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Marketing museale: strategia e innovazione per valorizzare la cultura

Marketing museale: cosa rappresenta e di cosa si occupa questa branca del web marketing?

Il rapporto tra arte e social non è da tutti accettato: mescolare il sacro ed il profano per i più tradizionalisti ha il sapore del tradimento. Ma per tutti è così? Basti pensare all’effetto Ferragnez alla Galleria Degli Uffizi.

I promotori di nuove strategie per attirare i giovani al museo è naturale che apprezzino i social, favorendo la nascita di una nuova frontiera del marketing composta da influencer come nuovi ambassador della cultura museale. Potrebbe essere proprio questa la nuova veste del Marketing museale?

Una delle grandi sfide dei musei è superare il concetto di luogo noioso, chiuso nei suoi stereotipi ed incapace di aprirsi alla modernità. Pare però che questo scoglio sia stato superato e già da tempo i musei hanno adottato forme di comunicazione digital tramite campagne di marketing museale sui social in grado di avvicinarsi a quella fetta di pubblico più giovane prima inafferrabile.

I musei hanno la funzione di rifugio del nostro patrimonio culturale ed artistico, attraverso il quale lo stesso viene valorizzato. Grazie a questi enti è possibile tramandare un’eredità culturale a chi verrà dopo di noi, dove la bellezza, la storia, il sapere è reso accessibile a tutti. E con il marketing museale tale patrimonio sarà proprio alla portata di tutti.

Di solito un museo di per sé è già una calamita, forte del suo fascino, bellezza, storicità. Ma ai giorni di oggi non basta: per quanto utile tutto ciò, la comunicazione si è dovuta adeguare al cambiamento. Vi è sempre più la necessità di una comunicazione che rispetti gli interessi dei consumatori (in questo caso di cultura), suscitare curiosità e primeggiare sulla concorrenza.

Ti posso anticipare che, come vedremo, il marketing museale ha molto a che fare con il marketing territoriale, così come con il web marketing turistico, ma ne costituisce un segmento a sé.

Procediamo per gradi e iniziamo ad analizzare da quali elementi è costituito.

Marketing museale: cos’è il museo? Una definizione

Ammettilo, ti ho spaventato: starai pensando che ti racconterò tutta la storia del museo partendo dall’etimologia che fa evidente riferimento alle Muse, che nella mitologia greca erano le nove figlie di Zeus e Mnemosine, dea della Memoria, e bla bla bla…

Ok,  lo so che vai di fretta, perciò ti risparmierò l’excursus sull’evoluzione del concetto di museo, ma ti chiedo: sapresti dire cos’è un museo?

Sono consapevole che sai già empiricamente cosa sia un museo e che probabilmente ne hai visitati diversi, ma sapresti darne una definizione?

Dai, non preoccuparti, ci ha già pensato l’ICOM  – International Council Of Museums – (UNESCO) a dare quella ufficiale e di riferimento per la comunità internazionale, risultato di una costante e significativa evoluzione terminologica e concettuale, iniziata nel 1948.

Nell’articolo 2.1 dello Statuto del Consiglio internazionale dei musei si legge:

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. E’ aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiale e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto.”

L’esposizione museale nasce con una funzione ben precisa: conservare e valorizzare il patrimonio culturale, artistico e storico di una nazione così da poter diventare patrimonio di tutti. Ma per farlo deve essere reso accessibile a tutti e quindi alla portata di tutti. Oltre a custodire, il museo comunica, valorizza ma senza visitatori muore. A tutto ciò è legata la sopravvivenza delle strutture museali.

Il marketing museale non è altro che un modo di offrire un servizio a un pubblico ampio e variegato in maniera efficace: le strategie di comunicazione museale quindi ha lo scopo di avvicinare l’offerta alle esigenze culturali dei visitatori o potenziali. Negli anni il numero di persone che frequenta i musei è cresciuto come è aumentata la consapevolezza e le esigenze nei confronti dell’esperienza museale.

