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Orientamento imprenditoriale: una guida per innovare la propria azienda

orientamento imprenditoriale internaIl processo di orientamento imprenditoriale della propria azienda è uno step obbligatorio per sostenere il ritmo del dirompente processo di digitalizzazione imprenditoriale, più che mai attuale.

L’incontro tra azienda e cliente ha infatti subito un’inversione direzionale, passando da un approccio outbound, dove era l’azienda a trovare il cliente, ad un approccio inbound, nel quale quest’ultimo trova l’azienda di riferimento navigando in rete. 

Ecco che in questo articolo comprenderai:

  • la natura dell’orientamento imprenditoriale e la sinergia che lo lega all’innovazione dell’azienda;
  • il ruolo fondamentale del coach nella formazione aziendale e l’importanza di una strategia imprenditoriale;
  • quali sono le fondamentali competenze imprenditoriali da acquisire.

Che cos’è l’orientamento imprenditoriale?

L’orientamento imprenditoriale è la predisposizione dei manager e dirigenti aziendali di assecondare ed incoraggiare l’emersione di idee imprenditoriali all’interno della propria impresa.

Inizialmente si potrebbe pensare che questa caratteristica riguardi soltanto queste figure direttive, ma è proprio questa mentalità limitante a rendere le aziende luoghi ostili per i dipendenti che possiedono idee e competenze imprenditoriali all’avanguardia, trovandosi costretti ad andarsene altrove per realizzarle.

Questo problema è poi ingigantito talvolta, più che dalla forma mentis manageriale, anche dalla mancanza da parte delle aziende di una struttura e organizzazione, che consentano l’avvio e lo sviluppo dell’idea imprenditoriale.

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L’orientamento imprenditoriale è quindi un fondamentale indicatore dello stato di salute ad ogni livello interno all’ambiente aziendale. Ne consegue infatti che un corretto processo strategico-decisionale, unito ad un’individuazione e valorizzazione delle skills dei membri dell’azienda, determini un maggior fatturato, un’espansione aziendale ed un miglior mindset volto al miglioramento delle performance individuali. 

Ci sono diverse attitudini che caratterizzano un buon ed efficace orientamento all’imprenditorialità

  • Autonomia: la facoltà dell’ individuo o un gruppo di persone di poter agire in completa libertà per la realizzazione di un’idea imprenditoriale all’interno dell’azienda. Tipicamente infatti nei contesti aziendali molto strutturati è un leader ad avere questo potere decisionale, ma vi è altresì un fermento d’idee e iniziative proveniente dal “basso” che va considerato e accolto in maniera interessata.
  • Proattività: la propensione dell’azienda a cogliere nuove opportunità imprenditoriali e ad interpretare la domanda, attraverso una visione lungimirante di quelle che saranno le azioni dei competitor in relazione all’evoluzione del mercato, creando un vantaggio competitivo.
  • Propensione al rischio: la tendenza che un’azienda possiede, attraverso alcune attività decisionali strategiche, ad investire in progetti ad alto rischio, ad effettuare scelte in condizioni di incertezza e a mettersi alla prova in contesti sconosciuti e non storicizzati.
  • Competitività: la spinta aziendale alla competizione con aziende rivali, attraverso un’analisi e un’osservazione approfondite di quest’ultime per individuarne debolezze e criticità ed anticiparle sul mercato, ma soprattutto per diventarne i leader
  • Innovatività: l’incoraggiamento da parte dell’azienda ad intraprendere progetti innovativi e sperimentali a livello pubblicitario, gestionale, ma in particolare nel settore della ricerca e dello sviluppo, sacrificando talvolta linee di produzione mature e consolidate.

Sia in un’azienda già avviata, che in una Start Up, l’orientamento imprenditoriale necessita di un costante monitoraggio in quanto varia nel tempo, in relazione a numerosi fattori come il turnover nel personale, nuovi asset aziendali e produttivi e nuove strategie imprenditoriali, ma primariamente per evitare un’allocazione fallace delle risorse che provocherebbe una rottura degli equilibri interni all’impresa.

