, che permea tutte le civiltà e che si applica sia al mondo del business che alla vita personale: il principio di reciprocità. Si tratta di una regola secondo la quale le persone sono più propense a rispondere positivamente a coloro cui sono “debitori”, a contraccambiare per un dono che è stato fatto spinti da una sorta di obbligo interiore. La best practice aziendale per far scattare questo meccanismo è che tu faccia il primo passo e sia il primo a donare qualcosa di utile, che possa dare a chi lo riceve la sensazione di aver ottenuto qualcosa di valore collegato al tuo marchio e che sia arricchente per la sua esperienza. Alcuni esempi tipici di contenuti gratuiti sono la newsletter, ebook gratuiti, tutorial, casi studio a cui ispirarsi ecc. Sono solo alcuni dei modi che possono consentirti di farti notare e metterti in contatto con le persone, in modo da instaurare una vera e propria relazione che trasformerà questi contatti in tuoi clienti. Metti in mostra il tuo valore, dona valore e guadagna la fiducia dei tuoi clienti!

Best practices per il tuo storytelling aziendale

Cos’è lo storytelling aziendale?

Best practices per storytelling aziendaleIl termine storytelling deriva dall’inglese ed è formato dalla parola story (corrispondente a “storia”) e dal verbo telling (corrispondente a “raccontare”). La traduzione alla lettera di Storytelling sarebbe quindi l’atto di narrare una storia. Nel marketing lo storytelling è una vera e propria tecnica comunicativa, che si fonda sull’idea di fornire informazioni su un prodotto, un brand o un’azienda sotto forma narrativa, raccontandone cioè la storia e suscitando emozioni negli uditori (e quindi nei potenziali clienti). Ogni volta che i brand e le aziende producono dei contenuti concepiti per comunicare in modo specifico e originale con il proprio target e per indirizzarlo al compimento di un’azione (che si tratti dell’acquisto di un prodotto, dell’iscrizione a un abbonamento)… sta facendo storytelling. E questo a prescindere dal formato del contenuto (contenuti scritti, graphic design, foto o video, ecc.)

La narrazione è un concetto universale: è uno dei modi più antichi e utilizzati dalle persone di ogni cultura per condividere informazioni. Tramite la narrazione l’individuo è in grado di trasmettere agli altri un pezzo di sé, della sua identità e condivide esperienze e sensazioni che assumo così un significato nuovo. L’azienda può allo stesso modo utilizzare le tecniche narrative per raccontarsi agli altri e trasmettere la propria identità.

Quali sono le best practices aziendali per integrare lo storytelling?

  • Il primo fattore: è conoscere in maniera approfondita la propria audience di riferimento, del resto, ogni azienda può avere un vasto insieme di prodotti, ciascuno con specifiche particolarità e destinato a specifici utenti. Per questo è essenziale identificare in maniera precisa e approfondita il target di consumatori con cui entrare in connessione e costruire una storia in grado di coinvolgerli.
  • Il secondo fattore: Non bisogna limitarsi a raccontare storie, ma bisogna piuttosto, raccontare storie con cui l’audience di riferimento possa entrare in connessione, con cui possa identificarsi e con cui possa emozionarsi. In questo modo, un brand è in grado di creare un’esperienza memorabile producendo risultati nel tempo.
  • Il terzo fattore: ogni contenuto è giusto per fare brand storytelling aziendale. Esistono vari touchpoint che consentono ad un brand di produrre uno storytelling efficace. Pensiamo alle sezioni di un sito web come la classica “Chi siamo” – che potrebbe arricchirsi di elementi narrativi in grado di mettere meglio in evidenza la vision, la mission ma anche il background storico di un’azienda. Oppure la presentazione dei prodotti: con un insieme di contenuti, tra video e testi, è possibile rendere un semplice e banale catalogo in un ventaglio di opportunità per incrementare le vendite, proponendo soluzioni ai problemi e ai bisogni del target di consumatori.

