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COME MIGLIORARE IL PROPRIO LAVORO

Aumentare le performance senza alimentare lo stress

Come migliorare il proprio lavoro? Questa è una domanda che può essere letta in molti modi: le interpretazioni più semplici sono come diventare più efficienti sul lavoro, oppure come rendere il proprio lavoro un’attività meno stressante se non addirittura piacevole sono. Ma in realtà il lavoro è, in generale, il luogo dove si collabora con altre persone per compiere una trasformazione e “produrre”, ossia trasformare una materia prima in un oggetto utile ad altri, o un coacervo di idee confuse in un saggio leggibile e chiaro, e in generale aumentare la qualità della vita delle persone a cui il nostro prodotto, fisico o cognitivo, è destinato. In questo senso più ampio migliorare il proprio lavoro significa contribuire maggiormente al mondo attraverso relazioni significative e utili con altre persone. Se pensi che acquisire competenze in campo digitale possa migliorare la qualità del tuo lavoro e della tua vita, ti consiglio il Master Digital Marketing Online di Digital Coach.

come migliorare il proprio lavoro

Si può migliorare il proprio lavoro?

Generalmente gli ostacoli che si frappongono tra una persona e il miglioramento del proprio lavoro sono così tanti e molteplici che è facile rispondere sì. Certo ci sono casi limite, per esempio gli atleti, in cui la prestazione perfetta è stata ottenuta con un lungo allenamento, prove, microinterventi su ogni movimento, e in alcuni casi si raggiunge un valore tale, risultante da così tante variabili, che a toccare qualcosa si rischia più facilmente di peggiorare che di migliorare. Ma mentre la generalità dei lavoratori può migliorare le proprie tecniche, lavorare su sé stessi, diventare più abili in alcuni compiti, tutti i lavoratori, compresi gli atleti di altissimo livello, hanno sempre un compito che cambia continuamente nel tempo e per il quale non si può raggiungere il massimo e fermarsi lì: l’aspetto relazionale.

Un calciatore deve relazionarsi con la squadra, e la squadra cambia continuamente, sia per i giocatori/colleghi sia per la loro condizione fisica sia per quello che viene loro chiesto per costruire qualcosa insieme. La vita lavorativa non è quasi mai un monolite statico in cui uno può raggiungere la massima performance e non ha più niente da imparare; essendo sostanzialmente un’attività di relazione (anche nel caso degli sport di squadra) il proprio lavoro può essere reso ottimale per una particolare situazione e poi dovrà essere cambiato in una situazione diversa. Quindi al di là delle difficoltà e dei limiti si può dire che si può sempre migliorare il proprio lavoro, semplicemente rendendosi più adatti alla situazione contingente in cui si opera.

Il lavoro è un’attività della mente su cui si può agire

Anche quando si tratta di un’attività interamente manuale, il lavoro è sempre un’attività che riguarda la mente. È la mente che dà significato all’opera delle mani ed è la mente che può trovare gratificante un lavoro ben fatto oppure essere indifferente al risultato e quindi operare con meno cura e probabilmente con qualità inferiore.

Immaginiamo per esempio due donne che tessono delle calzine per un neonato: una delle due è una donna incinta che con premura prepara gli indumenti per il bambino che sta per nascere, mentre l’altra è una detenuta obbligata ai lavori forzati che deve tessere per un bambino che non vedrà mai. Per quanto le loro azioni possono essere le stesse e anche il risultato possa essere indistinguibile, non c’è paragone tra i due lavori; nel primo caso abbiamo una persona che si realizza nel cucire, e che cuce sognando, nell’altro una persona che si aliena nel cucire, e che magari cuce covando rancore contro il bambino che farà uso del suo lavoro. gestione del tempo

La differenza tra le due situazioni è sicuramente una differenza di stato di vita, ma quel che a noi interessa è che si tratta anche e forse soprattutto di una differenza di sguardo verso quel che si sta facendo. Le mani fanno le stesse cose, ma la mente fa cose diverse.

Ed ecco che è spesso possibile agire sulla propria mente in modo che un’attività prima ingrata diventi un’attività in cui una persona si realizza, in cui perde il senso del tempo, in cui si abbandona. Dall’orologio che non si muove mai passiamo all’orologio che corre così velocemente che non ci accorgiamo che è già arrivata ora di cena. La quantità e la qualità delle cose fatte possono essere uguali, ma in un caso abbiamo una persona che lavora duramente, con fatica e usando molte energie, nell’altro una persona che quasi si dimentica di sé stessa nell’azione che sta compiendo e che invece di affaticarsi si rigenera lavorando. Magari non dal punto di vista del risultato ma sicuramente da quello del processo si è ottenuto un forte miglioramento del proprio lavoro.

