MARKETING SOCIALE
Le tecniche di mercato a servizio dei valoriCos’è il Marketing sociale? Quali sono i suoi obiettivi e come funziona a livello concreto? Talvolta esso è associato al marketing etico, ma in realtà si tratta di due realtà ben distinte: se il marketing etico associa alle sue operazioni principi morali, esso si inserisce pur sempre nella logica del profitto. Il social impact marketing, invece, mira unicamente all’informazione e alla sensibilizzazione del suo pubblico. Il guadagno che si intende raggiungere coincide con il miglioramento della vita delle persone e dei gruppi sociali.
Addentriamoci dunque un po’ in questa parte affascinante, forse inaspettata, del mondo della vendita.
Il marketing sociale, o social impact marketing, è propriamente l’applicazione delle tecniche di vendita al fine di promuovere prodotti molto speciali: cause di interesse collettivo, valori e modi positivi di vivere tanto per l’individuo quanto per la collettività. In questo paragrafo approfondiremo:
- La sua definizione e la sua storia
- I suoi obiettivi
- Le differenze con il marketing commerciale
Il marketing sociale nasce agli inizi degli negli anni Settanta, periodo in cui i temi della crescita morale collettiva venivano avvertiti con particolare urgenza. Il nome è stato creato da Philip Kotler, docente di International Marketing presso la Kellog School of Management. Prendendo la sua stessa definizione, possiamo dire che il social marketing
è l’utilizzo dei principi e delle tecniche del marketing per influenzare un gruppo target ad accettare, rifiutare, modificare o abbandonare un comportamento in modo volontario, allo scopo di ottenere un vantaggio per i singoli, i gruppi o la società nel suo complesso.
Dagli anni Settanta ad oggi, il social impact marketing è diventato parte delle nostre vite, rendendoci più consapevoli dei vizi e delle cattive abitudini che dovremmo cambiare (anche se magari non ci riusciamo!), ma anche dei comportamenti virtuosi che dovrebbero prendere sempre più piede grazie, anche, al nostro impegno. I maggiori promotori del marketing sono gli stati, le associazioni, che hanno perfettamente compreso come la sensibilizzazione al bene pubblico possa diffondersi proprio grazie agli strumenti e ai principi del mondo delle vendite. Prima di procedere con gli esempi, dobbiamo vedere come, concretamente, il marketing sociale è in grado di agire su di noi.
L’obiettivo del marketing sociale è di generare un cambiamento. Esso può essere di diversi tipi:
- Cambiamento cognitivo: il social marketing ci spinge a vedere le cose diversamente, ad essere più consapevoli rispetto ai pro e ai contro di determinati
comportamenti (tanto sul benessere individuale quanto su quello collettivo). Se ci si interfaccia ad una situazione problematica con la giusta sensibilità, vi è maggiore possibilità di cambiare in concreto la propria condotta. - Cambiamento d’azione: in questo caso il social marketing si propone di spingere l’utente, sul breve periodo, a compiere un’azione piuttosto che un’altra.
- Cambiamento di comportamento: se nel caso dell’azione il comportamento da suscitare è immediato, in quello del comportamento si mira a qualcosa di più simile ad un mutamento dello stile di vita. Per esempio, il social marketing può cercare di spingere l’utente ad adottare comportamenti maggiormente benefici per sé e per gli altri sul lungo termine.
- Cambiamento di valore: qui il marketing sociale mira a sradicare opinioni infondate profonde, spesso culturalmente determinate. Possiamo definire il cambiamento di valore come una sorta di cambiamento cognitivo in chiave morale.
Pur condividendo le medesime strategie, Marketing sociale e marketing commerciale si distinguono per molti aspetti. Innanzi tutto, come già detto, il marketing sociale non vende beni o servizi (come quello commerciale), ma promuove comportamenti. Da ciò derivano diverse conseguenze:
- Il social marketing non si pone nella classica logica del mercato, della domanda e dell’offerta; esso piuttosto analizza i settori deboli della società.
- Il marketing sociale non trova la propria concorrenza in competitors privati, ma in una parte del proprio stesso target: quella che pensa o si comporta in modo dannoso per sé e per gli altri.
- Se per ricevere un prodotto si ha, per lo più, un costo economico, al target del social marketing viene richiesto uno sforzo di tipo fisico e/o psicologico, un impegno a cambiare parti del proprio agire e pensare quotidiano. E, in cambio,
- non gli si può garantire una soddisfazione immediata, come potrebbe essere un oggetto o un servizio, ma piuttosto un beneficio che si realizzerà nel tempo, dal medio al lungo termine.
A questo punto potrai chiederti: ma come funziona in concreto il social impact marketing? Quali sono gli step per elaborare una strategia efficace? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo soffermarci sui due nodi fondamentali di una campagna social marketing:
- l’importanza del linguaggio e del target
- Le cosiddette “4P” (più 1)
Per elaborare una strategia di social marketing, bisogna innanzi tutto aver ben chiaro qual è il pubblico a cui vogliamo rivolgerci, ovvero il nostro target.
