Rebranding: cos’è, come farlo in 4 step ed esempi famosi

Il rebranding è l’evoluzione dell’identità di un’azienda tramite l’utilizzo di varie strategie, in grado di aggiornarla o in alcuni casi cambiarla. Sicuramente ne avrai sentito parlare o indirettamente l’hai visto, ma se non hai mai approfondito il discorso, questo è il posto giusto.

La vita di un’azienda può essere breve o lunga, ma un aspetto da considerare quando si è un imprenditore è il cambiamento. Tutto cresce e muta alla velocità della luce e chi pensa che fare sempre la stessa cosa porti agli stessi risultati in diversi momenti, sbaglia.

Attenzione, non è obbligatorio né conveniente fare sempre il processo di rebranding, ma non bisogna neanche sottovalutare questa trasformazione. Questo perché, prima di attuare la strategia, è fondamentale capire ed individuare se è necessario attuare un cambiamento totale o parziale in base alla propria situazione aziendale. Se sei interessato a capire quali solo i ruoli e come compiere questa evoluzione per il tuo brand, la certificazione Web Marketing Specialist di Digital Coach potrebbe fare al caso tuo.

Detto ciò in questo articolo troverai:

  • cos’è il rebranding;
  • 5 aspetti da considerare;
  • come attuarlo in 4 step;
  • esempi di successo.

Cos’è il rebranding

Il rebranding è una strategia di marketing, adottata da molte aziende per cambiare la propria brand identity. Infatti spesso, questo procedimento, andrà a modificare il marchio, lo slogan, il design del logo e a volte anche il nome del brand. Questo nuovo cambio d’identità, viene sempre più tenuta in considerazione dalle aziende per il semplice motivo che siamo di fronte alla nascita di nuovi mercati, la realtà è in continua evoluzione e adattarsi non è una passeggiata.

Un punto fondamentale è che ogni azienda ha un contesto diverso dalle altre. Perciò rebrandizzare un’attività non è mai uguale, poiché dovrà essere compiuto dopo aver fatto uno studio strategico, in base alle necessità dell’azienda in un preciso momento. Tutto questo per il raggiungimento di un unico obbiettivo: rinforzare il brand e perciò riclassificare l’azienda sul mercato.

Esattamente per questo, in base ai bisogni dell’azienda, esistono 2 tipi di cambiamento:

  1. rebranding parziale, utilizzato per modifiche specifiche che andranno a migliorare il marchio. Per esempio cambiamenti ad una linea di prodotti o piccole modifiche al colore del logo;
  2. rebranding totale, effettuato nel caso in cui vengono fatte modifiche più complesse, andando a toccare elementi fondamentali per l’azienda. Come le strategie di comunicazione, il target, il nome del brand, il marchio e anche il posizionamento sul mercato.

Quando fare rebranding

Il processo di rebranding porta al cambiamento del nome del brand, del colore, del marchio o di qualsiasi altra caratteristica che potrà migliorare le condizioni di un’azienda, lasciarle invariate o addirittura peggiorarle. Ecco che diventa implicito analizzare costantemente i dati per capire se un possibile cambiamento potrebbe portare dei vantaggi.

Grazie a questa analisi si può capire se l’aspettativa coincide con la realtà della vendita o con la considerazione del prodotto. Se mancano questi fattori è il caso di intervenire e realizzare una strategia che andrà a rafforzare il brand dell’azienda e perciò posizionarsi nei nuovi mercati.

Eseguire questa strategia di marketing non significa semplicemente cambiare il colore del prodotto ma è un processo molto più articolato che riguarda anche i valori e la mission dell’azienda. Quindi bisogna riflettere bene su quando e come attuare un piano di rebranding.