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L’orientamento imprenditoriale all’innovazione

Un’azienda che investe in campagne di orientamento imprenditoriale ad alto contenuto innovativo dei propri dipendenti, permette alle proprie risorse di esprimere e valorizzare il proprio potenziale, ma soprattutto ad esprimerlo all’interno di contesti commerciali inesplorati caratterizzati da elevato rischio ed investimento.

L’imprenditorialità interna

Fino a qualche anno fa nelle aziende vi era un’arbitraria attribuzione di mansioni specifiche ad ogni lavoratore, alle quali esso si doveva attenere in maniera categorica, senza considerare altri ruoli non di propria competenza. Negli ultimi anni però, soprattutto con l’avvento del fenomeno della digitalizzazione, le aziende hanno effettuato un’inversione di marcia, acquisendo la consapevolezza di quanto la capacità di apprendimento dei propri lavoratori e di diversificazione delle rispettive skill siano il motore della spinta imprenditoriale. Questo cambiamento ha portato le aziende allo sviluppo del modello di lifelong learning, cioè l’azione di somministrazione di nuovi progetti imprenditoriali ai propri dipendenti, in modo tale da aumentarne esponenzialmente le competenze professionali da riutilizzare poi nel processo imprenditoriale. 

Il transfert che questo processo ha sull’orientamento imprenditoriale dei dipendenti è incredibilmente efficace, in quanto essi sviluppano una propensione alla formazione e all’apprendimento continuo, indispensabile in un mercato in continuo cambiamento e che non accenna a fermare la sua corsa alla digitalizzazione. Proprio per questa motivazione è importante che i lavoratori siano inseriti in un processo di formazione da parte di figure specializzate e competenti, ottenendo alla conclusione di percorsi strutturati delle certificazioni che ne comprovino la professionalità.

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L’Innovation Coach

L’Innovation Coach è il ponte che permette ai manager ed ai lavoratori d’azienda, di passare da idee imprenditoriali nate da attitudini e competenze innate alla loro concretizzazione, ma soprattutto a renderle sostenibili nel medio – lungo periodo sul mercato futuro di riferimento. L’orientamento imprenditoriale che questa figura è in grado di fornire si basa su una formazione basata su programmi personalizzati strutturati per preparare le risorse all’interno di un’impresa all’innovazione ed al cambiamento. L’Innovation coach quindi è il coach aziendale che “allena” al cambiamento, spingendo i propri coachee a sviluppare la creatività e la flessibilità mentale, indispensabili per fronteggiare ed accogliere gli stimoli dell’ambiente. 

L’Innovation Coach possiede una comunicazione empatica, che unita ad una mentalità positiva ed a un pensiero laterale innovativo, è alla base dei tre principali strumenti di trasmissione del suo sapere alla popolazione aziendale alla quale esso si interfaccia:

    1. Sfida all’innovazione: spingere cioè i lavoratori alla fantasia ed alla creatività imprenditoriale, aiutandoli a comunicare in maniera efficace in quanto parte cooperanti in un team mosso da un processo creativo comune.
    2. Condivisione: il ruolo del coach è quello di creare una connessione efficace tra le idee innovative e l’ambiente circostante, evitando che il sistema aziendale incorra in un’errata comunicazione o in limitazioni imprenditoriali date da un budget insufficiente.
    3. Socializzazione: riuscire a creare una sinergia ideologica tra i vari soggetti appartenenti all’ambiente aziendale, dando vita ad un team all’interno del quale soggetti che ricoprono posizioni gerarchiche differenti possano comunicare agevolmente e senza barriere

La strategia d’innovazione

il passo principale da considerare per avviare un processo d’innovazione all’interno della propria azienda è stabilire un obiettivo imprenditoriale realistico che si avvalga di un piano d’azione di medio – lungo periodo, unitamente ad un ambiente di lavoro che incentivi ed ricompensi la creatività e la spinta imprenditoriale dei propri dipendenti. La strategia d’innovazione deve prevedere un iter procedurale che favorisca e consenta a questi ultimi di un’esecuzione agevole e dinamica dei compiti assegnati, ma soprattutto la creazione di una vocazione imprenditoriale personale al miglioramento ed all’innovazione delle attività che li coinvolgono. 