Esempi di best practices aziendali di successo

Sono tanti gli elementi che possono rendere un’azienda di successo, ma ad oggi due in particolare fanno la differenza. Ora ti mostrerò due esempi di best practices aziendali di grande efficacia, che hanno davvero dato una svolta nel mondo del business grazie, soprattutto, all‘attenzione verso temi come l’organizzazione e la sostenibilità. Vediamoli insieme!

Organizzazione aziendale

Organizzazione aziendaleUna buona organizzazione è fondamentale per un funzionamento efficiente dell’azienda. Quali sono gli elementi centrali dell’organizzazione aziendale? Di fatto questo è un tema centrale per tutti coloro che si trovano in un contesto aziendale, dal top manager all’operatore. L’organizzazione aziendale è il loro pane quotidiano ed è ciò che permette ad ogni azienda di dare ogni giorno valore ai propri clienti. Purtroppo tuttavia capita spesso che, proprio per la sua caratteristica legata alla quotidianità e di conseguenza alla routine, non si pone particolare attenzione e si finisce per gestire l’organizzazione aziendale in modo non strutturato e affidandosi esclusivamente al “buon senso”. Invece bisognerebbe tenere presente che l’organizzazione aziendale è una disciplina strutturata, che consta di fondamenti teorici, tecniche pratiche e metodi di applicazione, e che deve essere strutturata e gestita da personale competente ed esperto, in grado di garantirne l’efficacia e di conseguenza il successo.

Come si fa quindi a raggiungere livelli di eccellenza nell’ambito dell’organizzazione di un’azienda? Bisogna essere in grado di strutturare efficientemente i processi, coordinare le risorse (umane, finanziarie, strumentali e materiali) in modo da convogliare i risultati verso gli obiettivi aziendali. Per ottenere questo hai diverse opzioni: puoi affidarti ad un coach aziendale o investire in formazione.

Tra le best practices aziendali che è necessario applicare correttamente per raggiungere l’eccellenza dell’organizzazione aziendale puoi considerare:

  • Scelta della tipologia organizzativa più adeguata a livello di struttura;
  • Ponderata allocazione delle risorse dell’impresa;
  • Corretta gestione per quanto concerne i processi;
  • Applicazione di standard ai flussi informativi e fisici;
  • Settaggio di regole chiare per il coordinamento tra le risorse;
  • Attenzione al carico di lavoro del personale;
  • Monitoraggio costante delle performance;
  • Sistemi di comunicazione e reporting chiari;
  • Processi di miglioramento continuo.

Altresì, è importante prevedere quelli che sono i rischi principali per l’organizzazione e, attraverso un piano di RIsk Mangement, definire le strategie più opportune per gestirli e limitare l’impatto sul business dell’azienda

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Benessere dei dipendenti

Un altro esempio di best practice aziendale di successo è la capacità di creare un buon clima aziendale. Il benessere dei dipendenti è fondamentale per mantenere alta la loro motivazione: in una situazione di serenità e soddisfazione i lavoratori avranno una sorta di spinta interiore a fare sempre meglio e a beneficiarne sarà un miglioramento delle performance dell’azienda. È quindi molto importante creare un clima lavorativo sano e collaborativo e favorire tutte le iniziative che consentano ai lavoratori di sentirsi apprezzati e motivati.

Quali sono quindi le buone pratiche che consentono di avere una strategia focalizzata sul benessere dei collaboratori? Ecco alcuni esempi:

  • Migliorare l’equilibrio vita-lavoro (il noto work-life balance), favorendo iniziative come lo smart working o la cosiddetta “settimana corta” (per esempio alcune aziende virtuose consentono ai dipendenti di avere il venerdì pomeriggio libero);
  • Premiare il team con degli incentivi come permessi lavorativi extra, bonus, voucher di welfare;
  • Stimolare la crescita professionale offrendo corsi di formazione che consentano al collaboratore di aumentare le proprie competenze;
  • Promuovere attività da svolgere al di fuori dal classico ambiente lavorativo, come pranzi e cene aziendali o attività di team building;
  • Condividere le informazioni e gli obiettivi aziendali, in modo da far sentire le persone coinvolte e allineate;
  • Organizzare incontri periodici uno a uno per fornire feedback sulle performance in ottica costruttiva: lo scopo non deve essere quello di avvilire il collaboratore, ma dargli indicazioni per aiutarlo a migliorare e crescere.