Come automotivarti

Nel caso del lavoro dipendente l’incombenza del motivare i lavoratori è affidata ai loro capi; purtroppo a volte l’insufficienza dei capi o il carattere particolare del tipo di lavoro svolto non consente che si venga motivati in modo efficace e si è costretti ad automotivarsi per migliorare il proprio lavoro.

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente la motivazione nel proprio lavoro sta non tanto nel pregustare i frutti che il lavoro ci porterà, fosse anche la busta paga, ma nel trovare un senso in quello che si fa, nel cercare di capire come la propria azione lavorativa non sia un’attività insensata, ma sia diretta verso un valido progetto. Ti farò qui un breve riassunto di un antico racconto che spiega questo modo di vedere il proprio lavoro come un’azione creatrice e non come una incombenza noiosa: i tre tagliapietre.

Un pellegrino lungo la strada incontra un uomo, sudato e affaticato, che prende a martellate una pietra cercando di squadrarla. Gli chiede: “Cosa fai?” L’uomo risponde: “Non vedi? Prendo a martellate una pietra”. Camminando il pellegrino trovò un secondo uomo altrettanto affaticato e stremato intento a squadrare una pietra. “Cosa fai?” “Non lo vedi? Lavoro duramente per sfamare le mie due figlie”. Più avanti l’uomo incontrò un terzo tagliapietre, non meno sfinito degli altri due. “Cosa fai?” “Non vedi?” disse l’uomo indicando un enorme edificio in costruzione poco avanti “Costruisco una cattedrale”.

alienazioneIn molti casi è davvero difficile capire il senso del proprio agire lavorativo; in aziende di grandi dimensioni il rapporto tra i vari reparti sembra fatto in modo da creare processi anche complicati e faticosi il cui scopo viene completamente vanificato dal processo successivo.

Se però riesci a trovare un senso al tuo agire, esso ti risulterà più facile e leggero, più bello; questo non è possibile in ogni posto di lavoro ma dove lo è vale la pena di sollevare lo sguardo dall’incombenza quotidiana e di cercare di vedere dall’alto il progetto a cui si sta collaborando.

In alcuni posti di lavoro l’ambiente è talmente tossico che questo tentativo di guardare le cose in modo diverso è reso praticamente impossibile. In questi casi potrebbe valere la pena di valutare la possibilità di cambiare luogo di lavoro o di riqualificarsi per qualcos’altro. A questo punto può esserti utile seguire corsi aziendali fuori orario di lavoro per aggiornarti, aumentare le tue competenze serve da un lato per lavorare meglio dove già ti trovi, dall’altro predisporti per altre opportunità più soddisfacenti.

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Il lavoro dipendente o subordinato

Una delle distinzioni principali è quella tra lavoro autonomo e lavoro dipendente. Nel primo caso avrai una molteplicità di strumenti per migliorare la qualità del lavoro: già cambiare la posizione di un punto luce, o della temperatura della stanza può avere effetti sensibili sulla produttività, il benessere e l’efficienza della tua azione.

Nel caso del lavoro subordinato spesso non potrai scegliere la temperatura di calore della lampadina con la quale lavori, però anche in quel caso è possibile mettere in atto delle strategie che possono rendere più facile, più agevole e migliorare le prestazioni lavorative. Le vedremo qui di seguito.

Fa’ bene il tuo lavoro

Un modo veramente classico per motivarsi e migliorare il proprio lavoro è cominciare a farlo bene. Il piacere di un lavoro ben fatto è spesso una fonte di motivazione in sé stessa. Se alcune parti del tuo lavoro ti risultano noiose perché ripetitive e tendi ad essere un po’ sciatto nell’esecuzione, prova a dare il meglio di te anche in quei compiti e verifica se, alla fine, quando il risultato è di fronte a te, riesci ad appassionarti anche a quelle e a trovare la ragione per lavorare bene.

È una tecnica banale ma spesso la persona insoddisfatta non ha mai provato a dare il meglio di sé durante tutto il processo – compreso quello meno gradito – e i risultati a volte sono sorprendenti. Chiaramente si tratta di una tecnica che funziona al meglio se si ha modo di vedere il risultato dei propri sforzi. Se quel che fai non ha alcun risultato visibile a te, difficilmente ne potrai trarre benefici.

Come comportarti con i colleghi

colleghiIl rapporto con i colleghi è di fondamentale importanza nel motivarsi. Se fai parte di una squadra di lavoro, il fatto di fare il tuo pezzettino in un modo ottimale che si incastra con il lavoro dei colleghi per produrre un risultato eccellente è una forte fonte di motivazione e di soddisfazione.

