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Esempi di Native Advertising

Ecco perché è così popolare

esempi-di-pubblicità-nativaDa qualche anno la pubblicità nativa sta letteralmente spopolando. Sul web ormai sono tantissimi gli annunci nativi che popolano siti e blog. Basta con gli annunci che spingono. Gli utenti sono sempre più consapevoli e preparati. Per attirare la loro attenzione si deve cambiare sistema. Lo dimostrano gli studi sulla blind blindness e sul sovraccarico informativo. La pubblicità deve attrarre, ma in modo discreto.

Sei pronto a conoscere degli esempi di Native Advertising di successo? Vediamo quindi prima di tutto cos’è il native advertising, in quali formati si presenta e il programmatic.

Conclusa la parte teorica, passeremo a quella pratica, mostrando alcuni esempi di pubblicità nativa tra quelli più significativi.

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Cos’è il Native Advertising?

La pubblicità nativa è una forma di advertising che prevede la fusione dell’annuncio con il contenuto della pagina che lo ospita. Il termine “nativo” viene utilizzato infatti per descrivere una caratteristica innata, connaturata, naturale, spontanea e non artificiosa. Questo non significa che l’inserzione integrata viene “nascosta” per ingannare l’utente. L’esatto contrario.

Se vuoi approfondire cos’è il native advertising ti consiglio di leggere la pagina Native Advertising: la pubblicità che non sembra, potrai così imparare come realizzare una campagna native advertising.

Chi sponsorizza il contenuto pubblicitario è immediatamente individuabile. Il contenuto però convive così armoniosamente con ciò che lo circonda, che la sua forza attrattiva risulta decisamente superiore rispetto a quella di  tradizionale banner. Un annuncio nativo infatti, se ben realizzato, contribuisce a migliorare l’esperienza utente. Il destinatario del messaggio non deve essere disturbato dall’annuncio, ma “catturato”. E’ finito il tempo della pubblicità che si impone. Funzionano meglio annunci eleganti, rilevanti e di qualità. Solo così è possibile accendere l’interesse spontaneo di chi lo vede.

Come hanno fatto però i pubblicitari ad accorgersi che la pubblicità tradizionale non funzionava più? Vediamo ora le due ragioni principali.

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Le origini della pubblicità nativa

Il native advertising infatti, come ogni cosa, nasce per risolvere un problema. Tutti avranno provato la fastidiosissima sensazione di dover interrompere la lettura di un articolo per colpa di un annuncio prepotente che si apre proprio sopra al contenuto che avevamo appena iniziato a scorrere.  Risultato? L’abbandono a gambe levate della pagina. Come dare torto all’utente in questi casi? Non si può posizionare un annuncio a caso e pretendere che l’utente non ne venga disturbato.

Chi naviga non ha l’esigenza di leggere, ma di scansionare. Il tempo è prezioso e nessun utente ha voglia di perdere il proprio. Inutile quindi interrompere la navigazione con annunci invasivi che dopo due secondi lo fanno scappare. Non si possono trascurare le esigenze dell’utente e le sue reazioni inconsce. L’uomo per natura tende a evitare le scocciature e compiere scelte utilitaristiche. Non ha voglia di perdere tempo ed energie su contenuti inutili.

La banner blindness

L’effetto banner blindness è la “cecità da banner” che colpisce gli utenti abituati a navigare su Internet. Insomma, a un certo punto i navigatori svilupperebbero un’indifferenza spontanea nei confronti dei contenuti “inutili”. Da qui una crescente attenzione al fenomeno, soprattutto da parte di chi si occupa di user experience.  Questo perché solo studiando la percezione, è possibile assicurare un’esperienza piacevole in termini di usabilità, estetica ed emozionalità. Non c’è altro modo.

Il sovraccarico informativo

I banner però, come anticipato, non sono gli unici responsabili del fenomeno di abbandono della pagina. Un’altra causa che porta l’utente a “rimbalzare” è anche il sovraccarico informativo. Che la pubblicità indisponga l’utente non è certo una novità. Quanti la sera, mentre stanno guardando un bel film in tv, non approfittano dell’interruzione pubblicitaria per fare zapping in cerca di qualcosa di più interessante? Non accade forse la stessa cosa mentre navighiamo?

In sostanza, questo fenomeno detto anche information overload, avviene quando si è sottoposti a una quantità tale di informazioni da generare confusione e l’impossibilità di prendere una decisione.

