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Le qualità nel lavoro: quali sono le più ricercate da acquisire

qualità nel lavoro utiliPer approcciarsi ad un inserimento nel mondo del lavoro o ad un cambiamento lavorativo, bisogna avere ben chiaro il concetto di qualità nel lavoro e di come valorizzarla agli occhi di un’azienda. Ognuno di noi, a prescindere dal proprio percorso formativo e professionale, è in possesso di competenze acquisite e personali ed il lavoro che bisogna effettuare è quello di farne degli elementi distintivi e differenzianti. Bisogna inoltre attualizzare e innovare queste qualità, in quanto il mondo del lavoro è in rapida evoluzione verso una sempre più concreta realtà digitale. La risorsa utile all’aziende deve quindi assicurarsi una formazione specifica e tecnica, attraverso corsi specializzati come le Certificazioni Digital Marketing in grado di conferire una pletora completa di competenze in questo senso. In questo articolo comprenderai:

  • il concetto di qualità del lavoro e le diversificazioni delle attitudini
  • quali sono le Skill più ricercate dal panorama aziendale e l’evoluzione digitale di quest’ultime
  • il rapporto che vi è fra l’importanza di un ambiente lavorativo sereno ed equilibrato e la messa in pratica effettiva delle proprie Skill.

Che cosa si intende per qualità nel lavoro?

La qualità nel lavoro è la risposta alla domanda cosa cercano le aziende. Si intendono quindi tutte quelle competenze personali e professionali in una potenziale risorsa da inserire nel proprio organico, o eventualmente che possono essere acquisite dal personale già in essere all’interno dell’attività.

Vi è un momento specifico in cui il candidato ad un’eventuale assunzione ha la possibilità di evidenziare e palesare le proprie attitudini ed inclinazioni, il colloquio di lavoro. Questa fase del rapporto tra azienda e lavoratore è determinante, in quanto quest’ultimo per essere preso in considerazione e suscitare interesse deve essere pienamente consapevole dell’importanza di evidenziare alcune proprie caratteristiche, omettendone delle altre, poiché questo sarà determinante all’esito positivo.

ll modo corretto di approcciare ad un colloquio di lavoro, specialmente se non è il primo, è prepararsi adeguatamente, individuando le proprie hard skill e soft skill. Ma non basta, bisogna infatti considerare che oggigiorno le aziende sono interessate a queste attitudini ma soprattutto al fatto che l’esaminato sia in grado di applicarle al mondo del digitale, in quanto il fenomeno della digitalizzazione è ormai in essere.

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Le Hard Skill

Nel processo di formazione professionale o scolastica di ciascun individuo avviene una naturale acquisizione di competenze tecniche e di qualità nel lavoro specifiche, che andranno a caratterizzarne la tipologia di professionista. La particolarità più importante di queste competenze è che esse possono essere quantificate e soprattutto certificate, in modo tale da poterle riportare sul proprio curriculum vitae personale che in fase di valutazione saranno un elemento prezioso per le aziende che dovranno rapportarle alle caratteristiche del profilo ricercato.

A seconda che il nostro percorso sia stato di tipo scolastico o settoriale, vi sono differenti attitudini che possiamo aver sviluppato; nel primo caso fra le skill acquisite vi possono essere la conoscenza delle lingue, la capacità di utilizzare strumenti o software informatici specifici o conoscenza più di carattere culturale generale, come la conoscenza della storia e il funzionamento della società. Nel caso di un percorso lavorativo settoriale, si può aver implementato tra le proprie abilità l’utilizzo di macchinari e di software lavorativi tipici della posizione che si ricopriva.

L’obiettivo principale quindi di un eventuale candidato ad una posizione lavorativa è quello di far sì che avvenga un vero e proprio match tra l’offerta e le proprie esigenze di ricerca e di carriera. Per questo vi sono quattro punti fondamentali che devono coesistere simultaneamente nel proprio curriculum per accertare le proprie skill:

  • Il livello degli studi raggiunto con in aggiunta i titoli acquisiti durante la formazione
  • l’esperienza professionale maturata 
  • le eventuali skill digitali acquisite, come ad esempio l’ottenimento dell’ECDL (European Computer Driving Licence)
  • le conoscenze linguistiche, ad oggi più che mai fondamentali.

Chiaramente, le aziende richiedono competenze e qualità nel lavoro differenti a seconda dei propri criteri di ricerca e delle proprie esigenze interne; proprio per questo motivo è importante arrivare ad un colloquio con più esperienze professionali al proprio attivo, in modo da essere competitivi e lavorativamente interessanti.