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Gli aspetti da considerare

Ma perché le aziende attuano questo processo? I 5 motivi del rebranding che muovono le aziende sono:

  1. Il pubblico è cambiato. Se un’azienda si trova di fronte ad un mutamento a livello di target è naturale che deve pensare a come allinearsi con quest’ultimo. Stessa cosa se cambiano i trend, perché quello che va bene oggi non è detto che andrà bene domani. Basti pensare a livello di digital marketing come si trasformano costantemente i trend. Per questo motivo una strategia di marketing può essere una buona soluzione.
  2. Migliorare la reputazione del brand. Capita in molti casi che per una serie di motivi il brand/servizio abbia bisogno di riqualificarsi. Una strategia di rebranding anche in questo caso può favorire l’avvicinamento col pubblico, creare una nuova segmentazione che conviva col problema del brand o ricreare la fiducia persa del consumatore.
  3. L’azienda si è ampliata. Se quest’ultima ha deciso di ampliare il mercato e di espandersi deve essere preso in considerazione il fatto di dargli una nuova identità. Questa deve essere in linea con le aspettative dei nuovi consumatori e del nuovo ambiente.
  4. Errata segmentazione dell’offerta. In un ambiente come il marketing uno degli errori più comuni è quello di rivolgersi allo stesso modo a diversi consumatori. Se sto vendendo B2B non posso pensare di rivolgermi ugualmente ai consumatori quando vendo B2C e viceversa. Il pubblico diventa confuso perché non capisce in modo corretto quello che gli viene proposto.
  5. Il prodotto/servizio si sta avvicinando al termine del suo ciclo di vita. Quando le vendite di questo sono in calo e il cambiamento è iniziato, bisognerà decidere se abbandonare del tutto il prodotto o fare un’operazione di rebranding.

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Come fare rebranding in 4 step

Abbiamo visto i motivi per cui un professionista o un’impresa dovrebbe fare un tipo di rebranding. Ora cerchiamo di capire come attuarlo nel migliore dei modi.

Conosci la frase di Warren G. Bennis “Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto”? È ricollegabile al concetto di innovazione dell’identity aziendale. Se i tuoi incassi vanno male, se ti stai espandendo, se è cambiato il tuo pubblico e non fai niente per cambiare, resterai fermo allo stesso punto.

Ti spiego come fare una buona strategia, tenendo sempre a mente che tutto può variare da caso a caso:

  1. Analisi. Cerca di approfondire la situazione attuale del tuo prodotto/servizio/azienda ed individua quelli che sono i punti di forza, di debolezza, le opportunità e le minacce. Questo passaggio lo devi fare non solo in relazione alla tua impresa ma anche ai competitor. Cerca di capire cos’ha un altro brand che il tuo non possiede; non lo copiare, ma utilizza quei dati nella tua strategia.
  2. Brand concept. In questa seconda fase concentrati sulla mission, sui valori e sull’identità dell’azienda. Cosa vuoi trasmettere? Qual è il tuo obiettivo?
  3. Pubblico. Considera sempre a chi ti stai rivolgendo, può sembrare una cosa scontata, ma non lo è. È fondamentale avere ben chiaro chi è il nostro cliente, cosa desidera, che interessi ha. Solo in questo modo potrai catturare la sua attenzione. Capisci la sua necessità, il suo problema e forniscigli la soluzione. 
  4. Brand identity. Una volta strutturati ed approfonditi questi step c’è il passaggio finale che riguarda l’aspetto grafico, visivo e testuale del prodotto. Tieni sempre bene a mente le fasi precedenti e cerca di racchiuderle anche nella tua identità visiva. Ridisegna il marchio, metti mano al sito web, utilizza una nuova strategia di comunicazione che trasmetta i tuoi valori. 

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Esempi di rebranding famosi

Come avrai capito il processo di rebranding è fondamentale in alcuni casi, ma non sempre è necessario un cambiamento drastico. Ecco alcune case history interessanti:

Volkswagen

Analizzando il caso Volkswagen bisogna andare agli inizi con il primo modello creato dall’azienda tedesca, il ‘Maggiolino’. La macchina è stata creata per il popolo, per fare in modo che fosse adatta a tutti e così è stato. Successivamente la ditta è diventata il simbolo della rivoluzione industriale e ha iniziato ad apportare delle leggere modifiche al logo, che nel tempo ha sempre mantenuto la sua forma originale.

Diversi anni dopo il regime nazista, l’azienda tedesca ha dovuto affrontare lo scandalo chiamato ‘dieselgate’ (scandalo sulle emissioni) e di conseguenza ha adottato un strategia di rebranding reattivo. Dietro questa decisione secondo il responsabile marketing dell’azienda, Jochen Sengpiehl, c’è stato anche un motivo emozionale.