Il museo, come ogni altra attività, può trarre beneficio dall’online.
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Le 3 funzioni chiave di un museo

Da questa definizione, così completa e, a mio avviso, illuminante si deduce che i tre principali compiti del Museo oggi sono:

  • ricerca
  • conservazione
  • comunicazione

Ed è a partire da quest’ultimo aspetto, cioè dalla comunicazione, che nasce il concetto di marketing museale.

marketing museale funzioni

Secondo la vecchia concezione il museo era centrato sugli oggetti, in primis sulla loro conservazione, intesa come inventario, catalogazione, manutenzione, salvaguardia e custodia attraverso un’opportuna collocazione. Il nuovo museo invece, come sottolinea quel soprattutto, è centrato sull’orientamento del visitatore, seppur non tralasciando gli aspetti conservativi e di ricerca.

Negli ultimi anni il ruolo del pubblico è diventato centrale. Questa evoluzione dipende da un lato dal crescente afflusso dei visitatori e dalla loro sempre maggiore consapevolezza, informazione e qualità, dall’altro dall’offerta museale che diventa ogni giorno più coinvolgente ed interattiva.

Marketing museale: cos’è il marketing? Una definizione

Per par condicio ora ti riporto invece la definizione di marketing offerta da Philip Kotler, considerato uno dei massimi esperti e pionieri del marketing management. Nella sua rinomata opera Marketing Management, Philip Kotler ci fornisce una definizione semplice ed esplicativa:

“Il marketing consiste nell’individuazione e nel soddisfacimento dei bisogni umani e sociali”

E continua descrivendolo come quel:

 “Processo sociale attraverso il quale gli individui e i gruppi ottengono ciò di cui hanno bisogno attraverso la creazione, l’offerta e lo scambio di prodotti e di servizi di valore”. 

Volendo poi riportare il concetto di marketing nell’ambito specifico dei musei la definizione più calzante è, a mio avviso, quella proposta da P. Lewis la cui genesi professionale, non a caso, deriva dall’attività museale e non da quella commerciale. In Museums and Marketing scrive:

“Il marketing è il processo di management che conferma la missione di un museo o una galleria ed è responsabile dell’efficiente identificazione, anticipazione e soddisfazione dei bisogni dei suoi utilizzatori”. Aggiunge anche che “sarebbe auspicabile parlare di consumatori piuttosto che avventurieri, meglio ancora di turisti, più che di consumatori, di visitatori, più che di turisti, e di utilizzatori più che di visitatori”.

Il marketing museale viene dunque inteso come un processo non casuale finalizzato al raggiungimento della missione, che si pone al servizio del museo e cerca di avvicinare l’offerta ai desideri di un potenziale pubblico interessato all’arte.

In pratica il museo dovrebbe riuscire a conservare e valorizzare il proprio patrimonio e, contemporaneamente, gestire efficacemente i finanziamenti – sia pubblici che privati – al fine di soddisfare le esigenze culturali del proprio target.  Questa operazione creerebbe oltretutto un utile indotto che comporterebbe indirettamente vantaggi economici anche per la comunità locale e per gli operatori del territorio.

Strategie di marketing museale

Ma come riuscire a gestire la complessa rete di interessi composta da consumatori, stakeholder (cioè quei soggetti portatori di interessi nei confronti di un determinato progetto economico), finanziatori pubblici, imprenditori locali senza peraltro snaturare l’istituzione-museo?

Bisogna considerare che a tutt’oggi il gap ontologico tra il mondo della cultura con quello aziendale-economico non è stato del tutto colmato; molto spesso questi due mondi parlano linguaggi diversi e si sentono minacciati l’uno dalla presenza dell’altro.

Tuttavia appare evidente che la gestione e la valorizzazione dei beni culturali oggi non può prescindere da precise strategie di marketing e di comunicazione, essenziali nella promozione di un singolo evento artistico così come nell’intera gestione di un museo o di qualsiasi altro istituto culturale.

Oggi ogni museo è chiamato a fare i conti con il proprio bilancio e con le risorse disponibili, così la valorizzazione del proprio patrimonio e dei propri eventi sono fondamentali per il sostentamento dello stesso ente culturale.
La buona riuscita di un evento culturale dipende in larga misura dalla sua preliminare capacità di essere comunicato efficacemente.

