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Con l’avvento del fenomeno della digitalizzazione dell’economia, stiamo assistendo ad un profondo cambiamento della struttura consolidata dei servizi di lavoro a chiamata, passando dall’attribuzione di un’intera mansione al lavoratore, al frazionamento in fasi, cicli e progetti assegnati a diversi soggetti target.

il lavoro a chiamata internaDiventa quindi fondamentale conoscere le nuove dinamiche che regolano il mercato del lavoro intermittente ed individuare quali sono le peculiarità che lo caratterizzano, in modo tale che un professionista nel digitale possa decidere di iniziare un percorso di carriera consapevole e adatto alle proprie ambizioni lavorative e di vita; per acquisire le giuste competenze affinché si possa avviare un’attività profittevole, ecco che bisogna iniziare un iter formativo mirato, come la Digital Freelance Certification di Digital Coach, che si rivolge proprio a quei soggetti che vogliano cavalcare questa onda innovativa digitale.

Andremo quindi qui ad approfondire questa tematica, permettendoti di comprendere:

  • la natura del lavoro a chiamata e il suo funzionamento
  • Il fenomeno del Crowdworking e le professioni digitali che ne possono derivare
  • cosa sono le piattaforme digitali e il loro ruolo fondamentale per l’incontro domanda e offerta.

 

 

Cos’è il Lavoro a chiamata?

 

Il mercato oggi sta diventando sempre più dinamico e soggetto a continue evoluzioni strutturali, per questo le aziende ed i datori di lavoro hanno deciso per abbreviare ed ottimizzare il processo produttivo, esternalizzando determinati progetti e mansioni, attraverso il lavoro a chiamata. Il contratto di lavoro intermittente o “Job on call” è stato introdotto nel 2003, ed ha come obiettivo principale quello di mettere nelle condizioni un lavoratore di mettere a disposizione di un’azienda o di un singolo la propria forza lavorativa, cioè le proprie competenze e la propria capacità professionale, permettendo al datore di lavoro di usufruirne con una frequenza discontinua e non predeterminabile. Questa tipologia di contratto si differenzia dalle collaborazioni lavorative co.co.co o del lavoro autonomo, poiché il principio che muove questa casistica è che il lavoratore intermittente può essere contattato dal committente solo a seconda dell’esigenza personale di quest’ultimo, data periodi lavorativi particolarmente intensi e con picchi produttivi, oppure quando il processo produttivo necessita di competenze estranee al contesto aziendale interno.

 

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Con la sottoscrizione nel 2015 del Job Act, vi è stata una decisiva restrizione del pubblico lavorativo che poteva usufruire di questa somministrazione contrattuale, restringendo la fascia d’età ai lavoratori che non abbiano ancora compiuto i 25 anni o che abbiano superato i 55 anni d’età, impedendo inoltre anche alla Pubblica Amministrazione di adottare questa formula. Nel momento della firma e quindi della sottoscrizione del relativo contratto di lavoro a chiamata, il lavoratore di riferimento diventa a tutti gli effetti un dipendente dell’azienda che l’ha ingaggiato, avendo poi la possibilità di essere soggetto a seconda delle esigenze aziendali a contratto a tempo determinato o indeterminato. Un altro limite presente nella disciplina contrattuale è relativo alla sua durata, infatti un lavoratore può svolgere la propria mansione per un massimo di 400 giornate lavorative complete nell’arco di 3 anni solari presso lo stesso datore di lavoro dopodiché decade automaticamente la validità del contratto, trasformandosi automaticamente in un contratto full-time a tempo indeterminato. 