Sostenibilità ambientale, economica e sociale

sostenibilità ambientaleUltimamente si sente spesso parlare della relazione tra progresso tecnologico e salvaguardia dell’ambiente. Il tema della protezione ambientale è oggi più che mai attuale ed è un aspetto che merita una particolare attenzione da parte delle aziende nello svolgimento del loro business. Nell’ultimo decennio l’interesse verso la tematica della sostenibilità ambientale è aumentato esponenzialmente insieme alla consapevolezza che le azioni di cittadini, aziende e grandi organizzazioni stanno portando forti danni al pianeta.

A livello di iniziativa delle singole persone, sono sempre di più coloro che cercano di cambiare le proprie abitudini per tutelare l’ambiente, ma non è sufficiente. A causa di questa carenza temi come la sostenibilità aziendale e lo sviluppo sostenibile sono quindi diventati di fondamentale importanza. Le aziende hanno dovuto cominciare a fronteggiare il problema principalmente per due motivi: da un lato per la responsabilità diretta nel contribuire al danno ambientale, causato dallo svolgimento delle loro attività. Dall’altro come vittime degli effetti che questi danni porterebbero nel tempo. Quindi si è reso necessario correre ai ripari e adottare le best practices aziendali per essere sostenibili.

Ma che cos’è la sostenibilità?

Possiamo definire la sostenibilità come un benessere (ambientale, sociale, economico) costante e crescente, con la prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita non inferiore a quella attuale, se non migliore. Per cui un’azienda sostenibile è un’organizzazione che si preoccupa di esercitare la propria attività considerando l’impatto ambientale, che revisiona e adegua sue azioni in un’ottica di tutela e salvaguardia dell’ambiente in modo da eliminare o almeno ridurre gli effettivi negativi.

Ecco alcuni esempi di buone pratiche per un’azienda che possa definirsi green-oriented:

  • Assicurarsi che ci sia condivisione e allineamento circa l’impegno verso la salvaguardia ambientale a tutti i livelli aziendali;
  • Rispettare leggi e regolamenti a livello nazionale e internazionale circa la prevenzione dell’inquinamento (ad esempio il Decreto Legislativo 59/05 che puoi trovare qui);
  • Avere dei programmi e delle politiche di protezione ambientale chiare e strutturate, ponendo attenzione a tematiche quali l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime e il controllo dell’inquinamento derivante dal corretto smaltimento dei rifiuti;
  • Coinvolgere fornitori e clienti nei programmi di salvaguardia dell’ambiente organizzando workshop tematici, fornendo materiali formativi e condividendo esperienze e best practices.

Diventa anche tu un imprenditore di successo!

Il mondo del business è attraente come anche l’idea di essere uno di quegli imprenditori che fanno la differenza negli affari. Tuttavia, ti posso assicurare che questo ruolo non è per niente facile come potrebbe sembrare: definire e mettere in pratica delle best practices aziendali è solo una delle tante skills da padroneggiare. Diventare imprenditore è certamente la soluzione ideale per ottenere l’indipendenza economica e la libertà finanziaria. Se vuoi diventare un imprenditore di successo, sarà fondamentale applicare fin da subito le strategie più efficaci per avviare la tua nuova attività. Per cui se sei interessato ad acquisire le giuste competenze ti consiglio di iscriverti al Master Digital Marketing, completo di tutti gli argomenti.

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