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Dal banner tradizionale al native banner

Comprensibili quindi le ragioni del declassamento dei banner tradizionali. I dati ci dicono che circa la metà degli utenti li ignora e di questi il 50% li clicca per puro caso. Esattamente il contrario di quanto accade per i native banner, che vengono cliccati consapevolmente. Come vedremo più avanti negli esempi di Native Advertising, questo perché l’utente non si sente “tradito” da un messaggio ricercato e discreto, in linea con ciò che sta leggendo.

La forza del native banner in effetti è propria questa. Grazie alla sua discrezione e alla qualità del contenuto che offre attira un indubbio interesse. Di conseguenza aumenta spontaneamente Viewability (visibilità) e Brand Awarness (livello di notorietà di un brand), caratteristiche che rendono il native banner perfetto all’interno di campagne che incentrano la loro comunicazione sullo storytelling

Non che si debba mettere una croce definitiva sui banner vecchio stile. Questi contenuti in effetti possono produrre vantaggi all’interno di campagne studiate per aumentare conversioni e vendite. Il messaggio promozionale proposto con il banner tradizionale presenta l’indubbio vantaggio di essere più immediato. Peculiarità che lo rende prezioso nelle campagne display dirette a migliorare l’immagine di un certo brand.

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La pubblicità nativa secondo lo IAB

Gli esempi di pubblicità integrata sono infiniti, anche se il termine native advertising non lo è. Esso ha confini ben precisi, elaborati da un gruppo di lavoro incaricato dallo IAB (Internet Advertising Bureau) e raccolti in un white paper. In questo documento “The native advertising playbook” lo IAB elenca gli aspetti da considerare affinché un annuncio possa definirsi nativo.

  • Adeguamento dell’annuncio al design della pagina.
  • Inserimento all’interno e all’esterno del flusso di navigazione dell’utente.
  • Funzionamento del messaggio nello stesso modo in cui lo fanno gli altri elementi della pagina.
  • Medesima o diversa esperienza di fruizione del messaggio rispetto al restante contenuto della pagina.
  • Adattamento dell’annuncio al comportamento dei contenuti che lo circondano.
  • Collegamento dell’annuncio al sito interno o a uno esterno tramite link.
  • Posizione dell’annuncio all’interno di una pagina specifica, in una sezione del sito o in un network di siti.
  • Tipologia di targeting praticabile.
  • Metriche utilizzabili per misurare l’esito positivo della pubblicità: prima o ultima fase del costumer journey?
  • Chiarezza e capacità di risaltare dell’etichetta che comunica al lettore che si tratta di una pubblicità.

I sei formati native individuati dallo IAB

In base alle risposte fornite al questionario, lo IAB ha quindi individuato sei forme di pubblicità native.

  1. In feed units: contenuti testo, audio e video creati per un sito o social nel rispetto dei rispettivi formati editoriali e grafici. L’obiettivo, trattandosi di un annuncio pubblicitario, è promuovere un certo prodotto o marchio nel modo meno invasivo possibile. L’armonizzazione del contenuto è importante perché favorisce i click e l’interazione dell’utente. La natura promozionale deve essere comunicata attraverso l’utilizzo di diciture specifiche. Ne sono esempi le seguenti: “Promosso da …”; “Presentato da …”; “Contenuto sponsorizzato”. Esse devono essere riconoscibili facilmente anche dal punto di vista grafico. Scopo che può essere raggiunto apponendo cornici, evidenziando il testo, utilizzando ombreggiature e curando dimensione e posizione.
  2.  Annunci sponsorizzati sulle Serp: l’esempio più tipico sono i Google ads, annunci che compaiono in Serp appena l’utente digita la keyword corrispondente a quella utilizzata dall’azienda per promuovere il suo annuncio. Questi annunci sono nativi perché identici agli snippet. Rispetto a questi si distinguono solo per la presenza della dicitura specifica “Ann, che nel 2017 ha sostituito il termine “Ad”.
  3. Recomendation Widget: simili ai banner, integrano link pubblicitari e di solito sono disposti in fondo al corpo dell’articolo. Sponsorizzano un prodotto o un brand, ma risultano perfettamente integrati con la struttura editoriale e stilistica del sito. Non disturbano la navigazione del visitatore. Vengono utilizzati soprattutto per consigliare contenuti simili a quelli che l’utente sta leggendo, così da coinvolgerlo ulteriormente. La metrica utilizzata per misurane l’efficacia sono le visualizzazioni, non i clic. Le formule più utilizzate dai widget per segnalare la natura promozionale sono diverse. Le più utilizzate sono: “Potrebbe piacerti anche …” “Potresti esserti perso …”. Per consentire al lettore d’individuarli però è necessario informarlo del fatto che il box contiene un contenuto sponsorizzato. Per farlo si utilizza il nome dell’inserzionista preceduto da formule tipo: “Sponsorizzato da …” o “Promosso da …”.
  4. Liste sponsorizzate: sono vere e proprie liste prodotti collegate alla landing page dell’azienda proprietaria della lista. Vengono realizzate in modo da adattarsi all’esperienza di navigazione dell’utente. L’esempio più tipico sono le promoted list dei marketplace.
  5. In-ad: a differenza di altre pubblicità native, è posizionato esternamente ai contenuti editoriali. E’ rilevante e presenta un contenuto collegato al sito che lo ospita. Un esempio? Un banner contenente ricette sponsorizzate all’interno di un sito di cucina.
  6. Custom: pubblicità necessariamente targettizzate per essere considerate native advertising. Di solito sono un mix di contenuto e advertising.