Vi sono rispettivamente due principali varianti in nostra conoscenza di contratto a chiamata, che sanciscono l’equilibrio futuro sul quale poggerà il rapporto tra lavoratore e azienda o imprenditore:

  1. contratto con vincolo alle chiamate del datore di lavoro: la forza-lavoro si impegna a mantenere una disponibilità costante nell’esecuzione della prestazione lavorativa, qualora richiesta anche senza preavviso. Per questo grande valore aggiunto viene giustamente corrisposta un’indennità di disponibilità al lavoratore, anche durante il periodo in cui esso non opera
  2. contratto senza vincolo di chiamata del datore di lavoro: in questo caso, il lavoratore non è tenuto ad adempiere a nessun obbligo contrattuale laddove venga contattato dal datore, potendo quindi rifiutarsi di eseguire il lavoro. Proprio per questa facoltà, a quest’ultimo non è concessa nessuna indennità.

 

Ora che abbiamo visto in cosa consiste il contratto a chiamata, con i relativi limiti e caratteristiche peculiari, andiamo ora ad analizzarne il funzionamento e tutti gli elementi dai quali non si può prescindere per renderlo giuridicamente e lavorativamente valido.

 

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Lavoro a chiamata: come funziona?

Esattamente come le altre tipologie contrattuali lavorative, anche il contratto a chiamata ha delle regole e delle norme che lo disciplinano e che consentono al lavoratore o al datore di lavoro di impugnarlo, qualora vi siano problematiche o dissensi. Prima di tutto esso per essere formalizzato, deve essere obbligatoriamente stipulato in forma scritta, ma soprattutto deve riportare degli essenziali elementi che ne comprovino la validità come documento:

  • la durata della prestazione lavorativa di riferimento: se è quindi a tempo determinato o indeterminato;
  • le clausole che rendono valida ed effettiva la stipula del contratto;
  • il luogo e le modalità di svolgimento del rapporto lavorativo e la disponibilità effettiva del lavoratore. Questo elemento è fondamentale per permettere alla risorsa di essere flessibile, riuscendo a proporsi ad altre attività lavorative conciliandole con il lavoro che sta svolgendo;
  • la disciplina del trattamento economico e lavorativo: i tempi e le modalità retributive in relazione alla prestazione, insieme alla misurazione dell’indennità di disponibilità vista precedentemente;
  • le forme utilizzate per verificare l’effettiva presenza del soggetto sul luogo lavorativo, in modo tale da sopperire ad eventuali inadempienze;
  • le modalità con le quali il datore può richiedere lo svolgimento del compito assegnato: quest’ultimo ha l’obbligo di emettere una comunicazione amministrativa preventiva fino a 12 ore del giorno che precede la prestazione in essere, contemporaneamente per più prestazioni di durata che non superi i 30 giorni. Il lavoratore se non si attuano questi step, ha diritto a rifiutare la chiamata;
  •  le misure di sicurezza necessarie, a seconda del luogo lavorativo dove svolgere la prestazione indicata.

 

Dopo aver visto tutti i requisiti necessari per rendere un contratto a chiamata giuridicamente valido, consideriamo inoltre che esso presenta allo stesso tempo delle casistiche peculiare che limitano la sua stipula, in quanto la discontinuità che lo caratterizza lo rende interamente incompatibile con determinate situazioni. Più specificamente quando vi è una causa soggettiva, come quando il contratto viene usato a sostituzione di lavoratori in sciopero, oppure nel caso in cui sia l’azienda che non ha rispettato determinate norme.

L’azienda rappresenta infatti l’ago della bilancia dal quale dipende l’effettiva entrata in vigore di un contratto a chiamata. Talvolta infatti la condotta di quest’ultima è caratterizzata da una noncuranza e negligenza, come nel caso in cui negli ultimi 6 mesi essa abbia effettuato licenziamenti o riduzioni delle fasce orarie di lavoro ai dipendenti, tentando un rimpiazzo con i lavoratori a chiamata. Vi è sovente anche il caso di mancata sottoscrizione del modulo DVR, un documento con il quale l’azienda dovrebbe effettuare le dovute valutazioni di rischi in tema di sicurezza dei luoghi lavorativi. 

 

Come applicare il Lavoro a chiamata al digitale?