Si procede allora alla
segmentazione dell’audience, ovvero una sua suddivisione in sottoinsiemi più piccoli che tenga conto del contesto geografico, socio-demografico, psicologico e comportamentale del nostro pubblico. Il social marketing mira al benessere di tutti, ma non è detto che si possa arrivare al nostro obiettivo con una comunicazione indifferenziata. Investire sulla ricerca del linguaggio giusto ci permette di farci ascoltare in modo più efficace, arrivando alla mente e al cuore di ciascuno. In concreto, le domande che dobbiamo porci sono: come far capire ai gruppi selezionati perché è opportuno cambiare comportamento? Cosa li ostacolerebbe nel prendere questa decisione?
Le 4P (+1)
Una volta individuato il nostro pubblico e il modo specifico con cui gli ci si deve rivolgere, è il momento di passare alla fase delle 4P. Le 4 P sono i punti fondamentali del nostro progetto di marketing, in un certo l’ossatura di tutta la nostra campagna. Andiamo ad analizzarle una per una:
- Prodotto: il prodotto è l’idea, il comportamento che vogliamo promuovere. Più in profondità, ci sono almeno 2 volti del prodotto. Quello essenziale e reale, ovvero i benefici che il target può ottenere dal cambiamento, e quello ampliato, che consiste in tutta quell’offerta di oggetti o servizi che potrebbe agevolare chi aderisce nel suo percorso di miglioramento.
- Prezzo: in questa fase d’analisi bisogna comprendere costo che il mio target dovrà pagare (o crede di dover pagare) per poter aderire alla mia proposta, in termini non tanto o soltanto monetari, ma anche psicologi e di tempo.
- Place: è la pianificazione della distribuzione sia comunicativa (messaggi di sensibilizzazione, conferenze, presentazioni …) che di oggetti concreti (per esempio gadgets) che richiamino l’attenzione degli utenti.
- Promozione: si tratta del momento più strategico per la preparazione del mio progetto. Come faccio a far sì che il target conosca la mia proposta, si convinca del suo valore e inizi a cambiare i suoi comportamenti?
Alle 4 P dobbiamo aggiungerne una quarta, operativamente essenziale: la partnership. Se aumentiamo i nostri partners (trovando il sostegno di associazioni, scuole, enti pubblici e privati, professionisti dei vari settori), aumenteremo anche la nostra potenza comunicativa.
Le questioni di cui si occupa il marketing sociale sono molte e spesso legate alla comunicazione sociale, anche se i suoi campi d’elezione rimangono certamente quello della salute e quello della salvaguardia dell’ambiente. In questo paragrafo faremo una piccola case history sul social marketing (i casi proposti sono in particolare di video marketing) applicato a:
- la sensibilizzazione anti-fumo
- la raccolta differenziata
- la correttezza alimentazione (per gli adulti e i bambini)
Marketing antifumo
Si sa, è molto difficile convincere un fumatore a smettere. Eppure, negli ultimi tempi i progetti di marketing sociale sono riusciti a far vibrare le corde giuste di molti, rendendo questo comportamento molto meno di moda. Il beneficio annunciato, oltre a quello della salute, è economico: i fumatori spendono, e molto, per il loro vizio. Ecco un paio di esempi di marketing sociale anti-fumo particolarmente convincenti:
Education for a smoke free world (2020):
Ministero della Salute, Chi non fuma sta una favola (2018):
È ormai impossibile, anche qualora si mantengano comportamenti scorretti, non sapere quanto la raccolta differenziata sia importante per l’ambiente. Se ormai tutti ne siamo così consapevoli, è proprio grazie alle numerose campagne di marketing sociale che affrontano l’argomento.
Un esempio:
Non mi rifiuto, Blebla in collaborazione con Music Valley Records. La campagna è promossa dal Ministero dell’Ambiente e AnciTel con la partecipazione dei consorzi di filiera degli imballaggi Consorzio Ricrea Acciaio, Consorzio CIAL, Consorzio Rilegno, Consorzio ComiEco e Consorzio CoReVe.
Social marketing per mangiare meglio
Il tema della corretta alimentazione è al centro di moltissime campagne di marketing sociale, sia promosse dagli stati che dalle singole associazioni. Quello del mangiare meglio è un campo in cui si possono trovare strategie comunicative molto diverse. Mettiamo a confronto, per esempio, quello del Ministero della Salute italiano (già di per sé segmentato in due versioni, maschile e femminile, così da arrivare meglio alle due parti del target) e quello di un’associazione, Precint. Le campagne sono entrambe del 2015.
Come si può chiaramente vedere, Precint usa una comunicazione shock, paragonando l’assunzione del cibo spazzatura da parte dei bambini a una dipendenza da sostanze. Lo scopo di questa “violenza visiva” è quello non solo di descrivere ai genitori la pericolosità per i loro figli dell’eccesso di grassi e zuccheri, ma anche di generare in loro una risposta emotiva forte che porti al cambiamento dello stile alimentare della famiglia.
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comportamenti (tanto sul benessere individuale quanto su quello collettivo). Se ci si interfaccia ad una situazione problematica con la giusta sensibilità, vi è maggiore possibilità di cambiare in concreto la propria condotta.