Dalle indagini è emerso che Volkswagen aveva un’impronta troppo tedesca che prendeva le distanze dal grande pubblico. «La grande sfida è capire come introdurre le persone al mondo “elettrico”, vogliamo che le persone si divertano con noi». Dobbiamo diventare più colorati», così aveva affermato il CEO dell’azienda. Da qui è iniziato il cambiamento parziale di brand sullo stile e sui valori che l’impresa tedesca voleva trasmettere legato in particolare alle automobili elettriche.

Dropbox

Dropbox ha avuto un rebranding costante in 10 anni ma a tratti impercettibile. L’azienda americana che si occupa di file hosting ha iniziato il suo percorso, a livello di brand, con dimensioni 3D e con i colori che volevano ispirare fiducia sulle tonalità dell’azzurro. Nel 2007 infatti, Drew Houston CEO di Dropbox progetta la prima identità grafica con l’immagine di questa scatola che esprime la funzionalità del servizio: archiviare e raccogliere dati. Successivamente inizia il viaggio verso il flat design in concomitanza con la creazione dell’app per Ios.

Piano piano si appiattisce la scatola iniziale e questa diventa la nuova identità visiva del brand. Dropbox descrive così il proprio marchio: “Il logo è semplice, funzionale e pensiamo sia un po’ come noi. È riconoscibile sia nel piccolo che nel grande formato, funziona a colori e in bianco e nero ed è fatto di forme solide e robuste che reggono bene in ambienti fisici. È costruito per durare”. La loro intenzione è quindi quella di adeguarsi al cambiamento senza perdere la propria identità e facendo capire all’utente come di questo brand ci si possa fidare.

Il vero cambiamento avviene nel 2015 quando, insieme allo studio di design Collins, Dropbox decide per un rinnovamento totale di identità che vuole rappresentare la rivoluzione del mondo digitale e non solo. L’utente deve essere non solo un lavoratore ma anche un creativo, ecco perchè al classico logo blu si creano delle versioni colorate sempre con lo stesso styling.

Premiere League

 Se sei un appassionato di calcio non puoi non esserti accorto della tipologia di rebranding fatto dalla Premiere League. La serie del campionato inglese più famosa è sempre stata fedele, sin dal ’93, al suo logo reale con leone e sponsor incorporato. Negli anni, infatti, ha subito cambiamenti ma solamente dal punto di vista stilistico.

Forse tutto un pò troppo statico? Ecco che nel 2016 arriva la grande trasformazione che porta ad un totale cambiamento, non solo dal punto di vista stilistico, ma anche dei valori.

Offrire un aspetto grafico vivace e dinamico per la Premier League è stata una sfida da non sottovalutare. Stanno entrando in un nuovo aspetto della trasmissione, ed è il loro primo logo senza sponsor”, così afferma Nick Moody, capo produzione di Premiere League. L’impatto che hanno voluto dare con questo tipo di strategia di rebranding è stato sicuramente molto forte e non sono mancati i commenti sarcastici sul web. La verità è che è stato in seguito apprezzato perché mostra i valori della forza, della dinamicità e dei veri campioni che ci sono nelle partite trasmesse dalla lega calcistica. Insomma un approccio nuovo anche in visione del cambiamento digitale.

Budweiser

Nata nel 1876, Budweiser è una delle birre americane più conosciute al mondo ancora oggi. Inizialmente il suo è un logo fin troppo articolato che non mostra la stessa semplicità di cui si parla nella mission e che in ogni caso dovrebbe rappresentare una bevanda come la birra.

Negli anni è stato modificato fino ad arrivare al logo attuale: semplice, definito e che racchiude tutti i valori americani. In questo caso è stato necessario un rebranding totale per adattarsi al cambiamento, infatti non ha modificato solo il logo ma anche i messaggi veicolati dalle campagne pubblicitarie.

Il rischio del rebranding 

Fino ad ora abbiamo parlato di cosa vuol dire fare rebranding e come attuare una buona strategia, ma non sempre il cambiamento nel marketing è positivo. Bisogna pur sempre considerare il nostro pubblico di riferimento e pensare se potrà gradire o meno la novità. Mentre nel caso di Airbnb i co-fondatori hanno deciso di andare oltre i primi giudizi, “Gap” si è fermata ed è tornata alle origini.

