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Neuromarketing: cos’è e come utilizzarlo nella tua azienda

Neuromarketing: cos’è e come utilizzarlo nella tua azienda

Se sei approdato qui è perché ti starai chiedendo: “Cosa studia il Neuromarketing?” Bene, sei finito nel posto giusto!

Il Neuromarketing consiste nell’impiego delle conoscenze neuroscientifiche nel marketing. Applicando questi studi all’esperienza di acquisto utente, si possono analizzare i processi decisionali che avvengono in modo inconsapevole nella mente dei possibili consumatori nel momento in cui scelgono se acquistare un prodotto/servizio.

esperimenti di neuromarketingMa chi ha inventato il Neuromarketing? Questa scienza nasce grazie ad Ale Smidts, professore di Marketing Research alla Rotterdam School of Management, che coniò il termine nel 2002. La parola Neuromarketing rimanda alle pratiche neuroscientifiche utili ad avere una comprensione completa del consumatore in modo da creare delle strategie di marketing più efficaci.

L’obiettivo del Neuromarketing non è altro che trovare le giuste strategie che spingono all’acquisto. 

In questo articolo ti spiegherò, nel dettaglio:

  • il Neuromarketing cos’è e quali sono le sue caratteristiche,
  • in cosa si distingue dal marketing tradizionale
  • perché viene utilizzato e quali sono le sue applicazione nell’ambito del digital marketing,
  • 2 casi aziendali di Neuromarketing.

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Cosa significa Neuromarketing?

Ora che sai quando nasce il Neuromarketing, ti spiego cos’è nello specifico. Innanzitutto bisogna precisare che è una disciplina abbastanza recente che coinvolge ambiti scientifici come:

  • Marketing;
  • Economia;
  • Medicina;
  • Psicologia.

Esso studia ciò che accade nel cervello umano quando risponde a degli stimoli inviati dalle pubblicità e dai prodotti di un determinato brand. Il suo scopo principale è quello di analizzare i dati per poi elaborare strategie di marketing efficaci.

Per esempio, un brand quando vuole migliorare un prodotto per renderlo più allettante per i consumatori in modo da farlo acquistare, utilizza i dati forniti dalle analisi dei test, al fine di ottenere così il miglior risultato con costi meno elevati.

Grazie ai test, infatti, le aziende possono comprendere cosa preferiscono o meno i clienti, ancor prima di lanciare il prodotto sul mercato.

Il Neuromarketing è un compagno fondamentale del Web Marketing Specialist,
figura che si occupa di sviluppare piani di marketing aziendali di successo.

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Neuromarketing vs Marketing Tradizionale

Adesso a grandi linee hai appreso il significato di Neuromarketing, ma sai cosa si intende per marketing tradizionale? Esso è il processo di analisi, pianificazione, realizzazione e controllo delle decisioni riguardanti il prodotto, il prezzo, la promozione e la comunicazione dello stesso al fine di creare scambi che permettano di raggiungere gli obiettivi sia del cliente che dell’azienda.

I metodi di ricerca tradizionali, per capire qual è la risposta di un consumatore ad una pubblicità che vede in televisione, prevedono l’uso di questionari e interviste. Test che però sono spesso imprecisi, visto che gli acquirenti non riescono mai ad esprimere il motivo reale per cui hanno comprato un tale prodotto.

Non sempre quando l’essere umano pensa di provare una determinata emozione equivale alla realtà, ed è proprio per questo motivo che le risposte date dagli intervistati molto spesso non corrispondono ai risultati dei test di imaging cerebrale (rilevazione dell’attività cerebrale).

Differentemente, chi utilizza il Neuromarketing non mira a chiedere direttamente al consumatore per capire quali sono i suoi desideri. Ma trae conclusioni analizzando l’impatto che ha l’immagine sulla mente delle persone. In questo modo è possibile capire quali reazioni vengono risvegliate nella testa dei consumatori. 

Un’immagine che riesce ad emozionarti, non importa se l’hai vista in un social network o alla televisione, fa aumentare l’attività elettromagnetica del cervello. 

Tecniche e strumenti del Neuromarketing

Come già detto prima, il Neuromarketing misura l’attività del cervello, ma come riesce a farlo? Esistono tanti metodi; gli strumenti più utilizzati sono:

  • l’elettroencefalografia (EEG), che produce un grafico in cui viene tracciata l’attività cerebrale. Essa da informazioni su come viene percepito il brand e sul comportamento d’acquisto dell’utente e in particolare, tramite i sensori posizionati sulla testa viene misurata l’attività in termini di attenzione, engagement e memoria;
  • neuromarketing processi decisionalila risonanza magnetica funzionale (fMRI o RMF), che riproduce delle immagini del cervello facendo risaltare le aree in cui l’attività cerebrale è più forte. Quando il cervello è impegnato in un’azione, vengono prese in considerazione delle aree specifiche; quest’ultime essendo in “movimento” hanno bisogno di più ossigeno e glucosio. In questo modo si riceve un’immagine in cui il flusso del sangue è più marcato nelle zone coinvolte, permettendo di analizzare in che maniera vengono interpretati gli stimoli esterni.

I test permettono al ricercatore di misurare le reazioni cognitive ed emozionali di un essere umano di fronte a determinati stimoli. Entrambi i metodi sono classificati come strumenti di brain imaging che realizzano una “scansione” del cervello mettendo in evidenza le aree attivate sotto l’effetto di un particolare stimolo.

Gli strumenti usati nel Neuromarketing, non sono altro che quelli applicati nel campo delle neuroscienze cognitive. So che ora ti starai chiedendo “Ma cosa studiano le neuroscienze cognitive?”. Innanzitutto è importante sapere che è una branca delle neuroscienze, nello specifico questa disciplina si occupa dei substrati biologici, neurologici e cerebrali implicati nei processi mentali cognitivi per esempio: la memoria, l’attenzione, la categorizzazione e le funzioni esecutive. 

Però non sono gli unici strumenti utilizzati dal Neuromarketing, vengono usati anche:

  • l’elettrocardiogramma (ECG), molto semplice e meno invasivo. Permette di misurare in maniera ottimale i processi emotivi di una persona grazie all’osservazione della frequenza cardiaca.
  • la risposta galvanica della pelle (GSR), misura le variazioni elettriche della pelle in seguito ad eventi.

Molto spesso però vengono utilizzati insieme due o più dispositivi. Ad esempio l’EEG e l’fMRI sono associati frequentemente all’eye-tracker, uno strumento pratico che permette di registrare la dilatazione delle pupille degli occhi; in più riesce a individuare dove va a spostarsi lo sguardo del possibile cliente durante la fruizione di uno stimolo.

Come le aziende utilizzano il Neuromarketing

Gli esperti di marketing aziendale hanno iniziato ad interessarsi al Neuromarketing nel momento in cui i metodi del marketing tradizionali hanno iniziato a dimostrarsi inadeguati per capire i meccanismi di decisione degli acquirenti. Le tecniche tradizionali trascurano emozioni e ricordi; infatti chi prima si occupava di marketing e pubblicità si limitava a supposizioni fatte in base ai sondaggi, interviste e gruppi di discussione.

Grazie al web marketing, oltre a questi classici metodi, si sono aggiunti strumenti più affidabili come l’A/B test, il numero di visite ad un sito web, le visualizzazioni, i commenti ad un post o il semplice condividere. Le tecniche di Neuromarketing non servono a chiedere direttamente all’acquirente, ma ad analizzare quelli che sono i processi cerebrali che rimangono nascosti alla nostra mente.

Il Neuromarketing nelle aziende però non viene applicato solo in questo ambito, anzi, viene utilizzato in tanti altri campi. Nel prossimo paragrafo ti spiegherò quali sono.

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Creazione della Brand Identity

Il Neuromarketing viene spesso usato per costruire la brand image. Questo è un processo abbastanza complesso poiché nella costruzione dell’identità del brand sono coinvolti diversi elementi che a loro volta possono essere di natura diversa:

  • visiva,
  • olfattiva,
  • tattile,
  • sonora,
  • gustativa.

Tutti questi elementi vengono immagazzinati nella mente del consumatore e contribuiscono allo sviluppo di una specifica immagine del marchio, più o meno coerente con la brand identity e i valori dell’azienda.

In parole povere, se una pubblicità mostra il marchio in un determinato luogo, come ad esempio una spiaggia con il mare cristallino, i consumatori collegheranno il brand ai propri ricordi delle vacanze. Sulla base di questi collegamenti cambia il loro coinvolgimento emotivo nei confronti della marca.

Se sei interessato a questo argomento e vuoi maggiori informazioni per capire al meglio di cosa si tratta, ti consiglio di leggere l’articolo sul marketing emozionale.

Definizione dei colori del Brand

Può sembrare strano, ma tra Neuromarketing e colori c’è un forte legame. Questa disciplina è, infatti, di fondamentale importanza per la scelta dei colori di un brand. 

Ogni dettaglio può influenzare una decisione, si dice, e con il colore questa frase trova la sua conferma. Negli ultimi anni alcune ricerche hanno evidenziato come le diverse colorazioni, anche di una semplice etichetta, possano condizionare la scelta di un prodotto. Ciò accade perché l’essere umano ha imparato ad associare i colori a determinati pericoli o vantaggi, e questo oggi può essere utilizzato dalle aziende per poter costruire il proprio marchio e i propri profili sui social media.

Per questo motivo nel Neuromarketing si studia, tra le tante cose, anche quale colore scegliere per poter catturare l’attenzione dei consumatori. I colori riescono a stimolare alcune parti del cervello piuttosto che altre e sono legate a una simbologia a cui siamo allacciati inconsciamente.

Innovazione di prodotto

Quando si parla di innovazione del prodotto si intende quel processo volto a migliorare un bene o servizio già conosciuto dai clienti. Questo processo di innovazione, per poter essere efficace, sfrutta il progresso scientifico e tecnologico. Ma cosa vuol dire innovazione tecnologica e perché è importante?

neuromarketing e innovazione del prodottoL’innovazione di prodotto è quell’attività stabilita delle imprese e delle istituzioni volta a introdurre nuovi prodotti e nuovi servizi, così come nuovi metodi per produrli, distribuirli e usarli.

Se il prodotto creato è una novità per l’impresa ma non per il mercato, si definisce “imitazione” o “adozione”. Quindi un’azienda per far si che il suo prodotto sia un’innovazione deve utilizzare:

  • nuove tecnologie dei materiali, come ad esempio lo sono stati il nylon, l’acciaio inox, il DDT;
  • nuovi componenti legati all’evoluzione di una metatecnologia, come transitor, pneumatico a carcassa radiale;
  • nuovi prodotti o processi;
  • materiali ottenuti con nuove tecnologie;
  • innovative forme di relazione, come negli anni 2000 ad oggi lo sono stati il customer care, il sito web o i social network. 

Creare un prodotto innovativo è un terno al lotto e per far sì che l’innovazione non sia un flop è necessario per l’azienda capire i consumatori verso cosa sono orientati. Il Neuromarketing gioca un ruolo fondamentale in questo campo: attraverso esso e alle tecnologie utilizzate, è possibile capire se il colore, la forma o i materiali scelti sono quelli giusti, o addirittura permette di valutare se il packaging è facile ed intuitivo per l’acquirente. In questo modo permette alle aziende di evitare inutili investimenti e di ottimizzare i budget.

Incremento delle vendite

Immagina se potessi leggere nella mente dei tuoi clienti e quindi riuscire a soddisfare ogni loro desiderio, sarebbe bellissimo, vero? Con il Neuromarketing puoi! Certo, non sai di preciso cosa sta pensando, ma puoi capire quali sono i suoi gusti e perché preferisce un prodotto rispetto ad un altro.

Molti pensano che l’uomo sia una creatura razionale, sbagliatissimo! Come ha teorizzato Gerald Zaltman, docente di Marketing all’Harvard Business School, nel suo libro “Come pensano i consumatori. Quello che il cliente non dice e la concorrenza non sa”, il 95% delle decisioni di acquisto vengono condizionate dai processi che coinvolgono l’inconscio, quindi sono di tipo irrazionale.

Gli acquisti che facciamo, in poche parole, sono il frutto di semplici reazioni viscerali piuttosto che di una costruzione logica di pensiero. Nel momento dell’acquisto di un prodotto o servizio si attiva un velocissimo confronto tra due aree cerebrali, nucleus accumbens ed insula che sono responsabili delle sensazioni positive e negative.

La vittoria di un’area viene dal confronto di informazioni di tipo emozionali, legate ai ricordi, quindi si potrebbe dire che la parte irrazionale del processo decisionale è il confronto tra le sensazioni e le emozioni prodotte dalle informazioni che si hanno in memoria. Per poter influenzare questi meccanismi decisionali bisogna prendere in considerazione l’user experience in tutte le sue fasi facendo pressione su elementi di tipo emozionale.

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Pro e Contro del Neuromarketing

Come avrai potuto capire da questo articolo, il Neuromarketing è il punto di svolta per le aziende che vogliono aumentare i propri risultati. Riuscire a entrare nella mente del consumatore permette di capire i meccanismi di acquisto e di modificare poi di conseguenza le strategie di marketing. Ma non tutto è oro quel che luccica! Riuscire ad applicare le neuroscienze al marketing tradizionale di un azienda non è per niente facile. Infatti, se l’impresa utilizza per la prima volta il Neuromarketing sarà per lei fondamentale avere buone capacità di adattamento, in modo da riuscire a modificare la strategia aziendale in tempi brevi.

Però, questa disciplina ha dei limiti, per lo più legati alla giovane età: interpretare i dati acquisiti non è semplice ed il costo per effettuare questo tipo di ricerche è abbastanza elevato. Si spera che con il passare degli anni, grazie al progresso tecnologico e ad una maggiore diffusione, il costo diminuisca.

Esempi di Neuromarketing

Esistono tantissimi esperimenti di Neuromarketing, soprattutto se si considerano i social media. Mi soffermerò, però, sui due più interessanti.

Coca Cola e Pepsi

Un focus group organizzato con l’intenzione di capire chi, tra Coca Cola e Pepsi Cola, fosse il brand preferito dai consumatori, condusse nel 2004 un’interessante ricerca con l’uso del brain imaging.

neuromarketing esperimento coca cola e pepsicolaI risultati ottenuti dallo studio di Neuromarketing furono sorprendenti: il campione coinvolto mostrava una netta preferenza per la Pepsi quando il prodotto venne testato senza mostrare il marchio. Mentre, quando il brand fu reso pubblico ai partecipanti, prima di bere la bevanda, il 75% di essi dichiarò di preferire Coca Cola.

La cosa ancor più interessante fu rilevare che questa affermazione comportava l’attivazione di specifiche aree del cervello collegate all’autostima e alle emozioni positive. A guidare il consumatore non furono le caratteristiche organolettiche o la qualità del prodotto ma le diverse “immagini” e i valori che queste due bibite avevano creato in anni e anni di spot pubblicitari.

Quindi, le emozioni e le specifiche sensazioni legate al brand, generando ricordi nella testa del consumatore, possono indurre quest’ultimo ad acquistare un determinato prodotto, a prescindere da altri fattori esterni.

Immagini dissuasive nei pacchetti di sigarette

Martin Lindstrom nel suo libro “Neuromarketing. Attività cerebrale e comportamenti d’acquisto”, analizzò, con il contributo di altri esperti, la reazione di un gruppo di fumatori alla vista dei moniti presenti sui pacchetti di sigarette.

neuromarketing lindstrom esperimento fumatoriI fumatori durante il test furono collegati ad un apparecchio di imaging biomedico. Lo scopo dello studio era era riuscire a capire che potere avessero tali frasi sui cervelli dei partecipanti.

Ciascuno dei presenti dichiarò di sentirsi preoccupato e di avere l’impulso di smettere di fumare. In realtà, però, i dati raccolti dimostrarono che i fumatori avevano dichiarato il falso. Infatti, le frasi allarmanti scritte sui pacchetti di sigarette facevano crescere il desiderio di fumare degli intervistati.

Da questo secondo studio emerge che, non è tanto il valore del brand nella mente dei consumatori, ma la mancanza di corrispondenza che spesso c’è fra ciò che si afferma e ciò che succede nel cervello umano. Lindstrom con questo studio mise in luce l’inutilità delle ricerche di mercato, poiché falsate.

Le persone faticano ad esprimere giudizi ed opinioni con sincerità, impedendo all’azienda che svolge l’indagine di mercato d’avere un quadro affidabile della percezione che i consumatori hanno dei prodotti.

Conclusioni e consulenza strategica gratuita

Il Neuromarketing lavora nel campo della comunicazione e delle neuroscienze. Purtroppo però in Italia, in questo settore, mancano ancora delle figure professionali come il neuromarketer e delle vere e proprie agenzie di neuromarketing. Ma, fortunatamente, le tecnologie volte a far comprendere i meccanismi che guidano il comportamento dei consumatori sono in costante sviluppo.

Bene, sei giunto alla fine di questo articolo, spero che attraverso questa lettura tu abbia compreso meglio cos’è e cosa studia questa disciplina. Ma, soprattutto, quanto essa sia importante per far crescere il tuo business e ottimizzare i fondi da investire per il tuo prodotto o servizio innovativo.

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giulio pisano contentPRIMA STESURA A CURA DI GIULIO PISANO

Sono un giovane laureato in “Psicologia della Comunicazione e del Marketing” alla “Sapienza Università di Roma”. I miei interessi principali sono le dinamiche relazionali, il marketing in tutte le sue sfaccettature, la musica, il cinema e la gastronomia. Ho frequentato un master di specializzazione in Digital Marketing presso la Digital Coach a Milano, svolgendo anche attività di Content Marketing.

Food Marketing: cos’è, come farlo ed esempi utili

Food Marketing: cos’è, come farlo ed esempi utili

Il Food Marketing è l’insieme delle attività di promozione digitale, delle strategie commerciali e di comunicazione che aiutano ad aumentare la vendita di prodotti e servizi e la visibilità di un brand nel settore alimentare.

strategie di digital food marketingNon esiste paese migliore dell’Italia per analizzare e comprendere al meglio il Food Marketing. La nostra è una cultura che ha costruito una vera e propria relazione estetica (ed estatica) con il cibo. Per questo motivo risulta molto semplice applicare e subire le tecniche di comunicazione in campo alimentare: giocate così fortemente sul coinvolgimento dei sensi e sull’engagement diretto degli utenti, è, come dire, proprio una questione di feeling!

Digital Strategy, Content Marketing, Social Media Managing sono solo alcuni degli ambiti ormai indispensabili per un settore che ha a che fare con una clientela che richiede sempre più attenzione, informazione, intrattenimento e interazione. Vale quindi la pena approfondirne la conoscenza? Direi assolutamente di sì.

Continuando a leggere, capirai:

  • cosa si intende per Food Marketing
  • perché il Digital Marketing è importante nel settore del food
  • come promuovere un prodotto o servizio alimentare
  • qual è una strategia di Food Marketing che funziona.

Ti parlerò, poi, di 3 esempi di Marketing nel Food degni di nota a cui potrai ispirarti per iniziare ad ideare una vincente campagna di comunicazione.

Se, nel mentre, ti sei già reso conto che la strada per pubblicizzare la tua attività in ambito alimentare non è così semplice e richiede ottime conoscenze di Marketing Digitale, ti suggerisco di migliorare le tue competenze con il percorso Certificazione Digital Marketing Specialist

Cos’è il Food Marketing

Il Food Marketing è l’insieme di strategie che hanno l’obiettivo di promuovere, sponsorizzare e aumentare la notorietà dei brand che operano nel settore alimentare.

Questo include l’utilizzo di strumenti e canali tradizionali e, soprattutto, digitali. L’obiettivo è quello di creare un punto di incontro con le buyer personas, ossia con i clienti ideali che hanno un interesse specifico nell’ambito del food oppure che hanno un bisogno che un certo prodotto o servizio può soddisfare. 

marketing food esperienzaIn Italia il cibo è a tutti gli effetti sinonimo di famiglia, casa e condivisione… La tradizione e la cultura del cibo sono senza dubbio uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese. Insomma, non sto parlando solo di una semplice portata al ristorante, ma di una vera e propria esperienza che lega le persone. La mission del Food Marketing è proprio quella di far vivere alle persone la stessa esperienza di “casa e famiglia” anche online o fuori dalle mura di casa (ad esempio ordinando quel determinato cibo sulle piattaforme di consegna a domicilio).