Le Soft Skill

acquisire le giuste qualità nel lavoroNel processo di selezione il recruiter non tiene conto solamente delle hard skill ma analizza anche la personalità del candidato, quindi alle caratteristiche fortemente connesse a qualità e doti individuali, come ad esempio abilità sociali, comunicative, gestionali. Il processo di digitalizzazione non ha che aumentato esponenzialmente l’esigenza delle aziende nel reperire queste qualità nel lavoro nei candidati, in quanto profili flessibili che sappiano adattarsi a contesti dinamici e uscire dalla zona di comfort saranno sempre più necessari per far fronte alla nuova frontiera del mondo del lavoro.

Essendo di natura prettamente individuale e soggettiva, le soft skill si differenziano a seconda dell’individuo che le possiede, ma è fondamentale conoscere le principali per poter poi investire su di un proprio miglioramento attitudinale e rendersi più competitivi.

  • Creatività: gli ultimi decenni di crisi economiche hanno spinto le aziende a dover rivedere più volte la propria mission e la propria struttura, per questo, avere una capacità d’innovazione e di creatività presente nella propria risorsa lavoro fa la differenza fra una sopravvivenza nel medio-lungo periodo e un’incapacità di adattamento al cambiamento.
  • Problem Solving: in diretta sinergia con la creatività, è un’abilità che consente di leggere i cambiamenti e gli eventi inaspettati in maniera lucida ed efficace, elaborando un’eventuale strategia alternativa a quella preesistente.
  • Team Working e Management: riguarda principalmente la struttura interna all’azienda, cioè l’ottenimento di un clima di collaborazione e comunione d’intenti all’interno di un preciso gruppo di lavoro basato sull’ascolto, raggiungendo efficacemente gli obiettivi prefissati.
  • Intelligenza Emotiva: riuscire a gestire situazioni o periodi stressanti all’interno dell’ambito lavorativo, gestendo le proprie emozioni e rimanendo focalizzati sulle priorità.
  • Leadership: non procrastinare decisioni importanti e un giusto metro di valutazione di ciò che accade in ambito aziendale rendono questa qualità nel lavoro di fondamentale importanza.
  • Capacità Comunicativa: essere in grado di ottimizzare sia la comunicazione verbale, basata su interazioni di tipo collaborativo con i membri del team work, ma soprattutto quella non verbale che passa attraverso gesti di interessamento e di attenzione anche ad elementi del discorso che apparentemente potremmo sottovalutare.
  • Negoziazione: trovare dei compromessi che riescano a intensificare il più possibile il formarsi di un clima sereno ed equilibrato, attraverso un adattamento attivo alle nuove realtà, persone e stimoli.
  • Proattività: cioè l’anticipare una determinata iniziativa, mostrandosi lungimirante e capace di prendere una posizione e portarla avanti con sicurezza.

Possiamo quindi affermare che l’esigenza di personale flessibile ed intraprendente si evinca in maniera chiara da quanto descritto precedentemente. Nella stragrande maggioranza dei casi le soft skill sono perlopiù innate, ma avere ben chiaro quali siano le principali, ci può aiutare a diventare consapevoli di quelle in nostro possesso e ad estrapolarne il meglio in ambito lavorativo.

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Quali sono le qualità lavorative più ricercate?

Le qualità nel lavoro più gettonate attualmente sono molto differenti rispetto a quelle del mercato del lavoro di anche solo una decina di anni fa. Si è verificato infatti un vero e proprio processo di digitalizzazione a livello mondiale, che ha completamente rivoluzionato la priorità delle competenze da possedere, laddove si voglia risultare interessanti agli occhi di un’azienda. Per comprendere meglio questo enorme cambiamento, bisogna prima partire dal fenomeno che l’ha scatenato.

La Digital Transformation del mondo del lavoro

Il fenomeno della Digital Transformation è il radicale cambiamento dei modelli di business delle attività d’impresa, le quali si sono trovate ad affrontare un’arrivo delle tecnologie digitali sul mercato, adattandone di conseguenza i processi organizzativi e le competenze richieste alla propria forza lavoro. Vi sono molteplici fattori che possono influire significativamente sull’avvio di una digitalizzazione in un determinato mercato, come ad esempio la forte esigenza dei clienti di avere servizi più attuali e all’avanguardia, una crisi dell’ecosistema aziendale, oppure per tenere il passo della concorrenza.

Ogni azienda che decida di allinearsi a questa Digital Trasformation, deve obbligatoriamente avvalersi di forza lavoro che abbia un knowhow e delle qualità nel lavoro specifiche in tal senso, in modo tale da poter fruire in maniera ottimale delle nuove risorse tecnologiche esistenti. Inoltre questo nuovo mercato tecnologico presenta la peculiarità di essere dinamico, cioè in continuo fermento ed innovazione, che spinge chiunque ne venga a contatto o ne faccia parte ad un adattamento progressivo ed indispensabile. Anche il fattore umano però non deve passare in secondo piano, poiché numerose persone ritengono che sia comunque un principio cardine l’interazione umana, quindi bisognerà indubbiamente tenere conto anche del mondo offline.