Spesso però per la gestione di un museo o per l’organizzazione di eventi culturali sono chiamati umanisti provenienti da percorsi formativi con scarse nozioni di marketing culturale e comunicazione.

Tuttavia come qualsiasi altro ambito, anche questo, come abbiamo visto, necessita di efficaci strategie di marketing per le quali sono necessarie le giuste figure professionali.

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Un esempio piuttosto inefficace di marketing museale portato dall’improvvisazione o quantomeno da una strategia non proiettata sul lungo termine è quello delle mostre-evento. Questo genere di iniziative può anche risultare di per sé interessante e capace di attrarre grandi numeri di visitatori, ma solitamente catalizza l’attenzione del pubblico solo per un periodo limitato di tempo, lasciando poi ritornare nell’oblio la struttura che ha ospitato l’evento.

Spesso, inoltre, questo tipo di mostre fa inorridire i critici d’arte e, in generale, i puristi della cultura, perché, pur di andare incontro alla “massa”, non approfondisce veramente l’argomento trattato, rimanendo piuttosto superficiale e mancando di rigore filologico nell’allestimento.

Questa critica, che di primo acchito potrebbe sembrare solo una considerazione snob (e forse un pochino lo è), tuttavia porta con sé una profonda conoscenza del ruolo dell’istituzione museo anche in termini di interazioni col territorio. 

Questi eventi sono infatti solitamente slegati dal contesto e si risolvono come una sorta di cattedrale nel deserto, incapaci di alimentare la fitta trama di relazioni che intercorrono tra il museo e gli elementi storici ed etnoantropologici del territorio.

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Come di si definisce una strategia di marketing museale

Naturalmente esistono anche delle strategie di marketing museale valide e funzionali e sono quelle che partono dall‘analisi approfondita dell’istituto da promuovere, inteso come un organismo che interagisce culturalmente sì, ma anche economicamente, col territorio in cui si trova.

L’iter corretto in tal senso è quello che partendo dalla piena consapevolezza delle radici storiche, culturali e locali del museo passa, solo successivamente, alla formulazione della vera e propria strategia di marketing.

marketing museale strategia

La progettazione strategica di marketing museale deve avvenire attraverso un’efficace organizzazione basata su:

  • Sistema di informazione efficace;
  • Sistema di pianificazione delle azioni;
  • Sistema di controllo dei risultati.

Si analizzano quindi le risorse interne all’istituto culturale da promuovere e si definisce il pubblico mirato da intercettare.

Come per qualsiasi altro bene o servizio, anche nel marketing museale, si tratta di realizzare una strategia che miri ad aumentare la brand awareness e la brand reputation di quel determinato museo – o rete di musei – presso i segmenti di target prescelti. Per farlo oggi non si può prescindere dall’uso del web e dei social network, ed è per questo che si sente sempre più parlare di web marketing museale.

Web marketing museale: come promuovere la cultura online

Oggi, com’è noto, per avere visibilità è necessario non solo essere presenti online, ma saper sfruttare tutti i canali e gli strumenti digitali nella maniera più opportuna.

Genericamente possiamo dire che mentre Google viene consultato più per specifiche necessità informative, i social sono utilizzati principalmente per interagire, condividere, comunicare e di re la propria insomma.

web-marketing-museale

Anche i musei, quindi, se sono disposti ad aggiornarsi e ad aprirsi senza pregiudizi culturali all’innovazione, oggi hanno molti più strumenti per farsi conoscere e valorizzare le proprie collezioni e mostre attraverso strumenti digitali che coniugano perfettamente innovazione e tradizione.   

Attraverso le rete, infatti, possono raccogliere consenso, diffondere informazioni, creare community, insomma fare marketing digitale mirato e vincente.

I continui tagli di budget alla cultura di sicuro influiscono al diffondersi dei social media: i direttori sono spesso costretti a cercare delle fonti di sostentamento alternative  per i propri musei. 

I musei minori potrebbero invece attivare una gestione “a rete” dei servizi dedicati alla comunicazione, riducendo, in tal modo, i costi di gestione per le singole istituzioni.