Secondo alcuni esperti di marketing, il settore del food è sempre più digitale. Diverse catene della grande distribuzione organizzata consentono, grazie a e-commerce e app dedicate, di fare la spesa online ed effettuare consegne a domicilio nelle fasce orarie preferite. Anche piccoli store online come enoteche, birrifici e brand di cibi bio e vegani si stanno muovendo per sfruttare al massimo internet per vendere i loro prodotti. Il settore del digital food sta crescendo notevolmente perché offre praticità, comodità ed efficienza alle persone che hanno sempre meno tempo a disposizione per andare a far la spesa e cucinare.

Tutte le strategie di marketing che portano il consumatore ad acquistare un prodotto online, a scegliere un brand di prodotti alimentari, un ristorante oppure ancora un sito online di home delivery, hanno come primo obiettivo quello di creare una forte identità e una serie di valori e caratteristiche nei quali i consumatori possono identificarsi.

Prima di dirti come realizzare un piano di Food Marketing e strategie commerciali, ti spiego quali sono i vantaggi:

  • sviluppare la brand awareness, la consapevolezza dell’esistenza di una soluzione ad un problema e dell’esistenza di un brand in grado di risolverlo;
  • consolidare la brand reputation grazie a delle buone strategie e delle ottime campagne pubblicitarie;
  • valorizzare i prodotti, differenziarli ed evidenziarli rispetto alla concorrenza;
  • rafforzare il processo di fidelizzazione del consumatore in modo che continui a scegliere il prodotto anche in futuro;
  • ampliare il proprio target facendosi conoscere e catturando l’attenzione di clienti potenziali;
  • aumentare il fatturato grazie alla presenza di un pubblico più ampio e l’utilizzo di strategie digitali efficaci.

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Chi fa Marketing nel Food

Una volta che hai compreso cosa si intende per Food Marketing, è bene che tu conosca anche quali sono le figure professionali che operano in questo settore. I food marketer, così si chiamano, devono essere in grado di coordinare tutte le attività di lancio di un prodotto o servizio e la successiva vendita. I loro obiettivi principali sono: garantire ai consumatori un’esperienza d’acquisto significativa, incrementare il fatturato e favorire i processi di innovazione dell’azienda, come la digitalizzazione aziendale. 

Oggi gli esperti più richiesti per creare strategie di comunicazione nel settore alimentare sono quelli in possesso di conoscenze di economia, marketing e digitale. A seconda della specializzazione, si possono distinguere profili manageriali o liberi professionisti anche molto diversi tra loro e, di conseguenza, con differenti competenze. Eccone alcuni:

  • Social Media Manager gestisce i social e la pubblicità sui canali aziendali. Questa gestione include numerosi macro-task, tra cui pianificazione, strategia e definizione degli obiettivi, sviluppo della brand awareness e gestione della reputazione online, creazione di contenuti digitali, generazione di traffico in entrata, lead generation, gestione della community e moderazione pagine;
  • Web Marketing Specialist è una figura fondamentale perché coordina e gestisce tutte le risorse digitali. Da lui dipendono gran parte delle azioni che portano un’azienda a diventare fortemente digitalizzata. Lavora online, prevalentemente sui motori di ricerca, siti web e landing page. Deve conoscere e applicare le best practice lato SEO (Search Engine Optimisation) e SEM (Search Engine Marketing) e fare attività di display advertising. Deve utilizzare tutti gli strumenti di web analytics e tradurre i dati in informazioni utili a correggere le strategie in corso o dare avvio a delle nuove;
  • Digital Marketing Specialist, è quel professionista che deve essere in grado di studiare una digital strategy traducendola in un piano operativo digitale utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dal web. Il suo compito è anche quello di coordinare uno staff specializzato di professionisti digitali, valutare i tempi, le modalità e le migliori strategie per promuovere e diffondere l’identità del brand;
  • Marketing Manager è la figura dirigenziale responsabile di marketing e comunicazione. Stabilisce le strategie commerciali di Food Marketing e linee guida della politica aziendale, coordinando tutte le attività offline e online di coloro che operano nel settore. È responsabile delle analisi di mercato, della pubblicità, delle strategie per ottimizzare la vendita dei prodotti, in modo che tutto risulti coerente con gli obiettivi aziendali.

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Come realizzare una strategia di Food Marketing

L’unico modo che hai per soddisfare le esigenze dei tuoi clienti, è avere delle strategie di Food Marketing eccellenti.

Inizia sempre facendo un’attenta analisi del mercato. Qualsiasi strategia necessita di un piano d’azione che puoi mettere in atto fin da subito studiando bene il tuo mercato di riferimento e quali sono i competitor con cui ti dovrai confrontare.

Quando imposti una strategia in ambito alimentare, devi sempre prendere in considerazione diversi elementi da includere, ma soprattutto differenti canali tramite i quali potrai diffondere i tuoi messaggi. I canali più utilizzati al giorno d’oggi per il food, e quelli che garantiscono i risultati migliori, sono quelli online. A prescindere dal settore specifico e dai prodotti che vendono, infatti, tutte le attività dovrebbero fare comunicazione digitale.

Di seguito ti propongo 6 step per realizzare un piano efficace per il tuo progetto di Digital Food Marketing.

Definisci Brand identity e target di riferimento

Nel settore del food, si dice che “tutti vengono visti ma in pochi vengono ricordati.” Lavora fin da subito per definire il tuo target e costruire la tua food identity, dev’essere chiara e ben definita. Un’identità visiva efficace è ciò che ti permette di farti notare, di comunicare chiaramente chi sei ed in che modo puoi aiutare i tuoi potenziali clienti e di differenziare e personalizzare i tuoi prodotti.

come definire la brand identity nel food marketingCome si sviluppa una brand identity?

  • Scegli un logo che possa esprimere il concept aziendale e comunicare i valori della tua azienda di food;
  • definisci un pay off, una breve frase posizionata sotto al logo, che ti rappresenta e che esprime la tua identità. Dev’essere convincente e facile da ricordare in modo che i clienti associno subito il nome dell’azienda appena la leggono;
  • identifica una brand color palette esclusiva. Si dice che la prima impressione è quella che conta! I colori del tuo food brand sono la prima cosa che i clienti vedono. Scegli una palette di due o tre colori e utilizzali su tutti i tuoi canali di comunicazione.

Se riuscirai a realizzare un’ottima strategia di Marketing Alimentare, a differenziarti e a stupire attraverso la tua brand identity, potrai influenzare i tuoi clienti, che a loro volta ti riconosceranno, si ricorderanno e parleranno di te.

Il pubblico è il gruppo di persone alle quali sono indirizzati i tuoi prodotti food e servizi. Come definire il tuo target? Considerando:

  • dati demografici, sono i criteri che si utilizzano per descrivere una parte specifica della popolazione. Alcuni esempi di dati demografici sono età, genere, reddito, stato civile, occupazione, istruzione;
  • posizione, è possibile restringere il tuo pubblico basato su geografia o posizione. Puoi selezionare quartieri, città, province o paesi;
  • dati psicografici, questi sono più difficili da individuare, poiché sono più pertinenti alla loro personalità. Alcuni esempi sono interessi ed attività, atteggiamenti e opinioni.

Crea un sito web ben curato

Il website non è solo una piattaforma online per farsi conoscere e dare informazioni. È prima di tutto una vetrina che ha l’obiettivo di accogliere sempre più visite e sempre più utenti. Curare l’interfaccia grafica di un sito web o un blog, renderla accattivante e convincente attraverso il Content Marketing è, quindi, uno step fondamentale per attirare nuove persone.

Ciò però non basta, i siti web e i blog devono anche essere ben posizionati sui motori di ricerca. Questo aiuta a raccogliere molte visite e contatti che possono trasformarsi in fonte di guadagno. È pertanto importante realizzare contenuti interessanti e ottimizzati per i motori di ricerca. Fare attività SEO è una delle azioni principali in un piano di Food Marketing perché:

  • rende il tuo sito visibile e ne favorisce il buon posizionamento tra i risultati di ricerca;
  • permette di intercettare le persone proprio nel momento in cui hanno bisogno di un determinato prodotto o servizio.

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Fai Storytelling

Quando si parla di cibo, la strategia migliore è in assoluto quella di raccontare una storia. Lo storytelling è un metodo comunicativo super efficace, poiché trasporta l’utente all’interno di una favola ma estremamente vicina alla sua vita quotidiana. In Italia, come ti ho già detto, il cibo è soprattutto un’emozione e proprio su questa emozione devono puntare le aziende per conquistare i loro clienti.fare storytelling nel food marketing

Per questo motivo il Food Marketing non ha solo l’esigenza di soddisfare le richieste e i bisogni fisiologici delle persone, ma quello di fare un focus particolare sui loro interessi. Solo analizzando la forte relazione tra persona e cibo sarà possibile attuare le giuste strategie per favorire il loro incontro. 

Partendo da questo presupposto, si può già capire la difficoltà nel realizzare campagne pubblicitarie nel settore food capaci di fare suscitare emozioni differenti da quelle prettamente collegate alla vista. La difficoltà aumenta ancora di più se consideri che i consumatori oggi sono molto più esigenti quando si parla di cibo. Sono costantemente alla ricerca di food brand che possano dar loro un’esperienza positiva sia dal punto di vista del gusto che emotivo.

L’obiettivo dello storytelling è aiutare a coinvolgere, incuriosire e portare la mente a ricordare situazione simili vissute a livello personale.

Promuovi la tua attività online

Arrivato a questo punto, probabilmente vorrai sapere più precisamente come fare Food Web Marketing nella pratica, giusto?

Eccoti servito! I passi da compiere sono, ancora una volta, 6:

  • SEO per posizionarti in SERP (Search Engine Results Pages);
  • SEM, ovvero attività di marketing a pagamento finalizzate a generare traffico e intercettare clienti;
  • Social Media Marketing utile per fare awareness e costruire la tua community;
  • E-mail Marketing per far lead nurturing e fidelizzazione clienti;
  • Influencer Marketing per potenziare la brand awareness;
  • Inbound Marketing per promuovere i tuoi canali di vendita.

Cura la Local Search

Secondo le stime di Google, sempre più utenti utilizzano la Local Search per conoscere le attività disponibili nella loro area e circa il 73% di quelle online proviene dalle ricerche geolocalizzate.

Hai un attività locale? Rivendica o crea la tua scheda Google My Business per una corretta geolocalizzazione. Le opportunità e i vantaggi di questi “ricercatori locali” sono quelli di ottimizzare le informazioni di contatto al fine di impostare una corretta strategia di Local SEO. La scheda Google My Business è fondamentale per la Local SERP di Google e risulta perfetta per attrarre e portare nuovi clienti.

Chiedi recensioni e monitora la reputazione

A proposito di Google My Business, le recensioni di Google sono importanti per aumentare la fiducia nei confronti del tuo brand. Sono un’attività di Food Marketing importante, se non fondamentale. Esse contengono alcuni micro dati come ad esempio il punteggio espresso in stelle, i prezzi o alcune informazioni di contatto relative alla tua azienda che vengono mostrate nei risultati di ricerca e aumentano la chance di attirare visitatori sul tuo sito.

Per migliorare la tua reputazione online ti consiglio di:

  • chiedere ai tuoi clienti di lasciare una recensione;
  • rispondere sempre e tempestivamente;
  • non scappare di fronte ad un errore. Prenditi il giusto tempo per rispondere alle recensioni negative;
  • cercare di evitare le discussioni. Nel caso dovesse capitare, sposta la discussione in privato.

Anche le recensioni sulle pagine Facebook, sono un sistema semplice e rapido per consentire alle persone di effettuare una valutazione a stelle della Pagina che gestisci e leggere le recensioni altrui. Le recensioni permettono quindi di attirare nuovi utenti interessati alla tua attività food e di fargli scoprire qualcosa in più sulla tua azienda.

Acquisisci le basi per monitorare la reputazione online
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Digital Food Marketing: 3 esempi a cui ispirarsi

A breve ti parlerò di alcune aziende del settore food che hanno realizzato delle strategie di Digital Food Marketing di successo. Queste sono solo alcune delle aziende in ambito food che hanno utilizzato i loro social media come strumenti per diffondere conoscenza, gusti, tendenze e sensazioni per promuovere il loro prodotto alimentare.

Quello che sempre più premia è lo storytelling e la capacità di comunicare in maniera semplice, diretta, fornendo informazioni utili al pubblico di riferimento. Coltivare relazioni, incuriosire, suggerire e proporre piatti, far venire l’acquolina in bocca, raccontare food stories e prodotti sui social network. E magari dare spazio alla creatività e a nuovi format comunicativi.

I canali social rappresentano in assoluto il metodo più efficace per interagire con gli utenti e ottenere feedback da parte loro. Se ti stai chiedendo qual è un esempio di Food Marketing vincente, continua a leggere i prossimi paragrafi perché ti presenterò il caso di 3 food Brand a cui potrai ispirarti!

Foodscovery

Foodscovery è la prima piattaforma di digital food che permette di acquistare online prodotti autentici locali, direttamente dai piccoli produttori artigianali italiani. La mission del brand è quella di ricercare in tutta Italia veri e propri tesori enogastronomici nascosti, difendendo le biodiversità e le tradizioni culinarie locali.

Il feed Instagram è un vero e proprio inno a prodotti di eccellenza, di nicchia e realizzati da quei produttori che oggi con il loro lavoro valorizzano piccole produzioni e prodotti artigianali unici.

La vera sfida vinta da questa azienda è stata quella di aver portato il mondo dei social all’interno delle piccole botteghe artigiane italiane, diffondendo saperi, culture e eccellenze grazie ad una social media strategy vincente.

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Santa Margherita Wines

Non sono molte le aziende vitivinicole italiane che utilizzano i social esplorando nuove forme di social media marketing. Ad esempio, Santa Margherita Wines spicca per l’eccellente utilizzo di digital storytelling, influencer marketing e digital PR.

esempio di food storytelling santa margherita winesVisionando la loro pagina Instagram, ad esempio, si denota l’ottimo uso dell’attività di food storytelling, di grande impatto visivo, per promuovere i vini. Le campagne hanno sempre l’obiettivo di raccontare l’unione delle differenti varietà di uve utilizzate per realizzare un determinato vino, associate a momenti di quotidianità per coinvolgere, incuriosire e riportarela mente delle persone a ricordare situazioni simili vissute a livello personale.

Inoltre, spicca un’importante collaborazione con influencer e testimonial, visibile sia sul profilo IG aziendale che nei profili dei singoli creator. Si tratta di una strategia di comunicazione molto utile per far conoscere il brand e influenzare positivamente le decisioni d’acquisto del pubblico target.

Le digital PR comprendono tutte quelle attività online che vengono utilizzate per promuovere un brand, un evento, un progetto, un prodotto o se stessi. Nel mondo del food e in tanti altri settori, queste creano una relazione tra il brand e i potenziali clienti.

Un esempio di digital PR in ambito Food Marketing è la campagna di “capsule collection” dedicata a FC Inter, realizzata da Santa Margherita Wines. Scorrendo l’Instagram feed, puoi vedere un ampio utilizzo di strategie di influencer marketing; l’intervista a Fabio Galante, per citarne un esempio, fa da testimone.

Barilla Social Restaurant

L’innovazione digitale influenza tutti i campi d’azione delle aziende di oggi. Un esempio lampante di Food Marketing e innovazione aziendale è senza dubbio quello di Barilla. Il famosissimo brand, simbolo dell’Italia nel mondo, ha recentemente aperto il ristorante Barilla Social Restaurant a Manhattan.

Il Social Restaurant si mostra ai potenziali clienti con un outfit tutto digitale. L’idea di realizzare un ristorante social ed interattivo nell’ambito della digital trasformation dell’azienda, mette al centro i propri clienti e stabilisce un contatto continuo con loro. Uno degli ingredienti principali della comunicazione del brand è l’edutainment, espressione nata dalla fusione di due termini: educational (che significa educativo) ed entertainment (divertimento). Un divertimento educativo atto alla trasmissione dei propri valori e partecipando alla vita del territorio al di fuori del ristorante.

A colpire l’attenzione dei clienti e dei passanti in Herald Square è infatti una grande vetrina digitale e interattiva dotata delle più avanzate tecnologie Microsoft e che si interfaccia anche con il famosissimo TripAdvisor.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della digital transformation. Barilla è consapevole che la digitalizzazione è diventata un obiettivo fondamentale quanto gli obiettivi di business in ambito food.

Crediamo che la tecnologia possa aiutarci ad offrire esperienze sempre più rilevanti e memorabili e che questo possa diventare un vero e proprio fattore di scelta dei ristoranti Barilla – (Chiara Pisano, Marketing Head di Barilla Restaurant).

Conclusioni e consulenza strategica

Il mondo del Food Marketing è in continua evoluzione. Il cibo passa da semplice bisogno fisiologico ad essere espressione di sé, del proprio stile di vita e delle proprie esperienze quotidiane. Le aziende dovranno quindi cambiare i loro codici di comunicazione, andando online e sperimentando nuovi contenuti sul sito web e blog. Ma soprattutto dovranno attuare nuove strategie digitali sempre più innovative per parlare ed interagire con la propria audience.

In questa lettura ti ho spiegato quali sono i canali online che dovrai necessariamente utilizzare per rendere efficace la tua strategia di Food Marketing.

Ora che sai quanto è importante, non farti scappare questa opportunità: richiedi una consulenza gratuita con un nostro esperto e inizia oggi stesso a mettere a punto il tuo piano di comunicazione online. 

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paola palombi contentPRIMA STESURA A CURA DI PAOLA PALOMBI

Digital content manager, videomaker, fotografa, neverending student. Sono in continua evoluzione, animata da passione e curiosità per tutto ciò che è comunicazione. Mi piace scrivere, per parole e per immagini, soprattutto di web, cinema e fotografia.

Marketing Conversazionale: cos’è, come funziona e vantaggi

Marketing Conversazionale: cos’è, come funziona e vantaggi

Il Marketing Conversazionale è la nuova frontiera del marketing e si traduce in una forma di approccio incentrato sul cliente e guidato dal dialogo attraverso l’utilizzo di strumenti innovativi.

Fino a pochi anni fa era sufficiente per un’azienda “esistere” in una forma digitale per soddisfare la propria utenza e le proprie necessità di business. Oggi, invece, in un mercato sempre più affollato e competitivo, è diventato cruciale per ogni impresa garantirsi un modo per ottenere l’attenzione dei propri scopri l'innovazione del marketing conversazionaleutenti e fornire un’esperienza di livello superiore, anche quando questa non avviene dal vivo.

E si sa: la componente principale di ogni esperienza, oltre che forma di comunicazione privilegiata, è la conversazione.

Ora più che mai è importante per le aziende, a prescindere dalle dimensioni e dal settore, comprendere come sfruttare la conversazione nelle proprie strategie di sviluppo del business e scoprire quali tecnologie, competenze e approcci adottare per fornire ai propri utenti un’esperienza digitale simile a quella reale.

Esiste un potente strumento che ti consente di sfruttare la conversazione ai fini del business: il Marketing Conversazionale.

Prediligere questa forma di comunicazione ti allontana dall’assumere i soliti approcci conversazionali e ti fa comprendere quanto l’utilizzo di tecniche, strumenti e tecnologie innovative possano aiutarti nell’incremento delle tue vendite.

Difatti, la vendita online richiede competenze diverse da quelle tradizionali. In virtù di ciò, prima di cimentarti in questa guida, ti consiglio di dare un’occhiata alla sezione dedicata al Corso di Digital Sales per apprendere o approfondire conoscenze e competenze nel campo di tecniche di vendita innovative e utili ad attrarre nuovi clienti.

Cos’è il Marketing Conversazionale e come funziona

Il Marketing Conversazionale è una tipologia di marketing one to one che le aziende utilizzano per accorciare il ciclo di vendita e conoscere i loro clienti, per creare un’esperienza di acquisto più reale e più umana. Si tratta più precisamente di una forma di instant messaging in grado di aiutare gli utenti a collegarsi a tutti i tipi di servizi online in modo nuovo.

Ma come funziona esattamente? Esistono tantissimi modi di comunicare: dall’email marketing, all’SMS marketing, fino ai canali tradizionali. L’unico problema che accomuna questi mezzi comunicativi è che stare dietro ad ognuno di essi non ti permette di concentrarti su altri aspetti fondamentali al tuo business.

D’altro canto sarebbe eccezionale dare supporto diretto ai tuoi clienti, ma come ben sai, è impossibile dare retta a tutte le domande che possono arrivare al tuo Brand. Questo è dovuto al fatto che ormai si sfruttano più App di messaggistica contemporaneamente. In concreto puoi trovarti a gestire una serie di canali comunicativi sui quali gli utenti possono effettuare una serie illimitata di richieste. Converrai con me che presidiarli tutti diventa alquanto difficile!