Le strategie d’innovazione quando vengono elaborate devono tenere in considerazione una serie di vincoli tecnologici, economici, sociali, istituzionali. Per ovviare a queste barriere le aziende possono avvalersi del supporto di comunità scientifiche ed istituzioni imprenditoriali che forniscono servizi di consulenza specializzata ed i capitali intellettuali necessari. Anche le aziende competitor svolgono un ruolo fondamentale in relazione agli innovatori, spingendoli a migliorare ed a rinnovarsi continuamente. 

Vi sono principalmente quattro principali strategie d’innovazione: 

  • Strategie Proattive: utilizzate da aziende orientate alla ricerca, hanno come obiettivo quello di cambiare la natura dei prodotti e servizi già esistenti e migliorarne le prestazioni.
  • Strategie Attive: tipiche di aziende con una propensione al rischio molto bassa, che tendono a valorizzare la posizione sul mercato di tecnologie già esistenti attraverso una forte ricerca interna.
  • Strategie Reattive: realtà aziendali che si muovono solo laddove le innovazioni si siano posizionate sul mercato, sviluppando progetti imprenditoriali a basso rischio.
  • Strategie Passive: attendono che siano i loro clienti a manifestare un’esigenza innovativa circa un prodotto target.

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Quali competenze imprenditoriali acquisire

orientamento imprenditoriale come orientarsiUn’azienda con un efficace orientamento imprenditoriale deve orientare il suo piano di sviluppo verso una specializzazione dei propri dipendenti, ma primariamente nel saper individuare fra questi dei veri Intrapreneur, cioè quelle risorse dotate di mindset imprenditoriale e creativo.

Questa ricerca è tutt’altro che semplice, poiché talvolta il talento imprenditoriale di questi soggetti non è facilmente individuabile in quanto questi ultimi non hanno la possibilità di manifestarlo, attraverso ad esempio selezioni o scouting aziendali, rimanendo quindi nell’anonimato.

È al contempo vero che non è usuale trovare frequentemente personalità tipiche dell’Intrapreneur in un contesto aziendale, in quanto questa caratteristica implica essere disposti ad orari di lavoro che si prolungano oltre la normalità, ma in particolar modo far fronte a barriere aziendali preesistenti che disincentivano nuove idee e spinte imprenditoriali. Dovere dell’azienda è quindi quello di individuare queste risorse e metterle nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale, in sinergia con gli asset interni.

Le Skills dell’Intrapreneur

L’assunto dal quale bisogna partire è che nella stragrande maggioranza dei casi le doti innate possedute da un soggetto non bastano per renderlo un Intrapreneur a 360 gradi con un orientamento imprenditoriale efficace. Queste caratteristiche devono essere coadiuvate da una sinergia tra una mission personale di miglioramento e innovazione della propria figura professionale e un contesto aziendale aperto verso nuove idee e verso nuovi processi di talent acquisition. Solo in queste condizioni si potranno formare degli Intrapreneur competenti e specializzati.

La figura dell’Intrapreneur deve possedere determinate attitudini e competenze, che lo rendano in linea con il ruolo che ricopre: 