Il nuovo logo di Gap è stato un grande flop, al pubblico infatti non è piaciuta per niente l’idea. Nonostante la “scatola blu”, elemento distintivo, è stata mantenuta, mancava qualcosa. L’utilizzo del font diverso e lo sfondo bianco hanno subito creato un parere unanime tra le persone che hanno bombardato i social con commenti negativi sul nuovo logo. 

Gap ha così richiesto agli utenti una partecipazione per la creazione del nuovo logo. La decisione finale? Gap ha deciso di tornare al vecchio logo senza alcun cambiamento. Questo insegna come il metodo rebranding può essere anche un rischio, ma dagli errori non si può fare altro che imparare.

Conclusioni e Consulenza Gratuita

In conclusione, come avrai capito, pensare sempre che l’opzione risolutiva sia il rebranding è sbagliato. Perciò ti consiglio di realizzare un’ampia analisi sulla base dei punti che ho riportato in questo articolo.

Questo si fa per capire quali sono le carte in tavola e scegliere correttamente la strada da percorrere. Ricordati che è una scelta molto importante perché delle tue azione ne risentirà solo la tua brand identity.

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Diplomato in Servizi Commerciali e aspirante in Digital Marketing. Sono sempre stato volenteroso di entrare nel mondo del lavoro digitale e approfondire in maniera verticale alcuni rami del Digital Marketing.

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13 Commenti

  1. Mattia Falanga

    Ottimo articolo sul rebranding!

  2. Ila

    Questo articolo approfondisce benissimo il concetto di rebranding ed offre spunti utilissimi rispetto all’utilizzo.

  3. Jessica armanetti

    Ho sentito tante storie su Rebranding ultimamente, non è un termine molto conosciuto ma grazie a quest’articolo ora vi è molta più chiarezza. Sarebbe bello leggere altre storie:)

  4. Silvia Colombo

    Le esigenze del mercato cambiano sempre più velocemente e il rebranding, spiegato in questo articolo, è una strategia molto utile per anticipare e incuriosire i clienti presenti e futuri.

  5. Rarau Radu

    Molto utile per aziende che vogliono consolidare la posizione nell mercato. Articolo molto interessante .

  6. RamonaBartoccioni

    Grazie Sara, articolo davvero interessante e originale, con molti esempi calzanti ed esplicativi!

  7. Raffaella Bertoni

    Articolo che affronta il processo delicato di rebranding che porta al cambiamento del nome, del colore, del logo o di qualsiasi altra caratteristica di un brand

  8. Cecilia Castellani

    Ottimo articolo, con esempi molto chiari e dettagliati. Grazie, molto interessante!
    Per le aziende attuare una strategia di rebranding è importante, soprattutto per coloro che vogliono muoversi in modo dinamico e al passo con le tendenze.

  9. Lisa Baiocchi

    Grazie Sara. Con semplicità sei riuscita a far capire benissimo cosa è il rebranding e come può essere una buona prassi per consolidare il rapporto con il cliente.

  10. Valentina Pinna

    Bravissima Sara! Articolo davvero molto interessante, l’attività di rebranding in alcuni casi può essere davvero una salvezza per l’azienda.

  11. Roberta Maisano

    Articolo che tratta di un argomento davvero interessante! Come spiega bene Sara nell’articolo l’operazione di rebranding è un’operazione complessa, ma che può davvero fare la differenza per l’azienda.

  12. Barbara Sasso

    Un articolo utilissimo e davvero interessante perchè mette in evidenzia quanto un rebranding può favorire l’avvicinamento col pubblico, creare una nuova segmentazione che conviva col problema del brand o ricreare la fiducia persa del consumatore. Brava Sara!

  13. cipollina

    Grazie Sara! Un articolo che illustra in modo dettagliato e con una valida serie di esempi tutti i vantaggi ed i rischi legati ad una operazione di rebranding. Del resto è un’operazione da valutare dati i repentini cambiamenti di gusto e tendenze, ma senza rinunciare mai all’essenza e alla mission del proprio brand.

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