Per questo motivo entrano in aiuto gli assistenti virtuali, che permettendo al consumatore di interagire con l’azienda in maniera veloce e diretta, anche senza l’intervento umano, spesso riuscendo ad anticiparne anche le esigenze grazie al dialogo personalizzato.

Tutto questo è reso possibile sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie e delle interfacce automatizzate. Sto parlando dei chatbot che sono dei software di intelligenza artificiale in grado di interagire con le persone sostenendo conversazioni basate su messaggi di testo.

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Vantaggi dell’approccio Conversazionale per il business

La logica conversazionale nel marketing è diventata con il tempo una strategia particolarmente significativa a partire dalla necessità delle aziende di focalizzarsi di più e in maniera sempre più efficiente sul dialogo con i loro clienti.

Questa pratica, infatti, permette al Brand di rapportarsi direttamente con l’utente per raccogliere commenti e idee e rafforzare il rapporto rendendolo più umano. Non è strano, quindi, che i canali favoriti siano blog, social media e email marketing.

marketing conversazionale digital marketingLa potenzialità del Marketing Conversazionale si collega alla perfezione con il mobile, diventato ormai il principale strumento di fruizione di contenuti. Inoltre, è una tecnica strategicamente pensata per essere utilizzata in ottica di Lead Generation grazie alle tecnologie di intelligenza artificiale e al machine learning.

I vantaggi per le aziende che attuano un approccio conversazionale nella propria strategia di marketing sono molteplici. Di seguito ti elencherò i principali.

Esperienza di acquisto più veritiera

Con questa strategia di marketing il tuo sito web e gli altri canali di vendita non sono più asettici e “preconfezionati”, che propongono i classici “moduli lead” aventi lo scopo di raccogliere informazioni di contatto e poco altro.

Ora grazie alla costruzione di una relazione personalizzata l’utente entra in contatto più facilmente con il Brand, quando e dove preferisce.

Più informazioni sugli acquirenti

Le conversazioni possono facilmente mostrare perché un acquirente è atterrato sul tuo sito, quali preferenze ha, e magari quali sono le caratteristiche del prodotto più adatte a lui. Si possono infatti identificare lead qualificati o apportare le modifiche necessarie alle aree che devono essere migliorate

Inoltre, integrandosi con altri sistemi aziendali (automation, CRM, ecc.), i chatbot accompagnano in modo decisivo la definizione di un nuovo ecosistema digitale, diventando così uno strumento importante per fare upselling e cross-selling.

Favorisce la conversione da Lead a Cliente

La conversazione mirata ti permette di raggiungere i clienti più interessati, quelli più predisposti all’acquisto immediato o imminente, riducendo così il ciclo di vendita e la distanza tra venditore e acquirente.

Ne consegue che questo approccio aumenta di fatto i tassi di conversione delle visite web. Un modulo di invio avrà quasi certamente un alto tasso di abbandono. Motivo per cui potenti mezzi quali il Marketing Conversazionale aiutano i consumatori a superare quella barriera e a immergersi in una conversazione.

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Strumenti del Marketing Conversazionale

approccio conversazionale in live chatIl Marketing Conversazionale sfrutta l’impiego delle tecnologie digitali che più comunemente sei abituato ad utilizzare con i tuoi familiari o amici.

Sto parlando dell’utilizzo di strategie multicanale come App di messaggistica che includono Facebook, Instagram, WhatsApp Business e Messenger.

Le aziende devono cercare di sfruttare tutti i possibili Touchpoint con il consumatore integrando anche i sistemi più “tradizionali” (come le email) all’interno di un flusso comunicativo in tempo reale che aiuta gli utenti a soddisfare le proprie esigenze.

Neanche le live chat all’interno di e-commerce con i più comuni chatbot automatizzati sono escluse.

Oltre a questi strumenti, il Conversational Marketing guarda all’intelligenza artificiale e al potere delle tecnologie vocali per aumentare il customer engagement; difatti assistenti vocali come Alexa, Siri o Google Assistant stanno riscuotendo un discreto successo.

La scelta di dare vita a piattaforme conversazionali basate sulla voce deriva principalmente da un modo particolarmente efficace per instaurare un dialogo, perché è naturale, intuitivo e spontaneo.

Consigli per fare un buon Marketing Conversazionale

Ora vorrei darti delle Best Practice per un Marketing Conversazionale efficace:

  • CREA PIÙ LEAD CON INTERAZIONE

Quando i visitatori compiono un’azione scaricando qualcosa dal tuo sito, oppure ti contattano per una vendita, utilizza dei chatbot per iniziare da subito un’interazione. Ma non deve finire qui; la conversazione deve assumere un lato più umano da parte tua interagendo personalmente. Questo invoglierà il cliente ad acquistare i tuoi prodotti o servizi spinto ulteriormente da un rapporto di fiducia.

  • marketing conversazionale social mediaCOMPRENDI I LEAD E COSA POSSONO PORTARTI

Con il Marketing Conversazionale la tecnologia ti permette di essere a disposizione del cliente in qualsiasi momento, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Quindi bisogna interagire con i nuovi lead immediatamente.

L’intelligenza artificiale dei chatbot può capire chi sono questi clienti e cosa vogliono, qualificandoli e quantificandoli in tempo reale.

Dunque è uno strumento che interviene dando subito una risposta, senza costringere il cliente, ad esempio, ad attendere un email follow di up (strumento utilizzato per dare seguito ad un atto comunicativo con gli utenti).

  • CREA UN PERCORSO PER SPOSTARE I LEAD ATTRAVERSO UN FUNNEL DI ACQUISIZIONE

I chatbot hanno delle notevoli prestazioni. Infatti utilizzano una tecnologia che permette di connettere i lead al tuo team di vendita. Tuttavia, questo non è sufficiente a chiudere una conversione, poiché nulla è meglio del rapporto uomo-uomo. Proprio per questo dovrai procedere ad un approccio reale, magari fissando un appuntamento.

  • PUNTA SUL SERVIZIO CLIENTI

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dall’importanza di questo punto di contatto. Quest’ultimo è un processo che si può automatizzare grazie alla possibilità di istruire il chatbot in piena autonomia. Sarai tu infatti a dargli una base di conoscenza tale per cui se viene effettuata una domanda da parte del cliente in ambito ai prodotti e servizi, il chatbot sarà pronto per rispondere correttamente.

Questo approccio potrebbe rivelare nuove opportunità di marketing e creare soluzioni praticabili per i clienti.

La automazioni sono spesso la prima forma di contatto utente-azienda.
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Esempi di Conversational Marketing

Ed ora ti elencherò solo alcune tra le più note aziende al mondo che hanno deciso di adottare il Conversational Marketing nella forma più intelligente ed intuitiva che si possa immaginare.

eBay

Uno dei chatbot di e-commerce più avanzati sul mercato, ma anche il più popolare, è stato ideato da eBay.

eBay crea un chatbot in collaborazione con Google Assistant, il che significa che ci si può accedere solo attraverso il dispositivo Google Home o il telefono Android tramite voce. Il bot ti permette di navigare attraverso un numero molto elevato di categorie di prodotti attraverso il semplice comando vocale: “Google, fammi parlare con eBay”.

In men che non si dica il bot cerca l’offerta migliore per ciò che viene richiesto e invia le informazioni al proprio telefono per un facile acquisto.

HubSpot

HubSpot ha collaborato con Facebook per fornire una serie di quattro giorni di contenuti video live.

Questa iniziativa, chiamata four day of Facebook, consente di registrarsi per la sua campagna attraverso più canali, incluso messenger. Gli utenti amano l’interfaccia conversazionale e incoraggiano anche i loro amici e colleghi a registrarsi.

Chiaramente il successo non consiste solo nel convincere le persone a registrarsi per l’evento dal vivo. Facebook Messenger è la fonte di conversione più alta degli utenti di nuovi prodotti in HubSpot Marketing Free tramite la campagna.

HealthTap

HealthTap è un’azienda americana che adotta misure per portare i propri servizi direttamente all’utente creando un chatbot su Facebook Messenger. L’idea è quella di rendere l’assistenza sanitaria più accessibile.

Installando il bot, HealthTap chiede al cliente di fare qualsiasi domanda in merito alla salute. Dopodiché il bot esamina la richiesta e mostra le risposte più popolari a domande simili. Il sistema è studiato apposta per vedere quanti medici hanno dato risposte a ciascuna delle domande poste. Tra le altre cose è possibile anche controllare le loro risposte in modo più dettagliato.

Nel caso in cui non si ottenga risposta, si può far recapitare la propria domanda ad un medico reale. La maggior parte delle domande ricevono risposta nell’arco di un giorno al massimo. Se poi non si vuole aspettare tutto il giorno, si può effettuare un upgrade attraverso il servizio di consulenza sanitaria premium attraverso il tasto “ottieni risposta”. A quel punto si può contattare un medico in pochi istanti.

Conclusioni e consulenza strategica

Il Marketing Conversazionale apre uno scenario in cui il consumatore è sempre più al centro delle priorità aziendali.

Ancora una volta l’innovazione digitale ti fa capire come personalizzazione e interattività diventano elementi indispensabili per farsi riconoscere.

In questo articolo ti ho mostrato come il vantaggio competitivo che oggi puoi sfruttare è immenso: il messaging piace alle persone! Tutti noi ne abbiamo esperienza e lo utilizziamo tutti i giorni. Se sfruttato nella maniera corretta ti consente di avere un rapporto molto vicino ai tuoi clienti, incrementando le performance di fidelizzazione e di vendita a livelli veramente notevoli.

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Lucia Vescovini contentPRIMA STESURA A CURA DI LUCIA VESCOVINI

Laureata in lingua cinese, ho deciso di specializzarmi nel marketing digitale. Lettrice onnivora e compulsiva.

Outbound Marketing: cos’è, vantaggi e differenze con l’Inbound

Outbound Marketing: cos’è, vantaggi e differenze con l’Inbound

Fino a due decenni fa, l’Outbound Marketing era al vertice delle strategie di marketing per lanciare nuovi prodotti, incrementare le vendite ed aumentare la notorietà dei brand. Le aziende ed i loro prodotti erano in primo piano nelle strategie e le attività messe in campo avevano lo scopo di avvicinarle al pubblico.

Con la diffusione di internet e delle nuove tecnologie digitali la prospettiva cambia: il focus si incentra sul cliente e sulle azioni che compie online. Si moltiplicano anche i mezzi e gli strumenti: web, e-commerce, social network e analytics impongono un nuovo modo di interpretare il mercato. Ecco perchè è fondamentale apprendere le strategie e rimanere aggiornati sugli strumenti e le nuove metodologie tramite corsi e master di Digital Marketing.

Oggi alla comunicazione outbound si affianca l’inbound marketing (anche detto relazionale) che nasce proprio da questa rivoluzione digitale.

In questo articolo mi concentrerò sull’outbound, mettendo a fuoco proprio la differenza tra queste due tipologie di marketing e ti spiegherò quali sono i vantaggi e le strategie di outbound marketing più efficaci.

Cos’è l’outbound marketing

 Il significato di outbound marketing è “marketing in uscita” e coinvolge i mezzi di comunicazione tradizionali, usati dalle aziende per catturare l’attenzione del pubblico e indirizzarlo verso un prodotto o un servizio specifico.

Esso affronta il mercato con logiche di tipo push, cioè che spingono l’oggetto d’acquisto verso l’utente. Il pubblico a cui si rivolge il brand è definito “di massa” e il tipo di comunicazione che utilizza è “one to many”, cioè da uno a molti.

Ogni azione di marketing ruota attorno all’azienda e ai suoi prodotti. È un approccio tradizionale che viene anche chiamato interruption marketing, perché le azioni di vendita, promozione e comunicazione mirano ad attirare l’attenzione dell’interlocutore, distogliendolo da altre attività in cui è impegnato.

La definizione di outbound marketing, infine, può essere associata anche a quella di “marketing pre-internet”, perché è nato e si è diffuso quando internet, email, piattaforme di networking, app e mobile non esistevano.

Progressivamente il marketing tradizionale è stato affiancato dall’Inbound Marketing che, grazie al digitale, attua la sua strategia per mezzo di banner, pop up, pubblicità online, email di massa.

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Differenze tra inbound e outbound marketing

Queste due strategie si distinguono per molteplici aspetti, ma non si escludono a vicenda, anzi vanno intese come differenti modi di affrontare il mercato. L’outbound marketing si basa su metodo tradizionale, mentre l’inbound è più attuale, legato all’evoluzione delle diverse tecnologie digitali ed al mercato di riferimento.

Di seguito ti spiego le principali differenze tra le due strategie, mettendo a confronto Outbound Marketing VS Inbound Marketing.

  • L’approccio al cliente: la pubblicità tradizionale cattura l’attenzione del target, andando ad interrompere l’attività nella quale è impegnato in quel momento. L’inbound marketing, invece, arriva agli utenti proponendo contenuti creati ad hoc e diversificati a seconda delle fasi di acquisto durante il customer journey.
  • Il pubblico: il marketing tradizionale si rivolge ad un pubblico molto vasto, mentre nell’inbound marketing esistono più tipologie di pubblico, identificate attraverso le “buyer personas”, ovvero una rappresentazione fittizia dei vari clienti tipo.
  • Il modello di comunicazione: il marketing tradizionale segue un processo lineare e mono-direzionale. Infatti, una volta lanciato il messaggio si può solo attendere un feedback, che generalmente corrisponde alla vendita, sempre che il target intercettato sia quello corretto. Nel marketing relazionale, invece, è possibile stabilire con i destinatari un vero e proprio dialogo ed è possibile verificare la loro reazione durante le diverse fasi della strategia inbound marketing.
  • La tipologia dei canali: il tradizionale utilizza i cosiddetti “paid media”, gli unici offline esistenti prima della rivoluzione digitale. Con la diffusione di internet, invece, si hanno a disposizione altre due tipologie di canali, utilizzati nell’Inbound Marketing: “owned media” (di cui il brand è proprietario, come il sito, il blog, gli account social, le app) e “earned media” (in cui sono gli utenti stessi a fare pubblicità gratuitamente, esprimendosi attraverso reaction, pubblicando commenti, condividendo, scrivendo recensioni).
  • La struttura dei costi: le attività di outbound marketing hanno costi notevoli, imputabili ai lunghi tempi di realizzazione, produzione e distribuzione dei contenuti, rispetto all’inbound marketing, che si distingue per velocità ed immediatezza.
  • La misurazione del ROI: nel marketing tradizionale non esistono metodi precisi per poter misurare i dati che riguardano gli utenti esposti alla pubblicità. Al contrario, grazie agli strumenti di tracciamento, nell’Inbound si raccolgono ed analizzano tutti i dati necessari al fine di per poter studiare gli utenti ed il loro comportamento nelle diverse fasi di acquisto.
  • La creazione di valore: le campagne di marketing tradizionale si concentrano sulle vendite, limitandosi a veicolare ai suoi interlocutori un messaggio pubblicitario. In quello relazionale ci si preoccupa di stabilire e mantenere un rapporto di fiducia con gli utenti attraverso contenuti ed interazioni che apportano valore.

Adesso che hai capito le differenze principali tra queste due strategie di marketing voglio parlarti dei canali e strumenti di oubtound marketing attraverso alcuni semplici esempi.

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9 esempi di outbound marketing

L’Interruption Marketing utilizza mezzi piuttosto tradizionali ed agisce attraverso azioni che, come dice il termine stesso, interrompono l’attività dell’utente con lo scopo di catturare la sua attenzione, mentre sta facendo altro.

Per comprendere meglio che cosa si intende per outbound marketing ti riporto di seguito i principali canali e strumenti:

  1. Pubblicità TV. Sicuramente è una delle forme più utilizzate di outbound marketing, oltre ad essere molto invasiva, la pubblicità in tv interrompe l’utente mentre è intento a vedere un film, un tv show. Ha un grosso impatto sull’utente la cui attenzione viene distolta in favore di un messaggio pubblicitario.
  2. Spot radiofonici. Un’altra forma sono gli spot radiofonici, che vengono inseriti all’interno dei programmi radio, proprio come avviene con le pubblicità televisive.
  3. Email di spam. Le mail sono spesso utilizzate come mezzo di outbound marketing. Nel 2022 sono ancora utilizzate in gran numero, grazie alla loro grande efficacia in termini di conversioni. Tuttavia, accade spesso che raggiungano l’indirizzo di posta elettronica finendo nella casella di posta indesiderata.
  4. Inserzioni pubblicitarie. Ogni giorno, gli inserzionisti pubblicitari investono milioni di euro in inserzioni sponsorizzate sulle varie piattaforme social (Facebook, Google, Linkedin, ecc.) Oltre alla pubblicità online, vengono pubblicate regolarmente all’interno delle pagine di riviste e giornali inserzioni pubblicitarie che raggiungono il pubblico offline.
  5. Affissioni su strada. Ovvero cartelloni pubblicitari che cercano di catturare l’attenzione delle persone mentre stanno guidando, passeggiando o si stanno recando a prendere i mezzi. Le affissioni su strada sono un mezzo di pubblicità offline utilizzata per l’outbound marketing.
  6. Telemarketing. Il telemarketing, ovvero le telefonate dirette per proporre offerte speciali agli utenti è ancora oggi uno strumento di comunicazione outbound. Viene utilizzato regolarmente dalle agenzie pubblicitarie che possiedono call center.
  7. Banner pop up. I banner pop-up sono strumenti di comunicazione invasivi. Questi compaiono durante la navigazione di un utente su un qualsiasi sito web con lo scopo di attrarre l’attenzione e proporre offerte pubblicitarie oppure informazioni.
  8. Vendite porta a porta. Queste vendite sono ancora oggi utilizzate per promuovere prodotti o servizi a domicilio, con le quali si tenta di ottenere vendite dirette.
  9. Volantini pubblicitari. Si tratta è uno strumento di pubblicità tradizionale e avviene offline. Si può ben dire che il volantinaggio fa parte dell’outbound marketing. È considerato un lavoro poco profittevole e spesso viene affidato ai giovanissimi. I volantini pubblicitari, vengono distribuiti alle persone nei centri commerciali, durante gli eventi o mentre camminano per strada.

Come vedi i mezzi utilizzati nel marketing tradizionale sono numerosi. Ti consiglio di continuare a leggere per scoprire i punti di forza di questa strategia e come integrarli a quelle di digital marketing.

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Vantaggi del marketing tradizionale

Sebbene l’interruption marketing preveda costi elevati e sia più difficile misurarne i risultati, è bene sottolineare che ha anche i suoi aspetti positivi.

Ogni azienda sceglie la propria strategia in base alla tipologia del proprio business e agli obiettivi che desidera raggiungere. È vivamente consigliato includere strategie di outbound marketing all’interno del proprio piano pubblicitario, perché può essere un ottimo modo per creare un primo contatto con gli utenti.

In tal modo è possibile iniziare a farsi conoscere e suscitare interesse verso il proprio brand, prodotti o servizi. Questo farà sì che il potenziale cliente si metta alla ricerca di ulteriori informazioni, attraverso altri canali.

Affinché il marketing tradizionale risulti vantaggioso per l’azienda bisogna ricordarsi sempre di non essere fastidiosi, dal momento che l’utente viene “interrotto” dalla pubblicità mentre sta svolgendo altre attività. Allo stesso tempo, però, non bisogna passare inosservati. Occorre quindi trovare un giusto equilibrio.

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Strategie di Interruption Marketing

Cosa significa lavorare in outbound? Il marketing tradizionale è stato per decenni l’unico approccio utilizzato dai marketer per promuovere i brand ed i loro prodotti. La transazione di vendita è al centro di questo modello strategico, che si propone di catturare l’attenzione dei potenziali clienti attraverso il contatto diretto con essi e con la pubblicità veicolata dai media tradizionali.

Le strategie messe in campo impiegano gli strumenti e tecniche di Outbound Marketing per attrarre il pubblico secondo una modalità di comunicazione a senso unico, che sfrutta un canale alla volta e il cui obiettivo è ottenere attenzione più che creare valore per il destinatario.

Le campagne di interruption marketing puntano a raggiungere il maggior numero possibile di persone per avere la certezza di arrivare ai destinatari desiderati. Per questo, le attività pubblicitarie richiedono importanti investimenti per la realizzazione degli annunci, l’acquisto e il noleggio degli spazi su canali esterni ed estranei al brand.

Per riuscire a catturare la curiosità dell’utente in pochi istanti il messaggio deve essere semplice, poco specifico e ripetuto più volte nel tempo. Le probabilità che la comunicazione, il prodotto e l’azienda emergano rispetto alla concorrenza sono quindi direttamente proporzionali al budget disponibile. Più grande è la platea che si vuole conquistare, maggiore è il bisogno di visibilità e più ingenti sono le risorse da investire.