Sapere di non essere solo ma di essere affiancato da professionisti che sanno il fatto proprio e che sono disponibili a venirti in aiuto – o a chiederti aiuto – rende il lavoro uno sforzo collaborativo che quando ingrana rende tutto molto piacevole.

Non in tutte le squadre di lavoro però si sente questo spirito che contribuisce al benessere, alla serenità e all’efficienza di tutti i suoi membri. Anche in questo caso ti potresti trovare in team con una o più persone demotivate, depresse, stressate, che non vedono l’ora di andare a casa e che rendono anche il tuo lavoro più faticoso. Precisando che il compito di rendere il team uno spazio dove si lavora in modo collaborativo, uniti verso un obbiettivo comune, non è il tuo ma è del team leader, ci sono alcuni piccoli accorgimenti che puoi seguire per rendere la tua squadra un ambiente migliore.

I tuoi colleghi non sono necessariamente tuoi amici, però sicuramente è una buona abitudine capire che si tratta di persone come te, che affrontano le stesse difficoltà, e essere con loro sempre molto gentili. Arrivando in ufficio cerca di mostrare che hai piacere a vedere i loro volti e salutali con un certo brio. Questo atteggiamento non deve essere artefatto, anzi, dovresti trovare dei motivi sinceri per cui sei contento di vedere questa persona e quell’altra.

In particolare evita quelle situazioni in cui un gruppo di colleghi parla male di un assente; se hai qualcosa da dire a un collega per correggerlo non farlo alle sue spalle e nemmeno in pubblico, ma fallo in privato, solo con lui. Spiegagli i motivi per cui un suo particolare comportamento rompe l’armonia del luogo di lavoro e fallo sempre con gentilezza e senza presupporre di avere ragione.

Se poi una persona proprio ti sta antipatica, evita comunque di lamentartene o di far partecipi i colleghi di questa tua antipatia; non sei obbligato ad avere rapporti stretti con i tuoi colleghi, ma puoi essere sempre discreto e gentile nei loro confronti.. Evita di cadere nelle provocazioni e se proprio necessario ricorda che nella stragrande maggioranza dei casi è apparire debole piuttosto che aggressivo. 

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Come comportarti con il capo

Avere un buon rapporto con il capo è un compito leggermente diverso da quello con i colleghi; sul lavoro il tuo capo non è un tuo pari, e ha delle responsabilità nei tuoi confronti. Il suo lavoro ti può sembrare facile, visto dalla tua postazione lavorativa dove fatichi mentre lui passa la maggior parte del tempo a parlare con le persone; ma il fatto è che il suo lavoro consiste in questo. Ha dei sottoposti che dipendono dalle sue direttive e direzioni strategiche; probabilmente ha spesso discussioni accese con i tuoi colleghi, e quindi subisce un carico maggiore di stress; e inoltre questo stress non è evitabile, perché il risultato del gruppo che gestisce rappresenta il risultato del suo lavoro di coordinazione. Nonostante non siano rari i casi di capi intrattabili e poco disponibili all’ascolto, normalmente si tratta di persone normali e di buona volontà.

Per questo motivo il mio consiglio è di prendere attentamente nota dei suoi feedback e di tenerli di gran conto – poche cose sono più frustranti di dare un’indicazione senza che sia seguita – e quando devi segnalare un problema prova anche a proporre una soluzione. Non è affatto detto che la tua soluzione sia accettata, ma il capo percepirà il tuo intervento non come una lamentela distruttiva ma come una segnalazione, con un volenteroso tentativo di risoluzione. Ovviamente presenta la tua soluzione in maniera diplomatica, come un suggerimento discreto, non come un ordine. Il tuo capo riceve ordini a sua volta e potrebbe essere non molto contento di ricevere indicazioni assertive anche dai suoi sottoposti.

Segui dunque un basso profilo, cerca di interessarti a lui come persona (molto spesso i capi si sentono isolati al comando e malvisti da tutti), e in generale trattalo come tratteresti un collega più esperto di te che ha molto da insegnare, anche se così non fosse. Il tuo capo può essere in possesso di informazioni riservate che indirizzano la sua strategia, informazioni che tu non hai e che quindi ti possono rendere poco convinto della sua direzione per pura ignoranza. Paradossalmente puoi migliorare il tuo lavoro semplicemente evitando di mettere in discussione quel che il tuo capo ti dice di fare e ragionando di meno sui perché ti è stato assegnato un incarico.