Il museo deve essere in primis ben pubblicizzato e facile da trovare sui motori di ricerca: l’utente oggi, si sa, è sempre più esigente, anche perché è in grado di confrontare in modo rapido e semplice diverse proposte, valutando velocemente quella per lui più interessante e conveniente.

Come per tutto il settore del web marketing turistico poi ha una particolare importanza la capacità di coinvolgere emotivamente. Questo si ottiene soprattutto attraverso l’evocazione di stili di vita e simboli: trasformando insomma la visita ad un museo in un’esperienza unica e di forte impatto emotivo. 

I siti internet e, ancor di più, le pagine social rappresentano lo strumento principe di questo tipo di comunicazione che si sviluppa:

  • utilizzando le tecniche narrative dello Storytelling esperenziale cioè la capacità di raccontare, ad esempio attraverso immagini evocative, storie significative capaci di influenzare le scelte dei consumatori;
  • produrre, programmare e condividere sistematicamente sul web contenuti di valore in grado di coinvolgere l’utente ancora prima della visita.

Per ogni social network – Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat – devono essere create campagne promozionali ed iniziative ad hoc legate ai diversi target di riferimento ed obiettivi da raggiungere. Per questo motivo oggi i musei, e purtroppo non è ancora così,  non dovrebbero prescindere dall’attuare mirati investimenti sulle professionalità addette alla comunicazione, anche per quanto riguarda la gestione dei profili social.

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Web marketing museale: cosa non deve mancare

Per parlare di web marketing museale, sintetizzando molto, non devono mancare queste attività:

  • informare, accogliere e rispondere tempestivamente a richieste di ulteriori informazioni e ad eventuali critiche;
  • fornire e condividere contenuti interessanti ed evocativi;
  • evitare di eccedere nelle comunicazioni, se non rilevanti;
  • usare un tono semplice ed immediato, tipico dei social, senza tuttavia svilire l’autorevolezza dell’istituzione.

In conclusione, il diffondersi dei social media sta contribuendo all’affermazione di una nuova visione di museo, il cosiddetto “participatory museum” o “museo relazionale”, ovvero un luogo in cui  l’aspetto dinamico ed interattivo dell’utente rispetto all’esperienza che sta vivendo sono fondamentali.

Le strategie digitali andrebbero adottate coerentemente con la mission del singolo istituto, integrando e facendo comunicare tra loro i diversi canali digitali utilizzati.  

Per i musei italiani, in particolare, accogliere l’innovazione significherebbe superare finalmente le ancestrali riserve mentali legate ad una visione conservatrice della cultura e coinvolgere un pubblico più vasto sì, ma non per questo di scarso valore. 

Marketing Museale: esempi

Un esempio molto interessante di marketing museale recente del Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – sempre più attivo a livello social per promuovere i musei italiani.

Presente su Facebook, Twitter e Instagram, è, a mio avviso su quest’ultima piattaforma, a dare il meglio di sé.
Sotto il nickname di MuseItaliani, che è anche un hashtag, il Ministero pubblica quotidianamente foto di musei e luoghi di cultura, ma soprattutto lancia delle campagne promozionali, spesso integrate poi con gli altri social e con la pubblicità in tv.

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Un esempio particolarmente significativo è quello della campagna di comunicazione “L’arte ti somiglia” che, partita come pubblicità istituzionale per la televisione, è poi stata promossa su Instagram, Twitter e Facebook attraverso l’hashtag #lartetisomiglia.

Lo spot televisivo, realizzato in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia per la regia di Paolo Santamaria e lanciato sul finire del 2016, ha aperto la strada ad una campagna ad ampio raggio, che proseguirà nel corso del 2017.

L’idea suggestiva di partenza è un gioco di somiglianze tra alcune opere conservate nei musei da visitare e i volti di persone comuni che le evocano. Il tutto accompagnato da una serie di messaggi con cui catturare l’interesse dei visitatori, magari risvegliando il loro senso patriottico: “L’Arte ti somiglia”, “E’ parte di te”, “E’ il tuo patrimonio”.