Negli ultimi decenni la diffusione del web e dei nuovi canali online, l’iperconnessione degli utenti attraverso più device in contemporanea, la possibilità di interagire in modo istantaneo, hanno portano grandi novità in termini di:

  • investimenti;
  • strategie;
  • strumenti e canali di vendita;
  • comunicazione;
  • customer service;
  • professioni.

Attualmente l’outbound marketing è sempre molto utile all’interno delle strategie di promozione, ma affinché l’azienda raggiunga gli obiettivi prefissati, senza disperdere budget e risorse, bisogna pensare ad integrarlo necessariamente con le strategie di inbound marketing.

Un’ottima strategia risulta essere l’integrazione del marketing tradizionale con azioni di Marketing Automation, per questo ti consiglio di approfondire questo tema. Ad esempio, durante la navigazione, è possibile far comparire sconti e promozioni a coloro che hanno cercato determinate informazioni online. Questo consentirebbe di ottenere dei risultati misurabili, senza rischiare di risultare invadenti nei confronti degli utenti.

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Conclusioni e suggerimenti

Affinché una strategia di marketing funzioni deve prevedere l’utilizzo e l’integrazione di tutti i canali e gli strumenti necessari al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Il panorama digitale è in costante evoluzione e bisogna stare al passo coi tempi, ma le attività di marketing tradizionale continuano ad essere di supporto a quelle digital. Per questo motivo l’Outbound Marketing è imprescindibile e va preso in considerazione per mirare ad una strategia vincente.

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Antonio Vano WEX SEOOTTIMIZZAZIONE A CURA DI ANTONIO VANO

Nato a Napoli un po’ di tempo fa, laureato in Giurisprudenza, ma ho scelto il digital marketing per la mia carriera professionale. Verticalizzato sulla SEM, coltivo la mia aspirazione di diventare un Digital Marketer Specialist.

Digital Marketing Turistico: cos’è, come si fa e consigli utili

Digital Marketing Turistico: cos’è, come si fa e consigli utili

Il Digital Marketing Turistico è uno strumento indispensabile per lavorare nel settore del turismo. Oggi le persone utilizzano prevalentemente i canali digitali come i social media, siti web e Google per ricercare, pianificare e prenotare il proprio viaggio, che sia per motivi di lavoro o di piacere. Diventa necessario, quindi, conoscere il mercato e imparare a utilizzare i principali strumenti del settore per adattarsi ai cambiamenti e stare al passo con un target sempre più informatizzato. La categoria dei Millenial (classe ‘81/’95) rappresenta oggigiorno i due terzi del potere d’acquisto e trascorre online circa 5 ore al giorno. Ne consegue che una struttura ricettiva o un hotel che non abbia delle strategie di Digital Marketing Turistico alle spalle o non sia ben indicizzata lato SEO su Google potrebbe avere difficoltà a rendersi appetibile o anche solo visibile a quest’ampia fetta di mercato.

digital marketing per turismoA questo si aggiunge che l’ambito turistico abbraccia in realtà un ampio settore dai servizi molto vari, spesso addirittura in opposizione tra loro. Si può andare dalle strutture ricettive, agli hotel di lusso, dai campeggi, alle navi da crociera… Un settore che deve dunque soddisfare esigenze, necessità e bisogni molto diversi e che deve prevedere strategie di Digital Marketing Turistico molto differenti. Diventare esperti nel campo può essere una mossa assolutamente vincente, ma potrebbe essere necessaria una conoscenza approfondita in più aree del web marketing. Intanto ti consiglio di dedicare qualche minuto del tuo tempo per pensare all’idea di frequentare un Master in Digital Marketing, che fornisce una preparazione completa in ambito digitale ed è in grado di darti quelle conoscenze di base necessarie per far crescere il tuo business nel turismo.

In quest’articolo ti spiegherò di cosa si tratta e quali possono essere i principali sbocchi del settore. In particolare ti dirò:

  • Cosa s’intende con Digital Marketing Turistico e perché è importante;
  • Per chi è utile una strategia di marketing per il turismo;
  • Quali sono gli strumenti del web marketing turistico;
  • Chi si occupa di Digital Marketing per il Turismo;
  • Due case studies interessanti.

In ultimo, ti darò alcuni consigli per lo sviluppo di un’efficace strategia di Digital Marketing Turistico.

Che cos’è il Digital Marketing Turistico e perché è importante

Il Digital Marketing Turistico per definizione è l’insieme di tutte quelle attività online atte a promuovere una struttura ricettiva, un hotel, un luogo di villeggiatura o qualsiasi altro servizio/prodotto correlato al turismo, attraverso l’utilizzo di strumenti e canali digitali come i social media, l’email marketing o un sito web. Non una singola azione dunque, ma un insieme sinergico di tools, canali e strategie per costruire, pianificare e implementare un piano di comunicazione completo.

Ti avevo già accennato che oggi gran parte delle azioni legate al turismo si compiono online. Prendere un biglietto aereo, prenotare un pernottamento in hotel o in struttura ricettiva, prendere un’automobile a noleggio: tutto si svolge sul web, rendendo quasi obsoleto recarsi nei luoghi fisici per le prenotazioni dirette. Questo rende indispensabile conoscere gli strumenti della promozione digitale in campo turistico, ma soprattutto essere in grado di integrarli in modo efficace per spiccare nell’enorme competizione del settore. Ormai tutti gli ambiti si stanno attrezzando per ampliare sempre di più il raggio d’azione delle proprie strategie, utilizzando più canali possibili per raggiungere il proprio target e abbattere la distanza con il proprio pubblico. Il Digital Marketing per il Turismo necessita di tanto lavoro, reattività a passione per centrare l’obiettivo.

Abbattere la distanza con il pubblico non significa solo generare brand awareness, cioè farsi conoscere dal target di riferimento, ma anche costruire un dialogo diretto con l’interlocutore e quindi tagliare fuori i vari intermediari che potrebbero frapporsi nel customer journey che va dalla domanda, alla prenotazione al pagamento. Potrebbe sembrare banale, ma più il meccanismo decisionale dell’utente è arzigogolato, più si abbassano le possibilità che l’utente si trasformi in cliente. Nel caso del settore turistico, poi, gli intermediari possono essere infiniti: la ricerca inizia online da Google, ma ci sono i portali specializzati e gli aggregatori, i travel blogger e gli influencer, gli annunci organici e quelli a pagamento… Una vera giungla che devi conoscere, ma soprattutto saper gestire se vuoi essere notato e vuoi costruire un rapporto di fiducia one-to one con il tuo futuro cliente.

Inoltre, una buona strategia di Digital Marketing Turistico può essere utile per il Revenue Management della tua struttura turistica, che sia hotel o ricettiva. Cos’è il Revenue Management? Se “revenue” significa “guadagno”, è facile capire di cosa ti sto parlando: in breve, si tratta della massimizzazione dei guadagni della tua impresa attraverso una serie di azioni che vanno di pari passo con il Digital Marketing Turistico. Un po’ come se le due strategie si muovessero insieme, i canali digitali possono contribuire a massimizzare l’occupazione della struttura, ottimizzare la tariffazione per entrambe le parti e quindi contribuire ad aumentare il fatturato. Tuttavia, non è possibile fare un buon Revenue Management senza una strategia digitale alle spalle e specializzarti nel web marketing potrebbe essere essenziale.

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Per chi è utile una strategia di Marketing Digitale Turistico

Ma dopo aver chiarito perché adottare una strategia di Digital Marketing Turistico, ti chiederai chi dovrebbe ricorrere al marketing strategico per il turismo. Proprio perché il settore è così ampio e variegato, diverse saranno anche le figure per le quali sviluppare un piano strategico potrebbe essere addirittura vitale. Se da una parte ci sono attività più o meno grandi e di stampo più “classico” come gli hotel, dall’altra ci sono le strutture ricettive (dai bed & breakfast, alle case vacanze, agli affittacamere), che variano in grandezza e complessità, andando a creare tutto un mondo di sfumature tra i due servizi. Allo spettro quasi diametralmente opposto ci sono i freelance del settore turistico, sempre in continua evoluzione: un sottobosco di figure online nuove e dinamiche che si muovono trasversalmente tra i settori. 

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Tutte queste attività prevedono usi diversi dei canali digitali poiché diversi sono i loro obiettivi; quindi diversi saranno anche i loro progetti strategici. Eppure le domande basilari da porsi prima di costruire una digital strategy sono più o meno sempre le stesse. Devi chiederti:

  • Qual è la tua mission?
  • Qual è la tua Unique Selling Proposition (ossia l’unicità che ti contraddistingue rispetto ai concorrenti)?
  • Quali sono i tuoi Key Performance Indicators (KPI) misurabili?
  • Chi sono le tue buyer personas, ovvero il tuo target?
  • Qual è il loro customer journey, ossia il percorso d’acquisto?

Questi sono quesiti da porti prima di sviluppare una qualunque strategia di Digital Marketing Turistico, sia che tu voglia aprire una struttura turistica, diventare un freelance del turismo o un tecnico/consulente per altri. 

Hotel e strutture ricettive 

Nel caso di hotel e strutture ricettive, il primo passo è sicuramente quello di farsi conoscere, ma diventa imperativo riuscire a incrementare le prenotazioni dirette senza passare da intermediari come portali turistici e aggregatori, che solitamente si prendono una commissione sulle prenotazioni). Per fare questo, la struttura dovrà fidelizzare il cliente in modo che si venga a costruire un rapporto esterno alla, chiamiamola, filiera turistica. Il modo migliore per arrivarci e sfruttare al meglio tutti i canali che l’era digitale mette a disposizione.

Di base, un sito web pulito ed efficiente, che tenga conto della user experience e che sia ben posizionato lato SEO su Google può fare moltissimo. Tante strutture di piccola grandezza si affidano più ai social media, soprattutto Facebook che spesso funge quasi da sito web. In ogni caso, entrambi gli strumenti devono essere veloci, informativi, aggiornati e creare community. Nonostante l’era digitale, però, il passaparola è ancora uno strumento potentissimo. Esso si alimenta soprattutto in tre modi:

  • come fare digital marketing turisticorecensioni, che gli ospiti possono inserire su sito web o sui vari portali dedicati al turismo;
  • customer service, che dev’essere il più possibile veloce, efficiente, gentile. 
  • rapporto diretto con il cliente, sviluppato di persona durante i check-in e i check-out in struttura, oppure sui social media, sulla pagina Facebook e così via.

Una strategia di Digital Marketing Turistico vincente potrebbe prevedere di iniziare su un grosso portale per il booking online. Questo è una spesa non indifferente soprattutto all’inizio di un’attività, però rimane un ottimo metodo per far conoscere la struttura. Hotel e strutture ricettive potrebbero sfruttare infatti la strategia di web marketing del portale, sicuramente più potente, strutturata e capillare. Iniziare da un portale può essere utile anche per ricevere le prime recensioni con le quali emergere dalla massa. Non solo i portali turistici sono ben posizionati su Google perché hanno un lavoro SEO impeccabile alle spalle, ma anche una reputazione web tale da generare istintiva fiducia da parte dei clienti. La possibilità per una struttura turistica di disintermediarsi dai portali per avere prenotazioni dirette si basa soprattutto sul tempo e la cura che verranno dedicate alla strategia digitale in ambito turistico. A tal proposito di consiglierei di tener conto di alcuni fattori determinanti:

  • Non considerare solo il sito web: è uno strumento molto utile, ma non l’unico. Allarga i tuoi orizzonti e tieni conto anche dei social media per il contatto diretto con i clienti (Facebook ma anche Instagram) e di due forme della comunicazione web spesso sottovalutate, ma che hanno provato di essere estremamente efficaci in termini di engagement rate e personalizzazione: l’email marketing e il mobile sms marketing. 
  • Tieni conto della Unique Selling Proposition dell’attività: perché, tra i tanti hotel e le tantissime strutture ricettive, dovrei scegliere proprio la tua? La risposta a questa domanda potrebbe essere la discriminante per una digital strategy precisa basata sulla personalizzazione. Potresti scoprire che esistono clienti alla ricerca di un’attività green o pro-animali o dedita al remote-working come la tua… insomma, un target alla ricerca di un bisogno preciso che proprio tu e nessun altro può soddisfare.
  • Creare, testare, revisionare, riprovare: la strategia non solo va pianificata e implementata, ma anche testata e revisionata. Sebbene ancora in troppi credano che una volta settati gli strumenti digitali vadano avanti da soli, la revisione è in realtà la parte più importante del lavoro. Mano mano che vai avanti, i numeri (offline e online, digitali e non) sapranno darti la direzione e l’analisi dei KPI ti aiuterà a capire dove modificare e migliorare la tua strategia digitale.

Freelance nel settore del turismo 

Nel Digital Marketing Turistico il mondo dei freelance è sempre in continua evoluzione, al punto che nuove figure nascono e si sviluppano nel giro di pochi mesi. Il digitale intrecciato con il complesso mercato del turismo rende la sotto-categoria dei freelance turistici estremamente ricca di opportunità. Partendo dal più “classico” blog sul turismo e sul viaggio, oggi possiamo parlare dei travel influencer, che usano i social media (soprattutto Instagram, TikTok e Facebook) per mostrare i propri viaggi o sponsorizzare la propria attività, oppure dei vlogger, specializzati nella costruzione di video sull’argomento. Qualunque sia il taglio dell’attività freelance, lo snodo alla base della strategia digitale è sempre lo stesso: farsi conoscere.

Nel mondo dei liberi professionisti diventa una problematica ancora più complessa per una serie di motivi. Innanzitutto, il freelance non può contare né sul nome “forte” dell’hotel o della struttura ricettiva per ottenere un buon posizionamento su Google né su una buona web reputation, soprattutto all’inizio. Esistono dei portali per freelance, ma di solito lavorano più come dei marketplace per l’interscambio di professionalità digitali. Sono importantissimi per costruire una rete sociale digitale da sfruttare per creare sinergie e contatti con altri “colleghi”, ma non per farsi conoscere dai futuri clienti. Di contro, il freelance ha scorte praticamente illimitate di flessibilità e può divertirsi a esplorare tutti i canali e gli strumenti digitali esistenti per costruire strategie originali. Anzi, la creatività è sempre molto apprezzata nel mercato dei freelance ed è un elemento a favore della Unique Selling Preposition. 

Quindi qualsiasi attività legata al turismo, più o meno strutturata, ha bisogno di un piano strategico sia per generare brand awareness che per migliorare il revenue management e quindi aumentare il profitto.

 

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Strumenti del Digital Marketing Turistico 

Da dove partire per realizzare efficaci strategie di Digital Marketing Turistico online? Per prima cosa focalizzati sul customer journey, ossia il percorso che ogni utente svolge per comprare un prodotto o servizio online. È importante conoscerlo perché ragionare sui diversi modi che gli utenti utilizzano per soddisfare i propri bisogni, può aiutarti a definire i canali e gli strumenti da utilizzare.

Ti faccio un esempio pratico: un futuro cliente alla ricerca di una struttura turistica potrebbe cominciare la propria ricerca dalla barra di ricerca Google. Questo vuol dire che la tua attività, per essere visibile, dev’essere ben posizionata in Google (tramite la SEO) o essere pubblicizzata tramite gli annunci (con la SEM). Tuttavia, il futuro cliente potrebbe decidere di ricercare le strutture più vicine al luogo dove deve andare tramite Google Maps; in questo caso, avresti bisogno di un’ottima scheda personalizzata su Google My Business per essere subito visibile. E se il cliente fa ricerca sui social? Allora potrebbe essere utile avere una pagina Facebook molto aggiornata o un profilo Instagram attivo e colorato.

Google My Business

Google My Business è indispensabile per chiunque abbia un’attività, perché è uno strumento creato appositamente per permettere agli esercizi commerciali di presentarsi al meglio sia sul motore di ricerca che su Google Maps. Google My Business permette alla tua attività di creare o rivendicare una scheda in cui inserire i dati della struttura: nome, indirizzo preciso, contatti; ma anche orari di apertura/chiusura, foto, posizione precisa sulla mappa per essere facilmente raggiungibili.

Nel tempo Google ha reso la scheda sempre più personalizzabile e oggi è possibile inserire un gran numero di altre informazioni, come descrizione dei servizi offerti e persino recensioni. Google My Business diventa un servizio fondamentale, perché le recensioni positive non solo saranno subito visualizzabili ma aiuteranno anche a migliorare la reputazione della struttura. Uno strumento prezioso che va curato e aggiornato perché è un po’ come se fosse una vetrina.

Sito web 

Il sito web continua a essere uno strumento essenziale se non centrale in una strategia digitale accurata. Esso può raccogliere il traffico proveniente da tutti gli altri canali e diventare la “piattaforma” d’arrivo del customer journey degli utenti. Ovvio quindi che debba essere curato, preciso, bello, informato e ben posizionato. Il sito web può essere un ottimo modo per imprimere un’atmosfera, restituire la famosa unicità di cui ti parlavo. Riempilo di foto curate con un content interessante, ma soprattutto di informazioni precise e dettagliate sulla struttura, sul lavoro e le attività.

Come la scheda Google My Business, anche il sito è come una vetrina, anzi lo è maggiormente perché è molto più personalizzabile e dev’essere aggiornato costantemente. Fondamentale che abbia un booking engine, ossia la possibilità di poter prenotare e pagare direttamente dal sito senza passare per gli intermediari. Per essere ben posizionato su Google ed essere visto, il sito web deve essere curato lato SEO (te ne parlerò tra poco), user friendly (semplice da usare e veloce per l’utente) e responsive, ossia adattarsi al device con il quale l’utente lo naviga (pc, cellulare, tablet).

Blog 

Il blog è uno strumento che molti potrebbero considerare datato, ma in realtà è ancora un alleato prezioso per generare traffico. Sito web e blog non sono la stessa cosa, ma il blog può essere integrato all’interno del sito e portargli ulteriore traffico. Mentre il sito è costituito da sole pagine, il blog prevede anche gli articoli che potrebbero posizionarsi in Google e aiutare la visibilità del sito. Questo vuol dire però che gli articoli non solo vanno scritti, ma ottimizzati e aggiornati.

Il lavoro del blog non è così semplice e richiede tempo, però rimane uno degli elementi più efficienti della strategia digitale in campo turistico. Come il sito web, va da sé che il blog necessita di content curato, di immagini e perché no video interessanti e in grado di attirare l’utente! Un blog è il regno della creatività, divertiti a renderlo coinvolgente, appassionante e l’estensione ideale dell’atmosfera e del mood che il cliente vuole trasmettere al pubblico.

Content 

Correlato sia al blog che al sito web c’è il content, ovvero il contenuto. La creazione di contenuti è la parte centrale di qualsiasi strategia, perché sono la discriminante di un canale di qualità seguito e apprezzato. Oltre alle informazioni curate e dettagliate sulla tua attività, sono i contenuti originali ed emozionali che fanno la differenza, quelli che ti permettono non solo di vendere il prodotto o i servizi che proponi, ma anche il progetto che c’è dietro. Lo storytelling è uno strumento potentissimo per farti conoscere: chi sei? Perché hai avuto quest’idea? Cosa differenzia il tuo sogno da quello di molto altri? Cosa lo rende unico? Il content è la chiave giusto per raccontarti. 

digital marketing turistico customer journeyVideo

Il video è forse il formato più popolare degli ultimi anni e probabilmente lo diventerà ancora di più in futuro. Ecco perché il video marketing sta diventando una delle più importanti frontiere del digitale. Ti consiglierei di rifletterci e provare a far rientrare il video in uno dei canali privilegiati della tua strategia, a maggior ragione se ti occupi di turismo e viaggi. Oggi molte strutture si stanno convertendo al video, integrandolo in forme più classiche di comunicazione (basti pensare ai video interattivi che permettono di “fare un giro” nelle strutture prima di prenotarle).

Il video diventa ancora più importante quando si parla di freelance come vlogger e travel blogger, che non dovrebbero assolutamente ignorare la potenza di condivisione e engagement che un video può generare. Inoltre, il video è un ottimo modo per entrare in un rapporto diretto con l’utenza, sfruttando tutta la tua creatività per sviluppare una relazione unica. Anche i social media stanno promuovendo maggiormente i video, come Facebook che fornisce loro maggiore esposizione nel feed. 

Social Media

Ti presento adesso i social media di cui ormai nessuna strategia digitale può fare a meno. Ovviamente per social intendo tutti i social, che sia Facebook, Instagram, YouTube, Twitter o le nuove frontiere come TikTok. Ogni social ha le sue regole di utilizzo e la sua importanza, ma in generale è bene ricordare che tutti questi strumenti possono lavorare insieme con un piano editoriale ben strutturato.

