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Lavoro e Smartworking secondo gli HR Manager: i risultati della ricerca

Con l’inizio della pandemia di Covid-19, moltissime aziende hanno dovuto riadattare spazi, orari e modalità di lavoro per i propri dipendenti. Si sono rese necessarie misure particolari, mai fronteggiate prima dalle aziende stesse e tanto meno dai lavoratori, per questo per la ricerca condotta in questi primi mesi del 2022 da Digital Coach sono stati intervistati i professionisti che fanno da tramite fra le due parti, ovvero gli specialisti di Risorse Umane, sul tema del lavoro in Smartworking.

Alla ricerca hanno partecipato 222 professionisti tra HR manager, HR Recruiter, HR Consultant, HR Training & Development. Ad aver partecipato sono stati soprattutto HR Manager, quindi i principali responsabili della selezione e gestione delle risorse umane dell’azienda sotto ogni aspetto, approfondito con le domande molto specifiche dell’indagine condotta. Questi professionisti sono dunque rappresentanti dell’opinione e delle difficoltà di decine di migliaia di lavoratori.

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Innanzitutto, quindi, occorre sottolineare come il 50% dei partecipanti lavori come Responsabile delle Risorse Umane per medio-grandi aziende, dunque ambienti che, per come sono stati strutturati fino adesso, hanno affrontato sicuramente una serie di cambiamenti importanti nelle proprie attività. Eppure i risultati seguenti sono molto interessanti e, si potrebbe quasi dire, inimmaginabili, testimonianza del fatto che il mondo del lavoro è cambiato probabilmente per sempre. Tutto è stato messo in discussione e ripensato, tra le nuove opportunità ma anche rischi che offre lo Smartworking, a partire dal punto di vista dei dipendenti.

Cos’è il lavoro in Smartworking per dipendenti e aziende

Ben il 75.5% degli intervistati è convinto che lo Smartworking sia un’ottima risorsa per una migliore gestione del lavoro ed è da osservare che nessuno ritiene questa modalità una perdita di tempo o una moda del momento. Questa prima domanda ci dà un’idea di come lo Smartworking sia stato percepito, nel complesso, come un’opportunità di cambiamento.

smartworking risorsa

Tale cambiamento, di fatto, si riflette anche nelle conseguenze positive dell’adozione dello Smartworking, in particolare nell’organizzazione flessibile del lavoro e nel bilanciamento della vita lavorativa con quella privata, i due elementi considerati più importanti per gli intervistati, ancora prima della riduzione dei costi aziendali e del dipendente, sottolineando un sostanziale miglioramento delle condizioni di vita generali.

elementi chiave smartworking

Secondo gli specialisti partecipanti all’indagine, la prima cosa su cui intervenire per garantire questo cambio positivo nelle vite dei lavoratori, adottando lo Smartworking, è il potenziamento della fiducia reciproca tra questi ultimi e i loro responsabili. Insieme all’enorme importanza data alla fiducia gli uni negli altri, naturalmente non possono mancare una nuova impostazione del lavoro per obiettivi e un’implementazione dell’infrastruttura informatica necessaria.

Probabilmente, è proprio grazie a tutti questi fattori che il benessere personale risulta essere l’aspetto migliorato di più in assoluto per i dipendenti in Smartworking, risposta scelta da praticamente l’85% degli intervistati.

Tuttavia, è importante constatare la criticità forse più scontata ma comunque non banale del peggioramento della vita sociale dei dipendenti: quasi il 70% ritiene questo sia l’aspetto maggiormente peggiorato, seguito dall’iperconnessione e superlavoro e un aumento della sedentarietà. Queste sono certamente problematiche per cui trovare delle contromisure, in quanto hanno anche causato nel tempo gravi conseguenze psicologiche.

aspetti negativi smartworking

Dal lato aziendale, lo Smartworking si rivela essere una soluzione molto comoda per la riduzione dei costi, che ovviamente è un fattore di maggior interesse per le aziende.

Al contempo, lo svantaggio maggiore è la difficoltà di comunicazione tra colleghi e/o reparti, cosa che può ovviamente rallentare i processi di lavoro. Da indagare anche la riduzione delle richieste di ferie.

L’organizzazione del lavoro

Si è osservato che la soluzione più efficace per la produttività del personale e la qualità del lavoro, secondo gli intervistati, sia la modalità ibrida, con poca differenza di percentuale di Smartworking settimanale. Questa opinione è nettamente condivisa praticamente dalla totalità delle aziende, dato da non sottovalutare.

smartworking ibrido

Con questo metodo ibrido di Smartworking e lavoro in presenza, si nota anche un cambiamento nelle direttive aziendali. In questo caso, le opzioni più diffuse sono due: o le priorità vengono assegnate dal team leader, oppure si lascia più autonomia ai dipendenti di organizzarsi tra colleghi, ulteriore segno dei nuovi equilibri formatisi nelle aziende.