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Esempi di pubblicità nativa

Analizzati i vari aspetti del native advertising e compreso come può cambiare in positivo l’esperienza utente, passiamo agli esempi. Gli esempi di native advertising sono fondamentali per capire in che modo i marketers lo utilizzano per sponsorizzare brand o prodotti e creare un rapporto indissolubile con l’utente.

Video nativi

In generale, i video sono ormai una parte integrante di internet e grazie al maggior coinvolgimento che suscitano in chi li vede, sono i contenuti a cui la maggior parte dei social network da priorità. Ecco perché, per promuovere prodotti o servizi, è importante inserirli nelle proprie strategie di marketing.

Come visto in precedenza però, la miglior scelta da fare è creare video pubblicitari nativi, cioè video con cui attirare l’attenzione dell’utente senza disturbarlo.

Vediamo dunque due esempi da cui puoi prendere ispirazione per realizzare i tuoi video nativi.

Microsoft

Microsoft con questo video, che ha raggiunto più di 50 milioni di visualizzazioni, ripercorre gli anni 90 mostrandoci quegli elementi con cui siamo cresciuti e che hanno reso questo periodo tra i più iconici di sempre. Così come siamo cambiati noi è cambiato anche Internet Explorer e con la frase finale “reconnect with the new Internet Explorer“, Microsoft ci invita a scoprire l’ultima versione del suo motore di ricerca.

Range Rover

Quello di Range Rover è un video straordinariamente emozionante che descrive un’impresa apparentemente impossibile. Il pilota deve salire i 999 gradini con una pendenza di 45 gradi che conducono alla Porta del Paradiso, nelle montagne di Tianmen, in Cina. Il tutto dopo aver percorso 999 tornanti a una velocità tutt’altro che prudente, a bordo di una ibrida rosso fuoco. Un’impresa che tutti i personaggi del video definiscono “Impossibile”. Non per una Range Rover sport, ovviamente.  Avventura, tenacia, coraggio fanno di questo video un racconto di straordinario impatto emotivo.  L’eccellenza dell’auto viene comunicata attraverso uno storytelling studiato. Molto più di un video promozionale, un adrenalinico cortometraggio.

Contenuti testuali

Come è facilmente intuibile, il risultato di una campagna native advertising dipende dalla qualità dei contenuti. È buona abitudine tenere sempre a mente la frase “content is a king” e focalizzare i propri sforzi su questo aspetto della propria campagna marketing.

È importante curare sia l’aspetto estetico e grafico, sia l’aspetto testuale, fornendo informazioni utili all’utente, così da coinvolgerlo e accompagnarlo nella sua decisione. Vediamo quindi due esempi di native advertising con contenuti testuali efficaci.