  • Creatività e Curiosità: sviluppare un pensiero laterale che consenta alla risorsa di sviluppare nuove idee o prodotti che vadano ad innovare il mercato, oppure ad offrire nuove soluzioni organizzative e nuove strategie procedurali.
  • Osservazione ed Emulazione: ricerca figure di successo imprenditoriale anche esterne al contesto aziendale per continuare a migliorarsi e aggiornarsi, sviluppando una forte propensione all’ascolto anche verso clienti nuovi e già preesistenti per ricavarne una nuova knowledge da sviluppare.
  • Pianificazione attiva: un atteggiamento costantemente attivo nei confronti dei mutamenti del mercato, attuato attraverso una continua ricerca di nuove soluzioni, ma in particolar modo di opportunità di sviluppo competitive.
  • Gestione dell’incertezza: orientamento imprenditoriale per la pianificazione del futuro aziendale ed una sperimentazione sulla clientela target.
  • Gestione e valutazione del rischio: muoversi in un contesto in continuo cambiamento e coraggio di affrontare sfide imprenditoriali incerte.
  • Sperimentazione: ricavare i dati ed informazioni sui quali poi elaborare una migliore strategia, solo dopo aver provato strategie imprenditoriali anche fallaci.
  • Accettazione del fallimento: capacità di accettare errori imprenditoriali e di utilizzarli come spunto per un ulteriore miglioramento.
  • Ottima comunicazione: ha un’efficace strategia comunicativa per vendere o illustrare i piani imprenditoriali ai clienti, ai colleghi o ai propri superiori.
  • Collaborazione: sa lavorare in un team e sa sfruttare le diverse attitudini dei soggetti facenti parte, ma al contempo è in grado di attingere da risorse esterne all’azienda e di valorizzarle.
  • Resilienza: mantenimento della motivazione e della spinta imprenditoriale, qualora il soggetto incorra in fallimenti, asset aziendali limitanti, o budget insufficienti.

Le Corporate Entrepreneurship

Come abbiamo visto la figura dell’Intrapreneur all’interno dell’azienda rappresenta quindi un bacino di risorse incredibilmente fertile dal quale essa può attingere per avviare il proprio processo d’innovazione. Partendo proprio da questa consapevolezza, le aziende hanno sviluppato il modello di Corporate Entrepreneurship, che consiste sul fare leva sulle attitudini e sulle competenze dei propri dipendenti con l’intento di inserirsi in nuovi mercati e lanciare sul mercato nuovi prodotti o servizi.

Applicare questo tipo di progetto di sviluppo imprenditoriale all’interno degli schemi d’impresa, significa favorire intensamente la cultura dell’innovazione e della sperimentazione, talvolta assente soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni che vedono con scetticismo un cambiamento d’indirizzo di mercato. 

Nella pratica vi è la creazione di un modello organizzativo nuovo, in grado di individuare e strutturare le risorse interne all’azienda e valorizzarne le attitudini e le idee. Si crea così un ecosistema imprenditoriale nuovo, dove tutti i dipendenti sono in grado di convogliare le proprie skills in un progetto di riferimento in maniera efficace e di prendere parte ad un effettivo processo basato su un modello di business valido ed innovativo. Allo stesso tempo è fondamentale che l’azienda consideri anche le opportunità esterne alla propria realtà strutturale, poiché l’innovazione non può prescindere da rapporti imprenditoriali al di là dei propri confini, arrivando talvolta alla creazione di piccole Start-up satellite.

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Per fare il punto 

Un orientamento imprenditoriale funzionale è attualmente più che mai indispensabile per un’azienda che vuole crescere, innovarsi, ma soprattutto far fronte alla digitalizzazione che il mercato sta oggi vivendo. Abbiamo visto un’impresa con una politica di sviluppo sana ed efficace non può prescindere dalla ricerca di competenze imprenditoriali e idee all’avanguardia in possesso di risorse interne al proprio ecosistema, incentivandole attraverso la creazione di un’ambiente lavorativo favorevole ed una formazione specifica.

A questo proposito abbiamo constatato quanto la figura dell’ Innovation Coach sia il punto chiave per elaborare una strategia aziendale valida e la creazione di un team coeso, arrivando poi alla creazione di Corporate Entrepreneurship, cioè veri e propri progetti imprenditoriali che diventano il veicolo principale che conduce all’innovazione digitale.