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Il lavoro autonomo o a progetto

Come abbiamo già visto, se lavori per te stesso o hai un progetto per terzi ma non hai obblighi di orario o di luogo dove svolgerlo, le possibilità per costruire un ambiente in cui dare il massimo con la minima fatica, le possibilità di costruire un metodo di lavoro efficace e personalizzato, aumentano di molto.

Mi limiterò qui di seguito ad una breve carrellata di suggerimenti, perché veramente le possibilità sono tantissime (per fare un esempio stravagante niente ti vieta di scrivere dentro una vasca da bagno, se questo ti rende più rilassato e produttivo). Ma i lavoratori indipendenti hanno un rischio opposto a quello dei subordinati: hanno moltissima libertà e questo può mettere a rischio la produttività del lavoro sia per un verso (procrastinazione, difficoltà a gestire le scadenze, difficoltà a concentrarsi su un compito quando ce ne sono anche altri ancora aperti) che per l’altro (iperattività, eccesso di lavoro senza interruzioni, deprivazione del sonno, cattiva qualità della vita completamente catturata dal tempo di lavoro). Tieni anche presente che per alcuni tipi di personalità il lavorare senza colleghi, da solo, può essere poco sostenibile sul lungo periodo.

Gestisci il tempo

tecnica pomodoroPer chi lavora da solo o con libertà sugli orari avendo al più una scadenza, senza un’agenzia esterna che regola i tempi di lavoro e di riposo, la gestione del tempo è un problema da affrontare e risolvere il prima possibile. Ci sono vari metodi testati per regolare la propria attività lavorativa in autonomia, sia per inserire delle pause durante il lavoro sia per darsi delle scadenze intermedie rispetto a quella principale.

Ci limiteremo qui a citare la tecnica del pomodoro, che serve a introdurre delle pause equilibrate durante il lavoro, che è utilizzata con profitto da molti professionisti e che va senz’altro provata (anche se non è adatta a tutti – alcuni sono massimamente produttivi quando entrano in uno stato di flusso e le interruzioni gli fanno perdere produttività e concentrazione), sia la tecnica Detto, fatto! (Getting Things Done) che serve a priorizzare e calendarizzare i compiti da svolgere e a seguire un flusso razionale per eseguirli al fine di migliorare il proprio lavoro.

Programma il riposo

work hard play hardUn argomento legato alla gestione del tempo ma che ho ritenuto di mettere in un paragrafo a parte è la questione del riposo. Il riposo non è una pausa tra una sessione di lavoro e l’altra in cui si ricaricano le batterie bevendo un bicchier d’acqua per prepararsi a un nuovo sforzo, ma è un vero e proprio momento di rigenerazione. Il mondo è pieno di imprenditori o manager che lavorano 16 ore su 24, 7 giorni su 7, e non sempre (anzi raramente) sono tra i più produttivi. Per avere un equilibrio tra vita familiare, vita sociale e vita lavorativa, per migliorare il tuo lavoro, ti dò questi consigli, che chiaramente sono flessibili e possono essere soggetti a cambiamenti a seconda del tuo tipo di personalità o a restrizioni in periodo di emergenza.

  1. Non lavorare prima di andare a dormire. Prevedi che la tua giornata lavorativa finisca ad una certa ora (per esempio, prima di cena) e che sia previsto uno spazio di diverse ore tra la cessazione dell’attività lavorativa e il sonno. Lavorare prima di andare a dormire può produrre risultati interessanti (idee che ti vengono durante il sonno e ti fanno alzare e andarle ad appuntare gridando “Eureka!”) ma a lungo andare producono il deperimento di tutte le attività che non siano quella lavorativa, con conseguenti problemi di demotivazione, burnout, e anche depressione. Prima di andare a dormire, rilassati per qualche ora.
  2. Non togliere tempo al sonno per aumentare il tempo di lavoro. Anche questo sul breve periodo potrebbe sembrare un’ottima idea, e in certi casi di scadenza imminente potrebbe essere necessario, ma in generale cerca di dormire le giuste ore di sonno previste per la tua età e non andare alla ricerca di esoteriche tecniche che ti permettono di dormire solo tre ore a notte e svegliarti riposatissimo.
  3. Un giorno alla settimana sia un giorno di riposo totale. L’ideale sarebbe se questo giorno di riposo coincidesse con il giorno di riposo dei tuoi cari e dei tuoi amici, in modo che abbiate modo di parlare, discutere, costruire qualcosa anche al di fuori della mera prospettiva lavorativa. Idealmente questo giorno dovrebbe essere la domenica. Se però il tuo lavoro non ti consente di riposare la domenica, scegli un altro giorno in cui farlo. In quel giorno non cercare di sfogare le frustrazioni della settimana lavorativa “divertendoti duramente” con gite sfiancanti o serate danzanti o eccessi alcolici, ma cerca di fare il meno possibile in compagnia delle persone a cui tieni di più.

