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Calciatori brutti: il potere di un content ironico

Ti sei mai chiesto come mantenere viva l’attenzione del tuo pubblico nel tempo? A darci la risposta oggi c’è Daniel Roselli, Co-Founder di “Calciatori brutti”, un pagina nata nel lontano 2012 e che ancora oggi è rimasta sulla cresta dell’onda come la più grande community calcistica italiana. 

“Calciatori brutti” nasce per fare parodia e ironia su situazioni del calcio moderno e sui suoi protagonisti e diventa un vero e proprio fenomeno virale. Vediamo subito con Daniele uno dei fondatori il segreto del successo della pagina e la forza della sua community.

Barbara Amasino

Come nasce l’idea di “Calciatori brutti”?

Daniele Roselli

Il progetto nasce da due camerette, quella mia e quella di Enrico il mio socio in “Calciatori brutti” in un momento in cui non avevamo molte cose da fare perché  eravamo fermi a causa di un infortunio. Giocavamo entrambi a pallone e questo infortunio ci costrinse al letto per circa due mesi, quindi non riuscivamo a vedere i nostri compagni in veste di compagni di squadra ma solo come tifosi. Questa cosa oltre a consolidare il rapporto fra me ed Enrico, ci ha dato anche la possibilità di pensare e cosi abbiamo provato a ricreare il nostro clima da spogliatoio creandone uno virtuale che fosse accessibile a tutti, non solo a noi che eravamo infortunati.

Cosi abbiamo creato questa pagina e l’abbiamo chiamata “Calciatori brutti” perché era cosi che ci chiamavamo all’epoca. Non l’avevamo mai troppo pensato o calibrato anche il font in cui è scritto tutto in capslock, che di solito è una cosa che si fa per i brand che hanno un nome corto o un acronimo. Dietro alla nascita della pagina quindi c’è stato solo un momento di ilarità e di divertimento. poi piano piano quello che scrivevamo sulla pagina ha avuto una certa risonanza e diciamo una certa viralità e abbiamo capito che quella pagina non piaceva solo a chi faceva parte effettivamente del nostro spogliatoio, quindi da coinvolgere 20 persone siamo passati ai primi 100.00 like in circa tre mesi e da li è nata l’idea di fare un prodotto editoriale calcistico che al momento non stava facendo nessuno, con quel clima da spogliatoio.

Calciatori brutti post

Barbara Amasino

Avevate in mente un target di persone quando avete cominciato con Calciatori brutti?

Daniele Roselli calciatori brutti

Il target in realtà all’inizio siamo sempre stati io ed Enrico, quando una cosa ci faceva ridere o ci colpiva la mettevamo. Abbiamo sviluppato poi una certa sensibilità capendo di potercela fare e che il nostro modo di vedere il calcio poteva essere condiviso da molte persone. Anche oggi che abbiamo un team che si occupa dei contenuti che abbiamo reso molto autonomo, partecipiamo alle riunioni editoriali e ci capita di correggere qualcosa come vorremmo noi. Oggi il target che ci siamo trovati in casa che condivideva quello che piaceva a noi e adesso diciamo che il 60/70% del nostro pubblico ha tra i 18 e i 35 anni con prevalenza dato l’argomento di ragazzi. Il target ci rappresenta perché io ed Enrico siamo esattamente in mezzo avendo 28 anni.

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Barbara Amasino calciatori bruttiQuali sono le fasi di pubblicazione di un post in Calciatori Brutti?

Daniele Roselli calciatori brutti

Noi abbiamo due binari, ce n’è uno di programmazione editoriale per il quale abbiamo due riunioni al giorno. Il lunedì ne facciamo una un po’ più lunga cosi stiliamo il calendario della settimana in cui andiamo ad individuare dei momenti per cui possiamo preparare un contenuto in anticipo.

Poi c’è un altro binario su cui noi ci muoviamo in maniera istantanea, quindi appena c’è una notizia o succede qualcosa di importante con il supporto della nostra area grafica siamo in grado in 5-10 minuti di creare un contenuto di una qualità abbastanza alta anche dal punto di vista estetico.

Questo modo di lavorare ci consente infatti sia di lavorare sul lungo termine sia di colpire i trend e gli avvenimenti del momento, tanto che quando facciamo i live delle partite siamo in grado di preparare già 4-5 post. Mi viene in mente Juve -Napoli finale di coppa Italia giocata poco fa, chiaramente non si possono fare previsioni su eventi così, ma abbiamo delle metodologie di lavoro che ci permettono di essere subito produttivi.