Per quanto riguarda Facebook, esso può fungere da piattaforma di discussione; aprire una pagina Facebook può essere un modo veloce per rispondere alle domande degli utenti. Inoltre, se la pagina è ben aggiornata e sviluppata (anche qui, con video, foto e contenuti), potrebbe aiutare a sviluppare una forte community. Instagram, invece, potrebbe diventare un vero e proprio raccoglitore di foto e video, mentre YouTube potrebbe essere la sede adatta per i vlog. La cosa più importante dei social è che favoriscono la condivisione e quindi la circolazione dell’attività a del nome attraverso la condivisione virale dei contenuti. Questo può aiutarti a intercettare anche un target più ampio, latente. Ricorda: contenuto bello, veloce, semplice.

Email Marketing

Sebbene la mail sia considerata quasi obsoleta, è in realtà uno strumento efficace per fare Digital Marketing Turistico, soprattutto grazie alla percentuale di apertura che è quasi del 100%. L’email marketing consente molta più flessibilità di quello che si possa pensare, perché si integra perfettamente con tutti gli altri strumenti. Con l’utilizzo di un software specifico (tipo Mailchimp), è possibile definire un piano editoriale con il quale seguire il tuo database (ossia gli indirizzi email ce avrai raccolto) attraverso l’utilizzo di email automatiche o personalizzate. Il database dev’essere sempre costantemente aggiornato e ben organizzato, pulito da spam e indirizzi inesistenti o non più utilizzati. Una volta costruito, è possibile utilizzare le mail per un gran numero di attività: iscrivere utenti alla newsletter, inviare promozioni o pacchetti, pubblicizzare il sito o blog, promuovere i tuoi social… Le possibilità sono infinite. 

SEM

La SEM (Search Engine Marketing) ha come scopo quello di far posizionare un’azienda/prodotto nelle prime posizioni, ma a differenza della SEO, si tratta di un’attività a pagamento. La SEM permette quindi un’alta visibilità nei motori di ricerca in tempo decisamente rapido, ma prevede anche una spesa di tipo economico. Ti consiglio sempre di prevedere innanzitutto un budget per la costruzione delle campagne, un tempo limite per poter monitorare il loro risultato e testare, testare, testare. La SEM può dare ottimi risultati. 

SEO 

La SEO (Search Engine Optimization) è una sottocategoria della SEM ed è la tecnica che permette di ottimizzare il contenuto per arrivare ad occupare le prime posizioni organiche (non a pagamento) nel motore di ricerca Google e ottenere quindi più visibilità. Anche se fare SEO non è facile, rimane uno degli strumenti a lungo termine più efficaci e può essere applicata al sito web, agli articoli del blog, ai social. Un lavoro tecnico e certosino che agisce dietro le quinte, ma può dare tantissimi risultati.

SEO e SEM possono essere integrate nella stessa strategia. Come per la SEM, però, è meglio affidarsi a un professionista del settore che possa delinearti i metodi più efficaci e meno dispendiosi per la tua strategia. Per approfondire l’argomento, puoi visionare il nostro corso per diventare esperti nella SEO-SEM.

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Chi fa Marketing Digitale Turistico

Dopo aver parlato delle attività che beneficiano del Digital Marketing Turistico e degli strumenti per attualizzare un’efficace strategia di comunicazione, ti parlerò di chi effettivamente se ne occupa. Proprio perché costruire una strategia digitale che coinvolga tutti i canali sta diventando fondamentale per qualsiasi attività, queste figure stanno assumendo un ruolo centrale sia nell’organico delle aziende che come professionisti freelance pronti a mettere le loro skill a servizio di altri. Parallelamente, i corsi in marketing turistico online per diventare esperti in questo settore stanno proliferando, a prova del fatto che siano figure sempre più ricercate nel mondo digitale.

Tecnico del Digital Marketing Turistico

Cosa fa un tecnico del Digital Marketing Turistico? Come tecnico ha il ruolo di analizzare il territorio e le tendenze del mercato turistico, proponendo attività di promozione dei servizi/prodotti dell’azienda, hotel, attività ricettiva attraverso il web e i canali digitali. Coerentemente con gli obiettivi dell’azienda per cui lavora, questo professionista deve analizzare il target di riferimento e sviluppare le azioni più opportune, calcolandone anche l’impatto in termini di raggiungimento degli obiettivi e di engagement. Quanto detto rende necessario che un tecnico del marketing digitale turistico abbia una conoscenza ampia del digitale e sia in grado di sviluppare una strategia che preveda l’integrazione di più canali online. I corsi per diventare un tecnico del Digital Marketing Turistico confluiscono quindi nei corsi per diventare esperti a 360° l’intero mondo digitale. 

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Consulente in Digital Marketing Turistico 

Un’altra figura che sta guadagnando molta popolarità è quella del consulente in Digital Marketing Turisticouna figura esterna all’azienda che aiuta a impostare e monitorare una strategia digitale come freelance. Un consulente è comunque un tecnico del turismo che si è formato sia in campo digitale che turistico, con la differenza che sceglie di lavorare come libero professionista per dei clienti esterni (che quindi possono cambiare di volta in volta) e non come parte integrante dell’organico aziendale.

In questo modo il suo lavoro è molto flessibile ma anche le sfide si moltiplicano, perché come consulente potrebbe dover analizzare e monitorare realtà molto diverse l’una dall’altra. Dopo aver comunque seguito un Master completo in digitale, un consulente in Digital Marketing per il Turismo deve apprendere come avviare la sua attività di consulenza vera e propria con un corso specifico per consulenti.

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Digital Marketing Turistico: 2 case studies 

Vorrei ora proporti due esempi di strategie di Digital Marketing Turistico che hanno avuto grande successo, generando ottimi risultati in termini di brand awareness, engagement e condivisioni. Parto da un caso nostrano: immagino avrai sentito parlare dell’effetto Chiara Ferragni agli Uffizi di Firenze. Non si tratta altro che di una delle mosse più riuscite di Influencer marketing di questi ultimi anni, che ha coinvolto appunto la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Con un’operazione di co-marketing tra la famosa Influencer e Vogue Hong Kong, il Museo è stato subissato di numeri pazzeschi: 610mila like ai post della Ferragni, 40mila i like al post della Galleria, 2500 e più commenti per non parlare del fatto che gli Uffizi sono stati un trend topic sia su Twitter che su Instagram che sul motore di ricerca Google. Il direttore del Museo, Eike Schmidt, ha sottolineato di aver ricevuto un aumento di 1810 presenze rispetto alla settimana precedente alla campagna, di cui la maggior parte erano giovani under 25 (con un aumento nel week end del 27% rispetto i numeri dell’anno precedente). Con questa campagna, gli Uffizi sono diventati ufficialmente anche il primo museo italiano a fare una diretta su TikTok. Questo è il segnale che non solo i canali digitali hanno un impatto tangibile, ma che una buona strategia (che tenga conto del target, in questo caso quello giovane) è la chiave di tutto. 

Un altro esempio interessante è quello dell’australiano 1888 Hotel, che sembra essere diventato il primo Instagram hotel al mondo. In questo caso non si tratta di Influencer marketing, ma di user-generated content ossia contenuto generato dagli utenti. L’hotel ha infatti deciso di sfruttare la capacità degli utenti di Instagram di essere loro stessi dei creatori di contenuti, invogliandoli a fotografarsi nell’hotel e condividere le foto con l’hashtag #1888hotel. Per farlo ha trasformato una parte della hall in un “selfie corner” e ha elaborato tutta una serie di promozioni per invogliare Influencer e Instagrammer a partecipare.

Per esempio, gli Instagrammer con più di 10.000 follower soggiornano gratis, mentre tutti possono vincere delle notti gratuite grazie a dei contest casuali in cui le varie foto con hashtag vengono votate dagli altri ospiti. Ormai il feed Instagram ha più di 1000 foto generate dagli stessi ospiti, una campagna a costo praticamente zero che ha portato però un impatto notevole in fatto di brand awareness e ha generato un vero e proprio profitto in termini di revenue.

Consigli finali per un’efficace strategia di Digital Marketing Turistico 

consigli utili digital marketing turisticoTi ho già parlato ampiamente di strategia e degli strumenti per attuarla. Prima di lasciarti, però, vorrei condividere con te un ulteriore spunto. Nella costruzione di una strategia efficace di Digital Marketing Turistico, ti consiglio di tenere sempre a mente tre domande specifiche: 

  • Chi sono i tuoi clienti (Buyer Personas)?
  • Quali sono i loro bisogni puoi soddisfare?
  • Cosa potrebbe portarli a credere che tu (o la tua attività) non sia la risposta al loro problema?

Più le risposte a queste domande saranno chiare, più sarai in grado di delineare la tua strategia. Innanzitutto definisci il tuo target partendo dalla Buyer Persona e poi analizza il suo customer journey; scegli quali strumenti utilizzare per “incontrarlo” nei vari touchpoint del suo percorso. Una volta settato il piano iniziale, monitora il lavoro dei canali scelti e agisci di conseguenza (funzionano tutti o qualcuno ti sembra inutile? Com’è il livello di engagement o il rate di apertura delle mail?). Elabora sempre degli scenari di ostacoli da risolvere e agisci su questi prima ancora che si presentino. Infine, non sottovalutare il lavoro post-acquisto: un customer service veloce ed efficiente sia su sito web che sui social, pronto a rispondere ai dubbi che si possono venire a creare fa sempre un buonissimo effetto sulle recensioni; richiedere un feedback sull’esperienza di acquisto via mail o via SMS pure. Tutto nella strategia dev’essere a misura del tuo target, parlare la sua lingua e alle sue emozioni, ma anche essere efficiente, veloce e rispondere a ogni preoccupazione.

APPROFONDIMENTO

Il Digital Marketing Turistico è probabilmente una delle più importanti novità introdotte dallo sviluppo del Web. Il mondo del turismo ha subito infatti cambiamenti a dir poco epocali. Lo sviluppo e la diffusione di Internet e dei Social Network hanno mutato radicalmente le strategie delle aziende e delle strutture turistiche, ormai in grado di raggiungere un numero di persone impensabile fino a qualche anno fa. Per la rubrica Digital Marketing abbiamo intervistato Sabrina Lieto, Mobile Marketing & Digital Strategist, di LastMinute.com. Nel proseguo di questo articolo andremo ad approfondire:

  1. la trasformazione nel settore originata dal Digital Marketing Turistico
  2. I canali utilizzati da Lastminute.com per la sua strategia digitale e i parametri di misurazione utilizzati
  3. l’impatto del mobile e del social media marketing turistico nel rapporto con il consumatore
  4. le figure professionali più richieste nel Digital Marketing Turistico e quali competenze deve permettere di acquisire un ottimo corso web marketing turistico.

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Il Digital Marketing Turistico che trasformazione ha prodotto nel settore?

sabrina lieto lastminute aziendaDa quando il mercato del turismo ha aumentato la sua presenza online, divenendo ormai per molti un servizio associato quasi esclusivamente alle OTA, anche il marketing ha dovuto seguire questo cambiamento. Utilizzare il Digital Marketing Turistico significa darsi l’obiettivo di rispondere in maniera più accurata, precisa e puntuale ai bisogni degli utenti, presenti online e spesso anche in mobilità. La dimensione mobile e delle app sta riscrivendo buona parte del Digital Marketing per il turismo. Basti pensare ai vantaggi che l’utilizzo del mobile ha portato in termini di comunicazione geolocalizzata (come nel caso delle applicazioni per guide turistiche).

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Quali sono i canali che Lastminute utilizza nella sua strategia di Digital Marketing Turistico?

sabrina lieto lastminute aziendaOgni processo di Digital Marketing Turistico entra a far parte di una strategia composita. Campagne Adwords, cura dei profili social e content marketing sono sicuramente alla base di buona parte della strategia, ma si sta puntando molto anche sul mondo del mobile con le applicazioni, che stanno aprendo una serie molto interessante di spunti, come la vendita di servizi o il customer support direttamente on app.

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Quali sono i vostri parametri di misurazione principali?

sabrina lieto lastminute aziendaE’ molto importante ricostruire il life cycle degli utenti, dal primo contatto, come la prima visita al sito ad esempio, al momento dell’acquisto del servizio. L’analisi prende in considerazione i diversi canali utilizzati e lo studio delle corti, per meglio comprendere le microtendenze degli utenti. Stessa cosa a livello dell’analisi del comportamento in app: esistono molti tool specializzati nel settore mobile che permettono di vedere il numero di app scaricate e le sessioni maggiormente visitate dagli utenti, cosa che permette dunque di realizzare una comunicazione molto più custom tailored.

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Con quali obiettivi è nato il progetto Map2app?

sabrina lieto lastminute aziendaMap2app nasce per rispondere alla crescente esigenza da parte del mercato di creare applicazioni mobile. L’intento è stato quello di creare un prodotto user friendly che non richiedesse la conoscenza di codici di programmazione per la costruzione delle app. In questo modo ogni utente, ente del turismo, travel blogger, web agency può produrre applicazioni (iOS, Android, Html5) inserendo i propri contenuti, immagini, video, e concentrandosi sul lato più creativo dello sviluppo. D’altro canto realizzare una travel app significa aiutare gli utenti che viaggiano o che stanno pianificando un viaggio, ad essere supportati da un vero personal traveller agent, sempre a portata di mano, che risponde a svariate esigenze prima e durante i loro viaggi.

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Quale è l’influenza del mobile e dei canali social nella vostra attività?

sabrina lieto lastminute aziendaMobile marketing e social stanno permettendo di creare un rapporto sempre più focalizzato al one-to-one, sia da un punto di vista prettamente marketing ma anche e soprattutto di customer service e support. Le comunicazioni inviate tramite notifiche push all’interno dell’applicazione ad esempio sono assolutamente mirate a quello specifico utente, che magari ha dimostrato una certa preferenza all’interno dei contenuti dell’app o che si trova in una certa zona geografica (push geolocalizzate). In più i servizi di chat, sempre inseriti all’interno delle app, aiuteranno le aziende a dare riposte sempre più mirate, così da offrire il servizio richiesto al momento opportuno e alla persona giusta secondo lo schema Who – What – When – How Often.

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Quali saranno le figure professionali più richieste nel Digital Marketing Turistico?

sabrina lieto lastminute aziendaSicuramente il notevole aumento dell’uso dei dispositivi mobile porterà la crescita di figure professionali più specializzate in tale settore e che sappiano utilizzare gli strumenti dedicati. La mobile digital analysis per esempio richiederà di saper leggere e distinguere il comportamento di un utente all’interno di una app da quello effettuato all’interno di un sito. Allo stesso modo nasceranno nuovi strumenti per aumentare il mobile engagement (chat in app, bot, mobile support one by one) e dunque le professioni ad esso collegate.

In questa seconda intervista, invece, viene intervistato Leonardo Prati, consulente, formatore nonché esperto di Digital Marketing Turistico, che ci ha fornito una visione chiara e completa delle sue caratteristiche.

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Digital Marketing Turistico: quali sono le sue peculiarità?

leonardo-prati-foto-blogLa peculiarità del Digital Marketing Turistico è sicuramente la necessità di conoscere il prodotto, ovvero conoscere esattamente il tipo di comunicazione efficace in quest’area di marketing molto particolare. La cosa importante nel Digital Marketing Turistico è quindi conoscere l’azienda o l’hotel di cui curerai la comunicazione online; se necessario bisogna viverla di prima persona, passando ad esempio qualche giorno all’interno della struttura. Questo è molto utile per capire che tipo di hotel è, e a che tipo di clientela si sta rivolgendo. Solo in questo modo possiamo capire a quale tipo di comunicazione bisogna dare spazio: comunicazione visiva piuttosto che storytelling o altre forme.

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Un ragazzo che vuole lavorare nel Digital Marketing Turistico quali competenze deve possedere?

leonardo prati foto blogLa competenza numero uno è sicuramente la pazienza; è fondamentale sopportare “l’ignoranza” delle persone che lavorano nelle strutture turistiche e che non conoscono la reale portata di questo tipo di comunicazione. Il risultato è che non riescono a comprendere il ritorno che puoi avere con un determinato budget di investimento. La seconda caratteristica fondamentale per chiunque voglia lavorare nel Digital Marketing Turistico è la chiarezza. Bisogna essere sempre chiari al 100% riguardo i ritorni di questo tipo di attività, che rischia sempre di essere sottovalutata da persone non addette ai lavori. Terza e ultima cosa è la capacità di immergersi nella situazione e nel particolare ambiente in cui si lavora; solo così si riescono a comprendere le reali esigenze del cliente e le strategie per aiutarlo. Questa qualità è fondamentale in un settore come quello del Digital Marketing per il turismo perché spesso e volentieri l’attività deve essere svolta in tempi molto brevi: in 60 giorni si concentra il 90% del lavoro di una struttura turistica.

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Nel Digital Marketing Turistico quanto sono importanti i social network?

leonardo prati foto blogI social network sono fondamentali. Il turismo è uno dei primi prodotti che si cercano online. Oltre ai tradizionali Tripadvisor, Booking, Expedia e così via, le persone utilizzano sempre di più i social network per capire che tipo di attività prevede e come si svolge la giornata tipo all’interno di una struttura ricettiva. I social network aprono di fatto le porte dell’hotel a tutti i possibili clienti. Puoi far conoscere ad esempio lo staff, con le classiche interviste brevi allo chef piuttosto che al receptionist o al proprietario dell’albergo. Permette quindi di “metterci la faccia” e andare oltre al classico sito internet statico con il tradizionale form di prenotazione. Un altro elemento importante che può essere sfruttato attraverso i social network è il real time. Interagire in tempo reale con le persone che stanno vivendo in quel momento nel nostro hotel; creando ad esempio un hashtag apposito su Instagram piuttosto che Twitter. Oppure utilizzare Pinterest per creare dei giochi; con un po’ di fantasia si possono inventare tante attività ludiche per coinvolgere i clienti. È vero che i social difficilmente ti fanno completare una prenotazione. Non si possono fare discorsi del tipo “se investi 10 euro su Facebook avrai due nuove prenotazioni”. Devono essere visti tuttavia come un qualcosa che va a completare la comunicazione della struttura turistica.

Il nostro viaggio nel Digital Marketing Turistico si conclude qui. Spero che quest’articolo ti abbia fornito tutti gli strumenti utili a sviluppare una strategia efficace per la tua attività turistica. A questo proposito, ti propongo anche la possibilità di richiedere un incontro gratuito con uno dei nostri consulenti per approfondire l’argomento o magari chiedere un aiuto per delineare finalmente la tua strategia.

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fabrizio benelli contentPRIMA STESURA A CURA DI FABRIZIO BENELLI

Da sempre appassionato del mondo Web, subito dopo la laurea (conseguita alla facoltà di Economia di Modena e Reggio Emilia) inizio a lavorare per un’azienda E-commerce, occupandomi della parte SEO. A fine 2014 inizio i Master in E-commerce e in Digital e Social Media Marketing presso Digital Coach.

Marketing one to one: cos’è e come applicarlo nel digital

Marketing one to one: cos’è e come applicarlo nel digital

Il marketing è un settore in continua evoluzione. Questo è un dato di fatto. Bisogna sempre aggiornarsi e capire quali sono le ultime novità. Una di queste è il marketing one to one. È sicuramente una delle ultime tendenze di questo settore. Stiamo parlando di un marketing completamente diverso da quello classico a cui tutti noi siamo abituati. Si tratta infatti di un marketing personalizzato.

Per marketing personalizzato si intende un tipo di marketing in cui gli annunci e le campagne sono personalizzate e diverse per ogni utente. Sono create ad hoc per un utente specifico e studiate in base agli interessi personali di ciascuno. Ma non solo: dati demografici, istruzione, lavoro, sono tutte informazioni che possono essere utilizzate per creare campagne più efficaci e aumentare le conversioni.

Email spam, Pop up e telefonate a tappeto sono una cosa che tutti noi abbiamo sperimentato e che fa parte di un marketing ormai datato, un marketing che non può più essere utilizzato. Capire che bisogna mettere al centro l’utente può fare la differenza.

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Che cos’è il marketing one to one?

Partiamo da un esempio: Entriamo nel nostro solito bar abituale, magari quello che frequentiamo tutte le mattine prima di andare a lavoro, o quello dove andiamo tutte le domeniche con la nostra famiglia. Il barista ci riconosce, ci saluta e ci dice: “facciamo il solito? Cappuccino con cacao e brioche alla crema?”

Ecco, questo è un semplice esempio di marketing one to one.

Il barista ci conosce, sa quali sono le nostre abitudini, cosa ci piace mangiare e c’è lo propone direttamente.