Lo spot si chiude con la call to action che invita a visitare i musei italiani.

Tra le opere scelte per rappresentare la ‘fusione’ tra i capolavori e i visitatori spiccano tra l’altro il ‘Busto di Caracalla’, inizi III secolo d.C, conservato a Napoli nel Museo Archeologico Nazionale, l’Autoritratto con figure’ (1593 circa) di Annibale Carracci custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera, il ‘Ritratto di Isa in abito nero’ (1935) di Giorgio De Chirico. Nello spot compare anche la villa dei Misteri, ciclo pittorico del Triclinio, degli Scavi di Pompei.

web-marketing-museale

Fare web marketing museale sui canali social per il Mibact è diventata una sana abitudine.

È in questo contesto che spiccano le recenti iniziative come quella per la festa della donna, lanciata dall’eloquente hashtag #8marzoalmuseo, con l’invito per tutte le donne a visitare gratuitamente i luoghi di cultura statali o quella proprio di questi giorni #creaturefantastiche che invita a cercare nei musei italiani i mostri e le figure fantastiche e a condividerli con l’hashtag #marzoalmuseo.

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Strategie di comunicazione museale online

Un numero sempre maggiore di professionisti museali nell’era del digitale si stanno avvalendo di questo metodo per valorizzare la propria esposizione in una fase in cui la fruizione in presenza è minata dalla pandemia e dove invece, in una realtà forse non del tutto nuova, sta spopolando il museo online. 

Non tutti i musei italiani, però, sono stati spiazzati da questa nuova situazione. Infatti, alcuni musei già in periodi non sospetti avevano iniziato il loro processo di digitalizzazione, attraverso la realizzazione di un museo online e/o tour virtuali

Un esempio è il MArTA, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Nato nel 1887, esso rappresenta uno dei più importanti musei archeologici d’Italia, conserva al suo interno una delle collezioni più grandi risalenti all’epoca della Magna Grecia, tra cui spiccano i famosi Ori di Taranto. Oggi conosceremo il MArTA, attraverso le parole della Dott.ssa Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo.

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Quando è nata l’esigenza di un museo online?

eva degl innocenti direttrice

L’esigenza di un museo online è nata nel 2016 grazie al progetto Museo MArTA 3.0 finanziato nell’ambito del Pon Cultura e Sviluppo, i fondi Fesr che abbiamo dedicato interamente all’innovazione e digitalizzazione del museo, ben prima del Piano Triennale per la Digitalizzazione e innovazione dei musei creato dalla direzione generale dei musei, emesso nel 2019.

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Quali strumenti e strategie digitali adottate?

eva degl innocenti direttrice

scopri il museo online virtualeAbbiamo una piattaforma digitale che non è un semplice sito internet, ma prevede anche una sezione chiamata Mediateca, con contenuti digitali. Infatti, abbiamo creato un progetto di 40.000 reperti del museo digitalizzati, in open data e open source che metteremo a disposizione di tutti, condivisi su questa piattaforma online, che si presenta in 8 lingue.

Pochi musei in Europa possiedono un sito internet, che in realtà è una piattaforma digitale, ed il MArTA è il primo fra tutti ad ospitare il catalogo digitale delle opere, composto da 40.000 reperti open data, tra cui oltre 5000 immagini stereoscopiche.

Nelle nostre strategie per il museo online rientra l’attività del Fablab, ovvero un laboratorio di artigianato digitale all’interno del proprio museo in modo strutturato e che è dedicato alle riproduzioni con stampanti 3d e laser scanner delle collezioni archeologiche del museo. Siamo il primo museo nazionale italiano ad aver realizzato un Fablab.

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Quali opportunità avete colto con il museo online?

eva degl innocenti direttrice

Le opportunità offerte dal museo online sono numerose, lo vediamo in questi giorni con il tour virtuale 3d, da noi creato in formato bilingue (italiano e inglese), riguardante tutte le collezioni museali oggi esposte. Stiamo parlando di circa 6000 m² di museo! Da ciò è scaturita una grande curiosità, ma anche un grande successo.