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Mi chiamo Luca Pesenti, ho 28 anni e sono di Bergamo.
Ho una Laurea Triennale in lingue e letterature straniere moderne e una Laurea Magistrale in Cooperazione internazionale.
Il mio percorso del digitale include la conoscenza generale delle tre grandi macroaree: Web, Social, E -commerce.
Mi sono specializzato in Digital Content Marketing, in particolare nella redazione di articoli scritturali e visuali in chiave SEO, e nella realizzazione di video e del loro montaggio.

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24 Commenti

  1. Fabrizio Erasmino Aviles Zuniga

    Entrepreneurship and intrapreneurship are nowadays both needed for taking your company to the next level
    Sadly many employees don’t want to take risks for the benefit of the company, and sadly the company itself doesn’t allow for the development of new ideas

    Regarding exploring new paths for the company, in the past innovation was the only way to stay win. But now innovation is the only way to stay alive

  2. Luca Pesenti

    Questo processo inizia dalla creazione di un mindset proattivo e all’avanguardia da parte dei dipendenti di un’azienda. Per questo l’orientamento imprenditoriale assume un ruolo fondamentale, poiché ha la facoltà di estrapolare i talenti e le attitudini della forza lavoro interna ad un aziende e tramutarli in fatturato e in alte prestazioni aziendali in ottica di miglioramento.

  3. Luca Pesenti

    Si, oggigiorno l’economia mondiale ci impone un cambio di marcia obbligatorio.
    Purtroppo numerose realtà aziendali italiane sono ancora ancorate ad un business relativo al mondo fisico, senza avere un proprio business online, precludendosi quindi una grande fetta di mercato. Il processo è però in avviamento e nel tempo si andrà a migliorare questo disallineamento strutturale.

  4. Luca Pesenti

    L’innovazione derivante da politiche efficaci di orientamento imprenditoriale, può effettivamente rappresentare un costo.
    Tuttavia, lo considererei più che altro un investimento sulle competenze dei propri dipendenti, che nel medio-lungo periodo avrà sicuramente un ritorno in termini di fatturato e prestazionali.

  5. Luca Pesenti

    Si tratta di un circolo virtuoso. Se nell’ambiente lavorativo aziendale sono presenti personalità con la mentalità volta ad una leadership basata sul futuro, ecco che si innescherà un meccanismo che coinvolgerà l’intero ecosistema aziendale. Bisogna avviare questo processo partendo da un piano, che solo un esperto può aiutare a costruire.

  6. Luca Pesenti

    Da ogni fallimento si può imparare qualcosa. La cosa fondamentale è farne tesoro e costruire partendo da esso una pianificazione aziendale di orientamento imprenditoriale efficace, avvalendosi anche di un coach esterno all’ecosistema d’impresa.

  7. Luca Pesenti

    Numerose aziende italiane sono aziende generazionali e molto tradizionaliste. Se vogliamo stare al passo con i cambiamenti in corso, dovremo inevitabilmente volgere il mindset aziendale ad un orientamento imprenditoriale valido ed efficace. Questo rappresenterà il passpartout per il futuro.

  8. Luca Pesenti

    La digitalizzazione è un fenomeno dal quale non si può più prescindere, va quindi adottata una strategia di orientamento imprenditoriale che valorizzi il personale dipendente e che aiuti quest’ultimo a sviluppare un mindset vincente.

  9. Luca Pesenti

    Esatto, il fenomeno va studiato e guidato attentamente, in particolar modo laddove non vi sia un knowhow interno all’azienda.

  10. Luca Pesenti

    Il processo è in fase di avvio. Con le giuste politiche di orientamento imprenditoriale, anche le aziende italiane potranno garantirsi un posto al tavolo del mondo digitalizzato.

  11. Luca Pesenti

    Esattamente. Qualora in una realtà aziendale non vi sia una mentalità volta all’orientamento imprenditoriale, bisogna “importare” dall’esterno le giuste competenze, quindi un coach che si occupi di avviare questo processo. Una volta che il personale avrà raggiunto le competenze necessarie e il giusto mindset, il processo potrà procedere indipendentemente.