Il marketing one to one (a volte detto semplicemente marketing 1:1) è una strategia che si basa sulla conoscenza delle scelte individuali, fatte da un cliente. Il cliente viene messo al centro della strategia ed è in base alle sue caratteristiche che vengono studiate e ideate le campagne e gli annunci. Le parole chiave diventano quindi utente e personalizzazione.

L’era del marketing unidirezionale è ormai finita. La pubblicità ripetuta in modo uguale per tutti non ha più senso ormai. Il mondo sta cambiando e di conseguenza deve cambiare anche il marketing. Siamo sempre stati abituati a un tipo di pubblicità che risale agli inizi degli anni 20 del secolo scorso. Epoca in cui si iniziarono a trasmettere i primissimi messaggi pubblicitari. Prima tramite le radio e successivamente tramite la televisione e i primi canali.

Un unico spot pubblicitario, con un unico messaggio, rivolto a tutti indistintamente. Ecco come si strutturavano, e si strutturano ancora, le campagne advertising. Infatti, nonostante gli investimenti nel mondo digitale aumentino ogni anno sempre di più, le aziende dimostrano di non voler cambiare il loro modo di fare.

Prendiamo come esempio i pop-up. Si tratta di finestrelle che si aprono sullo schermo mentre visitiamo una pagina web. Tutti noi li abbiamo visti, anche molto spesso. Interrompono la lettura di un articolo o la visione di prodotto su un e-commerce, diventando alle volte veramente insopportabili.

Degli studi condotti da Kantar, società leader mondiale nell’analisi dei dati, hanno dimostrato che sempre più persone installano sul proprio browser dei blocker, ossia dei programmi che bloccano quei pop-up. Lo studio parla chiaro: gli utenti li odiano ma nonostante ciò le aziende continuano a proporli. Questo significa non rispettare i clienti che con il tempo perderanno la fiducia dell’azienda.

marketing one to onePer fortuna però, le cose stanno cambiando. Moltissime aziende oggi si stanno convertendo al marketing one to one. Hanno capito quale sia l’importanza del cliente mettendolo al centro di tutta la strategia di vendita.

In questo modo il cliente non si sente perseguitato ma rispettato. L’azienda, grazie al marketing one to one, consegna il suo messaggio al momento giusto, nel posto giusto, alla persona giusta. Quindi il cliente riceverà un messaggio sul proprio canale preferito che gli permetta di soddisfare un’esigenza specifica.

Naturalmente, per fare ciò bisogna conoscere i propri clienti. È essenziale quindi comprendere al massimo il consumatore e raccogliere una quantità notevole di dati.

Se molti anni fa, quando venivano mandate in radio le prime pubblicità, era veramente difficile riuscire a raccogliere dati su molte persone, oggi non è più così.

Ci sono moltissimi tool e strumenti che permettono di segmentare, classificare e raccogliere dati sui propri consumatori. Si possono fare A/B test sulle proprie campagne, ottenere insight immediati sulle pubblicità online e avere report personalizzati dei propri risultati.

Le aziende non hanno più scuse! Il marketing one to one è il futuro.

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Le tipologie di marketing one to one

Ora che abbiamo visto un po’ più nel dettaglio che cos’è il marketing one to one cerchiamo di capire in che modo può manifestarsi. Esistono due tipi fondamentali di marketing one to one.

Marketing one to one: Personalization 

In questo caso l’azienda acquisisce le caratteristiche e le preferenze dell’utente in base, ad esempio, agli acquisti precedenti. Una volta creato il profilo dell’utente, a quest’ultimo verranno proposti articoli adatti a lui, creando un piano di marketing 1:1.

Un esempio classico di questa particolare tipologia è Amazon. Amazon è noto per la strategia di marketing one to one di maggiore successo. Il sito non fa altro che proporre articoli in base agli interessi passati (ricerche sul sito o acquisti).

Anche Netflix utilizza questa strategia ricordando i film, le serie tv e le ricerche fatte dall’utente per poter poi proporre film adatti a lui.

Marketing one to one: Customization

marketing 1 to 1A differenza della prima strategia, l’azienda non acquisisce le preferenze dell’utente in base agli acquisti passati. Ma è direttamente l’utente che fornisce all’azienda le sue preferenze e i suoi gusti.

Un esempio di questa particolare strategia sono i venditori di computer, che offrono ai clienti la possibilità di personalizzare il proprio acquisto.

Si parte da un modello base al quale è possibile applicare tutta una serie di modifiche: diversa memoria di archiviazione, software preinstallati, funzionalità aggiuntive, colori personalizzati e molto altro. Tutto questo in base ai gusti personali di ciascun utente.

Un altro esempio, sono i siti di notizie che permettono ai propri utenti di scegliere quali notizie visualizzare (politica, economia, cronaca e molto altro). In questo modo si crea una pagina, direttamente sul sito, completamente personalizzata e creata ad hoc per ogni utente.

Anche a livello offline può essere utilizzata questa strategia. Pensa, ad esempio, ai negozi di yogurt che mettono a disposizione dei propri clienti molti gusti e condimenti per poter creare il proprio yogurt personalizzato. In questo caso non è l’azienda a memorizzare le preferenze dell’utente ma è semplicemente quest’ultimo a indicarle.

I professionisti digitali nel marketing 1:1

Adesso andiamo ad analizzare quali sono i professionisti che entrano in gioco durante la creazione e il mantenimento di un piano di marketing one to one:

  • CRO Specialist: ottimizzare le conversioni è sicuramente uno degli aspetti più importanti in una strategia di marketing digitale. Un buon CRO Specialist sarà in grado di adattare la strategia in modo da poter essere utilizzata anche in un marketing one to one.
  • Market Research Analyst: questi professionisti si occupano di ricerche di mercato, analizzano e riportano i dati dei consumatori che si approcciano all’azienda. Per poter creare una buona strategia di marketing one to one, la raccolta dei dati e la loro analisi è fondamentale. Quindi i Market Research Analyst diventano, in questo caso, figure essenziale per la buona riuscita della strategia.
  • Senior Manager: un buon Senior Manager deve essere specializzato nel marketing one to one e nella creazione di una strategia adeguata. Si tratta di un ruolo di fondamentale importanza, in quanto deve decidere quale strategia utilizzare. Deve quindi avere esperienza nel settore one to one e presentare idee innovative e valide.

Come applicare il Marketing one to one nel digital

Sono molti gli elementi che bisogna tenere in considerazione quando si decide di avviare una campagna one to one digitale.

In generale, ecco quali sono i quattro passaggi fondamentali:

1) Identificare i potenziali clienti e utenti: creare un database con tutte le informazioni riguardo i nostri clienti è un ottimo punto di partenza. Che cosa sappiamo di lui? Quali sono le sue preferenze? Dove abita? Quanti anni ha? Maggiori sono le informazioni meglio è. Naturalmente, questo database deve essere continuamente aggiornato con tutte le informazioni che potrebbero essere acquisite con il tempo. Ad esempio, se il nostro cliente ha acquistato una stampante potrebbe aver bisogno delle cartucce. Quindi è importante conservare le informazioni sugli acquisti passati.

2) Interagisci con i clienti: chiedere un feedback è una delle cose più semplici e utili che puoi fare. In questo modo puoi ricavare altre informazioni che potrebbero essere utili per capire i suoi bisogni e i suoi problemi.

3) Differenziare i clienti: ora che hai acquisito una certa quantità di informazioni riguardo i tuoi clienti, è necessario dividerli e organizzarli in gruppi. Naturalmente un cliente può essere inserito in più gruppi. Se pensi che un gruppo possa acquistare, in modo più probabile, un prodotto X rispetto ad un prodotto Y, sviluppa una strategia di email marketing, ad esempio, che incoraggi i tuoi clienti ad acquistare quel determinato prodotto.

4) Personalizza: creare articoli personalizzati per ogni singolo utenti può fare la differenza sul mercato. Molte aziende puntano su questo aspetto per aumentare i loro guadagni. Crea una esperienza di acquisto che l’utente farà fatica a dimenticare.

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I vantaggi del marketing 1:1

Se applicato con i giusti criteri, il marketing one to one può portare all’azienda moltissimi vantaggi. Il vantaggio principale resta la fidelizzazione. Aumentare la gratificazione dell’utente presentandogli messaggi personalizzati e dedicati unicamente a lui, farà aumentare la sua fiducia nel brand e la sua soddisfazione.

Molti studi dimostrano che questo tipo di comunicazione aumenta le vendite e la fidelizzazione dei clienti. Prendiamo in esame gli studi condotti da Accenture Interactive nel 2018. In particolare il report denominato “Personalization Pulse Check“. Sono stati intervistati più di 8000 consumatori provenienti da tutto il mondo.

Vediamo nel dettaglio i risultati di questi studi: 

  • marketing one to oneMoltissimi consumatori, circa il 91%, ha indicato che preferisce acquistare da siti che forniscono offerte personalizzate e suggerimenti  pertinenti
  • L’80% dichiara di acquistare solo da siti che personalizzano la loro esperienza di vendita.
  • Il 90 % dei consumatori afferma che è disposto a fornire le proprie preferenze e i propri dati comportamentali in cambio di una migliore esperienza di acquisto.
  • L’81% delle aziende statunitensi esaminate dichiara che personalizzare l’esperienza di vendita funziona e aumenta le vendite.
  • Utilizzare una strategia di marketing one to one può aumentare la spesa dell’utente del 500%.

Oltre ad aumentare le vendite, un buon progetto di marketing one to one può portare vantaggi anche in altre aree:

  • Pay per Click: segmentare il pubblico e studiare le parole chiave può aiutare a capire le intenzioni del consumatore e quindi migliorare questa metrica. Crea campagne pubblicitarie differenziate per rendere gli annunci più pertinenti per l’utente. Sono importanti anche gli eventi in tempo reale che possono darti l’opportunità di personalizzare ulteriormente le campagne.
  • Retargeting: ricercare le persone che sono rimbalzate sul sito senza acquistare.
  • Social Media: è sicuramente uno dei modi più semplici per segmentare il proprio pubblico e ottenere risultati migliori. I social mettono a disposizione tutta una serie di metriche tramite le quali è possibile segmentare il proprio pubblico.
  • Sito Web: creare pagine personalizzate quando l’utente effettua l’accesso al sito migliorerà l’esperienza dell’utente che quindi convertirà maggiormente.
  • E-mail: segmenta il database della posta elettronica creando mail personalizzate per i tuoi utenti.

Tutte queste aree miglioreranno i loro risultati se alla base del loro utilizzo troviamo una strategia basata sul marketing one to one.

I limiti del marketing one to one tradizionale

Come hai potuto ben vedere il marketing one to one, se eseguito nel modo corretto, ha un sacco di vantaggi ed effetti positivi. Nonostante ciò, questo tipo di strategia presenta alcuni problemi di grande importanza:

  • Riuscire a creare un messaggio che si adatti al 100% delle esigenze dei nostri clienti non è così immediato. A livello teorico può sembrare semplice, ma non è così. Creare un messaggio di questo tipo può essere molto complesso se non si hanno le competenze o un’esperienza adeguata.
  • La creazione di un database segmentato può risultare complesso. Come abbiamo visto, creare un database contenente tutte le informazioni che riusciamo ad ottenere dai nostri clienti è essenziale. Ma a volte non è così semplice reperire le informazioni.
  • I costi elevati. Molto spesso questo genere di strategia richiede dei costi elevati. Soprattutto all’inizio, non tutte le aziende possono permettersi dei costi del genere. Inoltre, sono richiesti professionisti del settore che, naturalmente, fanno aumentare ulteriormente il budget. Questo limite, però, si riduce drasticamente se parliamo di mondo digitale. Infatti, se applicare un piano di marketing one to one può essere molto dispendioso a livello offline, questo non si può dire per il mondo online, dove i costi sono molto più bassi.
  • Questo tipo di strategia richiede un lungo periodo di tempo. Affinché si possano cominciare a vedere dei risultati, deve passare un po’ di tempo. L’identificazione della strategia, la raccolta dei dati, sono tutte fasi che richiedono tante settimane o addirittura mesi. Se l’azienda ha a disposizione poco tempo per attuare la sua strategia, forse dovrebbe fare a meno del marketing one to one.

Naturalmente ogni azienda deve valutare i pro e i contro di questa strategia e vedere se, nella sua realtà, il marketing one to one può essere una mossa vincente per aumentare le conversioni.

Esempi di marketing 1:1

Ora sai tutto quello che c’è da sapere sul marketing one to one. Voglio proporti alcuni esempi da cui prendere spunto per creare la tua strategia.

Google: Google manda spesso mail personalizzate ai suoi utenti. Un esempio sono le mail che riepilogano gli spostamenti fatti dagli utenti nell’ultimo mese o nell’ultimo anno. In queste mail google indica quanti chilometri sono stati percorsi dall’utente, quali sono i luoghi che sono stati visitati, che siano locali o città, quali sono i nuovi paesi visitati e molto altro. Grazie alle informazioni sulla posizione, che l’utente condivide con il motore di ricerca, Google riesce a inviare mail personalizzate, molto dettagliate e personali per ogni persona.

Spotify: in base al genere musicale e alle canzoni che in genere vengono ascoltate dalla persona, Spotify genera delle playlist personalizzate per ogni utente. Se usate questa applicazione, sicuramente avrete visto la Playlist Discover (scopri). Si tratta di una vera e propria raccolta di brani suggeriti direttamente dall’applicazione e che potrebbero piacere all’utente, in base ai suoi ascolti passati. Quindi Spotify raccoglie e conserva tutte le ricerche e gli ascolti per poter generare questa playlist completamente personalizzata.

Coca-Cola: il marketing one to one naturalmente non riguarda solo il mondo digitale. Ti ricorderai sicuramente delle bottiglie di Coca-Cola vendute qualche anno fa. Avevano la particolarità di riportare, sull’etichetta, i nomi delle persone. Anche in questo caso di tratta di campagne marketing personalizzate.

Grammarly: questa è una estensione del browser che permette di imparare una nuova lingua. Corregge le parole che scrivi e controlla il testo a livello grammaticale. È veramente molto utile se si vuole, ad esempio, imparare l’inglese. Questa applicazione ogni mese invia all’utente una mail nella quale vengono riassunte le parole nuove imparate, i miglioramenti riportati e la precisione grammaticale.

Kroger: è una catena alimentare inglese. Questi negozi hanno ideato un modo semplice ma molto efficace per acquisire dati sugli utenti. Si tratta di una tessera club chiamata “preferred customer club(scopri). Non è una semplice tessera che permette di raccogliere punti. Ogni volta che un cliente la usa, il market memorizza i suoi acquisti. In questo modo vengono create delle vere e proprie mail personalizzate in cui vengono proposti ai clienti coupon e sconti sugli articoli che acquistano più spesso.

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono veramente moltissimi altri. Come ho detto, sempre più aziende stanno ampliando la loro strategia marketing one to one. Bisogna ammetterlo, è gratificante ricevere messaggi completamente personalizzati. Nel futuro sempre più aziende capiranno l’importanza di questa metodologia.

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Ora hai capito l’importanza del marketing one to one all’interno di una strategia. Molte aziende hanno puntato a questo tipo di strategia aumentando di molto le loro conversioni. Ma non solo! Anche la soddisfazione dei clienti è migliorata, come anche la loro fiducia nell’azienda.

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Incremento alle vendite con advocacy marketingSignifica sfruttare gli investimenti fatti per raggiungere l’eccellenza e garantire la massima soddisfazione dei clienti: i clienti felici tendono a parlare di ciò che li ha soddisfatti in modo naturale, spontaneo, genuino, il che può portare a nuovi clienti senza costi aggiuntivi.

Funziona perché, come dimostrano numerosissimi studi condotti negli ultimi anni, le persone tendono a riporre la loro fiducia nei loro pari e non più nella pubblicità diretta. Secondo un rapporto del 2015 di Nielsen, organizzazione globale di informazione e ricerca, l’83% dei consumatori si fida maggiormente delle raccomandazioni di amici e familiari.

Inoltre, il 66% si è fidato delle opinioni dei consumatori trovate online. Ecco il motivo per il quale l’advocacy marketing è così potente e in così forte crescita. Fare in modo che i clienti si fidino della tua azienda, che siano felici durante l’intero percorso di vita dei tuoi prodotti o servizi può incidere (enormemente e in modo positivo) sulle vendite.

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Brand Advocacy e Brand Advocate

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La scala della fiducia nell'advocacy marketing

Advocacy marketing strategy

Per iniziare a definire una strategia di marketing advocacy bisogna sempre tenere a mente chi sono i tuoi advocate, vale a dire i tuoi migliori sostenitori. Sono le persone che hanno fatto un ottimo acquisto dalla tua azienda. Indipendentemente se abbiano acquistato un prodotto o un servizio ciò che è certo è che sono stati estremamente soddisfatti: hai risolto un loro bisogno profondamente radicato, o sei stato sorprendentemente migliore della media.

Il tuo prodotto (o servizio) è ciò da cui tutto inizia. Se davvero vuoi investire nell’ advocate marketing, se vuoi che le persone spontaneamente parlino di te, hai una sola strada: vendi qualcosa che sia di prim’ordine. E che si distingua. Pensa alla tua esperienza diretta: ti verrebbe mai in mente di consigliare agli amici qualcosa che hai acquistato ma che non hai trovato soddisfacente? O che avresti potuto facilmente reperire altrove?

Per offrire un prodotto migliore hai tutto ciò che serve: è il tuo, nessuno meglio di te conosce come lo fai. Ne conosci lo scopo, quindi ti è facile immaginare quali siano le aspettative dei consumatori acquistandolo. E poi? Guarda i tuoi reclami o le lamentele dei tuoi concorrenti e sfruttali: usa quei preziosi feedback per migliorare ciò che stai mettendo sul mercato.

Coltiva l’esperienza

Il marketing advocacy inizia nel punto in cui il team di vendita termina il proprio lavoro e passa la palla. Un tempo il lavoro del marketing si concludeva con l’acquisto del prodotto, oggi non è più possibile ragionare in questi termini.

Inizia semplicemente una nuova fase, quella in cui l’azienda deve concentrarsi sul monitorare la soddisfazione del cliente che ha acquisito, sorprenderlo ancora, spingerlo a crescere magari con nuovi acquisti e creare una grande esperienza di brand finalizzata alla fidelizzazione.

Naturalmente, a tal proposito è essenziale dotarsi di una metrica per poter misurare la soddisfazione del cliente e strumenti professionali come il Net Promoter Score sono preziosi in questo senso. Inoltre, è opportuno analizzare il coinvolgimento dei clienti con i propri contenuti sul sito web, sui canali social e su quelli di assistenza. 

Riassumendo: quando qualcuno acquista dalla tua azienda stai vendendo lui un’esperienza che inizia con l’atto di acquisto ma può (e deve) andare oltre. Come? Con un packaging memorabile, o con un’ottima user experience sul tuo sito web o ancora una puntuale e rapidissima esperienza di customer care. Sono solo alcuni esempi, naturalmente. 

L’advocacy Marketing è solo una delle strategie applicabili online per aumentare clienti e fatturati.
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L’importanza del servizio clienti

E’ uno dei metodi più semplici, ma anche più faticosi, per distinguersi. Le vicissitudini di chi acquista sono innumerevoli, il web è pieno di storie di disavventure e feedback negativi. Attrezzarsi per non finire in questo magma di lamentele è essenziale. E’ possibile avere dei disguidi con dei prodotti, è altrettanto possibile che un marchio riesca a convertire questa difficoltà in un’opportunità. 

Il ruolo del customer service nell'advocacy marketingUn’assistenza pronta, precisa, cortese e puntuale può cancellare la cattiva esperienza avuta in fase di acquisto o di uso del prodotto e accrescere enormemente la fiducia nel marchio.

A maggior ragione se si vende digitalmente: lo sai che il 66% degli utenti controlla la pagina dei resi prima di acquistare un prodotto? Avere una policy trasparente e chiara è essenziale, è facile intuire che impatto abbia sulle vendite.

Condividi le esperienze

Benissimo, la tua strategia di advocacy marketing funziona e hai tanti clienti che sostengono il tuo marchio. Cosa farne?

Vorrai mostrare, nel tuo negozio online e in tutti i canali a tua disposizione, tutte quelle opinioni positive e i contenuti che i tuoi advocate condividono online a proposito del tuo brand, della tua attività, della loro esperienza con i tuoi servizi. L’integrazione di questi contenuti nel processo di acquisto può aumentare i tassi di conversione in un 10-15%.

Attrai gli utenti e convertili in clienti facendo le giuste mosse.
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Advocacy marketing social

Advocacy marketing social modelQuando le persone che sostengono il tuo brand condividono contenuti che ti riguardano sui loro canali social automaticamente ti propongono ai loro amici e familiari, con tutti i vantaggi già discussi.