Pensiamo di raggiungere entro il 31 Dicembre 2020 il 100% degli incassi avuti nello stesso periodo del 2019 a museo aperto, questo perché il tour virtuale 3d è stato collegato ad una piattaforma di crowdfunding, nella quale tutti coloro che vogliono possono fare una donazione al museo. Tali donazioni sono finalizzate ad investimenti nella ricerca, al finanziamento di contratti per i giovani studiosi, o ancora ad attività di valorizzazione sul territorio; pertanto c’è anche la possibilità per il pubblico, di contribuire alla valorizzazione della città di Taranto e del territorio.

In cambio di queste donazioni, i donatori ricevono in regalo il tour virtuale e lo possono regalare anche ad amici o parenti. A tal fine abbiamo creato la MArTA Christmas card, una carta digitale che fornisce in regalo il tour virtuale. Questo è un successo che abbiamo ottenuto sicuramente grazie al museo online.

museo virtuale marta

Inoltre il Fablab (laboratorio di artigianato completamente digitale) sta riscuotendo un notevole successo attraverso l’E-learning, l’attività di didattica a distanza con cui ragazzi e adulti possono iscriversi (gratuitamente), per imparare a riprodurre a distanza un’opera in 3d, o ad esempio ad utilizzare la piattaforma di robotica: Sketchfab. Successivamente è possibile ritirare l’oggetto riprodotto attraverso questi free software presso il museo.

Un’ulteriore opportunità e successo derivante dal museo digitale è stata la digitalizzazione attraverso il progetto Li-fi. Siamo il primo museo nazionale italiano ad aver creato e tra l’altro portato già a conclusione il progetto Li-fi, che utilizza la tecnica Light fidelity, quindi luci emesse da un Led che utilizza onde luminose (e non radio come il Wi-fi). Un sistema molto più affidabile del Wi-fi.

Quindi, abbiamo creato un’app che permette di fornire gratuitamente a ogni visitatore non solo informazioni testuali, ma anche audio video per tutti i visitatori, anche per le persone con disabilità, perché il tutto è tradotto nella lingua dei segni. Inoltre, i contenuti, sono realizzati e forniti in base ai diversi target di pubblico, così i ragazzi hanno dei contenuti ad hoc e ai bambini è dedicato un sistema di giochi che rendono la visita più interattiva.

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Come ha reagito il pubblico a questa innovazione?

eva degl innocenti direttrice

Il pubblico ha reagito molto bene, tant’è che il tour virtuale 3d ha raggiunto un successo da noi insperato, ed è riuscito a compensare la chiusura del museo a seguito dei diversi Dpcm, tanto da permetterci di raggiungere introiti dal museo online, come se il museo fosse regolarmente aperto. Questo è un dato molto interessante. Noi non pensiamo che il museo online debba sostituire l’esperienza fisica, ma crediamo che la digitalizzazione, l’innovazione e la tecnologia siano complementari alla visita in presenza.

Anche dal punto di vista dei social network abbiamo registrato un successo di pubblico considerevole; ad esempio durante il primo lockdown, su Facebook abbiamo ottenuto un incremento di pubblico del 300%, e abbiamo registrato più di 100000 nuovi utenti unici; ma anche su Instagram, Twitter e sul canale YouTube, nel quale creiamo contenuti e archivi per le nostre iniziative.

A ciò si aggiunge il successo dei “Mercoledì del MArTA”, si tratta di conferenze tenute da studiosi di caratura internazionale che vengono trasmesse in diretta su Facebook e YouTube, in modo tale che il pubblico possa assistere in diretta streaming alla conferenza. Dunque ciò che è migliorato è il rapporto con il pubblico, adesso più interattivo, emozionale ed empatico. Così, in realtà, anche nei mesi di lockdown, abbiamo incrementato la fidelizzazione del nostro pubblico, nonostante la drammaticità della situazione.

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Quale futuro prevede per il museo virtuale online?

eva degl innocenti direttrice

Museo tradizionale e museo online devono coabitare e coesistere, anzi noi abbiamo verificato l’importanza dei contenuti digitali non solo all’interno del museo, infatti il Li-fi, in realtà è un’app che si scarica una volta all’interno del museo, data la necessità di aver le opere dinanzi per utilizzarla.