Grana Padano

In questo caso l’approccio al native advertising dell’azienda avviene attraverso la pubblicazione di contenuti testuali. Su Huffingtonpost è stato infatti pubblicato un articolo che consiglia 5 ricette leggere con Grana Padano, al fine di recuperare il peso forma dopo le feste. Un annuncio nativo in cui l’intento della sponsorizzazione è chiaro. Sopra l’articolo  compare infatti l’espressione “Contenuto offerto da Grana padano”. Un annuncio utile, che grazie alle immagini, comunica tutta la genuinità del prodotto e il suo impiego in ricette salutari e leggere.

native advertising esempi

Msc Crociere Fan Page

Tra gli esempi più significativi di pubblicità nativa testuale italiana c’è quello della compagnia di navigazione Msc Crociere. Una sorta di blog dedicato ai viaggi, creato all’interno del portale Fan page. Qui la compagnia di navigazione offre consigli su come spostarsi, quali paesi visitare e widget per l’ interazione con la parte social.

native advertising esempio testuale

Abiogen Pharma

Questo contenuto testuale è stato sponsorizzato sulla rivista online “Donna Moderna”. Un articolo interamente dedicato ai benefici della vitamina D. L’annuncio con tanto d’immagine e testo è presente sul lato destro della home page. Il carattere di scrittura è lo stesso utilizzato dalla rivista, solo più piccolo. Le immagini sono è linea con lo stile di tutte le altre foto della pagina. Cliccando sopra l’anteprima dell’articolo si atterra su una pagina in cui compare in alto il nome dell’azienda “Abiogen Pharma”. A seguire articoli tematici incentrati sull’importanza d’integrare la propria alimentazione con la vitamina D.

native advertising testuale MSC

Esempi di pubblicità nativa sui social

Tra gli esempi di native advertising ci sono anche i post sponsorizzati sui social. A differenza di quelle presenti nella parte destra della pagina di Facebook, tanto per fare un esempio, le inserzioni native si mescolano a quelli della sezione Notizie. A distinguerli la dicitura “Sponsored” (o “Sponsorizzato”). Concetto applicato similmente anche da Twitter, Pinterest e Instagram. Gli annunci integrati infatti vengono posizionati, anche per questi social, nella sezione informativa dedicata alle news. I post social nativi in effetti, per esplicare tutta la loro efficacia, non possono essere posizionati a caso. Devono rispettare le abitudini dell’utente: cosa condivide, chi segue e quali sono i suoi interessi.

Esempi native advertising sui social? Un utente appassionato di viaggi, nella sua sezione notizie troverà sicuramente annunci sponsorizzati in “tema”. Quello di Turismo Irlandese su Facebook ,ad esempio, richiama l’attenzione dell’utente con la frase  “L’Irlanda è un paese unico. Vuoi scoprire perché? Guarda il video.” Chi ama il mondo della moda o il make-up troverà sicuramente un post sponsorizzato della rivista “Cosmopolitan” che ti invita a votare la tua star preferita. Un modo per attirare l’attenzione e proporre in seguito l’abbonamento alla rivista.

post facebook nativi

Esempio di native advertising 2.0: Il programmatic advertising

L’evoluzione del native advertising si chiama programmatic native advertising. Una forma di pubblicità digitale automatizzata che si basa sull’impiego di complesse piattaforme software. Per programmatic si intende infatti il processo automatizzato di acquisto e di vendita di spazi pubblicitari attraverso l’utilizzo di programmi appositi.

Al programmatic nativo lo IAB Europe nel 2018 ha dedicato il “Programmatic Native Advertising White Paper“. Un testo che fornisce importanti indicazioni sul tema agli operatori del settore. Il libro mostra come il mercato del programmatic nell’ambito della pubblicità nativa sia in continua crescita. Si stima addirittura che entro i prossimi anni possa duplicare il suo valore attuale. Merito della pubblicità integrata che ottiene percentuali d’interazione utenti superiori anche del 60%. Gli annunci nativi, per la loro minore intrusività, riescono infatti a ottenere un maggior engagement.

Questi risultati confermano che la fiducia è alla base del successo di una buona pubblicità.

Ottieni risultati sorprendenti con la pubblicità nativa

In questa pagina abbiamo visto alcuni esempi di native advertising e come questo tipo di pubblicità presenti importanti vantaggi rispetto alla pubblicità tradizionale. Infatti, un annuncio nativo crea un notevole aumento di visualizzazioni e una maggiore intenzione di acquisto negli utenti grazie alla fiducia che si viene a creare tra utente e azienda. Secondo alcune stime nei prossimi 5 anni il native advertising crescerà oltre il 150%. Approfitta di questa opportunità e sfruttando al meglio questo strumento otterrai risultati sorprendenti.

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