Evita le distrazioni

Durante il processo lavorativo vero e proprio, all’interno delle fasi di lavoro e non di pausa, una delle cose che può essere più difficile da evitare sono le distrazioni. Se lavori online, i social media sono a un click di distanza; a volte ti mandano anche delle notifiche, oppure ti ricordi improvvisamente che devi rispondere ad una mail non di lavoro. Anche per questo problema ci sono biblioteche piene di testi colmi di buoni consigli. Io te ne do uno semplice che applico con un certo successo per migliorare il mio lavoro: se ti è possibile, lavora offline.

Procurati tutto il materiale di cui puoi avere bisogno, e stacca la connessione/spegni il telefono/chiudi la porta dello studio. Ci sono senza dubbio persone che riescono a essere estremamente produttive in un ambiente pieno di distrazioni, ma per quel che posso consigliarti il modo migliore per evitare le distrazioni è non esserne esposto. Se usi la tecnica pomodoro puoi andare online durante le pause ma fa attenzione a non superare i limiti temporali che ti sei dato – il che può essere più difficile di quel che si pensa.

Personalizza lo spazio lavorativo

lo spazio di lavoroUna delle libertà più grandi e meno sfruttate che dà il lavoro autonomo è quello di poter personalizzare il proprio spazio lavorativo in maniera molto più grande di quanto possa fare chi è un lavoratore dipendente per migliorare il proprio lavoro.

Puoi scegliere la qualità e la quantità della luce, puoi scegliere la temperatura della stanza, puoi scegliere se circondarti di immagini che ti rasserenano o di immagini che invece ti spronano e ti motivano. Puoi fare esperimenti e vedere se lavori meglio con una foto dei figli sulla scrivania o con la foto di una tigre che corre. Puoi verificare se lavori meglio in uno spazio ordinato e minimalista o in uno spazio caotico e disorganizzato in cui però ti muovi con agio e velocità. Puoi ascoltare musica jazz oppure lavorare in silenzio oppure mettere nu metal a tutto volume.

Siccome non esiste una ricetta generale per costruire lo spazio all’interno del quale si è più produttivi, il mio consiglio è: sperimenta. Se normalmente lavori su una scrivania che sembra un magazzino prova a lavorare su una scrivania praticamente sgombra e verifica come lavori meglio. Se normalmente lavori in silenzio prova a lavorare con Bach in sottofondo. Se usi la tecnica pomodoro, prova a far calcolare il tempo da un’applicazione oppure prova con un oggetto fisico, magari canonicamente a forma di pomodoro, o una clessidra. Fa un po’ di esperimenti e piano piano potrai costruire la postazione di lavoro perfetta per te – anche se magari pessima per chiunque altro.

Conclusioni

Il lavoro è un’attività relazionale tra te, la materia su cui devi lavorare, le persone con cui condividi lo spazio di lavoro e le persone con cui ti relazioni professionalmente – per esempio i clienti. Essendo un’attività dinamica e non statica non è poi così opportuno parlare di migliorare il lavoro: sarebbe più proprio parlare di rendere il proprio lavoro il più adatto possibile a quella particolare contingenza lavorativa.

Quindi, per estremizzare, non esiste un modo di lavorare perfetto e il modo di lavorare può sempre essere migliorato. Cambiano le relazioni, con esse cambia il modo di lavorare. Il tuo scopo non deve essere quindi quello di raggiungere una impossibile perfezione ma di dare il massimo possibile con il materiale che hai a disposizione. Materiale fisico, concettuale, temporale, umano, software, hardware. Potrai così cessare di essere continuamente proteso in uno sforzo per fare di meglio e avere invece la rasserenante consapevolezza che stai facendo del tuo meglio nelle condizioni date – o almeno che stai facendo del tuo meglio per fare del tuo meglio. Il desiderio di perfezione è sempre il peggior nemico di un buon lavoro. 

Un allenatore di atletica aveva provato a chiedere ai suoi corridori di correre all’85% delle proprie possibilità, motivando la richiesta con la necessità di un allenamento supplementare dopo la corsa. Il risultato sorprendente è che i corridori a cui era stato chiesto di non dare il massimo, ma di dare quasi il massimo, segnavano tempi migliori di quelli a cui era stato chiesto di dare il 100%. Lo stress da performance induce in errore, spreca energie e ti impedisce di migliorare il tuo lavoro. Prova a fare così anche tu: cerca in ogni compito che devi svolgere di dare quasi il massimo, l’85%.

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