I contenuti condivisi infatti diventeranno una pubblicità nativa, un user generated content che contribuirà in modo sensibile innanzitutto alla creazione della consapevolezza del marchio (la famigerata awareness) e in un secondo momento all’incremento della fiducia. 

Post di questo tipo avranno una diffusione, e una pervasività, di gran lunga maggiori di quella che potrebbe raggiungere un annuncio sponsorizzato: la rete sociale del tuo brand advocate sarà predisposta a leggere, recepire e fidarsi di quel messaggio più di quanto potrebbe mai fare di uno diffuso dall’azienda. 

E’ quindi implicita l’importanza, per un advocacy marketing vincente, di dotarsi di una precisa strategia di social media monitoring e presidiare in modo saggio gli ambienti virtuali nei quali si gioca gran parte della partita per il successo.

Brand Advocate VS Influencer (o brand ambassador)

E’ altamente probabile che le persone confondano un influencer con un sostenitore.

All’apparenza sembrano due figure simili, ma hanno tante differenze. Il sostenitore del brand è il primo cliente/consumatore e ne diventa fan e prescrittore; l’influencer è invece una figura dalla alta credibilità su un determinato argomento.

Ma propongo di andare nel dettaglio per comprendere meglio le differenze:

  • I sostenitori di un brand comunicano a familiari ed amici le nuove occasioni su prodotti e servizi; gli influencer utilizzano i social network per diffondere le novità ai proprio seguaci e presentare ciò che il brand propone loro
  • Ai brand advocate viene riposta più fiducia rispetto agli influencer, considerati più vicini ai consumatori e più simili a loro
  • Gli influencer sono spesso celebrità, blogger, esperti di un certo settore e si rivolgono a un ampio pubblico; mentre i sostenitori sono clienti soddisfatti del brand e lo raccomandano alla propria cerchia
  • I messaggi degli influencer, anche se molto generici, sono di una portata maggiore rispetto a quella degli ambasciatori. Quest’ultimi però trasmettono il messaggio in maniera più personalizzata
  • Riguardo alle funzioni un sostenitore favorisce, sia in termini di comunicazione che branding, un progetto ed aiuta a migliorare i prodotti e servizi diventando una sorta di beta tester

Employee advocacy marketing

In una strategia di advocacy marketing l’attività dei dipendenti può rivelarsi molto, molto efficace.  Nel promuovere ed accrescere la fiducia in un’azienda, secondo il Trust Barometer di Edelman, i dipendenti sono più credibili e influenti dei loro CEO e direttori.

Naturalmente, poi, ogni dipendente può contare almeno su qualche centinaio di contatti sui propri vari canali sociali e questo ne delinea potere e potenzialità in termini di capacità di penetrare la propria audience con messaggi di interesse per l’azienda. 

Perché questo accada è necessario che vengano opportunamente formati, istruiti e coinvolti nel progetto advocacy aziendale. I benefici sono per tutte le parti in causa: per l’azienda che diffonde la propria awareness e per i clienti che (attraverso una sapiente content strategy) accrescono la propria reputazione e credibilità. 

È cruciale definire una policy e che le best practies che ne derivano siano condivise e non imposte dall’alto. E’ necessario che i dipendenti sappiano cosa possono e non possono fare ma che siano allo stesso tempo coinvolti nel processo di definizione di una advocacy marketing strategy.

Non sarà possibile inoltre obbligarli a condividere sui propri canali personali i contenuti, ma incentivandoli a farlo attraverso delle ricompense potrà far ottenere il risultato sperato a tutti i soggetti coinvolti.

Employee Advocacy Marketing model

Advocacy Marketing: conclusioni

L’advocacy marketing non è una strategia di marketing ma una filosofia di vita. E’ concentrarsi sull’essere il migliore, ogni giorno, attirando così i propri brand advocate in modo naturale. Questi advocate riportando la loro esperienza ne attireranno altri, creando un “esercito” di clienti fedeli. 

“Dimmelo e me ne dimenticherò. Mostramelo e potrei dimenticare. Coinvolgimi e capirò”.

Un proverbio americano riassume il senso dell’advocacy marketing. Impegno per raggiungere l’eccellenza, coinvolgimento del consumatore che non è più spettatore ma attore protagonista di questo processo. Solo così sarà pronto a seguirci, a consigliarci, a promuoverci, a renderci vincenti.

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Per approfondire, leggi anche:

Brand Reputation: come soddisfare le aspettative del pubblico Customer Loyalty Marketing immagine copertina Influencer Marketing

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Tutto ruota intorno al cliente! Il successo di un’azienda è garantito dalla fidelizzazione del cliente! Il loyalty marketing è il sistema di incentivi più usato oggi per far sì che i clienti ritornino ad acquistare da una determinata azienda, creando legami speciali direttamente con il brand. Il cliente è più propenso ad acquistare un prodotto quanto più si sente legato al brand, ecco perché l’azienda deve sempre cercare di soddisfare qualsiasi bisogno del cliente. Costruire la fiducia del cliente e riuscire a mantenerla nel tempo, questo è il vero segreto per il successo di un brand. Attuando una strategia di loyalty marketing i vantaggi sono quasi immediati, dall’aumento delle vendite al passaparola, la costruzione di legami più stretti, ma vedremo nello specifico tutti i vantaggi che il loyalty marketing comporta. Se vuoi essere capace di delineare le migliori strategie digitali per poter accrescere il tuo business iscriviti al Master Digital strategy

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Loyalty marketing: che cos’è? 

Non fatevi spaventare, la definizione di customer loyalty marketing non è così complicata come sembra,
rappresenta l’insieme di azioni volte al mantenimento della clientela e alla sua fidelizzazione.  Adottare una strategia di customer loyalty marketing, significa ricorrere ad incentivi mirati ad invogliare la clientela all’acquisto continuo nel tempo, o alla prova di nuovi prodotti, con lo scopo di aumentare la redditività ed estendere la durata del rapporto di loyalty. Siamo quindi nel settore delle strategie di marketing volte a costruire relazioni durevoli con i clienti di valore, al fine di mantenerli fedeli nel corso tempo.

Loyalty marketing: perché farlo?

Fidelizzare un cliente significa prima di tutto soddisfarne le esigenze e le necessità riguardanti un prodotto o un servizio, ma dopo un acquisto, significa mantenere e coltivare un rapporto di fiducia e comunicazione con lui. Questo processo è alla base del marketing da sempre, e tutt’oggi riveste un ruolo imprescindibile per qualsiasi attività, sia che si tratti di un cliente in carne ed ossa, sia che si tratti di un cliente virtuale.
Perché fare customer loyalty marketing? Ci sono due vantaggi principali:

Il loyalty marketing è più economico

Uno dei principali vantaggi nell’investire per fare customer loyalty marketing è che, a livello di marketing, risulta essere più economico mantenere un cliente che cercarne uno nuovo. Questo perché grazie ai tools che ci permettono di fare retargeting online, è più facile profilare i clienti acquisiti che implementare campagne su nuovi potenziali clienti, la cui risposta non è prevedibile. Ovviamente vanno mantenute attive entrambe le attività, ma spesso le aziende non sfruttano il fatto di avere già conquistato la fiducia di utenti che sono diventati clienti, e di cui hanno già i dati (e-mail e spesso numero di telefono), per mantenerli “caldi”. Questo non vuol dire che sia semplice mantenere un cliente. 

Fidelizzare i clienti accresce la web reputation

Verrebbe subito da dire che si fidelizza un cliente per non perderlo, per tenerselo stretto e farlo acquistare ancora da noi. Giusto, ma c’è di più. Come si comporta un cliente felice di aver acquistato da un’azienda? Parla bene di quell’azienda. Che nel web si traduce concretamente nel lasciare buone recensioni, significa desiderare di condividere la propria esperienza con la propria cerchia di amici on-line, significa, alla fine, ricevere pubblicità gratuita di grande valore. Ecco, “coccolare” il cliente, è il miglior metodo per trovare nuovi clienti: la brand reputation si consolida in maniera spontanea, attraverso il passaparola. 

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Loyalty marketing Piramide

Strategie per fare loyalty marketing

Sicuramente non è semplice fidelizzare un cliente, soprattutto ai giorni d’oggi, dove ognuno di noi è bombardato da offerte da ogni lato. Il cliente moderno è esigente, volubile, non è più quello di una volta che rimaneva fedele al suo panettiere di fiducia, ma cerca, naviga, si informa, cerca l’offerta migliore su Amazon dopo essere stato in negozio: trattenerlo non è impresa facile. Bisogna sperimentare, trovare il modo giusto, avere la la strategia vincente e il coraggio e la capacità di cambiarla, perché quella strategia non sarà la migliore per sempre.

Tecniche di vendita

Le strategie più utilizzate per costruire la custumer fidelity sono il cross-selling, l’up-selling e il trading-up. Vediamo subito che cosa significano questi termini: 

  • cross-selling: consiste nel vendere un secondo prodotto dopo aver consolidato la vendita del primo;
  • up-selling: consiste nel proporre al cliente un’offerta superiore alla sua idea di partenza;
  • trading-up: è una strategia con la quale si cerca di aumentare le vendite di un prodotto più caro e di maggiore qualità, rispetto ad un altro della stessa linea già sul mercato meno costoso e di qualità più bassa.

Programmi loyalty marketing online

L’utilizzo di un’app reward automatica è uno dei modi migliori per le PMI di impostare facilmente un programma di loyalty per premiare i clienti a lungo termine. Ad esempio, è possibile offrire sconti, coupon, cashback, gift card, punti o omaggi personalizzati per un gruppo di clienti (persone che hanno acquistato un prodotto specifico) o per un singolo cliente (regalo di compleanno o premio per raggiungere un determinato livello). Puoi anche offrire premi ai nuovi clienti attraverso le inserzioni e il targeting geografico.

Le aziende vorranno stabilire un programma di fidelizzazione che premia i clienti che continuano a fare acquisti. I programmi di fidelizzazione sono molto economici da implementare ma possono aumentare drasticamente il valore della vita del cliente. Un programma di fidelizzazione efficace migliorerà anche la fidelizzazione diminuendo il valore degli acquisti effettuati attraverso i concorrenti.

 

Online loyalty programs più utilizzati

  1. Belly: è un loyalty program che offre premi personalizzati, campagne email, visibilità sociale e integrazione, nei confronti dei clienti affezionati. Questo sistema offre tre piani diversi a seconda delle funzionalità richieste dalla tua azienda. Ogni piano include un programma di fidelizzazione digitale che si integra con Apple Passbook e Google Wallet, un iPad personalizzabile per l’iscrizione dei tuoi clienti, materiali di marketing in-store e l’inclusione nell’app mobile Belly dove i potenziali clienti possono scoprire la tua attività. Indipendentemente dal piano prescelto, Belly assegna un Merchant Success Manager a ciascun commerciante per agevolare la strategia, il posizionamento e il prodotto.
  2. Spring Rewards: è una potente piattaforma di analisi di marketing e fedeltà che offre un modo semplice e senza intoppi per le aziende di acquisire nuovi clienti e interagire meglio con quelli attuali.
  3. Spendgo: offrendo programmi personalizzati di customer engagement, questo strumento enfatizza l’industria alimentare e della ristorazione. Con Spendgo, puoi creare campagne incentrate sulla generazione di nuovi clienti, fidelizzare i clienti esistenti e riconquistare i clienti abbandonati con programmi fedeltà che puoi utilizzare in negozio, online o su dispositivi mobili.
  4. Foursquare: quando rivendichi la tua attività su Foursquare, puoi offrire incentivi inclusi sconti, freebie o aggiornamenti. Con Foursquare puoi premiare sia i clienti esistenti che i nuovi clienti che cercano l’app per le offerte commerciali locali. Per riscattare, i clienti devono semplicemente mostrare l’offerta sul proprio telefono.

Efficacia degli online loyalty programs

Secondo The Loyalty Report , il consumatore medio è coinvolto in 14 loyalty programs, ma ha la capacità di interagire con solo sette. Le aziende perdono denaro in termini di tempo e impegno, e i clienti non ottengono più valore dalle aziende a cui sono “leali”. Quindi come fai a mantenere il tuo business fuori da quel segmento? Come si trasmette un valore aggiunto sufficiente nei programmi per far tornare i clienti?

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Programmi di fidelizzazione: 7 idee per crearli

È tempo di guardare oltre i complessi sistemi di ricompense e offrire un valore reale ai clienti che utilizzano il loro programma di fidelizzazione. Ecco alcune idee per programmi di fidelizzazione della clientela che potrebbero funzionare per la tua azienda. 

Utilizzare un sistema di punti fedeltà

Questa è la metodologia di loyalty marketing più comune. I clienti frequenti guadagnano punti, che si traducono in qualche tipo di premio. Che si tratti di uno sconto, di un omaggio o di un trattamento speciale, i clienti lavorano per ottenere una quantità di punti per riscattare la loro ricompensa. Se si opta per un programma di fidelizzazione basato su punti, mantenere le conversioni semplici e intuitive. Sebbene un sistema di punti sia forse la forma più comune di programmi di fidelizzazione, non è necessariamente applicabile a tutti i tipi di business. Funziona meglio per le aziende che incoraggiano acquisti frequenti a breve termine, come il Boloco.

Case Study: Sephora’s Beauty Insider Program

Customer loyalty marketing sephora

Sephora, un brand di cosmetici, è un esempio di un’azienda che fa bene il programma di fidelizzazione a punti. 

I clienti passano la loro elegante carta Beauty Insider ad ogni acquisto e la carta tiene traccia della quantità di denaro speso.

 Ogni dollaro speso corrisponde a un punto Beauty Insider, e gli acquirenti possono riscattare i punti al momento del pagamento per spenderli in articoli di bellezza. Sephora parla la lingua del suo pubblico misurando punti in dollari e premi in articoli cosmetici. 

Utilizzare un sistema di livelli 

Per premiare la fedeltà iniziale e incoraggiare più acquisti, trovare un equilibrio tra i premi raggiungibili e quelli desiderabili è una sfida per la maggior parte delle aziende che progettano programmi di fidelizzazione. Un modo per combattere questo è implementare un sistema a più livelli che premia la fedeltà iniziale e incoraggia più acquisti. Presenta piccoli premi come offerta base per far parte del programma, quindi incoraggia i clienti abituali aumentando il valore dei premi mentre il cliente sale la loyalty ladder

Questo aiuta a risolvere il problema dei membri che dimenticano i loro punti e non li riscattano mai perché il tempo tra l’acquisto e la gratificazione è troppo lungo. La più grande differenza tra il sistema a punti e il sistema a più livelli è che i clienti estraggono il valore a breve termine rispetto al valore a lungo termine dal programma di fidelizzazione. È possibile che i programmi a più livelli funzionino meglio per un alto livello di impegno, per le aziende con prezzi più elevati come le compagnie aeree, le società di ospitalità o le compagnie assicurative.

Addebitare una tariffa anticipata per i vantaggi VIP

In alcune circostanze, una tariffa una tantum (o annuale) che consente ai clienti di aggirare le barriere d’acquisto comuni, è molto utile sia per le aziende che per i clienti. Identificando i fattori che possono causare la perdita dei clienti, è possibile personalizzare un programma di fidelizzazione basato sulla tariffa per affrontare tali ostacoli specifici. Secondo uno studio condotto su 500 marchi globali leader , i tassi di abbandono del carrello hanno raggiunto il 75,6% tra retail, viaggi e moda. Questo abbandono è spesso causato da uno “shock” dopo l’applicazione delle tasse e dei prezzi di spedizione. 

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Strutturare programmi non monetari attorno ai valori dei propri clienti

Comprendere veramente il tuo cliente significa comprenderne i valori e il senso del valore, e la valutazione condivisa ha un enorme impatto se un cliente sarà fedele a un marchio. A seconda del tuo settore, i tuoi clienti potrebbero trovare più valore in premi non monetari o sconti.

Creare partnership con un’altra azienda per offrire offerte all-inclusive

loyalty-marketing

Le partnership strategiche per la fidelizzazione dei clienti possono essere molto efficaci per mantenere i clienti e far crescere la vostra azienda. Quale compagnia sarebbe adatta per una partnership? Ancora una volta, la decisione si concentra sull’analisi della vita quotidiana dei vostri clienti e dei loro processi di acquisto.

Ad esempio, se sei un’azienda di alimenti per cani, potresti collaborare con un ufficio veterinario o con una struttura per la cura degli animali domestici per offrire offerte a marchio congiunto che siano reciprocamente vantaggiose per la tua azienda e il tuo cliente. Quando fornisci ai tuoi clienti un valore che è rilevante per loro ma va oltre ciò che la tua azienda può offrirli da solo, stai mostrando loro che capisci e ti preoccupi dei loro bisogni. Inoltre, ti aiuterà a far crescere la tua rete per raggiungere anche i clienti dei tuoi partner.

Organizzare un concorso a premi

Chi non ama partecipare ai concorsi a premi? Trasforma il tuo loyalty marketing in un gioco per incoraggiare i clienti abituali e a seconda del tipo di gioco che scegli, aiuta a consolidare l’immagine del tuo marchio. Con qualsiasi concorso a premi, tuttavia, si corre il rischio che i clienti si sentano come se la tua azienda li stesse prendendo in giro per vincere affari. Per mitigare questo rischio, è importante che i clienti si sentano come se non li stessero ingannando dai premi. Le probabilità non dovrebbero essere inferiori al 25% e i requisiti di acquisto per giocare dovrebbero essere raggiungibili. Inoltre, assicurati che l’ufficio legale della tua azienda sia pienamente informato e a norma prima di rendere pubblico il tuo concorso. Se eseguito correttamente, questo tipo di programma potrebbe funzionare per quasi tutti i tipi di società, anche per le aziende B2B. 

 E se non utilizzassi un programma fedeltà?

Considerando il modo in cui molti professionisti del marketing offrono programmi di fidelizzazione, un’altra idea consiste nel non utilizzare un programma. Piuttosto, costruisci la fedeltà fornendo agli utenti principianti fantastici vantaggi, collegandoli e offrendo questi benefici ad ogni acquisto.

Questo approccio minimalista funziona meglio per le aziende che vendono prodotti o servizi unici. Ciò non significa necessariamente che offrite il prezzo più basso, o la migliore qualità o la massima convenienza; invece, si parla di ridefinire una categoria. Se la tua azienda sta sperimentando un nuovo prodotto o servizio, un programma di fidelizzazione potrebbe non essere necessario. I clienti saranno fedeli perché ci sono poche altre opzioni spettacolari come te e hai comunicato quel valore dalla tua prima interazione.

Conclusione

Se vuoi approfondire le tue conoscenze nel mondo del digital marketing ti consiglio il corso più completo di Digital Coach: il “Digital Certification Program“, alla fine del quale avrai tutte le armi necessarie per lavorare nel settore. 

Inoltre posso suggerirti anche un master, tra i più più gettonati: “Master in Digital Marketing“.

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Video Marketing: cos’è e come farlo in modo efficace

Video Marketing: cos’è e come farlo in modo efficace

Fare videomarketing significa raccontare un marchio con contenuti di valore provocando una reazione emotiva negli spettatori: il successo di oggi è fare centro sulle emozioni e sull’immediatezza del messaggio.

Secondo una ricerca di Hubspot, gli utenti amano vedere i contenuti video di un brand, fanno seguito le email, le immagini e gli articoli. Dalle ultime statistiche, inoltre, il potere decisionale dei consumatori è molto influenzato dai video.

Saper come fare videomarketing rappresenta la vera rivoluzione per il content marketing e costituisce il suo futuro. È confermato che l’88% delle aziende che hanno introdotto il videomarketing nelle proprie strategie pubblicitarie hanno un ROI molto positivo.

Le aziende devono puntare sulla risorsa video, non farlo significa non stare al passo con il mercato. La produzione di video oggi non è più così onerosa, per cui può essere alla portata di tutti, ti consiglio di iscriverti al Master Social Media Manager per istruirti sulle competenze necessarie per questo settore.

 

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Cos’è il video marketing?

Video marketing: cos’è? Fare videomarketing significa creare contenuti di valore al fine di promuovere brand, informare i consumatori e nutrire la relazione con loro. Vuol dire raccontare un marchio generando una reazione emotiva negli spettatori, molto più potente di quella che si possa avere con semplice testo o immagine statica. È uno degli strumenti di content marketing più efficaci a tua disposizione, con potenzialità in continua crescita. 

Perché il video marketing è importante? Con i filmati si può educare, ispirare e intrattenere gli spettatori. Grazie alle video marketing strategies, quindi, le aziende, possono incrementare brand awareness, consideration dei customer, traffico al sito e, di conseguenza, anche vendite e fatturati. Ciò vale anche nel caso dei freelance; è parte integrante della loro attività di sponsorizzazione online.