Per comprendere in maniera chiara come il lavoro a chiamata è entrato a pieno titolo nel mondo del digitale, bisogna analizzare le motivazioni che hanno dato il via ad un”evoluzione del mercato del lavoro, avvenuta soprattutto negli ultimi vent’anni. Negli anni passati il telefono ha rappresentato il mezzo principale attraverso il quale dare il via ad un rapporto lavorativo, dove il datore di lavoro contattava a seconda delle proprie esigenze personali ed aziendali il lavoratore, il quale a sua volta aveva solo questa risorsa per essere reperibile ed ingaggiabile. Questo processo è andato via via svanendo, lasciando il posto ad una nuova economia di stampo digitale dove domanda e offerta si incontrano online, la Gig Economy.

Questa nuova forma economica è nata come una vera e propria risposta al fenomeno della crisi economica del settore impiegatizio, dove stava diventando sempre più complesso ottenere la sottoscrizione di contratti a tempo indeterminato che garantissero una prestazione lavorativa continuativa da parte del lavoratore. Essa è caratterizzata dalla presenza di lavoratori Freelance che mettono a disposizione le proprie competenze ed abilità professionali su piattaforme On demand, dove le aziende o gli imprenditori vanno ad attingere qualora abbiano bisogno di forza lavoro qualificata e specializzata, formando delle nicchie di mercato che danno origine al Crowdwork.

 

 

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Il fenomeno del Crowdwork

il lavoro a chiamata startDa questa nuova organizzazione del lavoro introdotta dalla Gig Economy ecco che nasce il Crowdwork, cioè un nuovo modello di lavoro a chiamata che sfrutta la presenza di habitat digitali, meglio detti piattaforme online, dove migliaia di professionisti con diverse competenze specifiche sono a disposizione delle esigenze di clienti, i quali esprimono il loro bisogno attraverso un’offerta di lavoro.

La prima fase attraverso la quale domanda e offerta si incontrano è quella in cui il cliente dopo essersi registrato al sito, pubblica la richiesta personale specifica, alla quale segue una risposta da parte dei profili corrispondenti. Ecco che si entra qui nella seconda fase, dove viene indetto un vero e proprio contest, cioè un’asta dove i vari interessati faranno la loro proposta, riportando parametri come prezzo, distanza, ma in modo particolare due elementi cardine: il proprio curriculum e la propria reputazione sulla piattaforma. Partendo dal presupposto che un curriculum con esperienze lavorative e personali di alto livello sia un valore aggiunto fondamentale, l’elemento del ranking dove il soggetto si è posizionato sul sito, rappresenta l’unico indicatore attraverso il quale il cliente può sincerarsi dell’affidabilità e delle precedenti prestazioni lavorative della risorsa. 

Il Crowdwork quindi, data la sua natura globale, ha un riscontro eccellente nel mondo del digitale, in quanto il contesto in cui avviene l’incontro tra il cliente e la forza lavoro è il Web. Questo mercato si sposa quindi benissimo con le professioni di freelance e di lavoratore professionista, in quanto consente di avere un’offerta potenzialmente illimitata ed abbattere le barriere geografiche presenti nel mondo fisico. Questo vero e proprio lavoro a chiamata digitale essendo di nuova generazione, non ha ancora ottenuto una totale fiducia da parte del mondo lavorativo nonostante esso presenti numerosi aspetti positivi, andiamo a vedere i più rilevanti:

  • l’incontro tra la domanda e l’offerta viene notevolmente facilitato dalle tecnologie digitali;
  • opportunità lavorative caratterizzate da orari flessibili e riduzione della burocrazie contrattuale;
  • abbattimento delle barriere legate allo spazio e al tempo lavorativo, poiché in teoria è possibile svolgere la mansione dove e quando lo si ritenga più opportuno, dando la possibilità anche a chi è sito in zone limitrofe o periferiche di entrare in contatto con grandi aziende e multinazionali;
  • tipologia lavorativa adatta a soggetti giovani volenterosi e soprattutto pratici di tecnologia, che possono utilizzare le piattaforme di Crowdwork per mettere in pratica le proprie Skill e come una vetrina per mostrare la loro professionalità;
  • assenza di barriere all’ingresso, in quanto basta un’iscrizione ad una piattaforma per iniziare;
  • una rilevanza statistica che mostra una crescita esponenziale nel settore del freelancing.