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Barbara Amasino

Come avete vissuto il momento del lockdown?

Come avete reagito e gestito il lavoro in un momento di blocco del mondo calcistico?Daniele Roselli calciatori brutti

Devo dirti il lavoro in “Calciatori brutti” ha subito un grosso miglioramento, lavorare in smart working ha migliorato il nostro metodo. Noi abbiamo 8 persone nel nostro ufficio a Milano e abbia circa 6 collaboratori in giro per l’Italia che ci aiutano oltre poi ad un team di amministrazione. Siamo quindi una quindicina di persone divise fra remoto ed ufficio.

Questo lockdown ci ha dato davvero la possibilità di provare lo smart working vero ed il nostro team da remoto si è collegato anche con una maggiore efficienza di come faceva prima da remoto. Siamo riusciti a gestire meglio il team quello da remoto e quello in ufficio perché a volte in ufficio ti dici delle cose ma il team da remoto chiaramente non riceve queste comunicazioni che si perdono. In questo lockdown ci siamo convertiti totalmente al digitale e questa cosa ci ha aiutato a coordinarci ancora di più come team.

Dal punto di vista contenutistico è stato abbastanza un trauma, l’assenza del calcio è stata uno zoccolo duro ma anche un rischio che eravamo pronti a correre. Siamo sempre un po’ preparati a questo tipo di emergenza e abbiamo capito anche che sebbene il calcio non ci fosse le persone ne avevano comunque bisogno come prima cosi ci siamo inventati un metodo. Nei paesi dove ancora era possibile giocare a calcio ci siamo connessi alle dirette dei ragazzi che erano li a riprendere partite di calcetto come anche ad uno pseudo giornalista messicano che andava a fare le dirette delle partite di terza divisione messicana. Abbiamo avuto quindi l’idea di connetterci a quei live che avevano 30 spettatori massimo pensando che se le avessimo trasmesse su “Calciatori brutti” avremmo potuto condividerle con tanti italiani che al momento non avevano comunque altre squadre da tifare. Abbiamo sperimentato quest’idea, la prima partita che abbiamo trasmesso è stata la finale di coppa dello Zimbabwe che faceva 300 visualizzazioni, noi lo abbiamo postato in Italia facendo fare 600 mila visualizzazioni.

La cosa più bella però è arrivata con il calcio messicano, abbiamo trovato questo giornalista Joele che è diventato il nostro narratore sfruttando anche la vicinanza linguistica fra spagnolo ed italiano ed uno degli idoli della nostra pagina e altri ragazzi calciatori legati a lui e abbiamo avuto l’idea di fare un’asta facendo arrivare dal Messico le magliette di questi giocatori e uno di queste è stata venduta per 2500 Euro. Abbiamo raccolto quasi 10 mila euro per la Croce rossa, è stato un bel risvolto per questa storia.

Barbara Amasino

Quali sono i social dove pensi che “Calciatori Brutti” abbia maggior successo?Daniele Roselli calciatori brutti

Per esperienza ti direi che quelli su cui “Calciatori brutti” riesce meglio sono i canali Facebook ed Instagram, noi non siamo nati con un approccio video ma ci stiamo arrivando piano piano. Abbiamo un canale Youtube che curiamo e aggiorniamo ma quello che ci affascina in questo momento è Twitch (nb nuovo social di Amazon per i video), su cui faremo un esperimento a breve.

Le piattaforme sono comunque solo uno strumento, se c’è un’idea di base forte poi la puoi declinare su tutte poi è ovvio che ogni piattaforma abbia le sue caratteristiche e non dico sia sempre necessario un team adatto ma bisogna conoscere molto a fondo cosa succede su quel social. Facebook e Instagram in parte si somigliano per fortuna, come del resto anche Youtube e Twitch, già diverso è Twitter su cui siamo presenti, ma comunque i più efficaci al momento sono Facebook ed Instagram.

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Barbara Amasino

Che ne pensi invece della IGTV come sostitutivo della tv?