Sei curioso di scoprire:

  • quali sono i trend attuali;
  • come creare video efficaci;
  • come fare video marketing per aziende;
  • quali benefici può apportare alla tua strategia digitale?

Allora, continua a leggere.

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Video Trend del momento

key video marketing statisticsPerchè è importante sapere come fare videomarketing? Voglio fartelo capire attraverso delle video marketing statistics.

  • Le persone ricordano il 20% di ciò che ascoltano, il 30% di quanto vedono mentre il 70% di qualcosa che viene comunicato loro tramite suono e immagini insieme;
  • Il 75% degli utenti che navigano sul web preferisce vedere filmati piuttosto che leggere un testo; in particolare, Wyzowl evidenzia come il 72% dei clienti preferisce guardare un filmato informativo sui prodotti piuttosto che leggerne a riguardo;
  • In Oberlo si evidenzia come la tendenza all’acquisto da parte degli utenti che giungono a un sito e-commerce via user-generated video content, aumenti del 184%;
  • Secondo Wyzowl, le persone guardano una media di 16 ore settimanali di video online, il 90% dai propri dispositivi mobili;
  • Sempre Wyzowl riporta come ben l’89% dei marketers ritiene che i video permettano un buon ritorno degli investimenti (ROI). In particolare, Biteable evidenzia come i filmati migliorino il ROI del 68% rispetto a Google Ads e del 74% rispetto a un’immagine statica;
  • Secondo un rapporto di Wistia, l’impiego dei filmati, o GIF animate, all’interno della strategia di email marketing, aumenta fino al 300% il click through rate.

Tutti numeri incredibili, vero? Difficile non riconoscere l’efficacia dell’utilizzo delle strategie di video marketing per il raggiungimento degli obiettivi di business aziendali.

Trend on line YouTube

Usato dall’87% delle aziende che scommettono nel web marketing video, il canale video per eccellenza detiene un ROI per filmato maggiore rispetto agli altri social. Di seguito qualche trend online di YouTube

  • gli utenti caricano più di 500 ore di nuovi video al minuto e ne guardano 1 miliardo al giorno, come evidenziato nel blog di Optin Monster;
  • oltre il 70% del consumo di contenuti audiovisivi avviene tramite dispositivi mobili, con una permanenza media di 40 minuti giornalieri;
  • le ricerche “how-to” crescono del 70% ogni anno;
  • s’innalza l’uso della funzionalità Live stream, in conseguenza alla maggiore propensione degli utenti a guardare le dirette video piuttosto che i video on-demand;
  • aumenta la tendenza dei brand a collaborare con i creators e ad usare i 360-degree video per far conoscere i loro prodotti/servizi in modo esclusivo;
  • cresce dell’80% il tempo di visualizzazione di YouTube e YouTubeTV sugli schermi televisivi, grazie anche alle docuserie.

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Video Strategies

video marketing strategiesQual è la strategia di video marketing che puoi adottare? Non esiste una video marketing strategy univoca. Tutto dipende da cosa devi sponsorizzare: te stesso, un evento oppure la tua attività.

Fai un video marketing plan, dove specificare gli obiettivi e allocare il budget di produzione e promozione sulle piattaforme che ritieni interessanti per i tuoi possibili consumatori. Ricorda che, diversificare la distribuzione dei contenuti è importante per realizzare una buona strategia di video marketing.

Per la definizione del piano editoriale, puoi basarti sul modello delle 3 H. Questo prevede la realizzazione di tre tipologie video durante l’arco dell’anno:

  • Hero: contenuti audiovisivi speciali e spettacolari, da pubblicare poche volte l’anno, per scopi particolari, come lancio di prodotto o annunci importanti. Rivolti a un pubblico ampio, presentano un elevato livello di creatività e sono incentrati sullo storytelling;
  • Hub: filmati seriali da pubblicare con costanza, almeno una volta alla settimana. Per essere efficaci devono basarsi su una struttura ben definita e ripetibile nel tempo. Hanno lo scopo di fidelizzare gli utenti, dando loro una ragione per continuare a seguire il brand;
  • Help: clip create per rispondere a domande o curiosità reali dei customer in merito all’azienda, ai suoi prodotti/servizi. La loro funzione è determinante quando i clienti sono indecisi sull’acquisto e devono valutare un determinato prodotto/servizio rispetto ai competitor.

Decidi, poi, se puntare su filmati emozionali, informativi o più istituzionali, in base al tuo settore di riferimento e al tipo di mercato a cui ti rivolgi.

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Creare fiducia con i contenuti video

Uno dei principali obiettivi del content video marketing è quello d’incrementare la fiducia del cliente, o potenziale tale, nei confronti del brand. La fiducia è fondamentale per la crescita e il successo d’ogni realtà commerciale e i filmati possono aiutare a ottenerla sfruttando l’immediatezza e l’impatto emozionale caratteristici del formato. Acquisteresti mai da qualcuno di cui non ti fidi? Lo stesso vale per i tuoi acquirenti.

Non ci sono delle regole universali per riuscire a creare un forte legame con gli altri attraverso un filmato. Sicuramente i contenuti devono essere di qualità; non troppo lunghi, con immagini, suoni e parole impattanti, che raccontino qualcosa o che siano utili per chi li guarda. Tuttavia, a fare la differenza per l’azienda e il professionista è la capacità d’esporsi in prima persona. Non c’è cosa migliore d’un filmato realizzato per il tuo pubblico, conoscendo bene le sue caratteristiche ed esigenze, e con la partecipazione di te stesso o d’un tuo collaboratore.

ROI video

Per farti capire quanto sia utile vendere prodotti col video marketing, mi viene in aiuto il già citato rapporto Wyzowl. Qui si specifica la percentuale di video-marketer che hanno sperimentato come l’utilizzo di un filmato:

  • offra loro un buon ROI (89%);
  • li aiuti a generare lead (83%);
  • aumenti il traffico al sito web (87%);
  • contribuisca direttamente all’incremento delle vendite (80%).

Dati i successi, il 95% dei professionisti del marketing video prevede di continuare a investire nella realizzazione di contenuti audiovisivi.

Inoltre, il Social Video Forecast di Animoto evidenzia come il 91% dei marketers sia soddisfatto del ROI del video marketing sui social media.

Video e SEO

mobile video marketingUna buona strategia di videomarketing consiste, anche, nell’incorporare filmati di valore all’interno e all’inizio delle tue landing page o pagine del sito/blog. Ciò offe diversi vantaggi:

  • accresce il tempo di permanenza medio in pagina, migliorandone la posizione sui motori di ricerca e aumentandone la visibilità;
  • aumenta la probabilità di ricevere backlink;
  • i tassi di conversione possono crescere fino all’80%.

Quindi, i contenuti videografici sono ottimi alleati in termini di search engine optimization (SEO). Attenzione però: accertati che la pagina e la clip audiovisiva siano SEO-friendly.
Se ti stai chiedendo “Come faccio a rendere un video SEO friendly?” sappi che dovrai utilizzare:

  • tag giusti in fase di pubblicazione;
  • includere trascrizioni;
  • usare keyword pertinenti col topic che intendi trattare.

Cioè, dovrai, fornire ai crawler di Google le informazioni necessarie per comprenderne il contenuto, dandogli un senso. Non dimenticarti, poi, l’ottimizzazione per smartphone, fondamentale dato che la maggior parte delle visualizzazioni si fanno da qui. Quindi, alla domanda “i video aiutano la SEO?” La risposta è sì, e a beneficiarne non è solo la tua attività ma anche l’utente, a livello di user experience.

Come creare video partendo da zero 

Come fare un video di marketing? Focalizzati sugli argomenti da trattare, come e con quale obiettivo. Se non ingaggi un professionista filmmaker, e non puoi nemmeno permetterti un team dedicato, con un head of video d’esperienza, puoi iniziare acquistando l’attrezzatura base. Ti serviranno: videocamera, microfono, treppiede e una buona luce naturale o artificiale. Una volta girato il filmato, dovrai occuparti dell’editing e della creatività. Tra i video marketing software più usati, ti segnalo: 

  • Adobe Premiere Pro;
  • Final Cut Pro;
  • Adobe After Effects.

videomarketing come fare Puoi anche creare video promozionali gratis, usando software gratuiti e senza watermark come Shotcut, OpenShot e Lightworks. Inoltre, se lo desideri, puoi integrare il lavoro di videomaker in modo semplice ed economico usando app per creare video promozionali. Le video marketing apps come Lumen5, Canva, Biteable, Renderforest o Powtoon ti permettono di creare slideshow e animazioni belli da vedere, partendo da stock d’immagini, preset o strumenti d’intelligenza artificiale.

Come creare un video accattivante? Ogni buon filmato inizia sulla carta, ovvero con uno script che dovrai cercare di rispettare. Ma come iniziare un video e, soprattutto, cosa dire in un video? Utilizza i primi 3-5 secondi per creare curiosità e aspettativa nel pubblico, attraendolo con domande o teaser. Dai allo spettatore un motivo valido per rimanere incollato allo schermo e vedrai che l’engagement crescerà a livello esponenziale, provare per credere! 

Argomenta in modo coinvolgente e concludi portando lo spettatore a un livello alto di consapevolezza. Poni al centro la storia e non la vendita, usa creatività o humor per non annoiare e mantieni alta l’attenzione inserendo dei movimenti. Infine, non dimenticare la call to action, fondamentale per convertire. All’inizio limitati a video di 3-5 minuti al massimo, così da invogliare il pubblico a guardarne altri. Scegli con accuratezza immagini, parole e musica e cura in modo maniacale l’audio. Una volta creato, diffondilo come ritieni più opportuno; sviluppa la strategia di videomarketing nel tuo blog o sito, via mail e social. Incorporalo ai contenuti degli altri canali di comunicazione oppure usalo per fare advertising.

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Video Advertising

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Cos’è una campagna web marketing video? Consiste nel far advertising tramite filmati per diffondere i tuoi messaggi in rete, affinché li vedano più persone in target possibili.

Tra i diversi canali, quelli su cui le aziende concentrano maggiormente i loro budget adv sono YouTube, siti terzi (come i partner video di Google), Facebook e Instagram. Sui due Social Network più popolari del momento, si possono realizzare delle video marketing campaign sponsorizzando contenuti audiovisivi già postati oppure creando delle inserzioni ad hoc. Il vantaggio di questi annunci è avere un “look” apparentemente identico ai post video organici o alle Stories; li si riconosce solo grazie alla scritta “sponsorizzato”.

Su Youtube e i partner video di Google puoi realizzare campagne pubblicitarie molto potenti, sfruttando tutti i vantaggi di Google Ads. Ad esempio, è possibile far comparire gli annunci agli utenti nell’esatto momento in cui stanno effettuando ricerche per acquistare nel tuo stesso settore. I formati video Youtube più usati sono:

  • in-stream: pubblicità video inserita all’interno di altri filmati (prima, durante o dopo la loro riproduzione), con la possibilità di essere ignorati, ovvero interrotti dopo 5 secondi, oppure non ignorabili;
  • discovery: filmati visualizzati tra i risultati di ricerca, in risposta a specifiche query, oppure accanto ai video correlati;
  • bumper: video di 6 secondi o meno, unskippable e riproducibili all’inizio, nel mezzo o alla fine d’un altro filmato.

A livello di website per fare video advertising si utilizzano In page e In text video ads, ovvero banner e pop-up con spot visualizzabili nelle singole pagine.

Social Video Marketing

social video marketing for businessLa diffusione massiva dei video all’interno delle diverse piattaforme social, ha reso il video marketing parte integrante della social media strategy. Il contenuto audiovisivo è migliore di qualsiasi altro tipo di social post per coinvolgimento dell’audience, generazione d’interazioni e aumento delle conversioni.

I video hanno un rendimento migliore sui social media? Direi proprio di sì, come testimoniamo le statistiche social video marketing di Matrix Media:

  • grazie ai videoclip, l’engagement su Facebook aumenta mediamente del 13,9%;
  • le persone interagiscono 10 volte di più quando ci sono tweet associati a un filmato;
  • gli utenti di LinkedIn condividono 20 volte più facilmente un contenuto audiovisivo;
  • su Pinterest la probabilità d’acquisto dopo la visualizzazione d’un branded-video incrementa di 2,6 volte;
  • i filmati su Instagram generano più interazioni di qualsiasi altro tipo di contenuto.

Come fare video per promuoversi e adatti per i social media? Una strategia di social video marketing presuppone di condividere filmati caricati su piattaforme di hosting come Youtube, Vimeo o Wistia, ma anche di creare video per i social. Ciò significa caricare i filmati direttamente nelle piattaforme, usando i formati corretti e adottando gli accorgimenti prima visti. Inoltre, tieni a mente che gli utenti che navigano sui social sono distratti e frettolosi; cercano svago, contenuti non troppo impegnativi e, soprattutto, visibili anche senza audio. Va da sé che ogni contenuto audiovisivo realizzato per i social deve essere quanto più possibile breve, accattivante e con i sottotitoli. 

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YouTube Marketing 

YouTube videomarketingYouTube è il social sul quale si consuma la maggior parte dei contenuti video nel mondo. Nonostante uno studio di Facebook abbia dimostrato come le persone preferiscano video di 6 secondi, chi consulta il canale è in grado di mantenere l’attenzione per più tempo. In particolare, in ambito business si ricercano soluzioni a problemi o risposte a curiosità, esigenze che per essere soddisfatte necessitano di contenuti spesso articolati, sviluppabili attraverso tutorial, corsi e videorecensioni.

Come costruire strategie di video marketing su YouTube? Apri un canale e, dopo averlo personalizzato, inizia a pubblicare con regolarità filmati aziendali, o personali, di valore, da poter poi linkare all’interno del sito o blog. In questo modo hai la possibilità di lavorare sulla brand awareness o personal branding. Puoi anche divulgare contenuti audiovisivi creati inizialmente per un altro social; la cosa importante è che, raggiunto un certo numero di filmati, li si organizzi in playlist, così da facilitare l’utente nella ricerca.

Ecco alcuni accorgimenti per fare marketing con i video YouTube:

  • per ogni contenuto videografico cura CTA, miniatura, descrizione ma soprattutto il title. Pensa ad un titolo strategico: “come fare…”, “5 strumenti per…”, “Tutta la verità su…”;
  • sfrutta le Stories, le Live, le nuove funzionalità delle Premiere e gli Shorts, i video brevi utili per far mobile video marketing;
  • cerca di sponsorizzare i video YouTube.

Instagram TV e Reels

Come costruire una videomarketing strategy su Instagram? Nonostante sia la vetrina perfetta per i business, in particolare per gli e-commerce, sappi che in questa abbondanza di contenuto vince chi ha più originalità e cavalca le novità, come il Reel.

Introdotto recentemente per contrastare l’ascesa di Tik Tok, i Reels sono video di 15-30 secondi pensati per creare un concentrato di divertimento, velocità e freschezza. Permettono di mostrare al meglio la personalità del brand sfruttando la creatività, cosa che la piattaforma incoraggia mettendo a disposizione diverse funzionalità. Possono essere usati per contenuti informali esclusivi e di alta qualità; delle pillole educative e informative che, grazie alla loro viralità, generano benefici su brand awareness e vendite.

IgTV è l’app di Instagram creata per realizzare contenuti d’intrattenimento più lunghi. È un formato cresciuto lentamente in termini di diffusione e utilizzo ma che adesso sta dando dei risultati interessanti. Le Instagram TV sono ottime per produrre contenuti informazionali, come videoguide “how-to”, tutorial oppure videorecensioni di prodotti. Usale anche per raccontare eventi a cui partecipa l’azienda, creare sessioni di domande e risposte oppure per salvare le Live, dando quindi la possibilità di rivederle nel tempo.

Video Facebook

content videomarketingFare video marketing sui social network non è una passeggiata, soprattutto quando il social in questione è Facebook che, con 8 miliardi di visualizzazioni giornaliere, dà filo da torcere al colosso YouTube. Ecco allora alcuni consigli per un efficace Facebook video marketing:

  • Crea e pubblica video nativi, di qualità e creativi, cercando di distinguerti dalla massa. Punta sui contenuti informativi o emozionali.
  • Investi sulle Facebook Live, ideali per annunciare l’uscita d’un nuovo prodotto ma anche per mostrare il “dietro le quinte” del tuo lavoro.
  • Non sottovalutare il potenziale di Facebook Stories e Watch. Usa le prime per accompagnare chi ti segue nel tuo mondo attraverso il visual storytelling, il secondo per promuoverti creando engagement.
  • Non esitare ad investire anche in video ads, senza il quale avere visibilità è molto difficile.
  • Puoi creare annunci video a partire da un’immagine, utilizzando dei modelli precostituiti e disponibili su Business Manager.

TikTok video trend

Se desideri usare il videomarketing per avere successo, entrare nel mondo dei tiktokers è ormai quasi un obbligo. La crescente popolarità dell’app, che al momento ha 800 milioni di persone iscritte e più di 1 miliardo di visualizzazioni al giorno, sta dando molte opportunità sia a livello di visibilità che di brand awareness. Grazie agli short-video, su TikTok puoi fare un video marketing virale, catturando l’attenzione con contenuti d’intrattenimento oppure fornendo utili e veloci consigli relativi al tuo settore.

Quali sono i video trend di tendenza sul canale più in voga tra i giovanissimi, la Generazione-Z, e ora anche tra i Millennials? Come evidenzia l’infografica di Oberlo, le tendenze più interessanti per le aziende sono:

  • Grazie alla partnership con Shopify il social commerce diventa sempre più popolare.
  • Crescono le “Hashtag challenge” brandizzate e le inserzioni video.
  • I contenuti più premiati sono quelli originali e autentici.

Video Marketing Business

Fare video marketing per aziende significa adottare una strategia che fa leva su materiali audiovisivi per promuovere prodotti e servizi. Il content videomarketing aziendale è una parte importante dell’Inbound marketing.

come creare video marketing per aziendeLe persone amano i filmati e passano molto tempo a guardarli durante la loro giornata, da pc, tablet e soprattutto da mobile. Non sfruttare questo comportamento sarebbe un grande errore da parte di un’attività commerciale. Ti faccio un esempio: hai mai ricollegato una canzone che hai ascoltato ad uno spot che hai visto online? Almeno una volta è successo a tutti, proprio perché qualcosa che vediamo e ascoltiamo allo stesso tempo, ci rimane più facilmente impresso nella mente. Con la potenzialità del contenuto audiovisivo potrai entrare nella cosiddetta “top of mind” degli utenti: si ricorderanno di te, sapranno chi sei e che prodotti o servizi poni sul mercato.

Ma l’essere ricordati, il coinvolgere e l’emozionare non sono gli unici vantaggi che puoi trarre dal video marketing for business. I video aziendali permettono di migliorare il posizionamento sui motori di ricerca, sono perfetti da condividere sui social e rafforzano l’identità del brand. Questo ti spiega perché, oggi, circa i 2/3 delle aziende utilizzano il video nella loro content marketing strategy e investono sempre più denaro in attività di online video advertising e nell’uso della realtà aumentata e virtuale.

Che tu sia a capo d’una impresa o un libero professionista, hai a disposizione una vasta tipologia di filmati per fare marketing video: vlogs, videointerviste, tutorial, videorecensioni e testimonianze, presentazioni aziendali e video advertising. L’importante è creare video efficaci per farsi conoscere, trasmettere informazioni di valore, dimostrarsi esperti e affidabili nel proprio campo.

Un piano di video marketing strategico incrementa la visibilità, con effetti positivi sul fatturato.
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SECONDA OTTIMIZZAZIONE A CURA DI EZZUELA ZARANTONELLOlinkedin_badge

Biologa con esperienza nel commerciale. Master in Comunicazione delle Scienze e Certificazione nel Digital Marketing. Credo nei contenuti e nel loro grande potere comunicativo. Ho intrapreso la strada del Content & SEO Copywriting per imparare a creare e promuovere al meglio testi, immagini e video.

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Appassionata di Digital Marketing, lingue straniere e viaggi. Esperienza in ambito manageriale lavorando in Spagna, Inghilterra e Portogallo. Corso di Specializzazione in Traduzione preso in UK. Esperta di SEO & Content Marketing, mi occupo di copywriting e di creare contenuti originali per siti web e Social Media!

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Laureata in Lettere e orientata ai numeri, ho seguito il percorso Digital Certification Program ed ora lavoro come Digital marketing specialist e Content strategist. La mia aspirazione è continuare a formarmi per diventare una professionista del digital marketing che aiuta aziende e liberi professionisti nella crescita del loro business.