In effetti, i contenuti vengono inviati su smartphone o tablet nel momento in cui ci si trova vicino alla vetrina, dato che, questo sistema di luci, di led, attraverso questo nuovo tipo di connettività riesce a percepire ed individuare gli spettatori e quindi erogare i contenuti.

Noi intendiamo continuare a creare dei contenuti digitali gratuiti, e non solo. Come nell’esempio precedente della donazione, anche questo riuscirà a far cambiare un po’ il paradigma, soprattutto dei musei pubblici. Far comprendere al pubblico che la cultura ha un costo, e come lo ha per noi, è giusto che lo abbia anche per gli utenti.

Inoltre è importante che alcuni contenuti digitali di alta qualità non siano erogati gratuitamente, ma, è necessario effettuare delle donazioni o addirittura un acquisto di servizi. Si parla molto della piattaforma della cultura, simile a Netflix, questo potrebbe essere un progetto molto interessante.

il museo digitaleDunque le due cose devono coesistere, il museo digitale non può sostituire quello reale, ma si deve creare un buon equilibrio tra le due parti, il che non è sempre semplice.

Un esempio è ciò che abbiamo fatto con il Fablab, cioè, lavorando a distanza anche con centinaia di utenti che non conosciamo, ma con i quali creiamo un legame, perché per recuperare quell’oggetto riprodotto con stampante 3d, essi devono recarsi al museo e quindi creiamo l’incoming sul museo, però anche la conoscenza reale rispetto alle collezioni.

Questi sono processi importanti che ci piace chiamare “dai bit agli atomi, ovvero attività digitale a distanza che però si trasforma in atomo, perché si trasforma in esperienza reale e, viceversa, il visitatore fisico che usufruisce della piattaforma digitale, in cui sono presenti contenuti digitali, anche free, i quali vengono aggiornati continuamente.

Dunque, per creare un buon rapporto con il pubblico è importante che che ci sia un’esperienza completa: prima, durante e dopo la visita. La concepiamo come una fidelizzazione ulteriore del pubblico; il legame non deve perdersi mai. Ad esempio, se un visitatore viene dagli Stati Uniti e ha visto una volta il MArTA, dobbiamo poter raggiungerlo nel luogo in cui si trova, questa connessione deve essere sempre presente, la persona deve entrare e sentirsi parte di una community.

Conclusione

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto è il chiaro esempio di come anche i cosiddetti settori tradizionali, come quello riferibile ai musei, stiano compiendo un profondo processo di digitalizzazione e innovazione per rispondere alle esigenze presenti e future.

Il MArTA da questo punto di vista, rappresenta uno dei più virtuosi musei italiani ed europei. Senza snaturare la classica esperienza del museo, ha aggiunto delle componenti digitali all’avanguardia che hanno reso il museo online un fattore molto importante nell’offerta del museo, che svolge, al tempo stesso, una funzione complementare al museo tradizionale.

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5 Commenti

  1. Maria Elena Massarelli

    Ho studiato marketing dell’arte ed effettivamente gli enti culturali devono e possono essere più “digital” anche se negli ultimi anni sono migliorati molto. Si potrebbe per esempio mettere a confronto gli enti italiani con gli enti stranieri culturali e analizzare le differenze sull’uso dei social :)

  2. Lorenzo Auteri

    Bhe, adottiamo strategie e pianificazioni perfino con prodotti e servizi di infimo valore, sviluppare e aggiornare la comunicazione e l’erogazione di servizi legati alla conservazione della nostra cultura collettiva, direi che è altrettanto importante, come minimo.

  3. Silvia

    Esiste un corso dedicato per approfondire questi temi legati ai musei e alla cultura?

  4. Anna Villafrate

    Articolo davvero completo e interessante su un’area estremamente specialistica, in cui il markting digitale si mescola con quello tradizionale, in una perfetta fusione e in cui i social giocano un ruolo fondamentale.

  5. Mila Orsini

    Molto interessante. Una lettura obbligata per gli addetti ai lavori che operano nel settore della Cultura

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