Ho letto in un’intervista che un giorno ti sarebbe piaciuto estendere il progetto avendo un tuo programma tv in stile “Mai dire gol” , un format vincente degli ultimi anni 90 ed inizi 00. Pensi che la Instagram tv possa essere un’alternativa valida per “Calciatori Brutti”?Daniele Roselli calciatori brutti

Noi veniamo proprio da quella scuola, quella di “Mai dire gol” in cui non si viveva il calcio come una religione o qualcosa di troppo serio, ma il clima era molto leggero, goliardico e divertente. Questa cosa è nel nostro DNA. Credo ancora che un format del genere si possa replicare, ma c’è un’attenzione maggiore a determinati aspetti. Se adesso un giocatore fa una gaffe o tu riporti un gaffe su un social c’è differenza rispetto a quando si faceva una battuta in un programma tv come quello. Adesso tutto è amplificato, se vuoi rendere virale un cosa sbagliata detta da un giocatore nei social ha un peso maggiore. Pubblichi un qualcosa e poi questo può sfuggirti di mano creando un vero e proprio danno all’immagine di una persona. Con i social alcuni argomenti sono diventati più delicati.

Però chiaramente ci sono delle piattaforme come Twitch o Igtv che permettono di replicare la creazione di un programma televisivo senza farsi carico di spese eccessive soprattutto per le attrezzature. Non ti nego infatti che proveremo a breve a fare una cosa del genere.

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Barbara Amasino

Che consigli ti piacerebbe condividere per chi vuole lanciarsi in un progetto come il tuo nel mondo social?

Daniele Roselli calciatori brutti

Mi piacerebbe dire intanto dire che i social sono solo uno strumento, se si ha una visione del mondo o un’idea che si vuole condividere che finisca sui social o nell’editoria comune non importa, se hai qualcosa che ti appassiona devi coltivarla. Poi i social possano essere un modo per espanderla.

Mi sono reso conto che se intorno hai community che ti sostiene e che condivide la tua idea è già una grande soddisfazione che sia di mille o 10 persone. Io sono contento perché sono riuscito ad esprimermi a fare quello che volevo fare, a dire ciò che volevo condividere e penso che quando un’idea sia forte e consolidata tutto diventa poi solo un utile strumento.

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8 Commenti

  1. Chiara Somansino

    Proprio vero che le idee migliori nascono da passioni e quasi per scherzo.
    Poi naturalmente ci sono molte variabili che si incastrano e che modificano il risultato.

  2. Antonio Martina

    Seguo CB da anni ormai. La loro comunicazione ed efficacia è a dir poco impeccabile!

  3. Erika Baggetto

    Conosco la pagina, leggere questa intervista mi ha permesso di scoprire come è nata e tutto il lavoro che c’è dietro.

  4. Irene Sacco

    È curioso vedere come molto spesso da un’idea “stravagante” e fuori dagli schemi, possa nascere un progetto di business a tutti gli effetti. Chi si occupa di content come me, sa che non è sempre facile ideare e produrre contenuti interessanti per l’utente, eppure i creatori di “calciatori brutti” sembrano riuscirci.
    Interessante!

  5. Arianna Di lullo

    Sono d’accordo con Manuel “le migliori idee nascono per gioco”. Unire una passione e una strategia è il primo passo per ottenere i risultati che in questa case history sono grandiosi. Complimenti!

  6. Simone Matteoni

    Questa case history fa capire di come sia cambiata la comunicazione al giorno d’oggi!

  7. Martina Stoppa

    Questa case history fa riflettere su molti aspetti, soprattutto sulla comunicazione al giorno d’oggi, su come sia cambiata e si sia evuluta in qualcosa che ancora non riusciamo bene a capire davvero.

  8. Manuel Lazzarotto

    A volte le migliori idee nascono quasi per scherzo , quando meno te lo aspetti , in situazioni magari anche di difficoltà ma che la persona riesce a tramutarle in opportunità , in cambiamento , cavalcando un’onda di successo che altri non vedono . E’ il caso di calciatori brutti , fondata da due ragazzi in un periodo in cui erano forzatamente fuori dai campi di calcio per infortunio . Sono esempi che ispirano e fanno riflettere . Interessante anche la gestione della loro attività nel periodo covid di chiusura dei campionati . Programmazione dei contenuti a medio termine ma anche capacità di fare bene instant marketing . Si vede che hanno le idee chiare, con una strategia ben pianificata . E i risultati si vedono!

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