 

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Tuttavia, al contempo vi sono anche aspetti che potrebbero far desistere un potenziale Crowdworker dall’iniziare un percorso lavorativo in questo nuovo contesto:

  • nonostante in Italia si siano attuate politiche volte a facilitare il telelavoro, vi è ancora la mancanza di una disciplina giuridica globale dei lavoratori, che spesso sono costretti a ricorrere ad una pensione integrativa privata;
  • una grande concorrenza globale dei competitor, che offrono il proprio lavoro al ribasso, annichilendo la professionalità di altri lavoratori;
  • mancanza di norme e di sicurezze e diritti sul luogo di lavoro, causata dall’altissimo numero di utenti che spinge i Crowdworker a non procurarsi strumenti che salvaguardino la salute, pur di velocizzare il processo lavorativo;
  • discriminazione data da una scarsa trasparenza nella gestione delle recensioni dei clienti.

 

Essendo agli albori del suo sviluppo, è normale che il Crowdwork presenti delle problematiche e delle lacune strutturali, ma con i giusti interventi giurisprudenziali e previdenziali, può rappresentare a pieno titolo il futuro del mondo lavorativo.

 

 

Le professioni digitali da svolgere

Il lavoro a chiamata, attraverso la sua trasposizione nel modello di Crowdwork, ha aperto un nuovo habitat lavorativo a tutti i professionisti in possesso di competenze e attitudini specifiche, ma il cambiamento più rimarchevole si è avuto proprio per quei profili che si occupano del mondo del Web, più precisamente per la figura del Consulente digitale. Essendo di natura mondiale taluna trasformazione, anche in Italia si osserva che il profilo medio del crowdworker, è rappresentato da un esperto lavoratore sui trent’anni che possiede un titolo di studio di secondo livello, concernente il mondo digitale, dalla creazione e gestione di database e sviluppo di software e siti web, alla gestione e scrittura sui Social Media.

test-sulle-professioni digitali

Per individuare le possibili professioni digitali che si possono esercitare su queste piattaforme, bisogna prima capire quali siano le funzioni del Consulente digitale. Esso si occupa di analizzare ed elaborare strategie sul Web, per consentire alle aziende con cui collabora di raggiungere gli obiettivi di mercato, sia che si tratti dell’acquisizione di più clienti, incremento delle vendite, o leadership del settore. Vediamo insieme quali sono le principali aree di consulenza trattate dal crowdworker:

  • SEO: la consulenza è richiesta poiché la SEO ottiene una conversione superiore rispetto ai classici annunci pubblicitari. Il tecnico si occupa dell’ottimizzazione dei siti Web per i motori di ricerca, attraverso il lavoro di creazione di backlink, l’analisi e il monitoraggio dei risultati, l’applicazione di strategie di content marketing.
  • Social Media Manager: data la presenza di miliardi di utenti su queste applicazioni, un’azienda che voglia aumentare la sua visibilità e di conseguenza il fatturato, non può più prescindere oggigiorno dalla presenza sui Social Media. Ecco che il consulente ha il compito di analizzare il pubblico target, ottimizzare il brand attraverso l’utilizzo Google Ads .
  • Elaborazione di un modello di business: cioè comprendere se sia più idonea una strategia di breve o medio – lungo periodo per l’azienda di riferimento, analizzando il pubblico target e cercando una continua innovazione.
  • Siti E-commerce: semplificare l’esperienza di acquisto del cliente, migliorandone la navigazione sul sito, organizzando campagne di e-mail marketing per fidelizzarlo e strategie di Remarketing per attirarne di nuovi.
  • Lancio di un App o sito Web: il supporto ad imprenditori o Start-up nella fase di avvio di Applicazioni o di un sito Web personale, generando traffico, organizzando una valida landing page per la customer experience.
  • Campagne di marketing automation: cioè l’invio di mail in sequenza ai potenziali clienti, dopo un’attenta analisi e monitoraggio dei clic di questi ultimi, con il fine ultimo di invogliarli all’acquisto.