Da un giorno all’altro, d’altronde, ci si è trovati a lavorare online senza alcuna preparazione e senza sapere per quanto sarebbe rimasta tale la situazione, perciò per una buona parte delle aziende è stato importante fornire comunque delle direttive specifiche a cui attenersi, per gestire in modo ottimale lo Smartworking.

Tuttavia, certo non bastano le sole regole e indicazioni per far lavorare meglio le persone, servono anche attività che possano motivare il personale e queste sono state svolte da solo il 36.8% delle aziende, mentre la maggior parte, il 44.3% non ha organizzato nessun tipo di attività e in generale non sono stati offerti particolari benefit.

Forse anche per queste ragioni sono diminuite le interazioni tra i dipendenti, poiché quasi il 50% degli intervistati dichiara che il lavoro è stato gestito molto più autonomamente. Le riunioni, in ogni caso, sono aumentate considerevolmente, per comunicare il processo di produzione e rimanere allineati, soprattutto quando si tratta di più gruppi di lavoro.

A fine emergenza sanitaria, molte aziende hanno già deciso cosa faranno riguardo lo Smartworking: il 39.7% lo manterrà con la formula ibrida, mentre per il 26.4% rimarrà totalmente. Solamente il 15% vuole assolutamente tornare totalmente in presenza, dato piuttosto coerente con quello dove si indicava la modalità ibrida come quella preferita dalle aziende.

smartworking post emergenza

Un fenomeno molto forte che si è diffuso in particolare negli USA è quello della Great Resignation: molti dipendenti, una volta richiesto loro di tornare in sede a svolgere il loro lavoro, hanno preferito dare le dimissioni. Questo fenomeno ha coinvolto soprattutto aziende del mondo tech e digitale e negli Stati Uniti, comunque, il mondo del lavoro è sicuramente molto più flessibile rispetto a quello italiano dove è più difficile licenziare e licenziarsi. Nell’81% circa delle aziende, infatti, non ci sono state molte dimissioni dovute alla mancanza di Smartworking, probabilmente anche perché si è deciso di mantenere una formula mista in molti casi, come abbiamo visto poco fa.

Dopotutto, gli intervistati dichiarano che la produttività non ha avuto peggioramenti, anzi, in parecchi casi è anche aumentata sensibilmente. Tutto sommato, perciò, è chiaro per tutti che lo Smartworking abbia migliorato le prestazioni e la soddisfazione per il lavoro svolto sia per dipendenti che per aziende, per cui non si rendono necessari cambi di personale dovuti a questa modalità.

Il luogo di lavoro ha, apparentemente, un’importanza relativa nello svolgimento dello Smartworking: metà degli intervistati ci conferma che nessuno dei dipendenti ha deciso di trasferirsi altrove, mentre il resto dichiara che dei dipendenti avrebbero voluto cambiare città o tornare ai loro luoghi d’origine ma in alcuni casi non è stato possibile.

È interessante il dato per cui il 33% si è effettivamente trasferito, perché dimostra uno dei vari fenomeni di migrazione che portano le persone a voler andare a vivere fuori città o anche proprio allontanarsi dai maggiori centri del Nord Italia per trasferirsi al Sud (il cosiddetto Southworking).

Il punto di vista degli HR Specialist

Anche per quanto riguarda i processi di reclutamento, dunque, sono avvenuti dei cambiamenti significativi. Innanzitutto, la quasi totalità dei Responsabili delle Risorse Umane gradisce svolgere i colloqui a distanza, almeno nelle prime fasi di selezione, per concludere poi in presenza.

Ancora più interessante, si è potuto constatare che si è reso molto rilevante scrivere già nell’annuncio di lavoro la possibilità dello Smartworking, con quasi il 90% che ammette che la menzione di tale possibilità può fare la differenza nel trovare le risorse ricercate.

In pratica, è chiaro che per trovare i migliori professionisti a disposizione è fondamentale comunicare la possibilità dello Smartworking, prospettiva completamente nuova nell’acquisizione di talenti.

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Le tecnologie per il lavoro in Smartworking

Per far lavorare efficacemente i dipendenti e le aziende in generale, naturalmente, sono state implementate nuove tecnologie o sono aumentati gli utilizzi di alcune già conosciute e comuni a tutti.

Le prime in assoluto per utilizzo sono ovviamente i software di video conference come Zoom, Skype o Google Meet, seguiti a ruota dal classico pacchetto Office. A questi però si aggiungono gli strumenti di instant messaging, come Whatsapp.

Le aziende inoltre hanno deciso di fornire anche hardware adeguati, addirittura facendo fatica a trovarli a causa dell’enorme richiesta durante questo periodo. Infatti, il 71.7% delle aziende ha dato ai dipendenti un notebook e il 57.5% uno smartphone con cui lavorare, ormai due strumenti indispensabili quando si tratta di Smartworking.

Le risposte date dai professionisti di HR, per concludere, sono coerenti con quello che anche Digital Coach ha constatato con le aziende con cui collabora e rendono evidente il fatto che lo Smartworking farà sempre più parte del futuro del mondo del lavoro, in Italia come all’estero.

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