Un’impresa che si affaccia a questa nuova realtà, se vuole orientarsi al meglio in una realtà comunque ancora agli albori, deve considerare i seguenti elementi cardine, che possono fornire una base sulla quale strutturare una propria strategia nel medio e lungo periodo.

  • La cultura: questo concetto deve essere rappresentato in particolar modo dal CEO di un’azienda, la quale figura deve essere foriera di una cultura che abbracci il cambiamento e accetti il nuovo, che accetti e contempli il fallimento; la motivazione è che il digitale è un contesto che vive di queste componenti ed in continuo mutamento, ecco perché è necessario un mindset imprenditoriale di questo tipo.
  • La Customer Experience: questo è il perno attorno al quale la mission dell’azienda deve ruotare, proprio perché quest’ultima è elaborata in funzione dell’aspettativa che i nostri clienti vivano la miglior esperienza possibile venendo a contatto con noi.
  • Le persone: il CEO ha il compito di scegliere accuratamente da chi sarà composto il proprio team aziendale di lavoro, composto preferibilmente da persone che sono pronte a correre rischi, con uno spirito d’iniziativa spiccato e che si fanno continuamente domande volte al migliorarsi.
  • Innovazione: qui il CEO si trova nella posizione di orientamento dell’innovazione, arrivando alla definizione di obiettivi chiari e volti al successo aziendale. Quest’ultimo deve però guidare un team preposto a questo lavoro e coordinarlo per massimizzarne la piena efficienza.
  • Cambiamento: come possiamo vedere tutti gli elementi sopra citati sono strettamente interconnessi fra loro, ed anche il cambiamento riguarda il team di lavoro, formato da persone caratterizzate da una grande apertura mentale alle nuove metodologie e pronte a mettersi in discussione per migliorare.
  • Leadership: qui ancora abbiamo il ruolo del CEO, il quale pur avvalendosi di collaboratori e dipendenti che hanno potere decisionale, sarà sempre la figura principale di riferimento del team e dovrà essere in grado di dare la giusta spinta imprenditoriale ed essere un solido punto di riferimento.

Come visto le qualità del lavoro future dovranno essere possedute da una forza lavoro inserita all’interno di un ecosistema d’impresa che abbia una struttura solida ma al contempo flessibile, poiché la trasformazione digitale è un fenomeno che cambia di continuo e quindi è imprescindibile rimanerne al passo.

Le competenze del futuro da acquisire

qualità nel lavoro e competenzeCon l’avvento di un nuovo mercato del lavoro basato su di una trasformazione digitale, ecco che anche le skill hanno subito un adattamento, andando ad articolarsi e ad assumere una natura differente rispetto alle classiche di nostra conoscenza. Le qualità del lavoro digitali sono caratterizzate dal saper utilizzare in maniera profittevole e con un certo spirito critico le tecnologie della società dell’informazione, attraverso lo scambio di informazioni e la comunicazione con reti di collaboratori sul Web. Esattamente come abbiamo visto precedentemente anche nel caso del contesto digitale vi è la distinzione tra le diverse skill, però ne cambia la natura, poiché vi è una revisione per adattarle al mercato attuale; abbiamo rispettivamente:

  • Digital Hard Skill, acquisibili presso Scuole, Università e corsi di formazione; sono quantificabili e presuppongono un uso efficace di programmi informatici, di linguaggi di programmazione e delle piattaforme Social. A seconda del contesto tecnologico di riferimento, vi sono competenze di Mobile, di Big Data, cioè della gestione e analisi di dati.
  • Digital Soft Skill, anche in questo caso sono prettamente individuali e personali, ma però in questo contesto riguardano le facoltà di problem solving e risoluzione di problemi di carattere digitale; fra queste abbiamo: il Knowledge Networking, cioè gestire e valorizzare le informazioni disponibili sui Social e sul Web; la Virtual Communication, attraverso una buona comunicazione digitale; la Digital Awareness, con la quale si utilizzano in maniera professionale gli strumenti del Web e se ne cura la sicurezza ed infine il Self Empowerment, cioè il sapere gestire i problemi imminenti e maturare di continuo competenze professionalizzanti.

Come si evince, è sempre più necessario un riadattamento attitudinale e professionale per essere oggi appetibili nei confronti delle aziende nel mondo del lavoro, soprattutto per chi ha già un percorso lavorativo consolidato e lontano dalla digitalizzazione. 

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Qualità nel lavoro e nella vita

Oltre che ad essere in possesso di qualità nel lavoro ottimali e professionali, un lavoratore deve anche curare la propria qualità di vita, la quale dipende da una gestione equilibrata delle proprie skill e da un ambiente di lavoro con un clima favorevole. Per questo deve crearsi una sinergia efficace tra l’azienda, la quale si impegna per garantire un contesto lavorativo sereno e il dipendente, il quale potrà di conseguenza valorizzare in maniera più efficace le sue attitudini e quindi essere più efficiente. 