 

CERTIFICAZIONI UTILI NEL DIGITAL

 

Possiamo quindi osservare come sia numerosa la diversificazione delle professioni digitali che possono essere svolte attraverso il lavoro a chiamata, in quanto gli aspetti che il il consulente deve valutare sono molteplici, dal budget iniziale dell’azienda e il prodotto target, arrivando alla generazione di clienti e di profitto.

 

Le piattaforme digitali

Ora che abbiamo appurato quali siano le professioni digitali principali da svolgere con il modello di Crowdwork, la domanda che potrebbe sorgere spontanea è come e dove potersi candidare per un eventuale ingaggio aziendale e quindi iniziare a lavorare concretamente. Ecco che entrano in gioco le piattaforme digitali, dei veri e propri ecosistemi organizzati secondo la logica di permetter un match tra domanda e offerta. I liberi professionisti ed i freelancer, i quali non hanno una propria struttura commerciale possono quindi entrare a farvi parte, con una vantaggiosa flessibilità e costruendosi una vera e propria Digital Reputation basata su sistemi di rating e di passaparola. Queste piattaforme già presenti in tutto il mondo, anche in Italia stanno prendendo piede, vediamo quali sono:

  • AddLance: una piattaforma italiana, dove si può pubblicare un progetto e confrontarlo, valutando diversi freelancer attraverso un sistema di rating e ranking.
  • Upwork: il pubblico qui è molto eterogeneo, vi si possono trovare sia professionisti che lavoratori alle prime armi, proporzionalmente a lavori a basso costo che a mansioni per conto di grandi aziende.
  • Freelancer: il sistema è organizzato su una logica attributiva a punti, che vengono assegnati in base all’esperienza e alla qualità del lavoro svolto.
  • Elance: il processo di matching qui avviene con la ricerca del cliente di posizioni lavorative per ogni tipo di categoria, al contempo il lavoratore pubblica annunci attinenti alla mansione che vuole svolgere.
  • Fiverr: il suo cavallo di battaglia è quello di assicurare il pagamento anticipatamente alla svolgimento della prestazione lavorativa, in modo tale da evitare truffe o fraintendimenti.

 

Per fare il punto

Il concetto chiave che dobbiamo portarci a casa dopo questa analisi approfondita della trasformazione che ha contraddistinto il lavoro a chiamata negli ultimi anni, è che quest’ultimo sarà sicuramente un’alternativa concreta e valida al classico lavoro tradizionale. Le piattaforme online rappresenteranno il contesto all’interno del quale si muoveranno domanda e offerta, ma soprattutto dove sempre più progetti e idee innovative prenderanno forma, da ogni parte del pianeta.

Il Crowdwork ad oggi presenta ancora dei limiti strutturali, come la mancanza di una disciplina giuridica chiara ed universale ed un’enorme concorrenza che opera al ribasso, ma con l’adozione di pratiche di regolamentazione efficaci e con l’ausilio di politiche di perfezionamento di questo nuova risorsa digitale, si potrà considerare a tutti gli effetti il metodo di lavoro del futuro.

 

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Mi chiamo Luca Pesenti, ho 28 anni e sono di Bergamo.
Ho una Laurea Triennale in lingue e letterature straniere moderne e una Laurea Magistrale in Cooperazione internazionale.
Il mio percorso del digitale include la conoscenza generale delle tre grandi macroaree: Web, Social, E -commerce.
Mi sono specializzato in Digital Content Marketing, in particolare nella redazione di articoli scritturali e visuali in chiave SEO, e nella realizzazione di video e del loro montaggio.