  12. Luca Pesenti

    E’ esatto. Purtroppo rispetto ad altre realtà anche solo europee, una mentalità aziendale di orientamento imprenditoriale è ancora in via di sviluppo. il cammino però anche in Italia è iniziato, ed assicurandosi la giusta formazione e la giusta valorizzazione del proprio personale aziendale, si potrà creare un circolo virtuoso in cui la forza-lavoro avrà una spontanea spinta verso questa nuova frontiera lavorativa.

  13. Alice Mometti

    L’orientamento imprenditoriale di molte aziende italiane sopratutto per quello che riguarda il digitale, è ancora troppo primitivo. Con il Covid il processo di digitalizzazione si sta velocizzando ma è ancora troppo lontano dagli standard europei o d’oltre oceano. Bella analisi.

  14. Emanuela Ursino

    Purtroppo le aziende italiane sono ancora lontane da questo passaggio. Che è ineludibile.

  15. Emanuela Ursino

    Purtroppo le aziende italiane sono ancora lontane da questo passaggio. Che è ineludibile.

  16. Vittoria Di Michele

    L’innovazione digitale delle aziende non può essere lasciata al caso: nei prossimi anni si assisterà, inevitabilmente, al consolidamento di figure professionali specializzate e formate per far fronte alle nuove sfide del marcato.

  17. Miria Cavalcante

    Articolo interessante ed attuale: la digitalizzazione del mercato è ormai un fattore importante da tenere in considerazione e all’interno di qualunque strategia aziendale si deve tenere conto di ciò ed essere preparati ad accogliere le innovazioni.

  18. paride bombaci

    L’innovazione è un costo necessario: ogni azienda dovrebbe dedicare almeno una risorsa ed un budget annuale ad essa.

  19. Francesca Fabbrini

    Se un’azienda vuole sopravvivere DEVE innovarsi costantemente. Molti imprenditori italiani dovrebbero cambiare la forma mentis soprattutto in ambito digitale. Questo è il primo passo per il cambiamento di un’imprenditoria ormai scaduta e scontata che ci ritroviamo in questo paese.

  20. Simona Lucia

    Un articolo molto interessante per chi approccia con timidezza all’imprenditorialità ma ne rimane inevitabilmente attratto. Mi porterò a casa il concetto del fallimento, che è una componente fondamentale per chi voglia portare avanti un progetto imprenditoriale.

  21. l.robustellini

    Sono perfettamente d’accordo con Jacopo, se un’azienda non ha il mindset giusto e il team per intraprendere un percorso di innovazione aziendale sarà difficile ottenere dei risultati soddisfacenti, secondo me ci deve essere una persona all’interno dell’azienda, oltre che l’imprenditore che riesca a facilitare l’implementazione di approcci innovativi al mercato e non solo. Un’altro aspetto critico riguarda invece in che modo vengono prese le decisioni in alcune aziende (a sensazione), cosa che il digitale può cambiare con un approccio data-driven.

  22. Luca Pesenti

    Esattamente Ornella. Oggi un’azienda non può più permettersi di prescindere dall’assicurarsi la propria presenza sul Web, ma soprattutto di avvalersi di un collettivo di collaboratori e dipendenti che sappiano apprendere nuove competenze digitali ed abbiano la spinta ad un self-improvement continuo.

  23. JacopoBocchio

    Per poter digitalizzare un’azienda è necessario che all’interno di essa vi siano le persone giuste per farlo. Un’altra soluzione è affidarsi ad un consulente esterno che riesca a trasferire la corretta mentalità all’interno. Un passaggio non facile che deve mirare al coinvolgimento totale dell’azienda, dal proprietario allo stagista.

  24. Ornella Bonomo

    Per essere competitiva, un’azienda ha la necessità di innovarsi in materia digitale. Sia per la tecnologia nella strumentazione sia per la comunicazione. Ad esempio l’azienda agricola della mia famiglia ha introdotto macchinari di ultima generazione e l’ho traghettata nel mondo dei social per aumentare la brand awarness

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