I pilastri di un ambiente aziendale funzionale

Vi dovrà quindi essere una cura particolare da parte dei responsabili delle risorse umane di determinati fattori, i quali determineranno un ecosistema strutturale d’impresa che funzioni e che sproni il team di lavoro al miglioramento e alla collaborazione come di seguito indicato.

  • Orario flessibile: questa tipologia di organizzazione contribuisce alla promozione dell’impegno e della responsabilità da parte dei lavoratori, i quali si sentiranno più liberi di gestire il proprio tempo a seconda delle proprie esigenze, attraverso ad esempio il lavoro da casa.
  • Investimenti in programmi di benefit: cioè la promozione di attività nell’orario extralavorativo, come ad esempio la cura del fisico e lo sport, oppure la sensibilizzazione verso temi legati al benessere personale.
  • Riconoscimento dei dipendenti: qui subentra un concetto chiave, infatti garantire ai dipendenti degli aggiornamenti continui o dei corsi di formazione, unitamente a premi e bonus di produzione, alimenta la loro proattività verso la mission e spinta al miglioramento.

Si può quindi capire che in un ambiente caratterizzato da talune componenti si creerà un clima che porterà i dipendenti a non sentirsi solo parti di un ingranaggio più grandi, ma individui, con aspirazioni e individualità, ai quali viene data l’opportunità di esprimersi e di migliorarsi.

Le due dimensioni

Quando si parla di qualità nel lavoro, bisogna rapportare questa definizione al contesto lavorativo di riferimento e quindi ad un lavoro qualitativo. Vi sono rispettivamente due principali dimensioni laddove i bisogni del lavoratore e le condizioni lavorative si incontrano.

  1. La qualità nel lavoro in senso stretto: che è disciplinata dai bisogni del lavoratore e gli aspetti relativi all’organizzazione del lavoro.
  2. La qualità nel lavoro in senso ampio: che è il rapporto tra il lavoro svolto e l’influenza che quest’ultimo ha sulla vita del lavoratore

Le qualità lavorative per essere espresse hanno bisogno di un contesto d’impresa che permetta di conciliare la vita e il lavoro, permettendo al lavoratore di autodeterminarsi. Esso sarà indubbiamente più propenso ad una partecipazione attiva alla vita aziendale, nel momento in cui l’azienda potrà garantire una continuità del rapporto di lavoro, quindi sicurezza e stabilità. Queste considerazioni sono fondamentali, dal momento in cui il mercato del lavoro sta cambiando radicalmente con il fenomeno della digitalizzazione ed i lavoratori stanno scoprendo una nuova maniera di lavorare e di gestire il proprio tempo. Per questo motivo le aziende dovranno, oltre che allinearsi con il processo di digitalizzazione, impegnarsi per rendersi sempre più direct to worker. 

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Conclusioni per fare il punto

Quello che dobbiamo portarci a casa da questo articolo è che il mondo lavorativo sta cambiando, così come stanno cambiando i rapporti che intercorrono fra domanda e offerta; per questo è importante ottenere sempre più skills e soprattutto perfezionare e migliorare quelle già in nostro possesso. Le qualità nel lavoro specifiche bisognerà poi sposarle con il mondo del digitale, attraverso una formazione tecnica e mirata, in particolar modo concentrandosi sul migliorarsi continuamente, dato il dinamismo del mercato. Dovrà poi essere premura delle aziende rivedere i vecchi schemi di lavoro che guidavano il sistema imprenditoriale nazionale e internazionale negli scorsi decenni, portandosi a pari con un processo di Digital Transformation già iniziato e che andrà sempre più veloce.

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Mi chiamo Luca Pesenti, ho 28 anni e sono di Bergamo.
Ho una Laurea Triennale in lingue e letterature straniere moderne e una Laurea Magistrale in Cooperazione internazionale.
Il mio percorso del digitale include la conoscenza generale delle tre grandi macroaree: Web, Social, E -commerce.
Mi sono specializzato in Digital Content Marketing, in particolare nella redazione di articoli scritturali e visuali in chiave SEO, e nella realizzazione di video e del loro montaggio.

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4 Commenti

  1. Simone Novarese

    Essere autoconsapevoli, e onesti, rispetto alle proprie capacità è il modo migliore per farsi valutare correttamente dalle aziende. Ma anche per impostare un percorso di automiglioramento.

  2. fabrizioappodia

    Un focus sulle qualità è una riflessione preziosa per chi sta pianificando il proprio futuro professionale.

  3. Simone Aili

    Non andrebbe mai sottovalutata la qualità del proprio lavoro

  4. Serena Cadoni

    Un articolo che fa aprire gli occhi. Interessante!

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